‘JAPAN’, FROM ‘COUNTRYSIDE: THE FUTURE’, EXHIBITION AT GUGGENHEIM MUSEUM NYC
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Dal campo alla pompa: l’accordo tra Eni e Coldiretti

Agricoltori e allevatori verso la produzione circolare: dal biometano, la prima rete di rifornimento per raggiungere una produzione di 8 miliardi di metri cubi di gas verde entro il 2030

La collaborazione tra Eni e Coldiretti punta a sviluppare la rete nazionale del biometano a partire dagli scarti delle aziende agricole e degli allevamenti. Quelli che fino ad ora per gli imprenditori agricoli hanno rappresentato dei prodotti di scarto e delle spese per la loro eliminazione, saranno inseriti in una rete di economia circolare per essere trasformati in biometano e successivamente in biocarburante destinato al settore dei trasporti. Il biometano deriva dal biogas, fonte energetica rinnovabile, che può essere prodotto e consumato nella forma di gas naturale compresso (GNC) o di gas naturale liquefatto (GNL) e può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra ed essere un elemento di sviluppo dell’agricoltura e dell’agroalimentare, settori che in Italia rivestono un ruolo strategico nella crescita dal punto di vista economico, occupazionale e per la produzione energetica da fonti rinnovabili.

Il progetto si inserisce nel framework della direttiva europea RED – Renewable Energy Directive – che stabilisce una politica per la produzione e la promozione di energia da fonti rinnovabili all’interno dell’Unione Europea. Secondo questa direttiva, entro il 2020-2021, ameno il 20% del fabbisogno energetico dell’UE dovrà essere soddisfatto attraverso energie rinnovabili, mentre i paesi membri dovranno garantire che almeno il 10% del carburante utilizzato nel settore dei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Sempre secondo questa direttiva europea, entro il 2030, la quota di energia rinnovabile impiegata nel settore dei trasporti dovrà salire al 14%, mentre la produzione di energia a partire da fonti rinnovabili dovrà arrivare al 32%.

In Italia occorre che si inizi a lavorare per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione. Esistono incentivi (nazionali) per la produzione di biocarburante a partire da biomasse advanced, come i concimi animali e i fanghi da depurazione. Se prima questi scarti erano utilizzati soprattutto per produrre energia elettrica, grazie all’upgrading fornito dalla lavorazione all’interno di Eni, possono diventare biocarburante. Perché avvenga un passaggio dal campo alla pompa, è necessario che si implementi un sistema di trasporto del biometano in forma liquida o gassosa dalle aziende agricole o allevamenti agli impianti Eni. La multinazionale con sede a Sesto San Giovanni (Milano) ha avviato una fase pilota con l’obiettivo di realizzare i primi impianti di produzione di biometano per autotrazione in forma compressa o liquefatta aprendo un dialogo con aziende produttrici di biogas.

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Jonathan Burton, Biocarburante

«Il biometano – spiega Francesco Ciancaleoni, di Confederazione nazionale Coldiretti, area ambiente e territorio – è un biocarburante prodotto da un impianto di purificazione del biogas. Il biogas è prodotto dagli agricoltori. La nostra rete comprende una serie di aziende agro-zootecniche che producono il biogas internamente con dei digestori anaerobici. Fino a oggi questo biogas era trasformato in azienda attraverso un cogeneratore in energia elettrica – quella proveniente da fonti rinnovabili gode di incentivi». La filiera del biometano è più recente e produce una fonte di energia diversa. «A livello tecnologico il biogas prodotto non deve più essere destinato a un impianto fisicamente gestito dagli agricoltori – continua Ciancaleoni –, ma ha bisogno di una componente industriale. È difficile gestire in completa autonomia il funzionamento e il costo di questa trasformazione. Il processo di ‘purificazione’, detto upgrading, è fatto da Eni o da una struttura dove si convoglia il biometano»

Il biogas si può ottenere da colture dedicate, che tuttavia presentano criticità: sottraggono terreno alle colture per fini alimentari. Quelli che sarebbero rifiuti e che comporterebbero anche un costo di smaltimento per gli imprenditori agricoli, sono trasformati in questo processo in fonti di energia rinnovabile. Sul territorio nazionale sono presenti circa 1600 impianti di biogas che operano utilizzando deiezioni agro-zootecniche (circa 100 in provincia di Milano). «Con il biometano il problema si supera – continua – specialmente quando parliamo di biometano avanzato, ovvero un biometano prodotto da scarti. Non ci sono ettari destinati alla produzione energia. I rifiuti delle imprese che altrimenti richiederebbero costi di smaltimento, diventano risorse secondo i principi di economia circolare». Il settore sul quale siamo più indietro dal punto di vista dell’utilizzo delle energie rinnovabili è quello dei trasporti. La normativa europea punta a dare impulso al biocarburante destinandolo a questo settore. Il biocarburante è introdotto nella rete di distribuzione di Eni. Il biometano per autotrazione si usa come carburante per alimentare i veicoli a motore al pari del gas naturale o metano di origine fossile, quindi automobili e veicoli commerciali o pesanti, bifuel o monofuel, sia in forma gassosa che in forma liquefatta.

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Le bioraffinerie rappresentano al meglio il percorso di decarbonizzazione che Eni sta seguendo

Il Direttore Generale Refining & Marketing di Eni Giuseppe Ricci ha dichiarato che «due raffinerie tradizionali sono già state riconvertito in bioraffinerie, dove si produce il biocarburante Eni diesel+. Potenzieremo la rete di stazioni di servizio a gas, compresso e liquefatto, nelle quali la sostituzione del gas naturale con biometano rappresenterà un passo avanti per la decarbonizzazione dei trasporti». Il primo accordo è stato firmato a gennaio del 2019, con lo scopo di sviluppare la filiera italiana del biometano agricolo e rendere più sostenibile la mobilità in un’ottica di economia circolare. Il biometano prodotto avrebbe l’obiettivo di creare la prima rete di rifornimento ‘dal campo alla pompa’ per raggiungere una produzione di 8 miliardi di metri cubi di gas ‘verde’ entro il 2030 e aiutare l’ambiente. «Questo accordo con Coldiretti va nella direzione che Eni ha intrapreso da tempo – continua Ricci. «L’economia circolare è un pilastro strategico nel percorso di decarbonizzazione delle nostre attività, e per garantire un futuro di minori emissioni occorre condividere le nostre competenze nel settore dell’energia con tutti i principali attori dei sistemi economico e sociale, come il mondo agricolo, che Eni può sostenere nella costruzione di un futuro a sviluppo sostenibile».

L’obiettivo di questa sinergia è di collaborare per realizzare nuovi impianti per la produzione di biometano. Eni si occuperà della produzione, del trasporto e della vendita, sia sui territori, che alla rete. Gli esperti si occuperanno poi di fare studi di fattibilità mirati in base alle imprese associate, in particolare per la realizzazione di appositi impianti per il biometano. Il biometano, restando in forma gassosa, è idoneo alla successiva fase di compressione per l’immissione nella rete dei metanodotti o per il trasporto con i carri bombolai. Passando attraverso un processo di liquefazione si ottiene il bioLNG, ovvero il biometano liquefatto trasportabile per mezzo di cisterne.

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Coldiretti, con 1,6 milioni di associati è la maggiore organizzazione di rappresentanza degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, si occuperà di diffondere tra le aziende associate un modello di gestione dei sottoprodotti e degli scarti agricoli affinché siano valorizzate come materie prime nella produzione di biometano. «Sfruttando gli scarti agricoli delle coltivazioni e degli allevamenti – spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini – i mini impianti per il biometano possono arrivare a coprire fino al 12% del consumo di gas in Italia».

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