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Battaglie familiari e bruchi inappetenti: il segreto è archiviare il passato

L’azienda tessile di San Fermo della Battaglia tra i terremoti della storia e della stirpe – Canepa ha fatto della sua storia una collezione di tessuti e accessori, con milioni di documenti antichi

Canepa, azienda tessile: la storia

Già tra fine Settecento e inizi Ottocento, alcuni antenati di Michele Canepa avevano una tintoria a Como e una bachicoltura e filatura a Castiglione Olona, provincia di Varese. La tessitura era svolta con telai a domicilio nelle campagne del Varesotto. A quel tempo il Ticino era il confine tra i Regni di Sardegna e Lombardo-Veneto, quest’ultimo sotto il dominio austriaco. Il lago di Como era una delle poche riserve d’acqua naturali prive di calcare, caratteristica favorevole per le lavorazioni di colori e tinture. L’attuale sede dell’azienda tessile Canepa è a San Fermo della Battaglia, provincia di Como. La Battaglia entrata nel toponimo fa riferimento alla Seconda guerra d’indipendenza: nel 1859 i Cacciatori delle Alpi guidati da Garibaldi si scontrarono con la guarnigione austriaca di Como guidata dal capitano Karl von Urban. Gli austriaci furono sconfitti e lasciarono la città: poche settimane dopo l’armistizio di Villafranca avrebbe sancito il passaggio della Lombardia ai francesi, che da accordi la girarono al Regno di Sardegna. A quel tempo, dove oggi sorge la fabbrica c’erano campi, probabilmente già i gelsi da bachicoltura che occuparono questi luoghi fino agli anni Cinquanta del Novecento. La Canepa era lontana a venire, ma non avrebbe potuto sorgere in luogo più adatto: «Anche noi siamo una famiglia un po’ agitata», afferma Michele Canepa tra il rassegnato e il divertito, «ogni trent’anni scoppia una guerra familiare. La prima di cui abbiamo memoria risale a metà Ottocento. Quando Garibaldi liberò Como e la Lombardia dagli austriaci, il figlio di un mio avo litigò col padre perché non voleva passare sotto i sabaudi, quindi se ne andò a Vicenza, che apparteneva ancora all’austriaco Regno Lombardo-Veneto, per fondare lì un’azienda tessile»

A inizi Novecento, Marco Canepa, nonno di Michele, prepara le matasse per le trame familiari del secolo venturo: «Mio nonno non era un tessile, ma ragioniere e commercialista, e precursore degli attuali imprenditori che comprano e rivendono aziende. Negli anni Venti, subito dopo la Seconda guerra mondiale, partecipò a fondare nove attività nel comasco, tra cui la Campi, poi comprata dalla Ratti, una banca, diverse aziende tessili e non». Oltre a fondare aziende, Marco Canepa le comprava, le ristrutturava e le rivendeva. «Non era un personaggio molto amato in città: negli anni Trenta, in pieno fascismo, fece mettere in galera il figlio del Podestà di Como per bancarotta. È morto quando avevo sei anni, ma ho sentito molto parlare di lui». Tra le aziende rilevate da Marco Canepa ci fu la Serica Lombarda, dove mise a lavorare i tre figli, tra cui Giovanni, padre di Michele. A muovere i primi passi imprenditoriali in azienda, come socio di minoranza di Marco, c’era anche un suo cugino: Gianni Binda, grande tecnico ed esperto del tessile, fondatore nel 1945 dell’azienda di tessuti che ancora porta il suo nome. Tutto fila, fino a quando negli anni Sessanta Giovanni Canepa litiga con il fratello e la sorella ed è cacciato dalla Serica Lombarda: nel 1966 quindi fonda l’attuale azienda, costruendo una piccola fabbrica e riattivandosi per produrre. Appena due anni dopo, anche suo figlio diciannovenne Michele, attuale patron, lascia l’Università, dove studiava Economia e commercio, per entrare in Canepa. L’azienda arriva a contare 700 dipendenti, ma allo scoccare dei trent’anni, nel 1998, come per una maledizione familiare, una nuova lite tra Michele e le quattro sorelle lo allontana dall’azienda per vent’anni. Nel 2019, il rientro per evitare il fallimento: «L’azienda era in condizioni difficili, aveva 640 dipendenti e un giro d’affari poco superiore a quello di quando uscii. Sono rientrato per cercare di salvarla». Più che battaglia per l’indipendenza, guerra delle due Rose in salsa lacustre.

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Canepa: archivio storico

Canepa, azienda tessile: la storia

Dove oggi sorge la fabbrica, fino agli anni Cinquanta c’era un milione e mezzo di metri quadrati agricoli con gelsi da bachicoltura, coltivati da 55 famiglie. A un certo punto questa attività diventò economicamente insostenibile: «La bachicoltura impiega moltissima manodopera per un periodo brevissimo di tempo. Il baco da seta mangia per tre settimane e mezzo di fila, giorno e notte, 7 giorni su 7, la foglia del gelso, che non deve essere né troppo fresca né troppo umida. Abbiamo provato a riprendere l’attività della bachicoltura negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta: era un grande desiderio di mio padre. Provammo a fare due raccolti all’anno, perché uno non era sostenibile, ma non era facile per ragioni climatiche: alla fine di giugno la foglia è ancora leggermente fresca e a metà agosto spesso da queste parti cambia il tempo, creando shock termici che fanno indurire la foglia. È successo più volte che il bruco, che fino al giorno prima aveva mangiato le foglie di gelso, all’improvviso si rifiutasse di continuare a mangiare: la foglia era perfetta, si era solo un poco indurita. Quindi bisognava andare a prendere le foglie di gelsi in pianura padana. Provammo anche a sfamare i bruchi con il cibo liofilizzato: all’inizio lo mangiavano, ma poi crescendo volevano la foglia. In Giappone ci sono riusciti solo in anni recenti». Con la bachicoltura è terminata anche l’attività della filatura: si cominciò a importare filo dal Giappone e dalla Cina.

Nel 1973, con lo scoppio della guerra del Kippur e la temporanea chiusura del canale di Suez, l’Europa si trovò in crisi energetica: prezzi del greggio alle stelle e domeniche in bicicletta. Sulle navi bloccate nel canale c’erano anche quelle cariche di seta: «Fu un disastro: tutta quella materia prima era da buttare, non si trovavano navi attrezzate per fare il giro del capo di Buona Speranza, il prezzo della seta passò da 9mila lire al chilo a 32mila lire. In conseguenza a questa difficoltà, l’anno seguente feci la valigia e andai personalmente in Giappone a vendere. Si trattava di un viaggio da 32 ore di volo, con infiniti scali, ma là l’accoglienza era entusiasmante: i clienti ti aspettavano all’aeroporto, sotto l’albergo, per essere i primi a vedere i campioni. Oggi non si trovano clienti che aspettano il fornitore».

Negli anni Novanta la Canepa rilevò aziende che facevano cravatte, foulard e accessori e cominciò a produrre tessuti per l’arredamento. Il Gruppo oggi impiega circa 500 dipendenti, il 25% dei quali sono designer tessili, illustratori e tecnici creativi, che realizzano ogni anno più di 25mila disegni originali di prodotto. Oltre alla tessitura di San Fermo della Battaglia, il Gruppo è proprietario della tessitura di Melpignano nel Salento e di una stamperia a Lunate Caccivio (Co). Nel periodo precedente alla pandemia e al rientro di Michele Canepa, l’azienda produceva circa 700mila sciarpe e accessori, più di un milione di cravatte, tre milioni di metri lineari di tessuti jacquard, 300mila capi annui per la divisione mare (acqua e fuori acqua). Tra i clienti Canali e Zegna. Tra i brand di proprietà Canepa: Tino Cosma e Fiorio Milano.

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Canapa: tessuto fil coupè

Il progetto SAVEtheWATER di Canepa

Nel 2009 l’azienda ha avviato il progetto SAVEtheWATER: esperimenti su tessuti senza alcool polivinilico, solitamente usato come collante durante la fase di bozzimatura. Il dipartimento CanepaEvolution, in collaborazione con i ricercatori del CNR-Ismac di Biella, ha sviluppato e depositato un brevetto basato sul riciclo dell’esoscheletro dei crostacei – scarto dell’industria alimentare – da cui si ricava il chitosano – sostanza organica biodegradabile in grado di sostituire l’alcool polivinilico. L’adozione del chitosano è alla base del metodo Kitotex, che consente di ridurre fino a dodici volte il consumo di acqua e del 90% il consumo di energia. «Il metodo che abbiamo contribuito a sviluppare è perfetto per il cotone, meno per la seta e solo in alcuni casi adatto alla lana. Anche per il cotone, si presta per la produzione di denim, meno per le camicie, perché i lavaggi lo portano all’invecchiamento. Per questa ragione, noi continuiamo a utilizzarlo per certi tessuti, ma abbiamo concesso la licenza esclusiva di utilizzo a Candiani, che lo impiegherà in modo massiccio per produrre denim».

L’azienda sta sperimentando progetti di riciclo degli scarti di lavorazione e dei prodotti finiti che non possono essere messi in commercio. «Fino a pochi anni fa si bruciavano», spiega Canepa. «Ora abbiamo avviato un processo di recupero. Per i tessuti 100% seta, lana o cotone è facile: basta distruggerli con la tecnica degli stracci pratesi, ottenendo poi un filato e una fibra con la tecnica laniera o cotoniera. Un tessuto fatto con tante fibre diverse complica le cose: come altre aziende, stiamo sviluppando metodi per separare e lavorare anche questi scarti». Dal 2018 il marchio ha ottenuto la certificazione Serico, assenza di sostanze chimiche pericolose, e la certificazione Gots per il cotone. L’impianto fotovoltaico dell’azienda produce 866 MWh di energia, di cui 657 MWh consumati dall’azienda stessa e i restanti immessi in rete.

L’archivio storico di Canepa

Nel tempo Canepa ha raccolto un archivio che occupa 500 metri quadri dell’azienda e contiene una collezione di oltre 12mila libri, centinaia di migliaia di schizzi, documenti antichi. L’archivio è suddiviso in: cravatteria, confezione e camiceria stampa e jacquard, biblioteca, capo spalla, arredamento, bandane, foulard, sciarpe abiti e cravatte vintage, tessuti etnici, schizzi di confezione dall’Ottocento ai giorni nostri, schizzi su tessuto per confezione donna dal gusto contemporaneo, riviste di settore storiche, libri illustrati contemporanei, libri tendenze dagli anni Cinquanta a oggi, cartelle colori antiche. Parte del materiale fa riferimento alla storia dell’azienda, altro è stato acquistato da archivi e aziende di tutta Europa. L’archivio funziona anche da ispirazione per le nuove collezioni: «Spesso gli stilisti che vengono a consultare l’archivio vorrebbero portarsi a casa interi fascicoli: in alcuni casi li prestiamo, in altri li mandiamo scannerizzati». Per mettere ordine e digitalizzare questo patrimonio, è stato acquistato uno scanner di ultima generazione – lo stesso utilizzato dalla Biblioteca Vaticana – che lavora 24 ore al giorno, 5 giorni alla settimana. Due persone si occupano esclusivamente dell’archivio. «Ci vorranno alcuni anni per digitalizzare tutto». Nell’archivio è presente una legatoria con macchinari dell’Ottocento, utilizzata per restaurare libri e volumi danneggiati.

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A fine febbraio 2021 un fondo tedesco è diventato il nuovo socio di maggioranza della Canepa, con l’obiettivo di implementare il piano industriale e rilanciare l’azienda. «Questa nuova realtà finanziaria», ha commentato Michele Canepa, «traghetterà la Canepa SpA alla chiusura anticipata del concordato preventivo entro settembre prossimo venturo e permetterà al gruppo di superare il momento di profonda crisi economica portata dalla pandemia, che ha visto il settore tessile registrare una perdita del 40% del fatturato».

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