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Candele senza paraffina: più per scarsa disponibilità che per scelta etica

Miscele di cere vegetali per sostituire la paraffina nelle candele – dagli oli di soia, palma e colza le nuove materie prime. Spesso vi si ricorre solo per i cambiamenti nell’industria del petrolio

Pisa, 22 Febbraio 2021. La paraffina è un prodotto di distillazione di una sostanza organica. La prima fu il catrame di legno. Poi fu il turno del carbone e degli scisti bituminosi (rocce da cui si ricava il petrolio ndr). La tecnica sviluppata dal chimico scozzese fu perfezionata e applicata alla lavorazione del greggio, in particolare al trattamento dei suoi oli dai quali viene separata attraverso una serie di passaggi che comprendono la distillazione ad alte temperature, il raffreddamento e la filtrazione. Dalla successiva raffinazione dell’olio minerale ottenuto si arriva alla sostanza bianca, leggermente traslucida, untuosa al tatto, insapore e inodore che è la paraffina. L’insolubilità in acqua e la comprovata atossicità l’hanno resa una risorsa polivalente. Fu subito impiegata come lubrificante per macchinari industriali e come olio per lampade. Nel tempo, è stata introdotta nel comparto alimentare (per la conservazione di formaggi e salumi), nel settore medico e farmaceutico (conservazione di tessuti, istologia o, in formato liquido, come trattamento per malattie cutanee), nella produzione di cosmetici (creme, lozioni e saponi), nell’industria della gomma e nella fabbricazione di imballaggi impermeabili. 

Il mondo della cereria ne ha tratto più vantaggio. La cera bianco-bluastra derivante dalla paraffina si affermò presto come il materiale migliore per fabbricare candele poco costose, ma di qualità: bruciavano in maniera più regolare e non rilasciavano fumi dall’odore ripugnante come quelle di sego (il grasso animale con cui erano prodotte in precedenza). Con la parallela scoperta della stearina – altra sostanza di origine animale utilizzata insieme alla paraffina per aumentarne il punto di fusione, allora molto basso – fu l’inizio di una rivoluzione: «Non si scrive nei libri di storia, ma fu un progresso della civiltà. Si poteva parlare con altre persone o leggere libri senza essere costretti a interrompere l’attività a causa del buio. Altrimenti si doveva sopportare l’odore del sego che bruciava», ripensa Mario Graziani, presidente della storica Cereria Graziani, attività di famiglia tramandata per sei generazioni a partire dal 1805.  Oggi ha introdotto cere vegetali, alcune delle quali certificate biologiche.

Di paraffina oggi ce n’è sempre meno. «È cominciata ad arrivare quando è nata l’attività di raffinazione di petrolio negli Stati Uniti. È uno scarto di produzione. Le candele sono un modo per evitare che lo stock di materiale vada bruciato nelle raffinerie. È l’uso di un rifiuto, perché altrimenti quell’olio non sarebbe di sicuro raffinato. Nessuno si metterebbe a creare una raffinazione di petrolio per la paraffina», spiega Graziani. Negli ultimi vent’anni le cose sono cambiate: «Le nuove raffinerie usano tecnologie diverse e non producono più paraffina. Quel materiale si usa per fare gasoli o oli lubrificanti. Per questo motivo i prezzi delle paraffine stanno crescendo. Da tempo, c’è una certa tendenza a cercare materiali che costano meno, anche perché la materia prima incide in modo pesante sul prezzo di una candela. I vari produttori hanno cercato di risparmiare, impiegando cere vegetali»

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Macchinario per produzione di candele azionate a mano e raffreddate ad acqua, inizio ‘900

Insieme al costo, diminuisce anche la qualità, spiega il patron dell’azienda toscana: «Sono in pratica delle margarine. Quando vanno a bruciare non lo fanno così bene. Hanno una serie di problemi: litigano con i profumi, litigano con i colori. Litigano con loro stesse: una candela di paraffina ha una vita di qualche secolo, mentre un pezzo di cera vegetale qualche volta tende a rancidire dopo sei mesi o un anno». I limiti tecnici sono legati anche ad alcune tipologie di lavorazione e alle tecnologie impiegate. È il caso delle candele più tradizionali, quelle plasmate negli stampi, per le quali è ancora impossibile abbandonare del tutto la paraffina, in particolare per staccarle dai contenitori.

«Non è ancora possibile avere candele da centrotavola o per composizioni floreali create al 100 percento in cera vegetale», aggiunge Giorgio Pirola che di queste cere alternative sta facendo il punto di forza della sua Cereria Lumen. Avviata nel 1961 dai genitori a Seregno nel segno di una produzione tradizionale, a cominciare dalle candele da chiesa, negli anni si è spostata sempre più verso la nicchia delle candele profumate e delle luxury candles, quasi tutte create con materie prime di origine vegetale. L’obiettivo ultimo di abbandonare del tutto – almeno ove possibile – la paraffina. Per rimpiazzarla al momento non esiste un’unica soluzione. La via obbligata sono le miscele – formule coperte dal segreto industriale – tra cere derivanti da diversi oli vegetali: palma, cocco, soia, colza. Formulazioni sviluppate ad hoc in base all’articolo da creare: «Le candele con un’alta percentuale di oli essenziali tendono a far abbassare il punto di fusione (la temperatura a cui si ha il passaggio dallo stato solido allo stato liquido ndr). Quindi si va usare una miscela che fonde a una temperatura maggiore per ottenere un bilanciamento. Non è un’operazione così semplice. Ci sono molti test dietro. La paraffina aveva una funzione molto vantaggiosa dal punto di vista tecnico: andava bene per tutti i prodotti»

Gli sforzi dell’azienda di Seregno sono orientati allo sviluppo di miscele in grado assorbire e trattenere un’alta percentuale di oli essenziali. «Oltre alla colza, nel nostro blend ci sono anche percentuali di palma, cocco e soia. Il mix ha caratteristiche simili a quelle di una spugna e presenta un punto di fusione molto più basso rispetto a una paraffina. Questo ha un duplice vantaggio: trattiene il profumo e ne migliora l’evaporazione». Nessuna cera vegetale spicca sulle altre. Quella ricavata dall’olio di colza sta ricevendo maggiori attenzioni dal team di ricerca di Lumen. Non si tratta di una novità assoluta. Prima della paraffina e prima ancora della stearina, fu individuata all’inizio dell’Ottocento come un’alternativa economica a quelle già disponibili. «È l’unica materia prima per la produzione di candele di origine europea e italiana. Stiamo cercando di portarlo come ingrediente principale, anche se ci vorrà ancora tempo»

Le stesse caratteristiche sono offerte anche dalla cera d’api, uno dei numerosi prodotti degli alveari. Anch’essa compare nella lunga storia della fabbricazione delle candele, ma il loro utilizzo era diffuso soprattutto nelle corti, nelle chiese e nelle classi sociali più abbienti. Uno dei limiti, infatti, era – ed è ancora – il suo costo.  «È sempre stata usata poco nel nostro settore. A fronte di un vantaggio – non puzzare durante la combustione – presentava molti svantaggi: costava un sacco di soldi e bruciava male. Le candele sono belle, ma dal punto di vista tecnico non stanno su», fa presente Graziani. Più recentemente ci sono stati anche problemi di contraffazione aggiunge Pirola: «Nei primi anni Duemila c’era un certo interesse per queste candele. Non essendoci abbondanza di materiale, iniziò a essere comprato dalla Cina. Queste importazioni hanno fatto tantissimi danni al settore, soprattutto perché veniva tagliata con la paraffina. Quindi, si perdeva il concetto di vero prodotto naturale. La cera d’api è rimasta confinata al solo mondo degli apicoltori e ai mercatini biologici». Il problema della limitata quantità di materia prima disponibile è rimasto: le modeste forniture rispondo più alle esigenze di realtà quasi artigianali come quella di Lumen che a quelle delle grandi industrie. Non a casa a Seregno si è risvegliato l’interesse: «Siamo andati alla ricerca degli apicoltori italiani e abbiamo iniziato una sorta di raccolta per creare un prodotto con materia prima nazionale. Non sarà un 100 percento cera d’api, ma un 50/50 con un mix di cere vegetali. Dalla cera d’api si ottiene una durata maggiore della combustione e un calore più elevato della fiamma. È l’ideale per l’aromaterapia: ha proprietà balsamiche che influenzano quella che è la psiche e dà risposte benefiche sul piano emozionale».

Lumen definisce le sue scelte etiche. Non è così per tutto il settore. Senza i problemi legati alla disponibilità di paraffina degli ultimi due decenni, questa transizione sarebbe limitata solo ad alcune realtà. L’ambiente c’entra solo in parte, perché di criticità la paraffina non ne presenta molte. L’inquinamento è minimo, ancora di più se si considera solo il settore delle candele. Anzi, trattandosi di un prodotto di scarto, le cererie e gli altri comparti che la sfruttano nei loro processi hanno valorizzato un rifiuto che altrimenti sarebbe stato a lungo bruciato dalle raffinerie. Parlando invece di salute, non sono mai emerse evidenze scientifiche su problemi per la salute dell’uomo correlati alla respirazione dei fumi delle candele fabbricate con la paraffina. 

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Il processo di colorazione di una candela, Cereria Graziani

Lo conferma lo stesso Pirola citando uno studio di qualche anno al quale ha collaborato. Il Politecnico di Milano aveva indagato sull’inquinamento generato dalla combustione delle candele tradizionali in ambienti chiusi. «Si è voluto evidenziare che la candela ha un’importanza molto trascurabile a livello di inquinamento in un appartamento. Come tutte le combustioni, è la trasformazione di un materiale da uno stato all’altro. Tant’è che nella camera che si era creata per i test, a volte c’era anche la difficoltà di effettuare le misurazioni, perché era sufficiente aprire e chiudere le finestre che lo smog esterno di Milano interferiva all’interno della stanza»

Anche sulla sostenibilità non mancano dubbi quando si parla di alternative vegetali. Non è detto che queste siano così rispettose del pianeta. Per far spazio ad alcune delle coltivazioni da cui si ricavano, sono deforestati ettari di foreste, inclusa l’Amazzonia. Basti pensare alla palma e alla soia, già da tempo nel mirino degli ambientalisti. «La soia è in parte ogm. Tutti gli articoli scientifici dicono che le candele di soia sono fatte bene: perché c’è una pressione derivante dagli investimenti pubblicitari da parte dell’associazione dei fabbricanti di soia americani per promuoverne l’uso. La scientificità di questi articoli è di livello basso». L’impatto ambientale del settore delle candele non può essere equiparato a quello del comparto alimentare. Nel suo piccolo anche questo mondo deve scegliere fornitori di materia prima certificati per spazzare via i dilemmi etici.

Oltre alla scarsità di paraffina e ai suoi costi maggiori, la progressiva affermazione delle cere vegetali è dovuta soprattutto alla trasformazione dell’immaginario dei consumatori. La maggiore sensibilità verso l’ambiente porta alla ricerca di prodotti più green. Il marketing fa la sua parte nel costruire questo immaginario con strategie in grado di creare distorsioni. Per esempio, articoli che comunicano una naturalità che non hanno. «Siamo al livello di colorare i prodotti di verde perché vendono di più in alcuni casi. Io che non sono uomo di marketing, ma uomo di produzione, ci rimango male davanti a queste cose», confessa Graziani.

L’Associazione europea dei fabbricanti di candele (Association of European candle makers) insieme quella nordamericana e a quella sudamericana stanno indirizzando grossi investimenti in «ricerche fatte con serietà da università e centri di ricerca indipendenti» per mettere a confronto in modo più obiettivo paraffina e cere vegetali, racconta ancora Graziani, membro del board dell’associazione ed ex tesoriere. Un’attività che secondo Pirola «cura più gli interessi delle multinazionali che arrivano in Italia per vendere. Come in tutti questi casi finiscono per essere tutelati il mercato, non i consumatori e il settore in sé». L’associazione è importantissima per il lavoro sulla sicurezza delle candele ma, fa intuire l’imprenditore brianzolo, crede ancora poco sulle cere vegetali. «Che le paraffine siano criminalizzate fin troppo, anch’io sono di questo parere. Dall’altra parte capisco più la scelta etica, il puntare su un’economia basata sull’utilizzo di risorse generabili», riflette Pirola. «Noi nel nostro piccolo crediamo in quello che facciamo».

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Graziani è una cereria fondata da Abramo Graziani nel 1805 a Livorno. L’attività, tramandata di generazione in generazione, oggi è portata avanti da Mario Graziani, che ha iniziato ad affiancare il padre Alberto negli anni Ottanta, insieme alla moglie Francesca Ricci e alle figlie Maria e Laura. L’azienda produce articoli in cera e non, destinati a diversi settori e usi, sia a marchio proprio, che per marchi privati. Nel 2007 la sede della cereria è stata trasferita a Lorenzana (Pisa). 

Graziani srl
Via Karol Wojtyla, 6
Zona Industriale Pian di Laura – 56042 Lorenzana (Pi)

Lumen è una cereria fondata nel 1961 a Seregno (Monza Brianza) dall’idea dei coniugi Paolo Pirola e Giuseppina Castoldi. La guida dell’azienda è stata ereditata dal figlio Giorgio. Nei primi anni si è dedicata alla fabbricazione delle candele più classiche, a cominciare da quelle da chiesa. Ora si dedica principalmente alle candele profumate, prodotte con i marchi Lumen o con i marchi privati. L’azienda utilizza soprattutto materie prime vegetali e minimizza l’impatto della produzione grazie ad impianti solari fotovoltaici e solare termico.

Cereria Lumen srl
Via Ticino 30
20831 Seregno (MB)

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