I filtri di sigaretta diventano materia prima per l’industria

Dalla raccolta dei filtri di sigarette nei contesti urbani al trattamento dell’acetato di cellulosa, il progetto Human Maple a Modena trasforma un rifiuto disperso in una risorsa industriale

In Italia vengono fumate ogni anno decine di miliardi di sigarette e una quota rilevante dei mozziconi viene dispersa nell’ambiente. Il filtro è composto per più del cinquanta percento da acetato di cellulosa, un materiale plastico che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi e contiene migliaia di sostanze chimiche, tra cui composti tossici come benzene e metalli pesanti. 

Human Maple nasce a Modena nel 2022 da un’idea di Marco Boccia, Ali Benquail e Simone Vivacqua per rispondere a questa problematica. Durante gli studi universitari, i tre partecipano ad attività di clean-up e volontariato ambientale e si rendono conto che tra i rifiuti più diffusi nei parchi e nei contesti urbani ci sono sempre i mozziconi di sigaretta. A raccontarci la genesi e lo sviluppo del progetto è Marco Boccia, che oggi si occupa del marketing e della relazione con gli investitori: «Non abbiamo visto un rifiuto, ma una materia prima non gestita».

Economie circolari e gestione dei rifiuti dispersi nei contesti urbani

Human Maple tenta di creare una filiera industriale ispirata ai principi delle economie circolari: «La sfida non è solo riciclare, ma rendere riciclabile un rifiuto disperso». Questo implica la progettazione di sistemi di raccolta diffusi e standardizzati, oltre alla gestione delle componenti contaminanti come catrame, metalli e residui organici che possono accumularsi nei contenitori e compromettere la qualità del materiale raccolto. 

Il modello operativo si basa su una rete di collaborazione con aziende, centri commerciali, università e amministrazioni locali. I mozziconi vengono intercettati nei luoghi di maggiore concentrazione, dove il consumo è più elevato e la dispersione più frequente: «Questo tipo di rifiuto si trova più facilmente dove ci sono punti di aggregazione». Tra i primi clienti figurano realtà della grande distribuzione organizzata e società di gestione immobiliare, che operano su più siti e generano volumi significativi di questo rifiuto.

La raccolta avviene tramite contenitori dedicati, progettati per rispondere alle normative di sicurezza e dotati di sistemi autoestinguenti. I materiali vengono stoccati in sacche riutilizzabili e successivamente trasferiti verso centri di raccolta intermedi o direttamente all’impianto di trattamento. Il sistema logistico è organizzato per ridurre la frequenza dei trasporti e contenere le emissioni: «Possiamo passare una volta all’anno, così da emettere meno CO2 e abbattere i costi di raccolta».

Human Maple ha contribuito a gestire il mozzicone come rifiuto plastico, classificandolo con il codice CER 20.01.39, al posto della precedente classificazione 20.03.99, utilizzata per i rifiuti indifferenziati. Questo passaggio consente di avviare il materiale a recupero, evitando l’invio in discarica o negli impianti di incenerimento, dove verrebbe altrimenti distrutto.

Nel filtro una materia plastica: il recupero del filtro di sigaretta

Il processo industriale sviluppato dall’azienda si concentra sulla valorizzazione dell’acetato di cellulosa contenuto nei filtri. Il trattamento prevede una sequenza di operazioni meccaniche e chimiche finalizzate alla separazione delle componenti e alla rimozione delle sostanze inquinanti: «Il rifiuto arriva all’interno dell’impianto, dove avviene una prima parte di essiccazione, dopodiché viene messo in un vaglio separatore e successivamente finisce in un sistema di lavaggio che filtra le sostanze tossiche». 

Il processo include la separazione della cenere e del tabacco, la rimozione delle parti metalliche tramite sistemi magnetici e la purificazione attraverso solventi organici che vengono distillati e riutilizzati in ciclo chiuso.

Dalle diverse fasi emergono frazioni distinte: una parte composta da cenere e tabacco, una frazione residuale e una quota prevalente costituita da acetato di cellulosa. Quest’ultimo rappresenta una materia prima che può essere reimmessa nel ciclo produttivo e da cui si ottiene una fibra certificata come end of waste e idonea all’utilizzo industriale.

L’acetato di cellulosa tra sperimentazione tessile e applicazioni edilizie

L’acetato di cellulosa presenta proprietà di isolamento termico e acustico. Questo consente di estenderne le applicazioni a diversi settori, dalla moda tecnica all’edilizia, fino a utilizzi più avanzati legati alla ricerca sui materiali. Tra i prodotti già realizzati da Human Maple figurano accessori e componenti imbottiti, come gilet trapuntati, portachiavi, cuscini da seduta e lacci di scarpe. 

Nel settore tessile l’acetato di cellulosa viene miscelato con altre fibre, spesso riciclate, per ottenere materiali utilizzabili in imbottiture e feltri tecnici. Il processo di cardatura consente di combinare le fibre e ottenere pannelli con proprietà comparabili ai materiali sintetici tradizionali utilizzati nell’abbigliamento.

Parallelamente, Human Maple sta conducendo sperimentazioni nel settore edilizio: «Abbiamo fatto un progetto con l’Università di Perugia per realizzare strati di isolamento per la coibentazione». Il materiale viene testato come alternativa o complemento a soluzioni consolidate come lana di roccia e lana di vetro, con l’obiettivo di verificare prestazioni, durabilità e compatibilità con i sistemi costruttivi esistenti.

Ulteriori applicazioni riguardano ambiti come l’automotive e le infrastrutture. Il materiale è stato testato come substrato per asfalti drenanti e come componente per pannelli tecnici. Il recupero consente di valorizzare fino a circa il novantacinque percento del mozzicone, mentre la quota residuale, contenente sostanze pericolose, viene affidata a operatori autorizzati per lo smaltimento.

La costruzione di una filiera industriale integrata

Il modello di Human Maple si basa sul controllo diretto dell’intera filiera, dalla raccolta alla trasformazione per garantire tracciabilità, qualità del materiale e coerenza nei processi operativi: «Offriamo un servizio end-to-end dalla A alla Z».

Il controllo della filiera si estende anche alla fase di analisi e sensibilizzazione. L’azienda integra attività di monitoraggio dei comportamenti, raccolta dati e campagne educative, con l’obiettivo di intervenire sulle cause della dispersione: «Per risolvere un problema sistemico ci vuole una soluzione sistemica che passi dall’analisi iniziale di impatto, dalla sensibilizzazione, dalla gestione e poi dalla valorizzazione».

L’organizzazione della filiera prevede anche il coinvolgimento di partner esterni per alcune fasi operative, come la micro-raccolta su scala nazionale, come ESO, che integra il flusso dei mozziconi all’interno delle proprie attività logistiche.  Tuttavia, il coordinamento e il controllo restano in capo all’azienda, che definisce standard e procedure per garantire la qualità del processo. Questo modello ibrido consente di scalare il servizio mantenendo un controllo diretto sulle variabili critiche.

Normative europee, responsabilità estesa e ritardi nella costruzione del sistema

Il contesto normativo è definito dalle direttive europee sulle plastiche monouso, che includono i filtri di sigaretta tra i prodotti soggetti alla Responsabilità estesa del produttore: «Nel 2021 i filtri di sigaretta sono rientrati all’interno di questa normativa, diventando uno dei rifiuti più dispersi in ambiente».

La normativa europea introduce anche obblighi di raccolta e riciclo, oltre a obiettivi di riduzione dei rifiuti dispersi. Tuttavia, la traduzione operativa di questi principi richiede tempi e strumenti che non sempre risultano allineati con le esigenze delle imprese. La costruzione di sistemi efficaci dipende dalla capacità di coordinare attori pubblici e privati e rendere operative le misure previste.

In Italia è stato istituito un consorzio dedicato, con il coinvolgimento dei principali produttori di tabacco — tra cui Philip Morris, British American Tobacco, Japan Tobacco International e Imperial Brands — che dovrebbe finanziare interventi di raccolta e gestione del rifiuto. Tuttavia, il sistema non risulta ancora pienamente operativo: «Ad oggi non abbiamo ancora capito perché». Questa situazione incide sulla possibilità di strutturare una filiera su larga scala, in quanto limita la disponibilità di risorse economiche per sostenere i costi di raccolta e trattamento. 

Comportamenti individuali e dimensione collettiva nella gestione dei mozziconi

La dispersione dei mozziconi è legata anche a fattori culturali e comportamentali. Il rifiuto è spesso percepito come marginale, nonostante il suo impatto ambientale e la sua diffusione capillare: «È un problema che dovremmo affrontare tutti, perché è presente in quasi tutti i comuni d’Italia».

Ecco perché Human Maple collabora con enti locali, università e aziende per portare avanti attività di sensibilizzazione come workshop, campagne informative e iniziative di raccolta partecipata per cittadini, studenti e lavoratori: «Nelle aziende con cui lavoriamo organizziamo attività di clean-up per i dipendenti. Quando questi vedono quanti mozziconi ci sono negli spazi che frequentano ogni giorno, cambiano i loro comportamenti».

Crescita operativa, diffusione territoriale e sviluppo della filiera

L’attività operativa di Human Maple inizia nel 2023, dopo una fase iniziale dedicata alla ricerca, allo sviluppo del processo e all’ottenimento delle autorizzazioni ambientali. I volumi gestiti sono oggi in crescita: «Siamo partiti con pochi chilogrammi di rifiuto raccolto, poi siamo arrivati a qualche tonnellata. Per il 2025 siamo riusciti a gestire circa due tonnellate di rifiuto e l’obiettivo è arrivare a superare le millecinquecento tonnellate nei prossimi anni».

La presenza territoriale copre quasi tutte le regioni italiane e tra i partner figurano Comuni, aziende private, realtà industriali e università: «Collaboriamo, per esempio, con Hera, Unigrà, Coca-Cola, Gruppo INEOS, Henkel e con i Comuni di Bologna, Modena, Forlì, Lucca, Spoleto… Abbiamo più di due richieste al giorno dal nostro sito di aziende o Comuni che vogliono attivare il servizio».

La crescita del settore dipenderà anche dalla capacità di attivare meccanismi di finanziamento legati alla responsabilità estesa del produttore e rendere operative le misure previste a livello normativo. In assenza di questi strumenti, il peso economico della gestione ricade in larga parte sugli operatori e le amministrazioni locali.

Debora Vitulano