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Denim in canapa e cotone organico: tentativi in Veneto

Canapa in house secondo la ricetta del passato, dalle fibre a un cordificio del settecento: il progetto per far rivivere il tessuto ‘tela di Genova’ indossato da Garibaldi

Gimmi Jeans è un brand di denim in canapa fondato da due ragazzi vicentini di ventiquattro anni, Francesco Vantin e Matteo Sandri. Le fibre che compongono il denim, chiamate anche cellulosa modificata antropogenicamente, assorbono sostanze chimiche sia durante il processo produttivo, sia a causa dell’utilizzo quotidiano. Ad ogni lavaggio, un solo paio di jeans può perdere fino a cinquantaseimila microfibre, lunghe meno di cinque millimetri. I ricercatori dell’Università di Toronto hanno pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology Letters uno studio nel quale spiegano di aver trovato una quantità di fibre di denim blu in campioni di sedimenti dell’Oceano Artico nel nord del Canada, lontano dall’attività umana. Questo significa che, a differenza di quanto sperato da numerosi esperti del settore, le fibre denim non si dissolvono in un breve lasso di tempo. La produzione del denim assorbe circa il trentacinque percento di tutta la produzione mondiale di cotone. Per produrre un chilo di fibre di cotone per la realizzazione di tessuto jeans, sono necessari diecimila litri di acqua. Il colore tipicamente bluastro dei jeans è ottenuto tramite l’immersione del tessuto in coloranti chimici ricchi di metalli pesanti. L’effetto ‘retro’ dato dalla sbiancatura, invece, è realizzato attraverso la tecnica della sabbiatura, che sfrutta la sabbia silicea, attualmente oggetto di regolamentazioni in diversi paesi europei a causa del suo alto tasso inquinante e cancerogeno.

«Io e Matteo siamo nel settore del tessile sin dai tempi degli studi superiori», comincia Francesco Vantin. L’idea di utilizzare la fibra di canapa è derivata dai racconti della nonna di Francesco. «Nonna Gilda da bambina utilizzava la canapa che cresceva nei campi vicino casa sua per realizzare tessuti per lenzuola insieme a sua madre, la mia bisnonna. Spesso questi tessuti erano condivisi con la comunità». La tradizione familiare è diventata ispirazione e spunto di ricerca. «Ci siamo informati sulle proprietà della canapa, sui metodi di coltivazione e di realizzazione della fibra tessile, scoprendo che i primi jeans della storia erano fatti in canapa. Abbiamo fondato il brand a novembre dello scorso anno». 

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La fase di essiccamento degli steli

Le fibre tessili in canapa erano già utilizzate nel diciassettesimo secolo. I vascelli da guerra, tipici di quel periodo, erano dotati di vele in tela olona di canapa. Giuseppe Garibaldi, condottiero e patriota italiano, indossò jeans in tela di Genova, lunghi fino alla caviglia, per lo sbarco a Marsala e la guerra in Sicilia del maggio 1860. «Purtroppo tutti gli strumenti dell’epoca sono andati perduti, anche in provincia, ma molti dei tessuti realizzati da mia nonna sono ancora integri. Con uno di questi abbiamo realizzato il nostro primo paio di jeans». La canapa utilizzata da Francesco Vantin e Matteo Sandri è delle varietà Silvana e Carmagnola; in passato avevano impiegato anche la Futura 75. Per il primo anno sono stati piantati seicento metri quadri di canapa. «La coltivazione avviene a casa mia, a Castelgomberto, in provincia di Vicenza, dove ho creato un laboratorio domestico. Con legno e chiodi sono riuscito a realizzare una piscina mobile per la fase di maceratura, una gramola per la stigliatura e un pettine per la pettinatura», specifica Francesco Vantin. «La gramola utilizzata per la stigliatura è un attrezzo composto da due cavalletti, uno anteriore ed uno posteriore, che mantiene in piedi due assi, i quali si alzano e si abbassano. Incastrandosi all’interno dei due assi sottostanti, fanno sì che si crei una cavità nella quale è inserito il canapulo, che poi è battuto».

La coltivazione ha inizio con la piantumazione del seme. «La pianta di canapa è una pianta infestante, che quindi non necessita di grandi quantità d’acqua. Se il terreno è lavorato adeguatamente prima della semina, la pianta non ha bisogno di pesticidi», a differenza, a esempio, del cotone. Verso la fine del mese di agosto avviene la raccolta a mano. «Sono fatti seccare gli steli e si passa alla maceratura, che dura all’incirca dieci giorni», continua Vantin. «Dopodiché c’è la fase di asciugatura al sole, che dura tra i dieci e i quindici giorni e la stigliatura, che serve a separare il canapulo (parte legnosa) dal tiglio (parte fibrosa)». Una volta stigliata, la fibra si pettina. «La pettinatura serve a parallelizzare le fibre, che sono poi ulteriormente ripulite da eventuali residui di canapulo con l’ausilio di un pettine con chiodi e di una spazzola a denti fini». Il canapulo separato dalla fibra al momento non ha un reimpiego. I semi sono utilizzati come mangime per le galline da allevamento della famiglia Vantin. 

«La fibra ricavata è impiegata per realizzare corde, grembiuli e borse shopper. I grembiuli ci sono stati commissionati da svariati locali del vicentino e da una cantina di Valdobbiadene. Durante la pandemia abbiamo iniziato a produrre mascherine lavabili e riutilizzabili». ‘Gimmi Jeans’ produce anche t-shirt in cotone organico, serigrafate con tecniche artigianali e con l’utilizzo di colori ad acqua. Le corde sono realizzate grazie all’ausilio dell’Antica Corderia Verona di Thiene (provincia di Verona). «Ho conosciuto Rodolfo Moro, il titolare dell’Antica Corderia che ha restaurato l’attività di suo nonno, grazie ad un corso sulla lavorazione della canapa che aveva organizzato», racconta Francesco Vantin. L’Antica Corderia Verona di Thiene è l’unico esempio esistente e visitabile di un’attività artigianale risalente all’Ottocento, che faceva capo a Francesco Verona, conosciuto come ‘Barba Sogàro’ (in dialetto veneto significa ‘fabbricante di corde’). La canapa grezza arrivava da Ferrara in balle di cento chili, queste venivano divise in due parti: quella più legnosa serviva per ricavare il filo grezzo per le corde più grosse; con quella più ‘tenera’ si realizzava un filato che serviva per le corde sottili o per la tessitura della tela.

Per spaccare la canapa si usava un robusto palo di legno, piantato per terra, chiamato croce, attraversato da un ferro dove i gambi di canapa erano sbattuti fino a ridurli in filamenti. Si passava poi a tirare la canapa, spaccata, sopra uno ‘sgránfio’. La pettinatura consisteva nel passare la canapa sopra i ferri sottili di un pettine fino a farne uscire una fibra con la quale si ricavavano corde sottili. «I capi del filo erano attaccati su cilindri di diverse misure a seconda della grandezza della corda e si iniziava a filare. Il percorso, in genere, era di sessanta metri, ovvero la lunghezza dell’Andio, il viottolo di pertinenza del laboratorio», spiega Vantin. A seconda della grossezza della corda, venivano uniti tre o quattro fili, che poi venivano immersi in una vasca d’acqua in pietra, per ammorbidirli e renderli più adatti alla lavorazione. «Io mi reco spesso alla corderia e partecipo alla lavorazione delle corde per i nostri grembiuli», chiosa Vantin.

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Denim in canapa e cotone organico

La produzione ‘in-house’, al momento, non permette a Francesco e Matteo di realizzare la fibra di cui sono composti i jeans ‘Gimmi Jeans’, «perché non ha ancora una finezza adeguata alla produzione di capi d’abbigliamento», evidenziano i due. Vantin e Sandri comprano un tessuto fatto per il settanta percento di canapa e per il trenta di cotone da ‘Candiani’, un’industria tessile leader nel settore della produzione di abbigliamento, soprattutto denim. Questa fibra cotone-canapa è composta da cotone organico certificato GOTS, proveniente da piccoli coltivatori in India, e da filati di canapa pre-filati acquistati da fornitori di fiducia in Belgio e Francia. «Stiamo valutando due opzioni per produrre il tessuto denim da soli. La prima è una collaborazione con Danzo, una tessitura di Valdagno (provincia di Vicenza, ndr.), con la quale ci stiamo organizzando per produrre un tessuto misto canapa-lino, che ha caratteristiche più sostenibili del cotone e più simili alla canapa». La seconda opzione consiste nella sperimentazione di un procedimento di tessitura accorciato. «La fibra di canapa arriverebbe ad avere una lunghezza simile a quella del cotone. Una volta filata e tessuta non avrebbe la rigidità classica della canapa, ma sarà molto più morbida». 

Il tessuto comprato da Candiani è srotolato e tagliato con taglio automatico. Dopodiché si fa il prototipo. «Il prototipo è realizzato da Francesco, che ha conoscenze a livello di confezione», spiega Matteo Sandri, «ma ci avvalliamo anche dell’aiuto di alcune modelliste». La realizzazione del capo avviene nella sede di una piccola confezione a Cornedo Vicentino (provincia di Vicenza, ndr.), ed è supervisionata da Vantin e Sandri, che producono massimo cinquanta capi, per seguire bene la filiera. Uno dei due prodotti di punta di ‘Gimmi Jeans’ è il jeans da uomo Venezia. «Abbiamo scelto questo nome per rendere omaggio al nostro capoluogo», spiega Vantin. C’è anche un jeans da donna, Carmagnola«il nome della varietà di canapa italiana, oggi impiegata per realizzare le vele della nave ‘Amerigo Vespucci’, considerata la più bella del mondo».

«Utilizziamo fornitori italiani, localizzati tra Valdagno e Castelgomberto (provincia di Vicenza), per fare in modo che il prodotto sia a chilometro zero. La confezione è gestita da maestri artigiani locali, le lavanderie sono certificate. Persino l’etichetta di composizione interna è realizzata da noi con cotone biologico e serigrafia ad acqua». Il packaging. «I jeans sono consegnati assieme a un sacchettino di juta contenente dei semi di canapa industriale, per trasmettere il concetto che da piccole cose possono nascere grandi progetti, così come da quei semi di canapa sono nati i nostri prodotti». Le mascherine, invece, sono spedite con giornali o carta riciclata. «Stiamo progettando la prima giacca targata ‘Gimmi Jeans’. Abbiamo in cantiere delle collaborazioni con altri brand etici, ma per ora non vogliamo fare nomi».

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Il jeans in canapa e cotone organico è privo di elastomeri e, grazie alle capacità antibatteriche del tessuto, risulta sempre fresco, permettendo di ridurre i lavaggi e il conseguente rilascio di microfibre nell’acqua. Inoltre, assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95 percento. La canapa, essendo una fibra cava, permette al tessuto di termoregolare la temperatura e ai jeans di essere freschi d’estate e caldi d’inverno.

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