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Rieducare al tatto nel periodo del distanziamento sociale

Il Manifesto del Tattilismo, presentato un secolo fa da Filippo Tommaso Marinetti, sembra rivolgersi all’umanità di oggi, isolata e senza contatti. FVE Editori lo pubblica, interviene Valentina Ferri

Il 14 gennaio 1921 Filippo Tommaso Marinetti presentava il Manifesto del Tattilismo al pubblico del Théâtre de l’Oeuvre di Parigi. Una guida per ritrovare il contatto con il mondo dopo la Grande Guerra. La gente non sa più accostarsi alla vita, è spaventata, dissociata. Come ritrovare il contatto con il mondo senza averne paura, senza temerlo o divorarlo? Abbiamo imparato a diffidare, a indossare maschere, a proteggerci, a evitare il nemico. Ora, suggerisce Marinetti, bisogna lentamente riprendere a sentire e a rieducare il corpo all’esperienza della novità. Valentina Ferri lo scrive nella Prefazione a Tattilismo (FVE Editori, Milano, 2020). Filippo Tommaso proponeva di migliorare la comunicazione tra esseri umani attraverso l’epidermide. Il pubblico a cui si rivolgeva non è dissimile dall’umanità attuale, piena di incertezze, che deve essere rieducata al contatto. 

«La casa editrice – racconta Valentina Ferri, autrice, giornalista, attiva in FVE editori – ha preso forma durante il primo lockdown, anche se il progetto c’era già. Una piccola casa editrice oggi deve sapersi muovere in un mercato già saturo. Bisogna saper coniugare realismo e visione, con fiducia, ma senza ingenuità. Bisogna trovare i titoli giusti, capire cosa lega un libro all’attualità, al sentire presente». FVE editori ha debuttato a Milano il 3 dicembre del 2020 pubblicando l’inedito Tattilismo insieme ad altre due opere: Le solitarie di Ada Negri e I tips di Cordelia, come sopravvivere al matrimonio di Virginia Tedeschi Treves. Con lo slogan Wear your book FVE invita il lettore ad indossare il suo libro come fosse un indumento. Da qui l’attenzione all’oggetto-libro, al colore, alla materia, alla ricerca grafica. Sulla copertina di Tattilismo un’illustrazione di Francesca Bianchessi, che ha richiesto una serie di prove di stampa prima di raggiungere l’armonia di colori originale.

«Leggendo i testi dei futuristi ho sempre trovato un dinamismo congeniale al mio carattere. Al di là delle ideologie e pur essendo spesso in contrasto con alcune idee di Marinetti. Stavo leggendo Uccidiamo il chiaro di luna di Marinetti, un invito ad abbandonare gli atteggiamenti romantici e decadenti e preferire la follia e la ribellione, quando mi sono imbattuta nel Manifesto. È stato redatto in due momenti diversi, l’ultima e definitiva versione risale a Parigi nel 1921. Ne sono stata folgorata: sembra scritto per i tempi odierni. Marinetti si rivolge a un’umanità ferita, costretta a brancolare nel buio, indossare maschere antigas. Non si tratta di un manifesto d’arte, ma di un invito a riscoprire l’epidermide. L’autore esorta a praticare il tatto per ritrovare la capacità di sentire. Ho incontrato un Marinetti meno trionfale, più intimo, privo di misoginia». I primi esperimenti tattili dell’autore risalgano al 1917, quando si trovava in una trincea di Gorizia. Scriveva Ho cominciato a sottoporre il mio tatto ad una cura intensiva, localizzando i fenomeni confusi della volontà e del pensiero in diversi punti del mio corpo e particolarmente sul palmo delle mani. 

il tatto robert raushenberg
Il Tatto, Robert Raushenberg, 1974

L’educazione al tatto presuppone una serie di esercizi preparatori. Indossare per giorni dei guanti, in modo da far sorgere il desiderio di esperire l’esperienza tattile. Immergersi nel mare, sott’acqua, cercando di distinguere attraverso il tatto le diverse correnti. Ogni sera, al buio, riconoscere gli oggetti che popolano la propria camera da letto. A partire da questi esercizi l’autore ha creato la prima scala educativa del tatto, che è al contempo una scala di valori tattili. A ogni valore egli associa materiali diversi, che suscitano nel soggetto sensazioni sull’epidermide. La prima scala educativa del tatto è divisa in sei categorie. La prima è quella del tatto astratto, freddo: ad essa vengono associate carta vetrata e carta argentata. Alla seconda categoria, quella del tatto senza calore, appartengono seta liscia e crespo di seta. Ci sono poi il velluto, la lana dei Pirenei, il crespo di seta-lana, la seta granulosa, fino ad arrivare alla sesta e ultima categoria: al tatto caldo e sensuale appartengono due rami diversi, uno composto da ferro ruvido, spugna, spazzola leggera e spazzola di ferro e una composta da peluche, peluria della pesca, peluria d’uccello. 

Queste scale educative sono il punto di partenza da cui Marinetti ha creato le tavole tattili. La tavola tattile marinettiana più nota è la Sudan-Parigi: «Una tavola tattile astratta, in cui Marinetti utilizza tutti quelli che a suo avviso sono i materiali che servono ad evocare questo viaggio. Dal caldo nelle terre africane, – rappresentato da spugna, carta vetrata, lana, spazzola, spazzola di ferro – si arriva a Parigi – seta, velluto, piume, piumini». Le tavole tattili di Marinetti devono evitare i colori, la collaborazione con le arti plastiche. Chi subordina i valori tattili a quelli visuali, come poeti e scultori, non può creare tavole tattili valevoli. Ne sono capaci invece quanti esercitano la sensibilità dell’epidermide: pianisti, dattilografi.

Filippo Tommaso Marinetti non fu però l’inventore delle tavole tattili. Si. Fanno risalire a Maria Montessori.  Probabilmente le conobbe attraverso la moglie, Benedetta Cappa, insegnante e conoscitrice del Metodo Montessori. Inserisce le tavole tattili all’interno di giochi didattici aventi come scopo l’educazione polisensoriale dei bambini. Tavole del liscio e del ruvido, tavole termiche, tavole bariche (che presentano diversi pesi). Dopo Marinetti, tavole tattili furono progettate anche da Bruno Munari, formatosi in ambiente futurista. Egli ideò opere d’arte pensate per tutti i sensi, non solo per la vista. La sua prima tavola tattile risale al 1931. Munari realizzò anche oggetti per i bambini, sulla scia di Montessori, come i pre-libri: libri senza parole, che contenevano stimoli sonori, tattili e termici. 

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Sono quattro le collane che compongono il catalogo di FVE editori: Tra Miti, una collana di saggi, filosofia del mito, di letteratura, una collana insomma che può andare incontro a interessi diversi; Visionaria, che raccoglie testi che precorrono i tempi, anticipatori, visionari, proprio come Tattilismo di Marinetti; Radianze, collana dedicata alla spiritualità, alla ricerca del sé, e Corsetti al Rogo, una collezione agile, giovane, dalla grafica colorata, che si rivolge a un pubblico di lettrici ma non solo. In tutte e quattro le collane l’attenzione non va solo al testo, ma anche alla materialità, al libro come oggetto: alla copertina, alle illustrazioni, alla grafica.

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