CYCLE AND RECYCLE, IMMAGINI DI PAUL BULTEEL FROM ATLAS OF PLACES
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Appunti generali di economia circolare

Azioni per cambiare lo schema dell’attuale sistema economico, Take-Make-Waste: estrarre le risorse, lavorare le materie prime e gettare i prodotti dopo averli utilizzati

Nel 2018 il Cile ha lanciato il primo programma per l’economia circolare in America Latina: attraverso il supporto delle aziende e la creazione di un centro tecnologico per la circular economy. Il piano è iniziato con un concorso per selezionare 25 imprese che contribuiscono al riutilizzo delle materie. Questo programma è sviluppato da Chilean Production Development Corporation (Corfo), e ha contribuito ad aumentare la consapevolezza dei cittadini e delle aziende coinvolte. Il Ministero dell’Ambiente ha redatto una roadmap, identificando una sorta di capitale dell’economia circolare: il deserto di Atacama, considerato il luogo più arido della terra. Il deserto di Atacama si estende lungo l’area costiera nord-occidentale del Cile, per una lunghezza di circa 1.600 km e con una larghezza massima di circa 180 km. La scarsità delle piogge è dovuta alla corrente di Humboldt, che raffredda l’aria facendo condensare le nuvole già sull’oceano, e dalla presenza a est della catena della Ande, che intercetta l’umidità proveniente dal bacino amazzonico, Il governo regionale di Tarapacá e le aziende private​​ della regione stanno lavorando per creare qui il Centro tecnico per lo sviluppo dell’economia circolare.

Negli Stati Uniti San Francisco, già dal 2002, intende avvicinarsi al ‘rifiuti zero’. Il raggiungimento dell’obiettivo implica non inviare alcun rifiuto in discarica o in impianti di incenerimento, separando i rifiuti alla fonte, tramite la raccolta porta a porta e programmi di compostaggio. La municipalità, che opera attraverso una collaborazione pubblico-privato, fornisce incentivi finanziari per le aziende che aumentano i programmi di riciclaggio e compostaggio. Al fine di raggiungere la massima partecipazione dei consumatori, il programma prevede anche una campagna di comunicazione, istruzione e assistenza ai cittadini, portando l’attenzione sulle tre ‘R’: ridurre, riutilizzare e riciclare. Circa l’80% dei 18mila-20mila luoghi commerciali della città è conforme alla legge obbligatoria sul riciclaggio e sul compostaggio di San Francisco, mentre tutti gli edifici residenziali con meno di sei unità separano i propri prodotti organici per la raccolta, così come la maggior parte delle abitazioni plurifamiliari di grandi dimensioni – 7.200 su 9.000. La città si sta ora concentrando sui rimanenti 1.800 edifici di sei o più unità che potrebbero non essere compostati, stimati nel 20% degli edifici a San Francisco (alloggi pubblici, residenze monolocali e edifici in affitto). Ogni cittadino di San Francisco ha generato 1,7 kg di rifiuti, il 77% dei quali è stato riciclato. La città stima che del restante 23% un altro 75% sia riciclabile, il che porterebbe il tasso di riciclaggio fino al 90%.

Il Western Cape Industrial Symbiosis Program (WISP) è stato avviato dal governo della provincia del Capo Occidentale del Sud Africa nell’aprile 2013. Il programma, sebbene sia finanziato da un governo locale, è gestito da GreenCape, un’agenzia di sviluppo del settore per la Green Economy. WISP è un servizio gratuito per le imprese ed è composto da un gruppo di facilitatori che si occupa di costruire una rete di sinergia industriale, identificando le risorse che sono sottoutilizzate e che potrebbero portare a opportunità di business o collaborazioni per le aziende associate. Queste collaborazioni sono individuate durante gli incontri e i seminari tenuti tra tutti i partner della rete, quindi condivise da tutti. Sono molti gli attori a trarre vantaggio da questo sistema: migliora la redditività delle attività ecosostenibili delle imprese, diminuisce lo spreco di risorse e le emissioni di Co2, una quantità minore di rifiuti viene conferita nelle discariche e infine vengono creati nuovi posti di lavoro e nascono startup green.

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Deserto di Atacama. Immagine di Luca Galluzzi 

In Australia il lancio del National Packaging Covenant nel 1999 ha segnato l’inizio della cooperazione tra tutti i settori della catena degli imballaggi, per ridurre al minimo l’impatto ambientale degli imballi e dei rifiuti di carta, per implementare il riciclaggio e sviluppare sistemi di raccolta dei rifiuti economicamente sostenibile. Otto ministeri, due governi locali, nove associazioni di categoria e tredici aziende del settore sono stati i primi firmatari del patto nazionale sugli imballaggi. Le organizzazioni che hanno sottoscritto il Patto si sono impegnate a ottimizzare il design degli imballaggi e aumentarne il recupero. Per aggiornare il piano ogni cinque anni è misurato il progresso del sistema ed è sviluppato un piano strategico. Il Patto è supportato dalla legislazione che impone obblighi e sanzioni ai non firmatari del National Packaging Covenant. Ciò crea condizioni di parità, garantendo che i firmatari del Patto non siano svantaggiati in modo competitivo da quelli che non lo fanno.

In Europa. La Germania ha istituito il Programma tedesco per l’efficienza delle risorse (ProgRess), che mira all’impiego di risorse naturali, alla riduzione dell’inquinamento ambientale e al miglioramento della sostenibilità e della competitività dell’industria tedesca. Pur concentrandosi sulla riduzione dell’uso delle materie prime di origine fossile, la politica cerca di stimolare la catena produttiva, inclusa la progettazione dei beni e il riciclaggio. ProgRess punta a separare gradualmente l’uso e lo sfruttamento delle risorse naturali dalla crescita economica. Nel 2016 la Scozia ha sviluppato una strategia per spostare il Paese verso un’economia più circolare, allineando gli interessi economici a quelli ambientali. L’obiettivo è quello di avvicinare i cittadini e le imprese. Due degli elementi chiave della strategia sono lo sviluppo di una responsabilità più completa dei produttori e la riduzione dello spreco alimentare del 33 percento entro il 2025. Il governo olandese ha sviluppato il programma From Waste To Resource (VANG), per stimolare la transizione verso un’economia circolare e senza rifiuti. Il programma riguarda un ampio spettro di temi legati agli scarti e implementa un approccio unitario ai problemi di efficienza delle risorse nei Paesi Bassi. VANG ha l’obiettivo di adattare l’attuale politica sui rifiuti verso una transizione basata su un’idea di economia circolare. Per fare questo sono stati sviluppati incentivi per i consumatori, sono state facilitate la condivisione delle informazioni tra i comuni, ed è stato stimolato il riciclaggio dei rifiuti speciali. Adottando questo programma, il governo olandese mira a ridurre al minimo l’uso delle risorse e a chiudere il ciclo.

L’economia circolare come frontiera per un nuovo rinascimento è il titolo di un incontro che si è svolto all’interno della sesta edizione del Festival dello sviluppo sostenibile. Un’iniziativa nata per coinvolgere e mobilitare cittadini, istituzioni, aziende e associazioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Il festival è stato organizzato da ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile nata da un’idea della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma Tor Vergata e riunisce più di 270 tra fondazioni e reti della società civile. La missione è quella di far crescere in Italia, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dello sviluppo sostenibile e per mobilitarli al fine di realizzare i 17 Obiettivi dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

La Banca Mondiale ha calcolato che trasportare in discarica la maggior parte dei prodotti potrebbe portare il totale delle tonnellate di rifiuti prodotti a 3,4 miliardi nel 2050; 1,4 miliardi di tonnellate in più rispetto a 30 anni prima. La società di consulenza Mckinsey ha stimato che un modello circolare avrebbe ricadute per l’economia europea per oltre 1.800 miliardi. I prodotti che utilizziamo sono pensati con una logica monouso. La crescita delle città, la globalizzazione e l’aumento della popolazione stanno avendo un impatto sulla quantità di rifiuti che produciamo. Nel mondo ogni anno sono prodotti 2,1 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani, di questi solo il 16 percento è riciclato. Oltre l’85 percento degli imballaggi va perso e sono sversate nei mari più di 8 tonnellate di plastica. Secondo il Word Economic Forum entro il 2050 gli oceani potrebbero arrivare a contenere più plastica che pesci.

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Cycle and recycle, Immagini di Paul Bulteel from Atlas of Places, 2016
IMMAGINI

Festival dello sviluppo sostenibile
L’economia circolare come frontiera per un nuovo rinascimento
Organizzato da ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile Fondazione Unipolis e Università di Roma Tor Vergata.

La seconda vita dei PFU – pneumatici fuori uso

In Italia la totalità dei PFU immessi sul mercato del ricambio è recuperata e convertita in campi da calcio, asfalto, prodotti di design o energia. Parla Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus

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