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Orti, insetti e 3mila alberi: Bologna partecipa al Green Deal dell’UE

Bologna cambia il volto della periferia industriale – due i progetti nell’ambito del percorso europeo verso la neutralità climatica, tra ripopolamento di specie in pericolo e coltivazione diretta

La nascita di un corridoio ecologico nella periferia bolognese e la piantumazione di 3mila alberi in tutta la città. Il percorso dell’Unione Europea verso la neutralità climatica entro il 2050 punta sulla dimensione locale. I lavori del Green Deal UE, insieme di iniziative promosse dalla Commissione Europea con l’obiettivo di creare un’Europa più verde – che la presidente Ursula von der Leyen ha paragonato allo sbarco dell’uomo sulla Luna – procedono in tutto il continente. Venticinque sono stati avviati in Italia, tra cui quelli a Bologna. Uno di questi sta ridisegnano zona Roveri, vessillo di un’Emilia Romagna ancora votata alle fabbriche. 

«Dopo la crisi finanziaria del 2008, l’area industriale-artigianale alla periferia est di Bologna andava ripensata», spiega l’ecologo Giovanni Giorgio Bazzocchi, tecnico di ricerca e docente alla Scuola di Agraria e Medicina veterinaria di Bologna, che con il team dell’Università si è occupato del progetto in prima persona. «Abbandonata a sé stessa, era segnata dall’occupazione abusiva. Una zona inutilizzata che non fa reddito significa solo spese di mantenimento per il Comune. Abbiamo deciso di far partire proprio lì il primo esperimento di agro-ecologia urbana dell’Università di Bologna in Italia, trasformando il territorio cittadino in centro di studi e sperimentazione». Su tre ettari di terreno strappato alla periferia, nasce il corridoio ciclo-ortivo Battirame. 

«L’idea è nata dal concetto di corridoio ecologico. Volevamo creare una zona di biodiversità funzionale a servizio dell’ecosistema», racconta Bazzocchi. «Il rischio di estinzione di varie specie di insetti impollinatori, alla base dell’equilibrio e della sopravvivenza di piante, è un problema. Molti apoidei, come le api solitarie o selvatiche, rischiano di scomparire dalle nostre città. Così anche i lepidotteri e i sirfidi. Si pensa spesso allo spazio urbano come a un qualcosa di antitetico alla natura, invece è proprio qui che si possono creare dei micro habitat finalizzati al ripopolamento di specie di impollinatori e di insetti predatori, utili per combattere la presenza di altri esemplari nocivi. All’interno di una città troviamo ambienti adatti alla proliferazione di insetti – sia dal punto di vista climatico sia della biodiversità. Sono limitati per superficie e isolati tra loro: in volo le specie non riescono a spostarsi dall’uno all’altro. Il loro apporto benefico all’intero ecosistema ne rimane amputato. Abbiamo allora applicato l’idea del corridoio ecologico per insetti a rischio sopravvivenza. Creando uno spazio di congiunzione tra diverse isole di biodiversità, si permette a queste specie di spostarsi più facilmente su tutta l’area urbana. Il progetto ha preso il via ufficialmente nel 2016 ed è ancora in via di sviluppo: stiamo raccogliendo dati per capire qual è stato l’impatto dell’iniziativa sulla popolazione di queste specie di insetti».

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Green Please, le cinque piazze. La manifestazione temporanea all’interno del progetto europeo Rock. Promossa dalla Fondazione Innovazione Urbana, 2019

Sullo spazio Battirame sono partiti anche i lavori per la realizzazione di una pista ciclabile e pedonale – per ora di due chilometri – ricoperte da un pergolato di vite. «Vogliamo riconfigurare la città come un parco, dove la matrice è grigia, ma attraversata da sentieri ecologici, incorporando elementi della tradizione del luogo». Il riferimento in questo caso è alla dimensione orticola di Bologna, da sempre radicata nella sua cultura. Spiega Bazzocchi: «Una porzione dello spazio è pensata per funzionare come orto a rotazione. Durante l’inverno si coltivano ortaggi a foglia larga, come cavoli e lattughe. Durante l’estate pomodori, melanzane e peperoni. Tra una stagione e l’altra, lavoreremo su zone ad arricchimento del suolo, seminando piante da sovescio: migliorano il suolo e lo mantengono efficiente e produttivo. Pianteremo specie leguminose (piselli, fave, favini) che, grazie alle loro proprietà, arricchiscono il suolo d’azoto e gli permettono di non compattarsi, preparandolo a dare il meglio durante la stagione successiva». Coinvolgendo la cittadinanza in gruppi di acquisto diretti e rifornendo mercati di venditori locali con i prodotti dell’orto, si traccia la linea verso la sostenibilità anche economica del progetto. C’è poi l’aspetto sociale: lo spazio è gestito nella vita di tutti i giorni dalla cooperativa Eta Beta, che a volontari affianca persone in stato di difficoltà o con disabilità.

Il progetto Battirame è destinato ad ampliarsi, dando spazio ad altre tipologie di colture oltre agli orti. «Ci sarà una parte a frutteto in cui andremo a piantare antiche varietà di alberi come meli, susini e rusticani. Da poco abbiamo iniziato la piantumazione di piante aromatiche su un ettaro di superficie – rosmarini, salvie e lavande. Si tratta di un progetto da realizzare in collaborazione con un’azienda locale produttrice di olii essenziali. L’idea è di collegare in futuro le tre parti – orto, frutteto e piante aromatiche – con aree cuscinetto formate da siepi e piante-arbusto che diano rifugio a ragni e altri insetti utili contro predatori nocivi. Per le zone periferiche abbiamo pensato a una fase di imboschimento: in prospettiva, se le piante diventassero molto fitte, otterremmo anche un’azione di combattimento delle isole di calore».

L’effetto benefico della forestazione in città è l’obiettivo di un altro progetto avviato a Bologna, sempre nell’ambito del Green Deal europeo: il protocollo GAIA- Green Area Inner City Agreement. Rita Baraldi, prima ricercatrice dell’Istituto Per la Bioeconomia del CNR di Bologna, spiega che «GAIA è nata come partnership pubblico-privata tra il Comune di Bologna e le aziende del territorio. Si calcola, attraverso un toolkit apposito, la quantità di piante necessarie per compensare l’emissione di CO2 derivante dalla specifica attività di ciascuna realtà aziendale che ha deciso di collaborare. Le imprese danno direttamente l’equivalente in denaro al Comune, che compra le piante e sceglie in che zona della città metterle a dimora. Il nostro compito, come ente di ricerca, è stato quello di selezionare quali specie sarebbe stato più utile piantare». Gli alberi sono stati scelti sulla base di due criteri: la capacità di assorbimento di anidride carbonica e inquinanti e il margine di manovra concesso dal Regolamento Verde del Comune di Bologna, che vieta di utilizzare una serie di piante non appartenenti all’ecosistema tipico dell’Emilia Romagna. La scelta è stata presa, spiega Baraldi, «soprattutto sulla base dell’analisi della superficie fogliare di ogni albero. È grazie alle foglie che il particolato di pm2,5 e pm10 viene assorbito, attraverso strutture come cere e pelurie che le rivestono, mentre i gas e le particelle più piccole sono catturate dagli stomi». Tra gli altri criteri tenuti in considerazione per decidere quali alberi piantare, anche la capacità potenziale di mitigazione ambientale e il valore allergenico. A fine ottobre 2020, nell’ambito di GAIA sono stati piantati 2320 alberi, per un totale di 6960 tonnellate di anidride carbonica già assorbita. Si punta a raggiungere le 3mila unità di specie piantumate in città. Per realizzare il progetto sono stati selezionati ventisette lotti lungo tutto il perimetro di Bologna, scelti sulla base di criteri come la loro valenza sociale e ambientale, il livello di riqualificazione e la visibilità dell’area. Le specie selezionate dall’Istituto Biometrico per GAIA sono ventiquattro. Tra queste, l’acero riccio che, nei suoi trent’anni di vita, in un’area urbana è in grado di assorbire circa 4800 tonnellate di CO2. Trenitalia stima che un chilometro in automobile produce 118 grammi di CO2: significa che un acero può eliminare dall’atmosfera una quantità di emissioni prodotte in quasi 41mila chilometri di percorso in auto. Tra le altre specie più utili selezionate: il cerro, il bagolaro, il frassino comune, il ginko, l’olmo e il tiglio.

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Spazio Battirame
Giardino interno – la casa e la tensostruttura sono circondate da mura all’interno delle quali sono presenti spazi verdi. Gli orti si trovano all’esterno delle mura e occupano circa quattro ettari. Sono di proprietà del Comune di Bologna e dati in concessione alla cooperativa. Un orto sinergico circolare, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie di UniBo, due zone ortive coltivate con i principi del biologico. Queste attività permettono lo sviluppo di EtaBetaBio, ramo d’azienda che consiste nella produzione e distribuzione di verdura alle famiglie e ai gas del territorio bolognese. Corridoio ciclo ortivi – progetto in fase di realizzazione che vede la partecipazione, insieme a Eta Beta, del comune di Bologna, del Dipartimento di Scienze Agrarie di UniBo, dello Studio di Architettura Tasca. Consiste nella creazione di un corridoio ciclo ortivo che partendo dalla Stazione Ferroviaria Roveri si sviluppa su via delle Biscie.

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