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Bioedilizia: un composto trasforma il cemento in materiale naturale

La superficie degli edifici del mondo raddoppierà nei prossimi quarant’anni: l’industria deve puntare su edifici più leggeri e durevoli sfruttando le tecniche di bio-edilizia

Legata alla sabbia o alla ghiaia, la pasta cementizia dà vita al calcestruzzo, che a sua volta può diventare calcestruzzo armato con l’aggiunta dell’acciaio. La mistura di cenere vulcanica e calce del passato, produceva un materiale più sostenibile di quello che abbiamo iniziato a impiegare negli ultimi duecento anni. È tra i materiali che si de-carbonizzano con maggiore difficoltà. Secondo il report Building Pressure del 2018 realizzato da Carbon Disclosure Project, che analizza le emissioni di gas serra prodotte dalle tredici industrie leader del cemento, la produzione di questo materiale – seconda per richiesta solo a quella dell’acqua – rappresenta il 6% delle emissioni globali di carbonio, con circa 2,8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica rilasciate nell’atmosfera in un solo anno. Se l’industria del cemento fosse un paese, sarebbe il terzo più grande produttore di emissioni al mondo, dopo Cina e Stati Uniti, scrive Lucy Rodgers in un articolo comparso su BBC News. Inquina, ma è servito per la costruzione di abitazioni, scuole, ponti, dighe e strade – e mostri architettonici: nel Regno Unito ha favorito l’ondata di sviluppo dopo la Seconda Guerra Mondiale, con molte dei centri urbani del paese (Birmingham, Coventry, Hull e Portsmouth) definite città-cemento.

Cimento Zandri UK
Chamberlin, Powell e Bon al Barbican estate a Londra, Regno Unito. Ph. Lorenzo Zandri

La produzione globale di cemento è cresciuta in modo esponenziale a partire dagli anni Cinquanta. L’Asia, in particolare la Cina – presenta la maggiore crescita dagli anni Novanta, avendo utilizzando più cemento tra il 2011 e il 2013 rispetto agli Stati Uniti nel Ventesimo secolo. Si prevede che la maggior parte della crescita futura nel settore delle costruzioni avverrà nei mercati emergenti del Sud-est asiatico e dell’Africa subsahariana, guidati dalla urbanizzazione e dallo sviluppo economico. La superficie degli edifici del mondo raddoppierà nei prossimi 40 anni – lo afferma il Royal Institute of International Affairs – richiedendo che la produzione di cemento aumenti di un quarto entro il 2030. Il cemento non è un materiale di recente ideazione: il primo utilizzo risale a più di 8mila anni fa, con commercianti in Siria e Giordania che utilizzavano un legante per creare pavimenti, edifici e cisterne sotterranee. Poi fu costruito il Pantheon a Roma, nel 113-125 d.C., con la cupola di cemento autoportante di 43 m di diametro, la più grande del mondo. Il muratore Joseph Aspdin, di Leeds, fu responsabile del brevetto del calcestruzzo come si conosce nelle costruzioni della modernità.

Circa metà delle emissioni del cemento proviene dalla reazione chimica, denominata calcinazione, necessaria alla fabbricazione del clinker, uno dei suoi componenti. Per diminuire queste emissioni ‘di processo’, si dovrebbe sostituire almeno in parte il clinker con ingredienti naturali (come ad esempio la Pozzolana, termine con cui viene identificata la piroclastite sciolta, estratta principalmente nei Campi Flegrei) e investire sulle nuove tecnologie, rendendo gli impianti più efficienti e capaci di produrre energia autonomamente. Per rispettare l’accordo di Parigi, l’industria deve puntare su metodi di economia circolare e sulla progettazione di edifici leggeri, duraturi ed efficienti grazie alle tecniche di bio-edilizia. Ginger Krieg Dosier è co-fondatore e CEO di BioMason, una start-up nella Carolina del Nord che utilizza trilioni di batteri per coltivare mattoni in bio-cemento. La tecnica, che prevede il posizionamento della sabbia negli stampi e l’iniezione di microrganismi, prevede un processo simile a quello che crea il corallo. Dura quattro giorni e avviene a temperatura ambiente, senza bisogno di combustibili fossili o calcinazione.

Nel 2019 Sai Industry, azienda con sede in provincia di Venezia, fondata da William Lucchetta, inaugura a Milano lo showroom di Cimento, Brand che propone una collezione di prodotti cementizi per l’architettura, il settore contract, il retail e l’hotellerie realizzati con l’impiego dell’omonimo composto, certificato ISO9001 e qualificato internazionalmente con la FSC e la PEFC – specifiche per il settore forestale e per i prodotti derivanti dalle foreste. Il composto, costituito per oltre il 90% del suo peso totale da aggregati calcarei naturali a granulometria selezionata uniti a legante cementizio e additivi polimerici, conferisce ai materiali la capacità di aggraziarsi tramite finiture e colorazioni che non potrebbe raggiungere sotto forma di cemento strutturale. 

Con la direzione artistica affidata ad Aldo Parisotto, Parisotto + Formenton architetti, Cimento fa ingresso nella dimensione del design del complemento d’arredo. Nel 2019 diviene protagonista di CIMENTO® Collection, una collezione di arredi scultorei che si compone di tavoli, librerie, coffee table, pouf e panche. Definita dall’azienda come una ‘pelle’, per la capacità del materiale di curvare e aderire alle strutture degli oggetti su cui è applicata, si distingue anche per le imperfezioni che la colatura di Cimento lascia sulla superfice del prodotto e per i cromatismi, ogni volta differenti. La scelta di valorizzare la performance del materiale, corrisponde al desiderio di mantenere un legame con la manifattura artigianale e di investire sul concetto di unicità. 

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In occasione della Milano Design Week 2019, Cimento ha realizzato Blue Passage, progettata da Parisotto+Formenton Architetti. Courtesy Cimento

Cimento è un laboratorio di ricerca e sviluppo. All’interno della propria sede e del proprio organico chimici, oltre che artigiani lavorano all’evoluzione di processi e conoscenze per consentire la coniugazione tra necessità della natura e innovazione progettuale. Sai Industry, per il recente trasferimento della propria sede di produzione, ha dato il via a un progetto di riqualificazione e valorizzazione di uno stabilimento in disuso a cura di C&P Architetti. A partire dall’architettura intende dare il via a una rigenerazione dell’area circostante, San Donà di Piave, nella terraferma veneziana. Sono stati impiantati pannelli fotovoltaici (con una produzione energetica di 240Kw) per la copertura dell’intero edificio, piantumati alberi e piante autoctone per le aree esterne, avviata una pratica di recupero per gli scarti di lavorazione. 

Cimento nasce una decina di anni fa, per rispondere a un’esigenza del retail. Lo scopo: creare un materiale che corrispondesse esteticamente al cemento faccia-vista, che non fosse resinoso ma materico e allo stesso tempo leggero. Producendo materiale per rivestimenti a parete e per le facciate esterne delle architetture, il marchio ha iniziato a collaborare con il settore del lusso – per la valorizzazione degli ambienti di boutique e del materiale esposto al suo interno. Come le altre tipologie di elementi modulari presenti nel catalogo, i pannelli Cimento conservano l’aspetto solido e materico del cemento faccia-vista da cui deriva, ma presentano texture di manifattura artigianale realizzate su ispirazione dei motivi della tradizione architettonica del Novecento e di tipologie di finiture fornite su richiesta.

Nel 2019, la panca Lido della collezione si aggiudica l’Archiproducts Design Awards, a conferma dell’equilibrio formale che accompagna la seduta e lo schienale tra spessori minimi e pieni. Il tavolo da pranzo Giudecca della collezione 2020 è caratterizzato da un basamento scultoreo composto da un fascio di quattro elementi pieni e bombati, progettato per essere un complemento d’arredo spostabile da un ambiente all’altro. Da quest’anno, oltre a quello di Parisotto+Formenton nella lista dei nomi di architetti e designer internazionali che collaborano al progetto si aggiungono quelli di Omri Revesz, Defne Koz e Marco Susani, Studio63.

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