
Agroforestazione a Milano: nel Parco Sud suoli al 4,2% di sostanza organica
Nel Parco della Vettabbia, Soulfood Forestfarms sviluppa un’agroforesta con alberi, colture e pascolo: suoli al 4,2%, biomassa e pratiche rigenerative per aumentare fertilità e produzione locale
Agroforestazione rigenerativa a Milano – intervista ad Alessandro Di Donna, co-founder e presidente di Soulfood Forestfarms
Ispirandosi al lavoro pionieristico di Ernst Götsch, ideatore dell’agricoltura sintropica – un metodo basato sui cicli naturali e sulla successione ecologica – Soulfood Forestfarms opera nel campo dell’agroforestazione rigenerativa. Si tratta di una pratica che integra colture agricole, come cereali, ortaggi e legumi, con alberi e arbusti all’interno dello stesso sistema.
Questo approccio amplia la superficie fotosintetica del suolo, lavorando su più livelli e non solo sul piano orizzontale tipico delle coltivazioni tradizionali. La luce viene intercettata lungo diverse altezze, aumentando la produzione di biomassa. Questa biomassa ritorna al terreno sotto forma di sostanza organica, contribuendo a incrementare la fertilità e a migliorare i parametri biologici del suolo.
«L’agroforestazione si accompagna a pratiche agronomiche rigenerative, come cover crop – piante coltivate non per essere raccolte, ma per proteggere il terreno – o pascolo integrato. Quest’anno, ad esempio, nella zona di pascolo della nostra agroforesta urbana a Milano, la presenza delle galline ha mantenuto l’erba alta 40 cm, mentre nella zona non pascolata l’altezza era inferiore e il colore meno intenso», racconta Alessandro Di Donna, co-founder e presidente di Soulfood Forestfarms.
Animali, radici profonde e biomassa: come si chiude il ciclo della fertilità del suolo
Gli animali contribuiscono al ciclo dei nutrienti: la loro presenza stimola la crescita delle piante grazie ai microorganismi presenti nella bocca e nel letame, preservando quella sinergia millenaria tra fauna e paesaggio coltivato. A differenza delle coltivazioni erbacee, aggiunge Perini, l’agroforesta utilizza piante arboree e arbustive con radici profonde che esplorano orizzonti di suolo sempre nuovi, accedendo a nutrienti e acqua in profondità. La potatura e la caduta naturale di foglie e rami riportano questi nutrienti allo strato superficiale, arricchendo il topsoil in modo più rapido e duraturo rispetto alle pratiche tradizionali.
Soulfood Forestfarms ha realizzato un’agroforesta urbana all’interno del Parco della Vettabbia, uno spazio sperimentale e dimostrativo dove vengono realizzate attività di ricerca e workshop teorico-pratici, incluse le sessioni pratiche della scuola HanaMi. Perini spiega come la diversità sia un fattore essenziale nella creazione di un’agroforesta efficiente: «La nostra agroforesta è una biblioteca di diversità coltivabile; alcune delle nostre piante fungono da porta-innesto per varietà antiche da recuperare o conservare. Abbiamo filari di alberi da frutto, alberi a supporto e altri che fissano azoto, con funzioni biologiche, ecologiche e produttive complementari».
One Health: un suolo sano è il punto di partenza per un’agricoltura sana
«Ciò che ha sempre distinto un’agricoltura sana da quella industriale è l’attenzione al suolo: coltivare il suolo, prima ancora delle piante, per ottenere colture sane», afferma Di Donna.
La rigenerazione parte da un presupposto: il suolo non è una banca di nutrienti né una miniera da sfruttare, ma un sistema complesso. È nei primi dieci centimetri di terra che si concentra la maggior parte dei processi biologici: milioni di organismi, visibili e invisibili, che determinano fertilità, equilibrio e capacità delle piante di assorbire e immagazzinare nutrienti.
Un equilibrio che non riguarda solo l’agricoltura. Sempre più studi evidenziano come il microbioma del suolo sia strettamente connesso a quello umano: una dieta basata su prodotti freschi provenienti da terreni sani contribuiscono a nutrire e diversificare il microbioma umano, fondamentale per il sistema immunitario, la salute mentale e la digestione. Negli ultimi anni, in campo agricolo si è andato a consolidare il concetto di One Health, un approccio integrato che guarda alla salute umana, animale e ambientale come tre fattori interconnessi e codipendenti. La geopedologia, ovvero lo studio della struttura fisica e geologica del suolo – come si è formato, da quali rocce e attraverso quali processi geologici – permette di determinare la presenza di determinati minerali e potenziali carenze. Questa conoscenza consente di comprendere il paesaggio e le specie che lo abitano, evidenziando come i fenomeni geologici e il mondo inorganico influenzino profondamente la vita.
La salute del suolo, la sua biodiversità e la geopedologia saranno i temi del primo modulo di HanaMi, la scuola a cielo aperto dedicata all’agroecologia e ai percorsi della transizione ecologica promossa da Soulfood Forestfarms.
Fertilità dei suoli: la situazione del Parco Agricolo Sud Milano
Milano si trova su una delle pianure più fertili d’Italia, dove le valli e i corsi d’acqua hanno da sempre contribuito a sedimentare nutrienti e terreni ricchi. La roggia Vettabbia — dal latino vectabili, “che può trasportare” — attraversava la città e rappresentava un mezzo di comunicazione e sviluppo, oltre a portare fertilità ai terreni circostanti. Il Parco della Vettabbia, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano, in aree antistanti l’Abbazia di Chiaravalle e già coltivato dai monaci cistercensi, deve la sua reputazione alla qualità dei terreni limosi e al contributo delle acque, comprese quelle urbane, che ne hanno arricchito il suolo fino a quando l’inquinamento moderno ne ha ridotto la qualità.
Nonostante decenni di agricoltura intensiva, i terreni milanesi mantengono circa il 4,2% di sostanza organica: superiore alla media agricola nazionale del 2%, seppur inferiore a quella delle foreste, che arriva al 10-15%. Questo dato indica che, pur con un certo impoverimento, la fertilità del suolo rimane significativa, soprattutto considerando l’interruzione di molte attività agricole intorno alla città negli ultimi cinquant’anni.
La materia organica è composta da sostanze a base di carbonio che derivano da organismi viventi, sia animali che vegetali, ed è uno dei tre indici della fertilità dei suoli: «In agricoltura – spiega Di Donna – si parla delle tre M: Minerali, Microorganismi e Materia Organica».

Come si rigenera un suolo inquinato? Il caso del piombo nel Parco Agricolo Sud
L’area a sud di Milano mantiene prevalentemente una vocazione agricola, senza presenza industriale significativa, ma il corso d’acqua della roggia Vettabbia ha trasportato nel tempo anche gli elementi espulsi dalla città, arricchendo i terreni ma introducendo potenziali criticità. «Alcune aree presentano contaminazioni da piombo – spiega Andrea Perini, fondatore di Terzo Paesaggio e manager culturale –, il residuo di circa cinquant’anni di utilizzo della benzina al piombo e dello scorrimento di acque di lavaggio delle strade». Il piombo tende a legarsi alla sostanza organica del suolo, imponendo un’attenta valutazione del rischio che spesso porta alla destinazione dei terreni a filiere non alimentari, come la produzione di legname. «In un progetto di agroforestazione sviluppato su uno di questi terreni, specie come salice, pioppo e platano, note per le loro proprietà fitorimedianti, contribuiscono a immobilizzare il piombo, permettendo al contempo la creazione di microeconomie locali, ad esempio legname per arredo o intreccio artigianale», aggiunge Perini.
Queste pratiche si inseriscono nell’attuale quadro normativo in materia di bonifica dei terreni inquinati, che favorisce l’uso di tecniche come la fitoestrazione – una tecnica naturale che utilizza piante specifiche per assorbire metalli pesanti e inquinanti – e la fitostabilizzazione – alcune specie di piante tolleranti vengono utilizzate per immobilizzare i contaminanti, specialmente metalli pesanti, nel suolo – alternative all’asportazione del suolo contaminato. Tra i riferimenti scientifici principali vi è il manuale Ecoremed del professor Massimo Fagnano dell’Università Federico II di Napoli, basato sull’esperienza della Terra dei Fuochi, considerato una guida per chi affronta la bonifica tramite approcci vegetali.
L’agroforesta come presidio per la resilienza climatica, la biodiversità urbana e nuove filiere produttive
L’iniziativa di piantare tre milioni di alberi a Milano entro il 2030 rappresenta un progetto di infrastruttura verde strategica per la città, contribuendo al raffrescamento dell’ambiente e alla riduzione dell’effetto “isola di calore”. Tuttavia, il limite principale è evitare che queste nuove foreste modifichino la destinazione d’uso delle aziende agricole, considerando che spazi liberi, a Milano, ce ne sono pochi. L’agroforestazione offre una soluzione: permette di integrare nuovi alberi nei terreni esistenti, riducendo i costi di gestione e creando al contempo filiere produttive locali, anziché generare solo verde pubblico finanziato dai contribuenti. Dopo cinque anni, quando il verde diventa di proprietà comunale, le spese per potature, sfalci e manutenzione ricadrebbero infatti sui cittadini; con l’agroforestazione, invece, la manutenzione e la produzione si combinano in un sistema economico sostenibile.
«Creare microfiliere consente anche di connettere l’agroforestazione con altri settori produttivi locali. La scuola Hanami è funzionale a questo approccio, generando una rete di conoscenze e opportunità: uno degli ex studenti ha recentemente avviato una microattività di produzione di funghi edibili, utilizzando il legno derivante dalle agroforeste, dagli sfalci e dalle potature», racconta Perini. Per promuovere i benefici dell’agroforestazione al di fuori del perimetro di Milano, Souldfood Forestfarms ha lanciato la campagna Agroforestiamo, attraverso la quale supporta le aziende italiane nell’adozione di pratiche agroforestali e nella messa a dimora di nuovi alberi, promuovendo così un approccio integrato, produttivo e sostenibile al verde urbano e agricolo.
HanaMi: una scuola a cielo aperto per educare all’agroecologia
Le finalità educative di Soulfood Forestfarms hanno trovato piena realizzazione con HanaMi, naturale continuità di un progetto iniziato nel 2019 per la rigenerazione di uno spazio agricolo nel Parco della Vettabbia, all’interno del Parco Agricolo Sud. I terreni vicino alle zone residenziali di Corvetto e Vigentino, concessi per trent’anni all’azienda agricola Cascinet erano stati acquistati con finalità urbanistiche e poi sequestrati dal Comune di Milano per restituirli all’agricoltura. La scuola Hanami nasce da questo lavoro di agroforestazione in stretto rapporto con le comunità locali, trasformando un’esperienza informale che aveva già coinvolto molte persone in un progetto strutturato, rivolto soprattutto alle nuove generazioni.
Non sono richieste conoscenze pregresse in ambito agroalimentare: come nelle pratiche di agroforestazione, HanaMi si fonda sulla diversità di visioni, background educativi e competenze, dall’agronomia al management, dalla comunicazione alla progettazione. Il nome Hanami, che in giapponese significa “fioritura”, diventa metafora di questo nuovo movimento sulla transizione ecologica, che ha trovato nella città di Milano l’ecosistema perfetto dove mettere radici.
Milano deve tornare a essere un territorio produttivo per ricostruire l’antico rapporto cibo-persone
«L’obiettivo è far sì che Milano torni a essere un territorio pienamente produttivo, connesso alle attività di consumo della città e alle comunità locali. Oggi molti terreni coltivati servono filiere distanti dai bisogni diretti dei cittadini, come mais per foraggio o coltivazioni energetiche per biogas. La fascia agricola intorno alla città potrebbe invece fornire prodotti primari e secondari direttamente utili alla vita urbana, ricreando un legame concreto tra cittadini e origine del cibo», spiega Di Donna.
Secondo Perini, questa è soprattutto una questione culturale: ricreare un’interfaccia tra cittadini e agricoltura. L’idea è che l’agroforesta permei anche lo spazio urbano, attraverso progetti di piccole agroforeste nelle scuole e nei parchi pubblici, per far comprendere da dove proviene il cibo già ai più piccoli. «In città, molti alberi da frutto non sono curati e i frutti cadono a terra; prima di chiedere nuovi spazi verdi, bisogna prendersi cura del verde esistente. Milano è la città giusta per portare avanti questi progetti: ha alle spalle un’illustre storia come capitale agricola, ha ospitato Expo 2015 – Nutrire il pianeta, energia per la vita, è una città molto urbanizzata dove la gente sente più che altrove le necessità di riconnettersi alla natura, alla campagna, ai luoghi da dove arriva il cibo. È un’occasione che non possiamo farci scappare».
Soulfood Forestfarms
Soulfood Forestfarms è un’associazione internazionale con sede in Svizzera, fondata da Ursula Artzmann, con l’obiettivo di diffondere l’agricoltura sintropica e le pratiche di agroforestazione. Dall’hub centrale svizzero, il progetto punta a creare hub locali in tutta Europa, dove co-progettare con le aziende agricole percorsi di transizione verso la produzione sintropica, fornendo piante, macchinari e supporto tecnico grazie a designer e professionisti agricoli. Il primo hub italiano, con sede a Milano, opera come impresa sociale e associazione, e vede la collaborazione di CasciNet come azienda agricola pioniera del progetto. Tra i soci fondatori figurano Giuseppe Bertolina, Alessandro Di Donna, Enrico Sartori, Carlo Venegoni, Gemma Chiaffarelli, Flaminia Leuti e Gabriel Menezes.
