Campo Monferrato tramonto

Dal seme alla fibra: Assocanapa per la ricostruzione della filiera della canapa 

In Piemonte, Assocanapa lavora per ricostruire la filiera della canapa industriale, tra ricerca universitaria, meccanizzazione agricola e nuove applicazioni tessili ed edilizie

Assocanapa: la canapa italiana tra filiere, ricerca e trasformazione

La storia della canapa industriale in Italia è fatta di ritorni parziali e filiere frammentate. A Carmagnola, in provincia di Torino, nel 1998 nasce Assocanapa, la prima realtà a tentare di ricostruire una rete nazionale.

Federica Varavalle, tra le fondatrici e oggi legale rappresentante della Srl, ricorda: «Era il 1998. Felice Giraudo, fondatore e oggi presidente onorario, portò le varietà Carmagnola e Carmagnola Selezionata al Crea per riscriverle nei cataloghi nazionale ed europeo. Solo così potevano tornare a essere considerate canapa industriale e quindi coltivabili».

Nel 2002 l’associazione si trasforma in società, mentre nel 2018 nasce la cooperativa Procait, che raccoglie aziende agricole piemontesi impegnate nella moltiplicazione e nella produzione delle varietà italiane: «Oggi esiste una sola filiera sementiera attiva in Italia ed è concentrata nel Monferrato, dove fin dall’inizio si è creato un nucleo di aziende riproduttrici delle varietà italiane di canapa industriale. Quest’anno erano stati seminati circa ottanta ettari, ma se ne sono persi la metà a causa delle piogge intense di giugno e luglio».

Ricostruire un equilibrio tra agricoltura e industria

Assocanapa nasce con l’obiettivo di creare un collegamento stabile tra agricoltura e industria: «La legge 242 del 2016 è stata fortemente voluta da noi. Ha dato finalmente riconoscimento alla coltivazione della canapa e tutele agli agricoltori, ma non si è pensato all’anello successivo della filiera: la trasformazione. Non basta promuovere la canapa come coltura virtuosa, bisogna anche costruire il percorso per valorizzarla industrialmente».

Secondo Varavalle, il limite principale resta quello della mancanza di impianti di prima trasformazione: «La separazione del canapulo dalla fibra è il punto critico. Ci sono stati investimenti importanti in Piemonte, Puglia e Toscana, ma tutti i tentativi sono falliti: i macchinari non erano sostenibili dal punto di vista economico o tecnico».

Assocanapa aveva già avviato, oltre dieci anni fa, un progetto con il Cnr per la costruzione di una macchina in grado di lavorare le paglie di canapa: «Quel prototipo ha dimostrato che la meccanizzazione è possibile, ma da allora non si è mai arrivati a una vera produzione industriale. Oggi serve un approccio sistemico, capace di unire le competenze agricole, meccaniche e finanziarie».

L’interruzione della filiera non è solo tecnologica, ma culturale: «Per decenni abbiamo smesso di coltivare e lavorare la canapa. È andata perduta una conoscenza diffusa che era parte integrante dell’agricoltura italiana. Oggi siamo costretti a ripartire da zero: dalla formazione degli operatori alla costruzione delle macchine, fino all’educazione dei consumatori».

Materie prime naturali per la transizione ecologica

Nel quadro della transizione ecologica europea, la canapa torna a essere una delle più promettenti materie prime naturali: «Le politiche europee stanno orientando agricoltura e industria verso un modello più sostenibile. La canapa risponde a tutti i requisiti ambientali: consuma poca acqua, non ha bisogno di pesticidi, arricchisce i terreni e contribuisce al sequestro di anidride carbonica».

Assocanapa sottolinea come la canapa rappresenti una risorsa strategica non solo per la riduzione delle emissioni, ma anche per la diversificazione agricola: «Ha un ciclo vitale breve e può essere coltivata in rotazione con cereali o leguminose, migliorando la fertilità dei suoli. È una coltura che offre una molteplicità di sbocchi, dal tessile all’edilizia, dall’alimentare al bioplastico».

Negli ultimi anni, con la crisi delle materie prime tradizionali e l’aumento dei costi energetici, molte aziende hanno iniziato a guardare alla canapa con interesse: «Il settore industriale sta cercando alternative ai materiali derivati dal petrolio. La canapa, grazie alla sua versatilità, può essere utilizzata in prodotti molto diversi: dai pannelli isolanti ai componenti automobilistici, dalle bioplastiche ai tessuti tecnici».

La continuità produttiva resta, però, una prerogativa francese: «In Francia non si è mai smesso di coltivare e trasformare la canapa. In Italia la filiera si è interrotta per decenni. Oggi stiamo cercando di ricucire il legame tra produzione e trasformazione, ma mancano ancora infrastrutture e competenze diffuse. Servirebbero impianti di decorticazione su base regionale e una rete stabile di trasformatori».

Canapa tessile e ritorno alla fibra italiana

Tra i settori che suscitano maggiore interesse c’è quello della canapa tessile. In Piemonte, dal 2024, è in corso una sperimentazione agricola in collaborazione con un’azienda estera per il recupero della fibra italiana: «Stiamo lavorando da oltre un anno e i risultati sono sorprendenti. Potrebbe nascere un impianto industriale proprio qui, nella terra di origine della Carmagnola. Sarebbe un ritorno alla tradizione, ma con tecnologie nuove e una visione internazionale».

Le genetiche italiane, spiega Varavalle, «sono considerate tra le migliori al mondo per la qualità della fibra e la resa produttiva». Tuttavia, la raccolta resta un ostacolo tecnico: «Il problema è la mietitrebbiatura. Esiste un’unica macchina in grado di raccogliere il seme dalle piante giganti, ma arriva dall’estero e costa troppo. Le nostre varietà dioiche producono metà del seme rispetto alle monoiche, quindi i costi aumentano. È necessario insegnare a coltivarle in modo corretto per sfruttarne appieno le potenzialità».

Assocanapa sta collaborando con diverse università italiane per risolvere i nodi tecnologici della filiera: «Con l’Università Federico II di Napoli, il Piemonte Orientale e l’Università di Padova stiamo lavorando sulla raccolta del seme, sul taglio degli steli e sulla lavorazione delle paglie. Parallelamente sviluppiamo prodotti innovativi come pannelli termoacustici e blocchi leggeri per edilizia. Pensiamo di poter presentare risultati concreti entro pochi mesi».

Varavalle ritiene che la sperimentazione piemontese rappresenti un punto di svolta: «Non si tratta solo di recuperare una tradizione, ma di costruire un modello replicabile. Se riusciamo a creare una filiera tessile in Piemonte, potremmo trasferire il know-how in altre regioni italiane, riattivando terreni incolti e competenze dimenticate».

Sostenibilità nell’industria tessile e manifatture locali

Oggi la canapa si affaccia al mondo del tessile con la prospettiva di ricreare una filiera completamente italiana: «Il settore tessile è quello che più di tutti può dare visibilità e valore economico alla canapa, ma deve essere sostenibile, dalla coltivazione al prodotto finito. Non basta parlare di fibra naturale se poi le fasi industriali vengono esternalizzate o non rispettano i parametri ambientali».

L’obiettivo è costruire modelli produttivi in cui la sostenibilità non sia solo ambientale, ma anche sociale: «Serve un equilibrio tra redditività e responsabilità. La canapa può rappresentare un esempio di sostenibilità integrale: un materiale naturale, unito a un sistema di lavoro etico, che valorizzi i territori e le competenze locali».

Parallelamente, l’uso della canapa nell’edilizia e nell’agricoltura continua a crescere: «Questi due settori sono già maturi per una prima industrializzazione. Si stanno diffondendo pannelli isolanti, calci a base di canapulo, substrati per l’agricoltura. Anche alimentare e cosmetico stanno avanzando, ma in misura ancora limitata».

Assocanapa segue anche la parte formativa: «Molti giovani agricoltori si stanno avvicinando a questa coltura. Organizziamo incontri, consulenze tecniche e giornate dimostrative nei campi. La conoscenza pratica è fondamentale: solo con un approccio tecnico corretto si ottengono rese competitive e prodotti di qualità».

Economie circolari e nuovi modelli produttivi

Assocanapa promuove un approccio fondato sulle economie circolari: «Il futuro della canapa passa per la capacità di utilizzare ogni parte della pianta. L’agricoltore deve poter vendere più prodotti a soggetti diversi: il seme per l’alimentare o la semina, il canapulo per l’edilizia, la fibra per il tessile o per le bioplastiche. Solo così la coltivazione diventa economicamente sostenibile».

Il gruppo partecipa a tavoli di lavoro con enti pubblici e privati per definire filiere che uniscano agricoltori, trasformatori e ricercatori: «Tutti i Paesi si stanno muovendo per sostituire le materie prime fossili con materiali di origine vegetale. La canapa è perfetta per questa trasformazione, ma servono investimenti veri e politiche coerenti. La nostra esperienza diretta, quasi ventennale, ci permette di trasmettere competenze pratiche e di formare chi vuole entrare nel settore».

L’idea è quella di arrivare a un modello produttivo integrato: «Una filiera della canapa deve essere pensata come un organismo complesso. Ogni anello è collegato al successivo. Senza un coordinamento tra produzione agricola, trasformazione e mercato, non può esistere un’industria sostenibile».

Dietro la ricostruzione della filiera c’è un lavoro di rete, fatto di sperimentazioni, fallimenti e nuove alleanze: «Siamo in un momento di passaggio. Le difficoltà non mancano, ma l’interesse è reale. La canapa è una pianta che insegna: cresce veloce, si adatta, rigenera i terreni. Anche la filiera deve imparare a rigenerarsi. Il nostro compito è dimostrare che la canapa può tornare a essere un pilastro della manifattura italiana, se affrontata con competenza, metodo e costanza».

Assocanapa

Assocanapa è una società con sede a Carmagnola (Torino), fondata nel 1998 per promuovere la coltivazione e la filiera della canapa industriale in Italia. Attiva come ditta sementiera, produce e commercializza varietà certificate come Carmagnola e Carmagnola Selezionata. Collabora con università e centri di ricerca su progetti di meccanizzazione e sviluppo di prodotti derivati dalla canapa per i settori tessile, edilizio e agricolo.