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Economia circolare nel tessile junior: lino, canapa e ortica

Tessuti naturali, upcycling e illustrazioni per educare alle materie prime, con una rete di collaborazioni intorno al Parco del Ticino. Alternative circolari alla GDO

Nel 2019 il childrenswear, secondo l’ultimo report di Sistema Moda Italia della Federazione tessile e moda pubblicato a luglio 2020, cresce del 4% su base annua, con un fatturato settoriale che supera i tre miliardi di euro (il termine comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi). La Cina emerge come primo fornitore del settore per l’Italia, con un’incidenza del ventiquattro percento. Seguono Spagna e Bangladesh. Analizzando i dati, fatti su rilevazioni statistiche, si possono mettere a fuoco le preferenze, gli orientamenti e il comportamento d’acquisto delle famiglie italiane. Le catene si confermano primo canale per sell-out intermediato, con un’incidenza del quarantotto percento sul totale, mentre l’universo della GDO ha raggiunto un’incidenza pari al trenta percento del mercato. La tendenza all’acquisto nel mondo del fast fashion, per quanto riguarda la moda bimbo è superiore. 

Anche se il focus sulla sostenibilità non è un’esclusiva delle aziende indipendenti, la selezione delle materie, la cura delle sue lavorazioni e lo smaltimento nel fast fashion non è una priorità – soprattutto quando la provenienza dei tessuti non è tracciabile e non rispetta gli standard europei. I consumatori finali richiedono più tutele su origine, struttura e composizione dei materiali: la pelle è più sensibile ad agenti chimici, fisici ed ambientali, più incline a fenomeni irritativi e di secchezza. L’attenzione verso i temi ambientali in questo settore moda è iniziata, secondo il salone internazionale Pitti Immagine Bimbo, prima che questa diventasse un trend per tutto il comparto. Tra i brand presentati nella sezione Ecoethic – Nest dell’ultima edizione di Pitti Immagine Bimbo 91 ci sono sette nuove aziende emergenti, due italiane, una made in Italy: Bianca&Noé, brand dedicato ai bambini dai due ai nove anni. Erika Di Rocco, multimedia designer, lo ha fondato nel 2019 a Novara. Bianca e Noé sono i nomi dei suoi figli.

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Il lino tessuto per Bianca&Noé proviene da fibre di lino prodotte da agricoltori francesi e belgi. Bianca&Noé

L’azienda impiega tessuti biologici certificati – lana, canapa, lino, eucalipto. Le lavorazioni sono affidate a artigiani italiani che si trovano vicini alla sede dell’azienda, tra Piemonte e Lombardia. «Dopo una ricerca sul lino – racconta Di Rocco – ho scoperto che ne esistono diverse qualità: una che ha un costo più basso ma che proviene dalla Russia; una di qualità superiore che si coltiva in Normandia. Così sono arrivata a Penta Servizi Srl». Si tratta di un’azienda di Fagnano Olona (provincia di Varese) che si occupa della produzione di tessuti di alta qualità, in particolare lino extra fine (da trentanove a settantotto Nm), seta e cashmere. Grazie all’organizzazione dell’impianto e ai macchinari di nuova generazione la Penta Servizi Srl assicura anche un basso impatto energetico e una riduzione dei costi e delle tempistiche per la tessitura. Il lino tessuto per Bianca&Noé – come tutto il lino lavorato dall’azienda, proviene da fibre di lino prodotte da agricoltori francesi e belgi. È il primo fornitore di Bianca&Noe, oltre a essere socio del Centro Lino Italiano, il consorzio nazionale che dal 1952 riunisce e rappresenta le migliori aziende del settore in Italia, partecipa alle iniziative di CELC, la Confederazione Europea del Lino e della Canapa con sede a Parigi. La qualità è certificata dal marchio Master of Linen, a garanzia della sua tracciabilità cento per cento europea, dell’eccellenza di lavorazione, dei criteri di selezione elevati e soprattutto a emissioni di carbonio minime. 

Per quanto riguarda canapa, ortica himalayana ed eucalipto, Di Rocco si è affidata a Maeko, azienda (con sedi dedicate in Lombardia e Piemonte), che realizza tessuti naturali a filiera controllata e che continua a sperimentare con materiali innovativi e eco-friendly (come crabyon, bambù, Yak, ananas e alghe). I tessuti non vengono tinti, per evitare rischi nel contatto con la pelle del bambino e arrecare meno impatto sull’inquinamento ambientale. Il brand ha realizzato una collezione per la primavera-estate e una per l’autunno inverno 2020. La prossima dovrà essere presentata nel gennaio 2021 al Pitti Bambino. Dopo aver selezionato i tessuti naturali, con la collaborazione di sarte e artigiani della sua zona, quella del Parco del Ticino, Di Rocco disegna cartamodelli e crea bozzetti dei capi che poi verranno confezionati. Il desiderio di creare una rete di collaborazioni con il territorio si spinge fino a Sesto Calende, un borgo che si affaccia sul lago Maggiore (in provincia di Varese). Non lontano dal polo creativo di Bianca&Noe, Marco Del Tredici e Maddalena Vossen, nella loro bottega di artigiani calzolai realizzano a mano calzature con materiale di recupero dei calzaturifici della zona.

Un libro ideato da Di Rocco si rivolge ai bambini per introdurli all’uso consapevole degli abiti. Il racconto è illustrato da Giulia Gentilcore e Irene Lupia, del Laboratorio di grafica e stampa d’arte La tana dei lupi gentili. Si intitola Timo l’uccellino amico dei bambini, e narra l’origine, la produzione e la tessitura del materiale, attraverso una favola che coinvolge il gatto Blù, che vive in un campo di lino. La storia è stata pensata per avvicinare i bambini all’obbligo di indossare la mascherina per proteggersi dal coronavirus che Bianca&Noé ha realizzato in lino. Il packaging è realizzato in cartone riciclato, così come le etichette e le targhette biodegradabili. Gli adesivi per il pacchetto finale sono in carta a uso umano, non c’è plastificazione.

IMMAGINI

Bianca&Noé
À la lune – Autunno/Inverno 2020
Tessuti naturali da fibra di Canapa, Eucalipto e Ortica Himalayana

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