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Gli effetti della pandemia sul tessile italiano, la resistenza del saper fare

Nel laboratorio del confezionista macchine per cucire lineari, a punto dritto e per il double, «siamo rimasti tra i pochi a Milano a lavorarlo». Marco Conti su Conti Fashion Production

Conti Fashion Production, la storia

«Il profumo del gesso, l’odore di appretto del tessuto, da piccolo mia madre mi teneva al bancone della sartoria con sé e giocavo con la macchina dell’apri double». Marco Conti, titolare dell’azienda Conti Fashion Production, parla dei primi ricordi nella sartoria paterna, dove ha vissuto gli anni d’oro del tessile e della moda milanese. «Mio padre ha aperto la sartoria negli anni Sessanta, lavorava agli esordi del double face con Mila Schön. Abbiamo vissuto il periodo aureo del prêt-à-porter con Prada e Valentino. Oggi svolgiamo attività come partner industriale nel campo dell’abbigliamento», racconta l’erede della sartoria. Nel 1965 Mila Schön è invitata da Gian Battista Giorgini nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze per presentare la sua collezione di alta moda – tessuti e abiti double. «In quel momento si vendevano tutti i capi di campionario. Mio padre ha costituito il primo laboratorio di confezione dove inizialmente facevamo il double face tradizionale. È stato lui a canonizzare il ciclo di produzione del double». Oltre alla specializzazione nel tessuto doppio che presenta, anziché un dritto e un rovescio, due dritti diversi sia per il colore sia per il disegno e l’intreccio dei fili. Tra le lavorazioni dell’azienda compare anche il foderato, un tessuto applicato sia all’interno che all’esterno di giacche e cappotti: «Negli anni Ottanta lavoravamo con la signora Anna Mucci. Aveva l’atelier in via Moscova, di fronte al negozio Sergio Rossi. Negli anni Novanta sono entrato in azienda e ho cercato di dare un input industriale più moderno». Conti ha studiato da ragioniere e poi scienze politiche su influenza del padre: «voleva sapessi far bene i conti, per il futuro dell’azienda. Il modellismo l’ho imparato in sartoria».

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Reparto cucito, Conti Fashion Production

Macchina per cucire, il funzionamento

L’azienda ha macchine per cucire lineari, a punto dritto e quelle per la lavorazione del double, taglia-cuci di varia natura, «che rifiniscono l’orlo laddove non debba avere rifinitura», e macchine per stiro tradizionale o manuale. «Siamo rimasti tra i pochi a Milano a lavorare il double. Realizziamo capi che vanno dalla camicia di chiffon al cappotto double con il collo di pelliccia. Esclusa la maglieria, la pelletteria e la pellicceria, tra quello che facciamo internamente e il network esterno soddisfiamo quasi tutte le esigenze e richieste». La lavorazione parte dalla ‘pezza’, il rotolo di tessuto che viene steso sullo stenditore e preso in consegna dal team taglio. «Il prodotto, che sia capo spalla o pizzo, è poi avviato alla catena di confezione, dove si alternano le fasi di cucitura», spiega Conti. La stiratura e l’attività di rifinitura sono le fasi finali «che riguardano bottoni, gancini, ripasso a mano. Nella fase di pre-spedizione, c’è il controllo di qualità generale con packaging e cartellino, ma ci occupiamo anche della spedizione»

Conti Fashion Production: la progettazione

Il network esterno di Conti comprende Valentino, Prada, Armani e Gucci: «Eseguiamo il ciclo completo a partire dal tessuto. Rendo al fornitore il capo imbustato e pronto per essere consegnato in negozio». La produzione parte dall’articolato del fornitore, una serie di schede tecniche con tutte le indicazioni per trattare i capi. «Si tratta di un contratto di inquadramento generale del rapporto, con le regole cui mi devo attenere. Per ogni modello c’è una scheda tecnica –un disegno grossolano del capo con indicazioni. Queste informazioni possono arrivare fino alla confezione del capo». Per maison più piccole – «come Fausto Puglisi o Scognamiglio» – Conti partecipa anche alla fase progettuale: «mi confronto con lo stilista anche sul disegno e lo schizzo». Il laboratorio deve portare a termine anche attività collaterali, come l’acquisto delle spalline e dei bottoni: «Queste aziende sono degli uffici stile dove vanno le campionature dei tessuti, con sala prove, ma si fermano lì. Per loro spedisco anche direttamente al cliente. A volte viene da me anche qualche stilista esordiente, che vince un premio e si affaccia al sistema moda».

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Collezione AfterCoat, Spring Summer 2020

La collezione AfterCoat di Marco Conti

Conti ha di recente lanciato la sua linea di abbigliamento AfterCoat. La collezione uomo-donna è arrivata alla sua quarta presentazione: «Si tratta di una factory collection, in collaborazione con il commerciale per soddisfare le richieste dal capospalla alla camicia». Dall’ideazione alla scelta dei tessuti, il ciclo avviene all’interno del laboratorio di Lissone: «ci sono stilisti che si innamorano di un tessuto e della materia prima, provano a capire che modello può adattarsi meglio per poterlo confezionare. Io provo a immaginarmi un cappotto o una giacca e di stagione in stagione a seconda della collezione che si vuole mettere assieme». Le commesse dall’estero sono crollate: «negli ultimi 12 mesi l’estero non si è fatto sentire. Prima assorbiva circa il 40 % delle commesse», dice Conti. L’imprenditore continua a promuovere AfterCoat, nonostante la crisi: «Insieme a un socio negli Stati Uniti sto cercando di aprire uno store a Manhattan, dove ci sono molti spazi liberi in seguito alla crisi e al crollo degli affitti». AfterCoat non utilizza tessuti ecologici della filiera certificata perché considerati troppo costosi nel contesto della crisi economica. «Chiedo sempre i prezzi al fornitore. I costi sono superiori alla media e l’azienda ragiona per economia. La mia preoccupazione al momento è pagare gli stipendi e le tasse». Sono impiegate dieci persone.

La sartoria su misura da uomo oggi

L’imprinting della sartoria su misura da uomo è rimasto: «Sul retro la bottega produttiva e davanti la vendita. La mamma collaborava con il papà. Siamo una delle micro aziende italiane familiari». Al momento l’attività è in pausa, complice la crisi economica e sanitaria: «L’aspettativa è che a marzo si possa tornare a cicli produttivi normali. Sono da solo: abituato a lavorare dodici-quattordici ore al giorno, mal sopporto l’idea che il personale resti a casa e che le commesse non arriveranno. Tanti sono i laboratori come il mio che non lavorano da mesi – imprese a conduzione familiare: madre, padre, figlio e aiutante. Di loro non si sta occupando nessuno», afferma Conti, che insiste sulla necessità di tornare a una produzione economicamente più sostenibile: «Il fornitore di Chanel ha contratti a 25 anni e ha la serenità di fare un investimento. In un anno siamo arrivati a presentare 14 collezioni: può un negoziante vendere più collezioni di quanti mesi ci sono in un anno?».

IMMAGINI

L’impatto della pandemia sul mondo del tessile italiano: un calo del 27,5% del fatturato nell’ultimo trimestre del 2020, e una perdita annuale stimata di 29 miliardi di euro. Secondo i dati di Confindustria moda il 74% delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione, il 64% ha anticipato questi pagamenti ai propri dipendenti. Un altro dato preoccupante arriva dalle esportazioni, in calo del 26,4% con Germania, Francia e Cina tra i Paesi in cui c’è una piccola ripartenza.

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