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Utilizzo della falsa cimosa: «gli italiani sono viziati dalla bellezza»

Linfa creativa dall’est Europa, Arman Avetikyan e il nuovo corso di un’industria tessile passa dal recupero degli scarti – il Progetto 62 di Colombo Industrie Tessili

Arman Avetikyan, classe 1989, è cresciuto a Samara, sul fiume Volga, in una famiglia armena in cui si è sempre parlato la lingua della terra natale – un idioma con meno di cinque milioni di parlanti. Il suo paese d’origine, a maggioranza cristiana ma stretto tra Iran, Georgia, Turchia e Azerbaijan, a trent’anni dalla dichiarazione di indipendenza dall’Unione sovietica non ha ancora trovato la pace con i vicini. In Russia Avetikyan ha studiato architettura, poi è passato a fashion design, ha lavorato in una maglieria e ha confezionato capi su misura, spesso per cantanti lirici. Fin da bambino egli osservava la zia cucire: non ha mai avuto dubbi su ciò che avrebbe voluto fare. «Studiando moda in Russia non si ha un contatto con la realtà che conosciamo altrove: l’industria tessile e il sistema non sono forti né all’avanguardia», racconta. Sei anni fa il trasferimento a Milano, dove ha studiato fashion design al Politecnico, specializzandosi in design della maglieria. «In Russia avevo imparato a disegnare, l’aspetto stilistico, ma a quel punto volevo approfondire la conoscenza tecnica del lavoro sui tessuti».

Avetikyan è rimasto legato alla cultura armena, tra i maggiori punti di riferimento ha il regista Sergej Paradžanov, con le sue trasposizioni surrealiste delle tradizioni popolari caucasiche, spesso finito nel mirino della censura sovietica. Un simbolismo ludico e visionario che ha penetrato anche la cultura pop occidentale: il video 991 di Lady Gaga fa riferimento a questo aspetto della tradizione cinematografica armena. Dopo un’esperienza come designer della maglieria in Armani e aver vinto il premio Talents Lineapiù, Arman Avetikyan è arrivato alla Colombo Industrie Tessili, dove gli è stato affidato il Progetto 62.

Nel 1962 Piero Colombo – detto Gezz, ‘geco’, per la sua rapidità e intuitività – e sua moglie Anita fondavano una piccola azienda tessile a San Fermo della Battaglia, provincia di Como: la Colombo Industrie Tessili. Due anni dopo nasceva Stefano Colombo, ancora due anni e sarebbe arrivato Massimo: abitavano sopra la tessitura, una ventina di telai in un’enorme spazio che nel fine settimana si svuotava. Le prime marachelle, di nascosto dal padre, Stefano e Massimo le hanno fatte tra i lunghi corridoi tra le file di telai, andando con i pattini e giocando con le vecchie spole come fossero costruzioni. Stefano e Massimo oggi guidano l’azienda, il primo come presidente, il secondo come amministratore delegato. «Abbiamo cominciato durante gli studi superiori a lavorare in azienda d’estate, all’inizio col compito di pulire le macchine. Dopo il corso di laurea diviso tra Italia e Connecticut, era il luglio 1988, mi sono reso conto che il futuro sarebbe stato qua», racconta Massimo Colombo.

La Colombo nel 1976 aveva acquisito l’azienda Feloy di Bulgarograsso, raddoppiando la capacità produttiva e affacciandosi al mercato dei confezionisti, prima in Italia e poi nel mondo; dagli anni Ottanta si è trasferta a Fino Mornasco, sempre in provincia di Como. Nel 2008 la trasformazione nel Gruppo Colombo, che ha portato all’acquisizione del marchio di tessuti tecnici Its-Artea e, nel 2012, della Mario Boselli Jersey, con le sue linee per il mercato di lusso. Oggi l’azienda ha 48 dipendenti e un fatturato di 6,5 milioni di euro, realizzato per metà in Italia e per metà all’estero. L’anno prossimo pianifica di arrivare in Corea e a crescere in Cina e Giappone.

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Progetto 62, realizzato con i tessuti di Gruppo Colombo. Immagine di Ludovica Arcero. Collaborazione con Luigi Ciuffreda e Massimiliano Testa 

All’inizio di quest’anno, a quasi sessant’anni dalla fondazione dell’azienda, Stefano e Massimo Colombo progettavano di creare una nuova linea che si affiancasse alle tre storiche. Quando hanno conosciuto Avetikyan, hanno capito sarebbe stata la persona cui affidarla. «Pensavamo, e cinque mesi di collaborazione lo hanno confermato, che Arman avrebbe potuto vedere il prodotto dalla prospettiva dell’utilizzatore finale, del designer che nei filati e nei tessuti intravede già il capo finito», spiega Massimo Colombo. La nuova linea – Progetto 62 – è un laboratorio di idee, collaborazioni e collezioni di tessuti per la fascia alta di mercato. Due colori d’archivio ricorrenti nelle produzioni Colombo e scelti da Avetikyan fanno da guida, mentre il pattern geometrico è un insieme di linee e puntini apparentemente senza significato: il nome della linea ‘progetto 62’ tradotto in codice Morse.

L’azienda ha già ottenuto certificazioni relative alla sostenibilità e tracciabilità delle materie prime, in particolare la GOTS (Global Organic Textile Standard), relativa alle fibre naturali, e FSC (Forest Stewardship Council). «Queste ormai sono la base da cui tutti dovrebbero partire, richiesta spesso anche dai clienti», spiega Avetikyan. Archivio e scarti. Nell’ambito della nuova linea, Avetikyan ha creato il progetto Palindromo, guardando a ciò che era già stato prodotto e restava inutilizzato, cioè le rimanenze di tessuti e filati nei magazzini e gli scarti industriali di produzione. Per valorizzare questo materiale sono state attivate collaborazioni con piccole realtà artigiane italiane e giovani designer. A partire dal filato recuperato, con la collaborazione degli artigiani, sono stati realizzati nuovi tessuti ricamati. Al giovane designer Tiziano Guardini è stato aperto l’archivio aziendale con la possibilità di utilizzare tutti i tessuti che voleva per la sua collezione: ne è nata SS 21, una collezione con pattern di colori usciti dall’unione di jacquard ‘di magazzino’.

«Camminando nelle linee di produzione, cosa che faccio spesso per vedere come funzionano le macchine, ho scoperto l’esistenza della falsa cimosa, cioè la parte del tessuto tagliato e in genere buttato. Quando il tessuto è cashmere o seta, anche lo falsa cimosa lo è. Sembra passamaneria, a prima vista è inutilizzabile», racconta Avetikyan. Da qui è nata l’idea di contattare un’artigiana valtellinese che produce i pezzotti, tappeti realizzati dai ritagli di stracci tipici della Valtellina. «Nel pezzotto c’è già l’idea sostenibile del riciclo di vecchi stracci e vestiti. Quelli che ha creato questa artigiana sono diventati tappeti e gadget per i clienti con la forma, per esempio, di portaborracce».

Modelli. La creazione di Progetto 62 è partita ad aprile, quando in Italia iniziava il periodo di lockdown. «In quei giorni era frequente sentir dire che l’Europa non ci aiutava», ricorda Avetikyan. «Mi sembrava che gli italiani non capissero la bellezza che nella storia erano riusciti a creare senza l’aiuto di nessuno. Hanno creato il design del prodotto: ho voluto legare la prima collezione (autunno inverno 21-22) ad alcuni nomi del design italiano, non solo esteticamente ma anche tecnicamente. Abbiamo creato tessuti leggeri ispirati alla sedia Superleggera di Gio Ponti. Con le lampade di Ettore Sottsass e i disegni di Achille Castiglioni abbiamo creato alcuni disegni dei jacquard. Ci siamo rifatti ai gilet colorati di Fortunato Depero, una stranezza per gli inizi del Novecento, per creare jacquard su cui potevamo usare filati diversi». Nella collezione ci sono anche tessuti ispirati ad Alessandro Mendini, Angelo Mangiarotti e Bruno Munari. «Le prossime collezioni, a partire da quella che presenteremo a febbraio, saranno allo stesso modo ispirate all’arte e alla cultura moderna italiana».

«Sono arrivato in Italia sei anni fa, e scopro tutto con l’entusiasmo di un bambino di dieci anni, perché non ci sono nato dentro. Una chiesa ottocentesca vicino alla mia casa nel quartiere Lambrate di Milano, nella città russa in cui sono cresciuto sarebbe la principale attrazione turistica: qui nessuno la nota. Gli italiani mi sembrano viziati dalla bellezza».


Colombo Spa – Industrie Tessili
Via Risorgimento, 34, 22070
Fino Mornasco CO

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