
Ambra, un laboratorio in Toscana per infiorescenze di canapa ed estratti senza solventi
Tra Maremma e Siena, Ambra nasce da un laboratorio che integra agricoltura biologica, analisi chimico-analitica e processi a freddo senza solventi per il fitocomplesso della canapa
Dove la canapa incontra la ricerca: il laboratorio toscano di Ambra
Ambra è un’impresa italiana che nasce da un laboratorio: lavora tra agricoltura biologica e ricerca chimico-analitica applicata alla canapa industriale, con una sede operativa in un polo dedicato alle scienze della vita a Siena e i campi in Maremma. La canapa è trattata come una materia prima complessa, non come un singolo principio attivo da isolare.
«Abbiamo scelto la strada più semplice e più difficile allo stesso tempo: applicare la normativa così com’è, senza interpretazioni creative» spiegano dall’azienda. «Operiamo nel perimetro cosmetico e chimico-analitico, dove la legge è chiara, e applichiamo protocolli interni molto più stringenti di quelli minimi richiesti. Restare aggiornati, oggi, è parte del mestiere tanto quanto analizzare un campione». La legge 242 del 2016 definisce il perimetro della canapa industriale; il recente Decreto Sicurezza ha introdotto nuove limitazioni sulla commercializzazione delle infiorescenze destinate al consumo diretto.
La lavorazione è interamente a freddo: le infiorescenze vengono portate a meno ottanta gradi, i tricomi resiniferi diventano fragili e si separano dalla fibra vegetale attraverso un processo meccanico. Nessun solvente, nessuna combustione, nessun passaggio che alteri in maniera invasiva il fitocomplesso. L’azienda parla di una scelta di principio: «Il nostro metodo è maturo, ma continuiamo a ottimizzarlo senza snaturarne i fondamentali: niente solventi, massima preservazione del fitocomplesso, processi riproducibili». L’estratto mantiene la struttura originaria della pianta, con cannabinoidi, terpeni e flavonoidi che lavorano in sinergia.
Il laboratorio non è una tappa accessoria, ma il luogo in cui il metodo viene continuamente verificato. Qui l’estrazione viene messa alla prova attraverso analisi interne, comparazioni tra lotti, controlli incrociati con le diverse provenienze agricole. La priorità è la replicabilità scientifica del risultato: una costanza di produzione che si fonda sull’assenza di improvvisazione e su una documentazione tecnica capace di sostenere ogni scelta.
Materie prime naturali: una filiera agricola che tiene insieme territori diversi
I terreni di Ambra si estendono per circa sedici ettari a Cupi, in Maremma, a ridosso del Parco dell’Uccellina e di un’oasi naturale. La coltivazione segue pratiche di agricoltura biologica: niente pesticidi, fertilizzazioni basate su compost e microbioma vegetale, attenzione alla biodiversità come strumento di difesa naturale. Le piante nascono in serra, dove vengono sottoposte a “sex test” per identificare gli esemplari femminili, più ricchi di resina. Il trapianto in campo avviene tra primavera e inizio estate, la raccolta a fine stagione: la stagionalità detta il ritmo della produzione.
La filiera agricola non si esaurisce in Maremma: «Non c’è una regione d’oro: la coltivazione della canapa in Italia riflette il carattere dei territori. Abbiamo realtà di altissima qualità in aree vocate all’agricoltura specialistica e un rinnovato dinamismo in zone più legate al commercio e alle filiere urbane, dove il focus è sulla sperimentazione e sull’innovazione». Oggi Ambra lavora con oltre quaranta aziende agricole italiane: un mosaico di terroir che produce fitocomplessi con profili diversi, analizzati e confrontati in laboratorio.
La diversità è considerata un elemento strutturale del progetto: «La canapa non è più una coltura di nicchia. È un tassello che molti territori stanno reinserendo nelle loro rotazioni. E questa diversità, per noi che trattiamo materia prima proveniente da tutta Italia, è un valore enorme». Le materie prime naturali ottenute da suoli, climi ed esposizioni differenti diventano la base di una ricerca che non punta a uniformare, ma a comprendere come ogni variabile agricola si rifletta nella qualità dell’estratto.
Solo una parte dei terreni viene coltivata ogni anno; il resto è destinato a mantenere equilibrio ecologico, capacità di rigenerazione del suolo e habitat per la fauna locale. La produzione non cerca saturazione, ma continuità: assicurare agli agricoltori una filiera di sbocco e al laboratorio una materia prima che non comprometta l’equilibrio territoriale da cui nasce.
Economie circolari: una pianta che non produce scarti
La canapa è una pianta che, in teoria, non lascia scarti. Ogni sua parte può trovare una destinazione industriale o agricola coerente. Le infiorescenze entrano nel processo di estrazione; il fusto, ricco di cellulosa, può diventare sostituto del legno, materia prima per carta o componente per materiali biodegradabili. Una quota della biomassa viene reimmessa nel terreno, contribuendo al sequestro di carbonio e alla rigenerazione dei suoli in accordo con principi delle economie circolari.
Nel laboratorio l’assenza di solventi elimina una serie di problemi a valle: non ci sono residui chimici da smaltire, non esistono acque di processo da trattare per eliminare sostanze tossiche. I consumi energetici sono ridotti e integrati con energia solare, nella logica di limitare l’impronta della trasformazione: «Il potenziale è alto in tutte le direzioni, ma sarebbe ingenuo mettere sullo stesso piano cosmetico, terapeutico e materiali sostenibili: parliamo di tre industrie completamente diverse, che utilizzano piante diverse, tecniche colturali diverse e normative diverse».

Sostenibilità nell’industria tessile: dove la fibra incontra la produzione
La fibra di canapa è stata per secoli una componente delle economie rurali europee. Oggi ritorna nel discorso industriale come una delle possibili chiavi per la sostenibilità nell’industria tessile. Resistente, traspirante, biodegradabile, la fibra può sostituire parte delle materie sintetiche o miscelarsi con altre fibre naturali per produrre tessuti tecnici. La condizione è la stessa che riguarda ogni materia prima: esistenza di una filiera industriale capace di lavorarla.
Ambra, concentrandosi sulle infiorescenze, osserva questo movimento come parte di un ecosistema più ampio: «Il settore dei materiali e della fibra è la grande promessa della transizione ecologica. Richiede investimenti strutturali che l’Italia può permettersi se decide di farlo». La canapa potrebbe tornare ad avere un ruolo nel tessile, ma solo se sostenuta da una logistica che tenga insieme agricoltura, trasformazione e manifattura.
La possibilità di alimentare manifatture sostenibili non passa solo dalla qualità intrinseca della fibra, ma dalla capacità di costruire una catena di valore coerente, in cui il costo della materia prima non venga annullato da inefficienze logistiche o da infrastrutture obsolete. Per ora, Ambra garantisce una coltivazione controllata e una materia prima potenziale; la trasformazione in filato e in tessuto richiede l’intervento di altre competenze industriali. Il dialogo tra filiere, in questo scenario, è un prerequisito.
Manifatture sostenibili: la ricerca che si traduce in processo
Se il campo è il luogo dell’osservazione lenta, il laboratorio è il luogo della verifica rapida. Qui Ambra ha scelto di internalizzare la maggior parte delle analisi necessarie alla caratterizzazione dei campioni: «L’innovazione principale è stata internalizzare l’intero processo analitico. Oggi il nostro laboratorio interno gestisce la maggior parte dei test necessari alla caratterizzazione dei campioni: cannabinoidi, terpeni, umidità, metalli pesanti, residui, microbiologia, solventi, micotossine…».
Il linguaggio è quello della misurazione: rendere sistematici i protocolli, ripetere gli stessi passaggi su ogni lotto, non derogare alla trafila di controlli. «Abbiamo reso sistematici e replicabili tutti i protocolli: ogni batch passa attraverso la stessa trafila di verifiche, senza eccezioni. Più che nuovi metodi, abbiamo consolidato una fase operativa estremamente stabile, che è la condizione fondamentale per qualsiasi lavoro scientifico serio».
In questo contesto, la ricerca non è una sezione separata ma una dimensione trasversale: «Ambra è prima di tutto un laboratorio di ricerca. La selezione genetica, l’ottimizzazione dei metodi di lavorazione e lo studio del fitocomplesso sono attività quotidiane, non progetti speciali. Sperimentiamo costantemente nuove varietà di Cannabis sativa L., in particolare nell’ambito delle genetiche industriali certificate, e collaboriamo con agricoltori e tecnici per adattare i processi estrattivi a profili sempre più complessi e stabili. Il nostro obiettivo è semplice: individuare varietà realmente performanti per le filiere cosmetiche e tecniche e sviluppare processi che possano valorizzarle senza solventi o operazioni invasive».
Normativa come contesto produttivo e identitario
In un settore come quello della canapa industriale, la possibilità di lavorare dipende da una interpretazione coerente delle leggi. Ambra ha scelto di ridurre al minimo l’area di incertezza: «Ambra rimane un laboratorio di riferimento proprio perché lavora solo in trasparenza e in piena compliance».
Questa scelta si traduce in due linee operative. La prima riguarda la formazione: «Investiamo in formazione continua sul quadro normativo. È la nostra maniera per stare nel dibattito senza subirlo». La seconda ha a che fare con il ruolo del laboratorio nei confronti del settore. «Sul fronte dei controlli qualità abbiamo ampliato l’accesso ai nostri servizi sia agli operatori sia alle forze dell’ordine, che da anni supportiamo con procedure standardizzate e rapide per verifiche su campioni e derivati».
Una tecnologia naturale che attraversa più domini
La canapa, nella visione di Ambra, è una tecnologia naturale che tiene insieme domini diversi: agricoltura, cosmetica, materiali, ricerca biomedica, transizione energetica. «Il potenziale è alto in tutte le direzioni, ma sarebbe ingenuo pensare che esista una sola strada vincente. Quello che vediamo noi è un ecosistema che può crescere in tutte queste direzioni, a patto di avere un quadro normativo stabile, rispettoso e realmente informato dalla scienza».
In questo scenario, ogni lotto analizzato, ogni campione confrontato, ogni varietà testata diventa un tassello di una conoscenza che non resta chiusa nei confini del laboratorio ma alimenta la filiera: «La ricerca non è un progetto speciale, è la quotidianità».
In un panorama in cui la canapa viene spesso raccontata per estremi – promessa miracolosa o materia controversa – il lavoro di Ambra si colloca in una zona intermedia: quella in cui la pianta viene misurata, analizzata, trasformata. Una tecnologia naturale che non chiede slogan, ma metodo.
Ambra
Ambra è un laboratorio toscano che integra coltivazione biologica e ricerca analitica sulla canapa industriale, con i campi in Maremma e la trasformazione a Siena. Lavora le infiorescenze attraverso un’estrazione meccanica a freddo, senza solventi, per preservare la struttura del fitocomplesso. Ogni lotto è controllato internamente con protocolli replicabili su parametri chimici e microbiologici. L’azienda opera esclusivamente negli usi consentiti dalla normativa italiana, seguendo un aggiornamento costante del quadro regolatorio.

