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Porta Verde: l’agroforestazione rigenerativa a Milano nel quartiere Corvetto

Il progetto sui quaranta ettari di terreno nel Parco della Vettabbia prosegue con bando della Scuola dei Quartieri. Sette persone e più di quaranta volontari coltivano l’area

Milano Porta Verde è un progetto pilota di agroforestazione urbana presentato al secondo bando della Scuola dei Quartieri che mira a trasformare un’area agricola abbandonata di 40 ettari nel Parco della Vettabbia, in un parco agroforestale entro il 2030. Una volta avviata, l’iniziativa sarà legata a un programma di agricoltura a sostegno della comunità (CSA: Comunità che Supporta l’Agricoltura). L’iniziativa nasce nel 2017 con l’assegnazione da parte del Comune di terreni abbandonati nella zona di Vaiano Valle all’azienda agricola Cascinet, di cui fa parte Alessandro Di Donna, iniziatore del progetto insieme ad Enrico Sartori. I terreni si trovano incastrati tra Corvetto e Porto di Mare, segnando l’ingresso dalla città alla campagna. L’obiettivo sin dall’inizio è quello di creare un progetto agricolo e innescare un processo di rigenerazione ambientale e sociale ai fini di produzione e consumo da agricoltura rigenerativa, biologica e circolare. Nel 2019 le attività si ampliano grazie alla presentazione del progetto PortaVerde ai cinque giorni del Call for Ideas del Comune di Milano, con la collaborazione, tra le altre, anche della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano. A marzo 2019 viene piantato il primo ettaro. Nel 2020 viene dato il via alla sperimentazione di un centro italiano dell’associazione internazionale Soulfood Forestfarm, che si occupa di agroforestazione rigenerativa. 

La produzione agricola di PortaVerde è stata avviata seguendo i principi dell’agricoltura sintropica ideata da Ernst Gotsch più di quarant’anni fa in Brasile. Secondo questa tecnica di gestione agroforestale, si crea un ecosistema composto da alberi, arbusti e colture annuali capace di rigenerare il suolo e contribuire al mitigamento degli effetti del cambiamento climatico. Il primo principio è quello della stratificazione: le piante sono suddivise in base alle loro esigenze. «Ci sono piante di strato emergente come il pioppo o il platano, piante di strato basso, come il nocciolo o il sambuco e piante di strato medio, come il melo e piante da frutto che, in generale, si posizionano nello strato medio-alto. Sono rispettate le collocazioni di ciascuno in base al fabbisogno e alla loro evoluzione. Facendo un lavoro di selezione e pianificazione delle specie, cerchiamo di ricreare il corredo genetico delle piante autoctone per avere un maggiore adattamento e creare ecosistemi complessi». Segue il principio di successione ecologica, ovvero, ogni specie è inserita in maniera funzionale alla creazione di un ecosistema che diventa più complesso. «Le piante pioniere con vigorosità alta, adattamento e poca ossigenazione, resistenti in condizioni di siccità, come le infestanti, sono alleate per la formazione degli ecosistemi. Come quando si formano i boschi, le piante tendono ad allearsi: i meccanismi ecologici che regnano nell’ecosistema, gli consentono di diventare più complesso. Un processo applicato nell’agricoltura sintropica: massimizzare della biomassa con funzione produttiva». Il terzo principio è quello della copertura del terreno, ovvero la pacciamatura. Si copre il terreno tutto intorno alle piante, in modo tale da coprire la luce e lo spazio ed impedire alle eventuali erbe spontanee di crescere. Il terreno riparato da una pacciamatura è l’habitat ideale per una serie di microrganismi utili, che agiscono favorendo e realizzando i processi chimici che hanno luogo nella rizosfera, ossia nell’area presidiata dall’apparato radicale delle piante.

«Il progetto è stato iniziato da me ed Enrico in seguito a viaggi in Brasile Africa e Portogallo sempre finalizzati allo studio dell’agroecologia. Poi, l’incontro con Ernst Gotsch nel 2016 mi ha convinto a portare queste cose in Italia. Noi vogliamo diventare un esempio con questo progetto di riforestazione nel Comune di Milano perché riteniamo sia conveniente su tutti i livelli, dall’ambiente, ai cittadini: chi acquista, chi si forma con i nostri progetti e chi partecipa in maniera attiva alla rigerenazione della Vetabbia». Con l’agricoltura sintropica e la corretta applicazione di sistemi agroforestali, che prevedono l’abbandono di prodotti agrochimici e dei pesticidi, si riescono a produrre piante alimentari (frutta, verdura, cereali e tuberi) nonché alberi da legname, preservando le risorse naturali e addirittura contribuendo al recupero di terreni degradati con il progressivo ripristino della biodiversità e persino la rinascita delle fonti idriche. Parte dei terreni di PortaVerde è destinato alla pratica della Short Rotation Forestry (SRF), con cui si intende la coltivazione, ad elevata densità, di specie arboree a rapida crescita che vengono tagliate ad intervalli frequenti, circa ogni due anni, per la produzione di un materiale da destinare al termocompostaggio, ovvero la trasformazione energetica. Le specie più impiegate per questo tipo di rotazione sono il pioppo, il salice e l’ontano.

PORTA VERDE 5
Stratificazione delle piante per layers, teoria di Ernst Gotsch

Alessandro Di Donna, Enrico Sartori e Giuseppe Bertolina sono i tre responsabili operativi del progetto di agroforestazione urbana sui terreni di Cascinet. Il gruppo di candidati al progetto della Scuola dei Quartieri conta invece sette persone, tra cui anche Carlo Venegoni e Gemma Chiaffarelli. Carlo è architetto, Gemma è agronomo forestale in ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste). Oltre a circa quaranta volontari fissi, professori e ricercatori dell’Università degli Studi di Milano afferenti alla Facoltà di Agraria, nonché al Corso di laura in Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio e al Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali stanno supportando attivamente PortaVerde..

Lo scorso 14 dicembre è scaduto il terzo bando della Scuola dei Quartieri del Comune di Milano. La definizione di ‘Scuola’ indica la possibilità di accesso a tutti i cittadini, riuniti in gruppi informali, senza limiti di età o di titoli di studio. Gli unici requisiti sono l’essere un cittadino maggiorenne, risiedere in Italia, anche con regolare permesso di soggiorno, e avere un progetto, un servizio o un’attività utili a migliorare la vita dei cittadini nei quartieri periferici di Milano. Il bando dà spazio fino a trenta gruppi di cittadini e alle loro idee. I progetti scelti variano da attività commerciali e artigianali, spazi di aggregazione, attività di promozione artistica e culturale, economia circolare, riuso di spazi abbandonati, sport, servizi collaborativi e mutuo aiuto. Le attività della Scuola sono pensate per chi ha già un’idea, ma non sa da dove cominciare o anche per chi ha un progetto da avviare. In base a queste diverse esigenze, sono disponibili su prenotazione dei corsi di formazione avanzata sia per imparare a progettare, sia per capire se e come mettere in pratica la propria iniziativa. Il percorso dura dieci settimane ed è tenuto da esperti di imprenditoria sociale. Per partecipare alla formazione avanzata bisogna essere un gruppo minimo di due persone, avere un’idea progettuale e superare una selezione dopo essersi applicati al bando che il Comune pubblica ogni 6 mesi. Saranno selezionati i gruppi con le migliori proposte e quelli che avranno partecipato a tutte e dieci le settimane di formazione avanzata. Questi riceveranno i fondi, la borsa progetto, che raggiungerà un massimo di 25 mila euro a fondo perduto e contribuirà al co-finanziamento del primo anno di attività. Avranno accesso a nuovi servizi di formazione per ogni fase dell’attività, dall’avvio alla conclusione. 

Il progetto è stato presentato a marzo 2019 con un evento di lancio a Cascina Casoretto e finora sono usciti tre bandi: il primo avviso è stato aperto a giugno dello scorso anno, il secondo a marzo 2020 ed il terzo ad ottobre di quest’anno. I quartieri interessati finora sono stati: Lorenteggio e Giambellino, Lodi, Corvetto, Rogoredo, Santa Giulia, San Siro e Stadio, Ippodromi, Ca’ Granda, Prato Centenaro, Fulvio Testi, Dergano, Affori, Bruzzano fino agli ultimi due aggiunti Bovisa e Niguarda. «Hanno partecipato ai bandi della Scuola dei Quartieri più di quattro mila soggetti, circa quattrocento persone alla formazione avanzata. Il primo avviso ha ad oggi dieci progetti in fase di sperimentazione», spiega il Project Manager di Scuola dei Quartieri Davide Bazzini. Per poter ricevere la borsa di progetto, i gruppi dovranno prima costituirsi in un Ente del Terzo Settore (associazione, cooperativa, impresa sociale, ecc.) o altro soggetto associativo senza scopo di lucro (associazioni sportive dilettantistiche o culturali e ricreative). 

La Scuola dei Quartieri è un progetto dell’Assessorato al Lavoro e Attività Produttive del Comune di Milano con il sostegno del PON Metro Milano 2014-2020. La Scuola è realizzata in collaborazione con una rete di organizzazioni specializzate nello sviluppo di comunità e nel sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione sociale, selezionate con un bando pubblico. La fase pre-bando che si occupa di informare e incoraggiare chi vuole lanciare la propria idea fa capo all’associazione Dynamoscopio. Delle attività di formazione, una volta che i gruppi informali si sono candidati e sono passati alla fase avanzata, si occupa l’associazione Make a cube. 

Il progetto Scuola dei Quartieri è nato dal Comune di Milano grazie al co-finanziamento dell’Unione Europea tramite i fondi dedicati al Programma Operativo Città Metropolitane 2014-2020 (PON Metro). Di recente Scuola dei Quartieri è stato tra i dieci finalisti di The Innovation in Politics Awards 2020 per la categoria ‘Democrazia: partecipazione, trasparenza, autodeterminazione’. Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane, è parte integrante del progetto e a sua volta coordinatrice dei lavori inerenti al progetto Smart cities, appartenente al PON Metro. 

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Il PON Metro è un programma dedicato allo sviluppo urbano che affronta le principali sfide territoriali e organizzative che interessano i contesti metropolitani. Comprende le quattordici città metropolitane italiane (Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Venezia, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Catania, Messina, Palermo e Cagliari) e prevede che definiscano strategie di sviluppo urbano sostenibile e realizzino azioni integrate finalizzate a ridisegnare e modernizzare i servizi urbani e promuovere l’inclusione sociale per la popolazione più fragile nei quartieri che presentano maggiori condizioni di disagio. Il Programma identifica cinque Assi prioritari. Il terzo asse, Servizi per l’inclusione sociale, comprende i progetti quale quello della Scuola.

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