BALLI RECÒ FESTIVAL. IMMAGINE MARCO BADIANI
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Prato città circolare, al pari di Amsterdam e delle Fiandre

Nel primo distretto tessile d’Europa, la seconda edizione di Recò, il primo festival diffuso sulla circolarità. Al centro le realtà circolari toscani – della conceria, del tessuto, della carta 

L’intera storia d’Italia e d’Europa finisce a Prato: tutta a Prato, in stracci, scriveva Curzio Malaparte nel suo Maledetti toscani. Era vero nel ‘56, quando è uscito il libro che ha consacrato l’unicità della toscanità, così come lo era a metà del 1800 quando è nata la pratica della cardatura cui fa riferimento l’autore. Lo è ancora oggi. I capi in lana arrivano a Prato da ogni parte del mondo, da charities e negozi di usato. I ritagli sono suddivisi per qualità e colore. Per alcuni casi avviene la sfoderatura, per separare dal tessuto gli elementi che non sono lana pura, dai bottoni, agli interni in seta, alle zip. Si passa poi alla carbonizzazione, ovvero il processo per cui i panni vengono trattati a secco con l’acido cloridrico per eliminare le impurità. Dalla prima ‘battitura’ nasce la ‘lana meccanica’ o ‘lana rigenerata’: si ottiene dal passaggio degli stracci in vasche contenenti coppie di cilindri dentati in acciaio che sfibrano il tessuto, ottenendo un filato pronto per creare capi nuovi. La storica tecnica della cardatura pratese, che recupera il filato dai capi dismessi sintetizza quella circolarità, ed è oggi il simbolo della città, primo distretto tessile d’Europa. 

L’economia circolare a Prato non si regge unicamente sul recupero della lana (nata con l’autarchia, quando nessuna materia prima poteva essere sprecata, ndr). Circolare è l’impianto di depurazione industriale, che fa in modo che le grandi quantità di acqua normalmente impiegate all’interno delle aziende non vadano sprecate, ma siano recuperate e riutilizzate dopo le fasi di depurazione. «È come se in città – spiega Valerio Barberis, assessore all’urbanistica con delega all’economia circolare – avessimo sviluppato una deformazione professionale a riutilizzare le cose. Quello di Prato è tra i primi distretti tessili al mondo dal punto di vista della sostenibilità. Qui si sono sviluppate altre produzioni parallele: il tessuto è utilizzato – oltre che nell’abbigliamento – nell’edilizia, per creare pannelli di isolamento, o nell’arredamento». La città entra nel cerchio del riutilizzo: gli edifici e le fabbriche sono parte dell’arredo urbano e del panorama culturale della città. Negli anni Settanta fu Luca Ronconi a trasformare il vecchio complesso industriale del Fabbricone in un teatro. Gli spazi urbani e le fabbriche hanno preso parte per il secondo anno a un progetto che coinvolge tutta la città. Recò è nato come festival della sostenibilità nel 2019, con la sua ‘edizione zero’. Se il primo Festival ha messo al centro la moda e il tessile pratese, questa seconda edizione si è allargata alla regione, comprendendo altri due distretti circolari toscani: il distretto della carta di Lucca e il distretto della concia di Santa Croce. Manca all’appello il distretto del marmo di Carrara – si sta pensando di coinvolgerlo per le prossime edizioni. «Vorremmo che diventasse il festival dell’economia circolare della Toscana e dei distretti della Toscana a livello nazionale e internazionale», continua Barberis.

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Balli Recò festival. Immagine Marco Badiani

Recò festival è stato ideato assieme a Regione Toscana e finanziato da Toscana Sviluppo. «Nel 2014 il tema del riuso divenne la principale narrazione della città. Nel 2016 l’Unione Europea ha creato il programma agenda urbana per l’Europa – consideriamo che circa il 70% della popolazione vive nelle aree urbane e che l’85% del pil mondiale è prodotto nelle aree urbane. Sono state poi istituite 14 tematiche prioritarie e per ognuna di queste è stata creata una partnership. In quel contesto, a livello nazionale, siamo stati candidati come città per coordinare la partecipazione italiana alla partnership economia circolare. Il lavoro è ancora in corso e ha introdotto Prato nei report europei, fatto comprendere alla città la sua importanza, pari a quelle delle Fiandre, alla Slovenia e ad alcune città europee come Amsterdam, in tema di economia circolare». Sulla base di questa esperienza è nato Prato Circular City, il programma dell’assessorato che ha lo scopo di promuovere l’economia circolare all’interno della città.

Data l’impossibilità di realizzare eventi in presenza, gli appuntamenti si sono spostati online. «Recò si sarebbe dovuto tenere la scorsa primavera», spiega Alessandro Colombo, direttore artistico del festival. «Ci siamo spostati sui canali di streaming e con la collaborazione di Controradio trasmettiamo gli eventi via radio, potendo raggiungere 12mila spettatori». Non si tratta più di un festival organizzato su quattro giorni, ma è un evento continuo che offre spunti e contenuti nel corso del tempo. Sono stati superati gli 82 contenuti.

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Naomi Berrill, Picchi Recò Festival. Immagine Marco Badiani

Il festival è organizzato in più sezioni: una è dedicata al confronto, una all’interazione, una alle performing art. È intervenuto Michael Braungart, tra i padri dell’economia circolare, Ermete Realacci, ambientalista e presidente di Symbola, Stefano Mancuso, neurobiologo delle piante e Mario Brunello, musicista interprete di Bach al violoncello. Recò ha occupato gli spazi cittadini con gli appuntamenti open factories. «Abbiamo voluto mantenere le open factories nonostante le circostanze sanitarie contingenti. Realizziamo performance all’interno delle aziende, ne creeremo 9 in totale (Lucchesi, Ricceri, Manteco, Balli, Picchi, Gommatex, Beste, Colle), che diventeranno dei mini documentari e su ognuno di questi faremo un lavoro di comunicazione. Abbiamo slegato la parte di performing art dai classici luoghi di cultura e siamo andati alla ricerca di teatri nuovi. È un modo per raccontare ai cittadini cosa succede dentro a queste mura». Lavorano al progetto interpreti e storytellers – come il drammaturgo Luca Scarlini, la violoncellista Naomi Berrill, il jazzista Alessandro Lanzoni e il pianista e compositore Simone Graziano. Orsola De Castro, attrice e pioniera dell’upcycling, partecipa da Londra. Aldo Colonetti, filosofo e storico dell’arte partecipa da Milano. 

«Andando in Europa ci siamo resi conto che negli altri Paesi i promotori della transizione verso l’economia circolare sono le grandi aziende, oppure le scuole che insegnano le pratiche di condotta», conclude Barberis. «Nelle dinamiche italiane non è così: i distretti sono società, prima che sistemi economici. L’economia circolare in questo contesto nasce in modo più pragmatico: il rifiuto dell’azienda che sta accanto a te diventa una risorsa. È come un metabolismo che andato creandosi nel tempo».

IMMAGINI

Recò Festival
Il primo festival diffuso e multicanale dedicato all’economia circolare
Eventi dal vivo, conferenze, radio, podcast e live stream

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