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L’origine del mondo è nel femminile: appunti sparsi di Roberto Peregalli

Una collezione di fotografie di dettagli erotici di quadri, un libro per celebrare la nudità, il disfacimento, le imperfezioni e la bellezza dei corpi di donna dipinti dall’arte nei secoli 

La Parigi bene degli anni Sessanta del Diciannovesimo secolo era popolata da personaggi eccentrici. Tra loro il collezionista Halil Şerif Pasha, o Khalil Bey, come lo chiamavano in Francia. Dopo essere stato ambasciatore ottomano ad Atene e San Pietroburgo, a metà anni Sessanta il diplomatico decise di ritirarsi a vita privata a Parigi, dove aveva studiato da ragazzo: la capitale francese era allora anche la capitale dell’arte europea, il paradiso di ogni collezionista. Khalil Bey cominciò ad acquistare opere dagli artisti e commissionarle, oltre a giocare d’azzardo. La permanenza a Parigi durò pochi anni: nel 1868, impoverito dai debiti di gioco, vendette la sua collezione, in gran parte dedicata alla celebrazione del corpo femminile, e riprese l’incarico di ambasciatore ottomano, questa volta a Vienna. Tra le opere che aveva posseduto: Le Bain Turc di Ingres e Femmes d’Alger dans leur appartement di Delacroix. Quando il critico Sainte-Beuve gli presentò Gustave Courbet, Khalil Bey capì che a quel pittore sanguigno e insofferente a qualsiasi estetismo o autorità poteva chiedere tutto. Gli commissionò due opere: Le Sommeil, dipinto erotico raffigurante un languido abbraccio tra due donne nude, e L’Origine du monde, un olio su tela di 46×55 centimetri con il primo piano di una vulva femminile. Khalil Bey conservava il quadro in un camerino, dietro una tenda verde, e lo mostrava solo agli ospiti delle sue cene e feste. Dopo diversi passaggi di proprietà, l’opera venne acquistata dallo psicanalista Jacques Lacan, fino al suo ingresso nelle collezioni del museo d’Orsay nel 1995, quando fu esposta al pubblico per la prima volta.

«Quest’opera è l’unica che ha squarciato il velo di Maya dell’apparenza entrando prepotentemente nella carne viva», afferma Roberto Peregalli. «Decontestualizzato dal resto del corpo, il dettaglio erotico diventa ‘inguardabile’ e assume la forza dello scandalo e dell’indicibilità, come la stessa storia del quadro nei secoli dimostra». Filosofo per formazione, Peregalli guida lo studio di architettura che ha fondato con l’architetto Laura Sartori Rimini, caratterizzato dal gusto per la ricostruzione del passato e la sontuosità estetica. Meno nota la sua passione per l’arte erotica: novello Khalil Bey, Peregalli porta sempre con sé una macchina fotografica compatta – inizialmente una Minox, consigliata negli anni Novanta da Mario Testino, poi una Canon compatta. In una quindicina d’anni ha scattato circa quattrocento fotografie ad altrettante immagini di nudi femminili nell’arte. Alcune di queste fotografie sono diventate l’apparato iconografico del suo ultimo libro: Il corpo incantato (La nave di Teseo), una raccolta di appunti che incrocia memorialistica, sparse annotazioni di viaggio e vita, frammenti di riflessione filosofica.

«Volevo parlare del corpo della donna come di un paesaggio. Ho lasciato fuori le connotazioni psicologiche, quello che la donna è come testa e anima. L’obiettivo era camminare su un crinale complicato che non mi facesse cadere né nell’analisi biologica o sociologica né nel racconto erotico o pornografico». Anche nel precedente libro di Peregalli, I luoghi e la polvere, dedicato alla bellezza di luoghi abbandonati e nascosti, ricorrevano analogie con il corpo femminile. Ora i rapporti si invertono: «Il corpo femminile rievoca stanze, luoghi interni, penombre, piccole righe dipinte sul muro». Il rapporto tra immaginario erotico e lo studio di architettura: «Il lavoro dello studio, avendo a che fare con una moltitudine di persone, è più simile a un set cinematografico. Nelle prime gestazioni, la materia di cui sono impregnati i muri, un oggetto o una facciata possono avere la stessa forza di quelle di un corpo. Nella mia testa le due cose sono un tutt’uno».

Jean Honoré Fragonard A young girl sleeping
A young girl sleeping, Jean-Honoré Fragonard.

Analogie con gli ultimi libri di appunti di vita di Jean Clair. Riferimento costante Proust, cui Peregalli ha dedicato anni di riflessioni e un libro. «In Proust si riscontra questo approccio meticoloso al corpo femminile, per esempio in certe pagine su Albertine de La Prisonnière». Si dice Albertine in realtà fosse un uomo: «Nel libro questo non c’è e io voglio leggere le righe, non tra le righe». Tra gli autori, non citati, che hanno raccontato al meglio il corpo femminile, Peregalli cita Philip Roth de L’animale morente, De Sade, alcuni scritti libertini, D’Annunzio. «In tutti questi casi il corpo femminile è un elemento tra altri, oppure ha una forte connotazione sessuale: io lo racconto in altro modo. Per assurdo, potrei dire di essermi ispirato più agli scritti di Martin Heidegger in cui il filosofo tedesco parla dell’oggetto povero e semplice in cui si realizza la quadratura della realtà tra mondi mortali, divini e l’essere; la verità come disvelamento, uscita dal nascondimento. Ho voluto raccontare il corpo femminile in questi termini: un elemento di quotidianità, gratuito, che spesso abbiamo sotto gli occhi e non apprezziamo adeguatamente».

L’immagine in copertina è il dettaglio di un quadro, poco noto, centrale nella storia della rappresentazione artistica del corpo femminile: l’Étude de fesses (Studio di un culo) dipinto da Félix Vallotton nel 1884: «La raffigurazione di un soggetto non statuario, si vede l’usura del tempo, le natiche non posseggono la bellezza plastica della foto di una modella: la carnalità è più sostanziosa di quella che appare sulle pagine glamour della nostra esistenza. La parola scritta doveva essere dirompente, mentre le immagini filtrate dall’arte». Gli apparati iconografici sono ulteriormente filtrati dalla composizione fotografica del volume, realizzata da Luca Stoppini: un inserto centrale in cui è visibile solo un minuscolo dettaglio della fotografia originale di Peregalli, che spesso a sua volta isola un solo dettaglio dell’opera originale. Le fotografie integrali sono riprodotte in formato ridotto nel regesto finale.

I periodi della storia dell’arte che hanno celebrato il corpo femminile e i soggetti che più si sono prestati: le sculture greche e romane, le Cleopatre e le Clizie, le sante torturate ed estatiche della pittura barocca. «Quello che è mancato un po’, dopo il periodo dell’arte greca – lo scrive anche Kenneth Clark nel suo famoso libro sul nudo – è stato un rapporto diretto col corpo femminile, con le sue imperfezioni, senza farne necessariamente una rappresentazione simbolica. Questo atteggiamento si ritrova nel Nudo femminile di schiena di Pierre Subleyras, a inizi Settecento; in Lucian Freud; in John Currin, che ho avuto la fortuna di conoscere e la cui immagine della donna è più legata alla pittura fiamminga, Cranach e alla pittura quattrocentesca grottesca, con scene erotiche e coiti raffigurati con eleganza plastica; in Jenny Saville, con i suoi corpi che sembrano presi a pugni». Periodi lontani iconograficamente si parlano: la Madonna del parto di Piero della Francesca – con l’apertura verticale sul vestito, quasi una stilizzazione del sesso femminile – precorre i tagli di Lucio Fontana.

Nobuyoshi Araki Untitled Hotel Rooms2
Untitled, Hotel Rooms, Nobuyoshi Araki.

Lo scandalo provocato dalla nudità non è solo indizio di bigottismo. «La pornografia è un recinto protetto in cui può accadere di tutto e chi vi accede se lo aspetta. È inevitabile che la nudità femminile che si mostra in un contesto inaspettato susciti scandalo». Lo stesso, secondo Peregalli, non si può dire della nudità maschile: «Le due cose sono imparagonabili. Walter Siti ha scritto pagine molto forti e presenti sui corpi maschili, ma sono altro, per nulla equivalenti o intercambiabili. È evidente nel fatto stesso che il sesso della donna sia nascosto e che da questo buco esca la vita, mentre quello dell’uomo è perfettamente in vista e per generare deve essere ancora più in vista».

L’immagine più ricorrente nelle metafore olfattive di Peregalli è il muschio: «Il muschio è sui gradini che scendono nell’acqua nei canali di Venezia, è l’odore che il protagonista della Recherche sente nello studio dello zio Adolphe, lasciato da Odette e dalle altre donne che andavano a trovarlo, quindi legato alla vita sessuale dello zio; è l’odore del sesso nascosto della donna». La prima esperienza sessuale di Peregalli è stata a tredici anni: «Siamo rimasti vicini dai 13 ai 22 anni. Di solito le prime esperienze di disvelamento sessuale sono vissute con persone diverse, un accumulo quantitativo. Nel nostro caso invece è stato un approfondimento di esperienze dello stesso corpo». Il primo pensiero erotico a dieci anni: «Ricordo abbastanza in presenza la visione di mia cugina, 8 anni più grande, che si spogliò nel bagno di una mia parente per cambiarsi».

Il capitolo più intenso del libro di Peregalli è dedicato al corpo agonizzante della madre. Il corpo, anche quando è maciullato dalla vita, o nell’abisso che precede la morte, ha un fascino sottile. […] Il dolore è legato al piacere, è la sua ombra. E il sesso, nel senso dell’atto sessuale, contiene in sé questi due poli […] Il mistero del corpo si è svelato attraverso il suo immane disfacimento, scrive. L’unico Freud menzionato nel libro è Lucian, ma suo nonno Sigmund non mancherebbe di notare che tutto lo scritto sembra dirigersi verso quelle pagine: il corpo femminile pretesto per parlare della madre. «Non sono d’accordo», spiega Peregalli. «Quello di mia madre è stato il primo corpo femminile nudo visto da bambino. La scena dell’agonia è stata intensa, ma per me era importante soprattutto per raccontare che c’è bellezza anche nella violenza, nelle cicatrici, nella morte. Le montagne di corpi disegnate da Zorac Mušič in campo di concentramento oggi vengono vendute e acquistate non come memento mori, ma perché sono belle, come le sante secentesche trafitte, le violenze del Marchese de Sade».

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Il corpo incantato (La nave di Teseo) è l’ultimo libro di Roberto PeregalliRoberto Peregalli è nato a Milano nel 1961. Laureato in Filosofia. Allievo dell’architetto Renzo Mongiardino, all’inizio degli anni Novanta ha fondato con Laura Sartori Rimini uno studio di architettura e decorazione oggi considerato dalla stampa internazionale tra i cento più influenti al mondo. Tra i suoi libri: La corazza ricamata (2008), I luoghi e la polvere (2010), Proust, Frammenti di immagini (2013). Insieme a Laura Sartori Rimini L’invenzione del passato (2011) e Grand Tour (2018).

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