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Nel distretto dell’oro italiano, le tradizioni devono resistere alla crisi economica

Calano le esportazioni, ma resiste il lavoro. Nella bottega di Salvatore Scibetta, a Valenza: dal tirare un filo d’oro al titanio nero, le tecniche di ieri per le generazioni di orafi di domani

Sotto i portici di Valenza, capitale dell’alta gioielleria artigianale, le botteghe sono incastonate da secoli. L’oro è la storia passata e futura di questo luogo in provincia di Alessandria. Salvatore Scibetta, valenzano, orafo, è proprietario della bottega Salvatore Como. A dodici anni sta appollaiato sugli sgabelli davanti al bancone in legno, imparando a utilizzare quegli. Strumenti che lo accompagneranno per la vita. «Sono trascorsi trentadue anni. Il processo di inserimento in una bottega è facile quando vivi in un distretto specializzato come Valenza. In ogni famiglia c’è un orafo o qualcuno che lavora nel settore. Ho cominciato come tutti, come garzone». La prima soddisfazione è stato vedere un gioiello a cui aveva lavorato sfilare sul red carpet di Hollywood: «Nel 1990, Brooke Shields ha indossato una spilla a forma di cuore per partecipare a una premiazione. Su quel progetto c’era anche la mia firma». Incassatura alla francese, saldatura laser, la tecnica della ‘messa a scaiola’: procedimenti che appaiono automatici sono l’assimilazione della tradizione attraverso un lungo ordine d’anni.

Nella bottega di Salvatore Scibetta lavorano dodici persone. Al banco, il più giovane ha diciotto anni: gli apprendisti affiancano gli specialisti (il più anziano ha 62. anni). Ognuno qui ha la sua specializzazione: «Quando arriva un disegno, o una richiesta sappiamo a chi assegnare il compito». I ragazzi iniziano a studiare la professione già dagli anni del liceo. L’azienda di Scibetta collabora con l’Istituto d’Arte Benvenuto Cellini e con l’Istituto Professionale For.Al. di Valenza Po. «L’utilizzo delle macchine ha semplificato il lavoro, ma il rischio è che quello che prima era un processo di precisione riservato chi era in grado di apprendere i segreti del mestiere, diventi un lavoro di batteria, appiattendone le particolarità». Se prima, quando Salvatore Scibetta ha iniziato la professione si cominciava da preadolescenti,  ora i giovani cominciano a lavorare a 18 – 19 anni, dopo aver terminato gli studi. «Gli esperti del settore parlano di un buco generazionale – spiega – se tra i miei coetanei l’80% dei giovani andava a scuola e il resto iniziava a lavorare, attorno agli anni 2000 c’è stato un gap che si sta colmando solo ora». Iniziando da una piccola bottega si ha la possibilità di provare tutto con le mani, senza affidarsi subito alle macchine. «Nelle grandi industrie i giovani orafi non hanno modo di imparare a tirare il filo d’oro, per esempio. Tirare il filo è come per un pescatore imparare a fare il nodo alla lenza». 

L’azienda di Salvatore Scibetta è in grado di sviluppare dai 1500 ai 2000 pezzi all’anno, a seconda del tipo di prodotti e del tempo richiesto da ognuno. Nel 2019, la produzione è stata di quattromila pezzi, anche grazie all’aiuto di altre aziende partner. «La concorrenza, soprattutto delle imprese asiatiche si avverte – commenta – ma noi siamo un’azienda storica e cerchiamo di mantenere in vita la tradizione. Abbiamo fatto investimenti sulle macchine, ma conserviamo le tecniche che ci sono state tramandate». L’attenzione per le materie prime, anche in questo campo, fa la differenza. «La catena produttiva è tracciata e certificata. Le pietre che utilizziamo arrivano per la maggior parte dall’India, i diamanti sono di estrazione africana. Zaffiri e rubini dalla Birmania e dal Myanmar, mentre la città primaria per le pietre di colore è Bangkok»

Comune di Valenza Centro Comunale di Cultura Archivi Orafi bilanciere immagine archivi orafi Valenza 1
Bilanciere, Comune di Valenza – Centro Comunale di Cultura, Archivi Orafi

Valenza è stata colpita dalla crisi. Nel periodo dell’emergenza Covid è stata la prima città d’Italia per la quota di addetti fermi in fase di lockdown, toccando quasi l’80% del totale, secondo quanto riportano i dati Istat. Il suo distretto orafo è composto da 1500 aziende tra le più antiche d’Italia, distribuite nella città e negli otto comuni limitrofi. A queste è destinato il 70% di tutte le pietre preziose che entrano nel Paese. Gli effetti della pandemia sulle aziende orafe si è fatto sentire in tutta Italia, ma ha inciso in modo particolare sul distretto piemontese, che da sempre ha una forte vocazione per l’export: se normalmente oltre il 65% della sua produzione è destinata a 150 Paesi del mondo, nello specifico Stati Uniti, Giappone, Unione Europea, Medio Oriente, nell’ultimo anno le esportazioni sono diminuite del 52,6% per i blocchi internazionali. Salvatore Scibetta non ha subito perdite notevoli, grazie al lavoro su ordinazione di alta gioielleria. «L’anno scorso avevo programmato di raddoppiare la produzione rispetto al 2019 e non sono riuscito a raggiungere l’obiettivo»

Scibetta ha approfittato del periodo di stallo per specializzarsi in nuove tecniche, approcciare la lavorazione di nuovi materiali. «Quest’anno ho imparato a lavorare il titanio nero – spiega Scibetta – il ‘Ti Black’. Un materiale che ha sorpreso i miei clienti. Si tratta di un tipo di titanio molto pregiato e allo stesso tempo molto difficile da maneggiare. Uno dei punti di forza della mia azienda sta nella ricerca e nello sviluppo: cerchiamo di uscire con meno prodotti, ma con una qualità più alta. Ho iniziato a studiare questo tipo di materiale due anni fa, ma solo in questa fase di lockdown ho acquisito la manualità necessaria»

Tra le sue abilità, quella di intagliare la cera e ricavarne delle forme ispirate alla flora e alla fauna. Ha potuto così lanciare la sua linea di gioielli ispirati a fiori e ad animali. «In mezza giornata sono in grado di intagliare un blocco di cera.Quando lavoravo nel primo laboratorio, per passatempo ho realizzato sette anelli in cera con degli animali intagliati: li ho mostrati a una azienda di Valenza. Li hanno voluti comprare e così ho capito che poteva diventare un business». Cigni in posa su un anello ricoperti di pietre, stelle marine che avvolgono il polso, pantere arroccate su un bracciale. Le creazioni di Salvatore Scibetta si nutrono della sua passione per la natura e per la sua rappresentazione attraverso pietre colorate e metalli preziosi. Scibetta vende la sua linea soprattutto all’estero, anche esponendo in fiere internazionali, che nell’ultimo anno sono state sospese.

IMMAGINI

Salvatore Como
Via Rimini, 15048
Valenza AL

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