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La resilienza della natura come guida per la ripartenza circolare

Un’installazione semipermanente realizzata con materiale di riuso e muschio, le virtù della Tillandsia e un progetto agri-forestale di una piantagione in Camerun per compensare l’emissione di Co2

L’installazione semipermanente realizzata dal garden designer Matteo Foschi utilizza i materiali utilizzati nello spazio ideato da Odd Garden, il suo studio di progettazione del capoluogo lombardo. Sono oggetti di riuso come legno, pietra, plastica e ferro recuperati da luoghi abbandonati e certificati come prodotti a basse emissioni chimiche (Greenguard Gold). I materiali dell’allestimento si integrano con la Tillandsia unsneoides (muschio spagnolo), scelta perché rispecchia le esigenze estetiche e concettuali dell’installazione, come spiega Foschi. «Si tratta di una pianta che colonizza alti alberi, sfruttando i rami come sostegno e creando grandi masse che pendono dall’alto. Il suo portamento la rende duttile e ideale per diversi tipi di realizzazione. Nel caso del progetto Circularity le Tillandsia sono state installate su sostegni verticali in modo da definire un’area in cui erano inseriti elementi naturali e di riciclo. La natura riesca sempre a rimpossessarsi degli spazi – qualunque manufatto può essere sfruttato dalle capacità adattative delle piante». La Tillandsia è una pianta che non ha radici e non ha bisogno di terra, e proprio per questo, le sostanze dell’ambiente che la circondano (dallo smog, al fumo, alle sostanze chimiche diffuse) filtrano direttamente attraverso i tricomi della pianta, depurando l’aria. La pianta fa parte della famiglia delle Bromeliaceae ed è una epifita, cioè possiede la caratteristica di crescere appoggiata ad altre piante o a materiale inerte. L’installazione racconta D Circular Division, nell’hub milanese di Domingo Communication. 

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D Circular Division, domingo communication

Dalla natura nasce lo spunto per evidenziare l’impegno a lungo termine a cui Domingo Communication vuole dedicarsi con Circularity. Un progetto agroforestale in partnership con Treedom che sostiene la D Circular Forest. Treedom è un progetto che nasce nel 2010 a Firenze, dalla sua fondazione ad oggi sono stati piantati più di un milione di alberi tra Africa, America Latina, Asia e Italia. Dal 2014 è una Certified B Corporations, cioè un’impresa che si distingue per l’impegno sociale e ambientale. Un progetto che non ha come unico fine quello di contribuire alla riduzione delle emissioni di Co2 ma che sviluppa una rete, dalla creazione di un vivaio per la crescita delle piante alla distribuzione di queste ai contadini e alla loro successiva formazione. Gli alberi sono piantati secondo progetti di sviluppo forestale e seguono le necessità e le diversità del territorio di destinazione. La D Circular Forest è una nuova piantagione che si estende nello stato africano del Camerum e che – per il momento – contribuirà ad assorbire oltre undicimila chili di Co2 l’anno, «auspichiamo di arrivare ad assorbire cento mila chili di Co2 l’anno», racconta Enzo Domingo, Ceo e presidente dell’agenzia milanese. «Qualunque seme piantato nella foresta può essere tracciato nella piantagione e durante tutta la crescita attraverso un qrcode»

In Camerun, negli ultimi dieci anni, sono stati piantati oltre quattrocento venti mila alberi, con un impegno che ha coinvolto più di ventiquattro mila contadini e che sarà perpetuo, per correre contro le prospettive future. Nello studio Existential climate-related security risk condotto a maggio 2019 dal National Center for Climate Restoration australiano sotto la guida di David Spratt e Ian Dunlop, si evidenzia come nel 2030 il picco di concentrazione di anidride carbonica raggiungerà il livello massimo e questo porterà a un graduale surriscaldamento globale da 2.4 fino a tre gradi centigradi entro il 2050. A quelle temperature (anche se può sembrare solo una piccola differenza), lo scenario del pianeta – sempre secondo lo studio – cambierà: ecosistemi come la foresta Amazzonica, la barriera corallina e l’Artico collasseranno, mentre le zone in cui si concentra il cinquantacinque percento della popolazione mondiale saranno investite da ondate di calore letali che trasformeranno Stati abitati in luoghi inospitali e aridi. Questo porterà a una conseguente crisi idrica e causerà almeno un miliardo di nuovi profughi climatici.  Non si può parlare di futuro ostile ma di conseguenza di un passato poco consapevole. La chiamata alle armi della sostenibilità deve farsi ogni giorno più versatile e coinvolgere persone e target diversi. 

Se nel 1999 il messaggio di distinguo lanciato da Enzo Domingo è stato basare l’headquarter della sua agenzia nel palazzo semicircolare che fa parte del complesso del Diana Majestic in Porta a Venezia a Milano, nel 2020 è l’attenzione verso l’economia circolare. Dopo anni di stimoli e di interazioni con brand già nati secondo un’etica sostenibile (tra i clienti Stella McCartney) è nata la D Circular Division del gruppo Domingo. Una sezione dell’agenzia che sviluppa soluzioni circolari con l’intento di migliorare l’ecosistema in un progetto a lungo termine (come la D Circular Forest). In occasione della Press Week di presentazione dei campionari per la primavera-estate 2021, Domingo Communication ha creato uno spazio di dialogo tra sostenibilità e moda: Circularity, nell’ambito della più ampia iniziativa Boundless Connections (eventi trasversali che ospitano progetti culturali, rilanciano idee, concept e talenti da tutto il mondo). In questo caso, si è valorizzato l’importanza della collaborazione delle piante per lo sviluppo dell’ambiente urbano interno, con la Tillandsia. Il progetto di Green Pea (centro commerciale eco-sostenibile che dovrebbe aprire a dicembre a Torino) ideato da Oscar Farinetti, è tra le mission di D Circular Division. I brand che oggi si affidano a Domingo Communication sono oltre quaranta, il trenta percento dei quali ha già attuato una conversione green.

IMMAGINI

L’agenzia di comunicazione milanese Domingo Communication nacque nel 1999 come Ufficio Stampa dedicato alla moda. «Il mio percorso nel settore ebbe inizio trentatré anni fa a Pantelleria, dove in occasione del Film Festival che si svolgeva sull’isola, conobbi Lino Raggio, mio mentore. Approdai a Milano e iniziai a lavorare con gli stilisti del tempo – Giorgio Armani e Franco Moschino», racconta Domingo. Dopo dieci anni all’interno di Sharra Pagano, il desiderio di aprire un’agenzia «che riflettesse il momento in cui viviamo»

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