LIN MAY SAEED, THE LIBERATION OF ANIMALS FROM THEIR CAGES XVII, 2015
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La nuova PAC continua a promuovere modelli di produzione intensivi

In Lombardia, un maiale ogni due abitanti. 168 comuni lombardi nel 2018 hanno superato il limite legale annuo di azoto per ettaro. Cosa non va nella Politica Agricola Comune

Il 25 marzo 1957 a Roma si firmava il trattato internazionale che istituì la Comunità Economica Europea (CEE). L’articolo 38 di questo trattato sancisce: Il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune per i prodotti agricoli devono essere accompagnati dall’instaurazione di una politica agricola comune. Stabilire una Politica Agricola Comune (PAC) avrebbe costituito una tappa nel processo di integrazione europea. Inizialmente gli obiettivi di tale politica agricola comune si concentrarono sull’aumento della produttività agricola, il sostegno dei prezzi e la stabilizzazione dei mercati. Solo negli anni Ottanta, quando si diffuse una maggiore sensibilità ambientale, anche la sostenibilità rientrò negli obiettivi che l’Unione Europea avrebbe dovuto perseguire, anche dal punto di vista della sua politica agricola.

La PAC attuale, decisa nel 2013 e in vigore dal 2014 al 2020, ha introdotto il greening: l’obbligo di stanziare il 30% del sostegno per pagamenti destinati a chi promuove pratiche agricole a valenza ambientale. Come spiega Simona Savini, responsabile della Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, queste misure non sono state sufficienti: «Questo impianto si è rivelato inefficace, perché non cambia i modelli di produzione. Lo conferma la Commissione Europea, che lo scorso anno ha fatto un bilancio su quanto la PAC avesse contribuito a combattere il riscaldamento globale e a tutelare l’ambiente. Ciò che impatta sull’ambiente è il modello di produzione intensivo agricolo e zootecnico che prevale in Europa».

Il sistema produttivo agricolo e zootecnico oggi si colloca tra le principali cause del cambiamento climatico. Gli allevamenti intensivi producono il 17% dei gas serra emessi in totale nell’Unione Europea, una percentuale maggiore di quella che otterremmo mettendo insieme i gas prodotti da tutte le automobili e i furgoni presenti nel continente. Questo dato è in ascesa: tra 2007 e 2018 è aumentato del 6%. L’agricoltura utilizza il 59% del consumo totale di acqua dolce in Europa, più di quanta ne impieghi qualsiasi altro settore. L’Italia è il secondo Paese, all’interno dell’Unione Europea e in termini di superficie irrigata, a fare ricorso all’irrigazione: il 35% dell’approvvigionamento idrico è prelevato da acque sotterranee, risorse non rinnovabili. Si stima che in Europa la superficie agricola utilizzata destinata alla produzione di foraggi e mangimi ammonti al 70% del totale. 

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Le proteste contro gli allevamenti intensivi. Greenpeace

In Italia il dato è inferiore: si aggira intorno al 58%. Il nostro Paese importa foraggi e mangimi: l’Italia si attesta al decimo posto tra gli importatori di soia (e prodotti a base di soia) provenienti dal Brasile. Per quanto riguarda la zootecnica, il 72% degli animali allevati nel continente europeo proviene da grandi aziende intensive. La Lombardia fornisce il 50% della carne suina prodotta in Italia. Nella regione sono allevati circa 4,3 milioni di capi, ovvero quasi un maiale ogni due abitanti e circa 180 suini per chilometro quadrato. 168 comuni lombardi – l’11% del totale – nel 2018 hanno superato il limite legale annuo di azoto per ettaro. L’azoto costituisce un rischio per l’ambiente perché i composti azotati, i nitrati, essendo solubili in acqua possono penetrare nelle falde acquifere e nelle acque superficiali, compromettendole. La PAC in vigore fino al 2020 ha continuato a finanziare questo sistema: in questi 168 comuni Lombardi, sono arrivati 120 milioni di euro. 

A ottobre 2020 il Parlamento Europeo è stato chiamato a votare su una nuova Politica Agricola Comune, che avrà valore nel periodo 2021-2027. La speranza era che la nuova politica economica subisse modifiche, premiando i sistemi virtuosi e l’agroecologia. Una sorta di maxi-emendamento, scaturito dall’accordo tra il Partito Popolare Europeo, Renew e il gruppo Socialisti e Democratici, ha scalzato le proposte avanzate dalla Commissione Ambiente. La rettifica prevede una distribuzione dei fondi proporzionale agli ettari di terra posseduti, che finisce per avvantaggiare i grandi gruppi, e non ha stanziato fondi per la protezione della biodiversità. Tra gli artefici di questa proposta Paolo De Castro, economista, agronomo ed ex europarlamentare (PD), che nel 2017 era diventato Vicepresidente nella Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale. 

Sulle altre problematiche della PAC, chiarisce Simona Savini: «Tra le condizioni che un’azienda deve rispettare per accedere ai finanziamenti ambientali c’è il comprovare che l’azione per cui si richiede il finanziamento apporterà benefici ambientali, oppure comprovare che aumenterà l’efficienza economica dell’azienda. Per quanto il 30% dei fondi sia stato dedicato a finanziamenti verdi, nella pratica questo 30% contiene anche altri tipi di intervento, e difficilmente così impostato potrà garantire dei benefici ambientali».

Fridays For Future, movimento globale per la giustizia climatica e ambientale, nei giorni del voto ha messo in atto una campagna di sensibilizzazione che ha coinvolto tutto il continente. Emanuele Genovese è referente di Fridays For Future Roma. Il movimento ha cercato di influenzare il voto contattando direttamente gli europarlamentari di ogni nazione. Gli europarlamentari italiani si sono perlopiù allineati ai vertici delle maggiori forze: «Alcuni non si rendevano conto della gravità e dell’impatto che questa decisione avrebbe avuto. Altri se ne rendevano conto – una minoranza –, e cercavano di avere visibilità. Tra gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle, solo in cinque si sono discostati dalle direttive della maggioranza, e hanno votato contro questa nuova PAC. Il PD si è dimostrato monolitico, e in blocco si è espresso favorevole alla nuova Politica Agricola Comune». 

A livello europeo, il movimento Fridays For Future è riuscito a spostare un’ottantina di voti. Hanno ottenuto ottimi risultati soprattutto in Germania: all’ultimo minuto, il gruppo socialdemocratico tedesco ha votato contro il maxi-emendamento. Alla fine, la proposta della PAC è stata approvata dal Parlamento europeo con 425 voti a favore e 263 tra astenuti e contrari. 38% di voti non favorevoli. Secondo Emanuele Genovese, l’Unione Europea dovrebbe perseguire obiettivi diversi: «Le misure per rivedere il sistema esistono: da un lato occorre investire nella filiera corta e ridurre i trasporti (quel principio di prossimità, di cui si è tanto tenuto conto durante la pandemia, dovrebbe diventare la norma per il futuro), dall’altro ottimizzare i consumi. Altro step: il passaggio a una dieta a base vegetale, che presuppone un cambiamento del sistema della filiera. Il metano emesso dagli allevamenti intensivi può impiegare decenni a risalire l’atmosfera».Il 10 novembre si è aperto il Trilogo, momento di confronto tra Commissione europea, Parlamento europeo e Governi nazionali; durante i negoziati, che si protrarranno per mesi, si potranno effettuare modifiche e aggiustamenti al testo, anche attraverso emendamenti.

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La Commissione Europea dovrà valutare la proposta della PAC già approvata dal Parlamento, e approvarla a sua volta o rigettarla. Afferma Simona Savini: «La Commissione Europea ha la facoltà di rigettare una proposta dell’Europarlamento, se non è in linea con altre normative o con altri accordi europei. Come sosteniamo e com’è stato detto dal Presidente della Commissione Agricoltura, questa PAC è incompatibile con il Green Deal europeo».

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