Tinder sta perdendo utenti e ricavi – abbiamo voglia di salvarla? 

Le app di compagnia basate sull’intelligenza artificiale crescono – Match Group, il più grande gruppo globale di dating online, proprietario anche di Hinge, tenta di riorientare il modello

La decrescita di Tinder e la crescita delle app di compagnia basate sull’IA 

La curva di Tinder non è più quella dell’espansione. Utenti attivi e abbonamenti a pagamento sono in calo, mentre il modello che per oltre un decennio ha definito il dating online mostra segni di saturazione. Match Group, la più grande azienda per siti e app di incontri online, madre anche di Tinder e di Hinge, prova a correre ai ripari. Cosa la salverà? Alla giornata di incontro con i suoi investitori dello scorso dicembre, i capi di Match Group avevano una sola risposta: l’intelligenza artificiale. In sintesi, almeno per quanto riguarda Tinder, attraverso l’accesso alle foto per conoscere l’aspetto dell’utente e tramite quiz conoscitivi, in futuro la piattaforma dovrebbe proporre match tagliati per ognuno, più che affidarsi al rito casuale dello swipe a destra, swipe a sinistra. 

Mentre Match Group vede i suoi ricavi andare verso il basso, c’è una fetta di mercato che sta andando nel senso opposto. Verso l’alto. C’entra sempre l’intelligenza artificiale, ma in maniera molto più pervasiva e per certi versi distopica. Le app di compagnia, basate sull’IA, sono in crescita. Replika, Character.AI, Kinkdroid, Paradot. L’offerta si sta moltiplicando. Un universo virtuale in cui è l’utente a creare il proprio partner ideale, digitale, che sia per dating o per semplice svago, per combattere la solitudine.

Her di Spike Jonze – era solo il 2013, lo chiamavamo sci-fi

Viene subito in mente il film Her di Spike Jonze. Joaquin Phoenix è Theodore Twombly, un uomo che lavora scrivendo lettere personali per conto di altri. Vive attraverso le storie degli altri. Ha divorziato da poco e non sa come uscire dalla nuvola depressiva in cui è finito. Una pubblicità cattura la sua attenzione. Parla di un software di IA, OS 1, un sistema operativo in grado di evolvere e interagire, come un umano. La acquista. Le dà una voce femminile, la chiama Samantha. Di fatto inizia una relazione con lei. Era il 2013 e il film vinceva l’Oscar come Miglior sceneggiatura originale. Sembrava un mondo lontanissimo. Basta pensare che Tinder era stato lanciato soltanto un anno prima. Bumble nemmeno ancora esisteva: avrebbe visto la luce nel 2014.

Samantha è uscita dallo schermo ed è diventata realtà

Le app di compagnia basate sull’IA non sono poi così diverse da OS 1. Replika, finora la più conosciuta, altro non è che una chatbot, da umanizzare creando un avatar. Si possono scegliere genere, aspetto e anche il tipo di relazione che si vuole instaurare. Solo un’amicizia o qualcosa di più. È addestrata a sostenere una conversazione empatica e continuativa. Character.AI, la seconda app più popolare del genere, non funziona molto diversamente. In pratica sono le Samantha di Her, nella realtà. Ci sono altre app che cercano di pescare utenti seducendoli. Romantic AI, per esempio: se la si cerca su Google, la prima finestra che appare sotto il sito principale è ‘Sexy AI Chat’, per fugare ogni dubbio. 

La crisi di Tinder, dal boom pandemico alla contrazione: dati e numeri

Sono sempre i numeri a spiegare come stanno andando le cose. Prendiamo ancora Tinder come esempio. Intorno al 2020, ricorda The Financial Times, si stima che l’app avesse superato i 73 milioni di utenti attivi. Eravamo tutti rintanati in casa a causa del Covid-19, di certo questo ha influito. Ma non era solo quello. Il picco di abbonati paganti è stato raggiunto nel 2022, circa 11 milioni. Eppure a quel punto eravamo già liberi di annusarci al parco, di offrici da bere al club. Dal 2023 in poi, un costante calo. Già alla fine del 2024 gli utenti attivi erano scesi a 54 milioni. All’alba del 2025, gli abbonati paganti erano crollati a 9 milioni. Nel terzo trimestre dello scorso anno, Bumble ha ricavato 246 milioni di dollari, segnando un -10% sullo stesso trimestre del 2024. Significa che il servizio non è più considerato meritevole di spesa. I ricavi di Match Group sono passati dai 50 miliardi di dollari ai 10 miliardi del 2024. Cifre sempre alte, le persone che usano le app ancora non mancano. Anzi, va detto, Hinge (sempre di Match Group) è ancora in positivo. Però in generale la salute del mercato non è più quella di una volta. 

Solo nel 2025 sono nate 128 nuove app IA per non sentirsi soli

Al contrario, il mercato delle applicazioni di compagnia IA sta diventando sempre più proficuo. La testata di settore TechCrunch, citando i dati della piattaforma di analisi Appfigures, parlava di 337 opzioni attive nel 2025, di cui 128 sbucate solamente negli ultimi 12 mesi. Dove c’è domanda, l’offerta si adegua. Nel 2022, quando ancora Tinder e compagnia spopolavano, ne esistevano solamente 16. A luglio 2025, tra Google Play e l’App Store di Apple, i download delle app AI arrivavano a 220 milioni: solo nella prima metà dell’anno erano cresciuti dell’88% in un anno. I ricavi stimati per lo scorso anno sono di 120 milioni di dollari, più del 60% in più che nel 2024. Certo, le cifre sono molto lontane da quelle di cui ancora si può vantare Match Group, ma mettono nero su bianco il fatto che se da un lato l’interesse va scemando, dall’altro va aumentando. 

Sempre guardando ai dati raccolti da Appfigures, il profilo dell’utente medio di un’app di compagnia è ben delineato. Le più popolari sono quelle che ruotano intorno alla costruzione di una compagna virtuale: di tutte le app sul mercato nel 2025, il 17% aveva la parola ‘fidanzata’ nel proprio nome. Perché il pubblico si sta progressivamente staccando da Tinder? 

Swipe, chat, ghosting. Repeat

L’avevamo definita ‘una rivoluzione’ nel modo di conoscersi. Non era mai stato possibile prima di allora avere un piedistallo così ampio per mettersi in mostra. Ma in poco tempo – nemmeno 15 anni – per molti è diventato un meccanismo trito. Swipe, swipe, swipe. Arriva il match. Chat, ghosting. Avanti un altro tentativo: swipe, match, chat. «Ci vediamo sabato per un caffè?». Appuntamento. Poi chi lo sa. Ghosting, di nuovo, oppure un secondo appuntamento. Meglio se si finisce a dormire insieme, ma se non succede fa lo stesso. Milioni e milioni di persone sparse in tutto il mondo conoscono il rito: per anni hanno seguito il copione a memoria. 

Una tassa sulla solitudine

Da un lato c’è forse la volontà di staccarci un po’ dagli schermi degli smartphone, almeno per attività che non richiedono di starci per forza. Dall’altro c’è la stanchezza che deriva dal dover essere performativi sempre e a tutti i costi. Non è semplice convincere una persona sconosciuta di meritare un appuntamento in carne e ossa, parlandole solo attraverso il cellulare. Di cosa poi? Bisogna avere una raccolta di battute sempre pronte? È pieno di studi e report dove le app sono descritte come ripetitive e frustranti dagli utenti, soprattutto Gen Z e Millennial. I profili sono sempre più simili, le conversazioni non portano a nulla. Sembra quasi che le app per facilitare l’incontro lo abbiano reso più faticoso. In questo contesto, convincere un utente ad abbonarsi e a pagare un prezzo fisso mensile è difficile: sembra più una tassa sulla solitudine che uno strumento utile per trovare l’agognato partner.

L’IA non sparisce, non giudica, non rifiuta

In questo vuoto pieno di disillusione, le app di compagnia crescono. Una chatbot non chiede, non giudica, non sparisce, non fa ghosting. A ben vedere non sono nemmeno competizione diretta per le app di incontri, perché è diverso quello che offrono. Compagnia e continuità relazionale. Non sono una promessa d’amore, ma piuttosto di presenza, di costanza. Un’IA non desidera e al tempo stesso non rifiuta. Il che è rassicurante, ma anche pericoloso. Perché toglie di mezzo i silenzi, i conflitti, i nervosismi e gli imbarazzi, cioè tutto quello che crea la complessità del rapporto umano. È poco realistico pensare che l’IA sostituirà davvero le relazioni. Lo suggerisce la ricerca Beyond Curiosity: Young Adults’ Instrumental Adoption of Social Chatbots in Italy del gruppo Psychology of AI and Digital Environments: su 534 partecipanti italiani, il 57,6% dei più giovani (18-34 anni) che hanno usato una chatbot di compagnia lo ha fatto per motivi di studio o lavoro. Resta vero che per qualcuno – persone che già faticano a costruirsi una rete di affetti – la costante compagnia di un’entità virtuale potrebbe abbassare il bisogno di stringere relazioni reali. 

Chatbot e avatar affamati di energia – il costo ambientale

Stare ore a parlare con l’avatar di una chatbot è anche poco sostenibile dal punto di vista ambientale. Per una richiesta fatta a ChatGPT – che non funziona molto diversamente, almeno per la parte verbale, alle app di compagnia – secondo l’Electric Power Research Institute servono 2,9 Wh. Sono molti di più rispetto a una normale ricerca su Internet, che ne richiede circa 0,3 Wh. Applicazioni come Replika o Character.AI si basano poi su modelli che richiedono server potenti e (processori specializzati). Spesso ci si dimentica che vanno allenati a rispondere e a parlare, sia prima di essere lanciati sul mercato che dopo, per progredire. Qui si parla di milioni o di miliardi di Wh. Poi serve l’energia per il raffreddamento durante l’uso quotidiano. Più messaggi vengono inviati, più il server è grande, più energia si mangia.

"Lei" (Her, 2013) è un film drammatico/fantascientifico diretto da Spike Jonze, vincitore dell'Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Joaquin Phoenix interpreta Theodore, uno scrittore solitario che, dopo un divorzio, si innamora di Samantha (doppiata da Scarlett Johansson), un sistema operativo avanzato basato su intelligenza artificiale
Lei (Her, 2013) è un film drammatico/fantascientifico diretto da Spike Jonze, vincitore dell’Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Joaquin Phoenix interpreta Theodore, uno scrittore solitario che, dopo un divorzio, si innamora di Samantha, un sistema operativo avanzato basato su intelligenza artificiale