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La seconda vita dei PFU – pneumatici fuori uso

In Italia la totalità dei PFU immessi sul mercato del ricambio è recuperata e convertita in campi da calcio, asfalto, prodotti di design o energia. Parla Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus

Nel 2006 con l’art. 228 del Decreto Legislativo 152/2006 l’Unione Europea ha vietato lo smaltimento in discarica degli pneumatici giunti a fine vita riconoscendo alla loro gomma qualità e valore tali da rendere il recupero obbligatorio. In Italia, un sistema che in ottica nazionale gestisca la raccolta e il recupero dei PFU – pneumatici fuori uso – tracciandone i flussi, monitorando le attività e sviluppando le applicazioni dei granuli è attivo dal 2011, grazie al Decreto Ministeriale attuativo n. 82 dell’11 aprile 2011. La norma prevede che sia obbligo dei produttori e degli importatori di pneumatici farsi carico dei PFU in quantità pari a quella degli pneumatici immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. Ogni anno arrivano a fine vita in Italia circa 350.000 tonnellate di pneumatici. Il nostro Paese rappresenta un’eccellenza in Europa nella gestione di raccolta e recupero dei PFU: 100% dei PFU generati da pneumatici regolarmente immessi sul mercato del ricambio sono riciclati. 

Giovanni Corbetta è Direttore Generale di Ecopneus, uno dei circa trenta soggetti autorizzati dal Ministero dell’Ambiente alla gestione del recupero dei PFU: «Tutte le componenti che formano lo pneumatico sono recuperate – gomma, frammenti metallici e tessili. Una serie di triturazioni consente di ridurre il materiale in frantumi più piccoli e, con appositi procedimenti, separare dalla gomma il metallo e le fibre tessili». Il processo di riciclo dei PFU inizia dal loro smontaggio dai veicoli da parte di autofficine e gommisti serviti da Ecopneus, che saranno anche responsabili del loro stoccaggio fino al momento del prelievo. L’intero sistema nazionale di raccolta e riciclo dei PFU è finanziato da un contributo ambientale che ogni consumatore paga quando acquista uno pneumatico nuovo. Tale contributo servirà a coprire le intere spese di gestione dello pneumatico, fin da quando è separato dal veicolo. «Questo sistema, gratuito per il gommista, ha messo fine ad ogni rischio di una gestione ambientale dei PFU potenzialmente scorretta e ha attuato un sistema di controllo di tutto il percorso del PFU, dall’officina fino alla sua trasformazione».

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Il primo passo del trattamento consiste nella stallonatura: la rimozione degli anelli d’acciaio

Allo smontaggio dal veicolo segue la raccolta: i PFU sono portati nei centri di stoccaggio, pesati e depositati in appositi spazi, prima di essere avviati al trattamento. Il primo passo del trattamento consiste nella stallonatura: la rimozione degli anelli d’acciaio posti in corrispondenza ai talloni dello pneumatico. Essi possono poi essere recuperati in fonderia. Per occuparsi di raccolta e recupero degli pneumatici fuori uso Ecopneus, società senza scopo di lucro costituita dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia, ha optato per un modello a rete di imprese: ha strutturato e si serve di una rete di oltre cento aziende qualificate collocate su tutto il territorio nazionale. Riesce a gestire ogni anno circa 200.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso in Italia, oltre il 50% del totale nazionale.

Una volta stallonati, gli pneumatici possono andare incontro a due diverse modalità di recupero: quello di energia o quello di materia. Nel 2019 il 43% dei PFU raccolti da Ecopneus è stato destinato al recupero di energia, mentre il 57% è stato avviato al recupero di materia. Tutti i PFU devono essere sottoposti a una prima frantumazione. Essa riduce lo pneumatico in frammenti che misurano tra i 5 e i 40 centimetri, detti ciabatte. Le ciabatte possono poi essere destinate al recupero energetico o per quello di materia.

Il recupero di energia. «Il recupero energetico dei PFU è prevalentemente effettuato nei cementifici, che consentono di sfruttare al meglio l’elevato potere calorifico della gomma, superiore a quello del pet-coke, nonché di recuperare nel cemento i residui della combustione, ceneri e acciaio, evitando il ricorso a ulteriori materie prime vergini, con un beneficio ambientale ed economico per le aziende e la collettività. L’impiego dei PFU per l’alimentazione dei cementifici in sostituzione di altri combustibili fossili si traduce in una riduzione delle emissioni di CO2 di ciclo di vita e nel risparmio di materie prime vergini utilizzate nella produzione, in particolare ossidi di ferro grazie all’acciaio presente nei PFU: per ogni tonnellata utilizzata in sostituzione di coke di petrolio, si evitano l’emissione in atmosfera di 1 tonnellata di CO2eq e il consumo di 210 kg di materie prime vergini, minerali e fossili».

Il recupero di materia consente di ottenere granuli, polverini di gomma e acciaio impiegati in specifici settori applicativi. «Il PFU è avviato in appositi impianti che attraverso una macinazione meccanica a temperatura ambiente lo riducono in frammenti sempre più piccoli, fino ad arrivare alla separazione delle tre componenti dello pneumatico: gomma, acciaio e fibra tessile ed ottenere così il granulo (0,8 – 20 mm). La componente in gomma è sottoposta a un’ulteriore fase di trattamento per ottenere il polverino (< 0,8), impiegato per la realizzazione di asfalti modificati, superfici sportive, materiali per l’isolamento, elementi di arredo urbano, nonché indirizzata all’impiego in nuove mescole di gomma».

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Il recupero di materia consente di ottenere granuli, polverini di gomma e acciaio impiegati in specifici settori applicativi

Granuli, polverini e acciaio ottenuti dal recupero di materia dei PFU possono essere impiegati in settori diversi. «A oggi è il settore sportivo quello che assorbe il quantitativo maggiore della gomma da riciclo della filiera Ecopneus, circa il 32%, che è impiegato per la realizzazione di campi da calcio in erba sintetica, playground per parco giochi, pavimentazioni sportive polivalenti e prodotti per il benessere animale come box e ambulatori veterinari. La gomma riciclata dai PFU presenta infatti delle caratteristiche straordinarie per lo sport: l’ottimale risposta elastica, la resistenza alle condizioni meteorologiche più avverse e l’elevata capacità di assorbimento degli urti ne fanno infatti un materiale ottimale per la pratica di diverse discipline sportive».

I PFU possono trovare un ulteriore impiego nelle strade e nelle infrastrutture, attraverso la realizzazione di asfalti modificati silenziosi e duraturi. Tali asfalti si ottengono aggiungendo il polverino di gomma che proviene dal riciclo degli pneumatici al bitume. La pavimentazione stradale così ottenuta produce 5dB in meno di rumore rispetto agli asfalti tradizionali, contribuendo a ridurre l’inquinamento acustico, inoltre è fino a 3 volte più resistente all’usura. Ad oggi sono stati realizzati nel nostro Paese circa 600 km/corsia di strade con asfalto modificato con gomma riciclata da PFU, prevalentemente in Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Trentino-Alto Adige.

I prodotti della filiera del riciclo di PFU sono impiegati anche nel settore edilizio, per l’elevata elasticità e resistenza agli urti della gomma. Sono utilizzati per l’isolamento acustico dal rumore e dalle vibrazioni. Esempi sono i prodotti anticalpestio per l’isolamento acustico dei solai, i prodotti da intercapedine per l’isolamento acustico delle pareti e i prodotti antivibranti per lo smorzamento dei fenomeni di vibrazione. Tutti prevedono la presenza di uno strato di un materiale elastico ed isolante, come la gomma. Nel design, l’oggettistica e anche nuovi compound realizzati unendo gomma riciclata e materiali termoplastici: «Oggi si stanno sviluppando nuove applicazioni, in particolare in unione alla plastica riciclata, dove ci siamo posti l’obiettivo di valorizzare le caratteristiche fisiche e tecniche della gomma riciclata e delle materie termoplastiche riciclate in settori come l’automotive, la zootecnica, negli articoli tecnici, per l’arredo urbano, il settore edile e molti altri ancora».

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Ecopneus – Il futuro dei Pneumatici Fuori Uso. Ecopneus è la società consortile per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei Pneumatici Fuori Uso

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