Chi è davvero Brunello Cucinelli? La storia dell’uomo e la sua dignità

Dopo il documentario e la visibilità contestata, un excursus sulle origini umbre e contadine, il sogno di Solomeo, la dignità dell’uomo e la quotazione in Borsa: come nascono le polemiche?

Introduzione della redazione di Lampoon:
Brunello Cucinelli: dall’Umbria contadina al miliardo di fatturato

“Possono dire quello che vogliono, ma l’Italia è il migliore stato sociale del mondo – tra le tante, abbiamo inventato il pianoforte e il bacio. Ho visto più di 60 governi e 30 premier. Non sono preoccupato”. Sono parole di Brunello Cucinelli, imprenditore umbro che nel 1978 ha fondato un’azienda di maglieria in cachemire che oggi fattura oltre un miliardo di euro. 

Dal casolare contadino senza luce elettrica al dottorato honoris causa conferito nel 2025 dall’Università della Campania, Cucinelli ha costruito un modello imprenditoriale che sostiene di intrecciare profitto, etica del lavoro e valorizzazione del territorio. Al centro: il borgo di Solomeo, una biblioteca universale, e un discorso sulla dignità umana che richiama Olivetti e Spagnoli.

A dicembre 2025 è uscito nelle sale Brunello – Il visionario garbato, documentario di Giuseppe Tornatore con musiche di Nicola Piovani che celebra l’imprenditore. Poche settimane dopo, esattamente il 10 febbraio 2026, Selvaggia Lucarelli ha pubblicato su Il Fatto Quotidiano un’inchiesta basata su testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti che descrivono un ambiente di lavoro diverso dall’immagine pubblica, con immagini di isteria e di ira – in risposta, altri dipendenti portano spontaneamente in rete, quale prova positiva, una fedeltà decennale all’azienda. Due narrazioni che ridefiniscono il dibattito sull’imprenditoria etica italiana.

La dignità dell’uomo – che cos’è l’imprenditoria etica?

Testo di Carlo Mazzoni

Brunello Cucinelli: origini a Castel Rigone in Umbria, infanzia contadina e memoria della povertà rurale

Brunello Cucinelli è nato in un casolare di Castel Rigone, in Umbria, da una famiglia di contadini. Non c’era luce elettrica, l’acqua piovana doveva essere raccolta. “Dicevano che eravamo poveri, ma io questa povertà non la vedevo. Vestivamo normali, mangiavamo normali. Guardavamo le stelle perché non avevamo l’elettricità. Appena scendeva il sole sorgeva la stella bella – noi contadini la chiamavamo così, la stella più lucente. Ero un ragazzino, mi ubriacavo di cielo”, racconta Cucinelli.

Cresciuto in campagna fino ai 15 anni, Brunello lavorava con gli animali. Il padre teneva l’aratro e gli ripeteva che i solchi dovevano essere dritti. “Perché sono più belli”, rispondeva, citando inconsapevolmente la frase che Goethe scrisse durante il viaggio in Italia. Quella lezione di bellezza e rigore avrebbe segnato tutta la sua vita imprenditoriale. A 45 anni, il padre andò a lavorare in fabbrica, e la famiglia si trasferì in un centro urbano. Fu proprio l’umiliazione che il padre subì sul posto di lavoro a ispirare il giovane Brunello: “Mio padre umiliato e offeso al lavoro. Io volevo lavorare per la dignità, giusti profitti con dignità”.

La Formazione di Brunello Cucinelli tra Umbria e cultura popolare: geometra, bar del paese, Kant e immaginario religioso

Da ragazzo, Brunello studiava da geometra all’istituto tecnico, ma la sua vera scuola era al bar del paese, dove si conversava fino a notte fonda di anima, di donne, di religione, di politica e filosofia. Sentiva i ragazzi che andavano al liceo parlare di Kant e andò a prendersi un libro: “L’umanità sia il nobile fine, scriveva Kant, non un mezzo”. Si iscrisse a ingegneria, ma non proseguì oltre il terzo anno. Non si è mai laureato, fino a quando, nel 2025, l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli gli ha conferito il dottorato di ricerca honoris causa in Architettura, con indirizzo Design del Made in Italy. “Questo davanti a voi rettori è il primo esame orale a cui sono stato ammesso”, ha dichiarato durante la cerimonia presso l’ateneo campano, a pochi passi dalla Reggia di Caserta.

“Francesco e Benedetto – a loro, da ragazzotto, ho affidato la mia anima. Volevo fare il prete, poi volevo fare il monaco part time”, racconta Cucinelli. San Benedetto si raccomandava di curare l’anima con lo studio e di essere rigoroso e dolce. San Francesco, secondo Tommaso da Celano, era “lento all’ira, tra i santi il più santo, tra i peccatori uno di noi”. Questa cultura francescana e benedettina ha permeato tutta la sua visione d’impresa. Quando Brunello disse a suo padre che voleva fare pullover di cachemire, il babbo Umberto, che non comprendeva alcuna di queste due parole, rispose preoccupato: “Ricordati solo di essere una persona per bene”

Etica del lavoro secondo Brunello Cucinelli: dignità, salari, regole interne e modello di “capitalismo umanistico”

“C’è una regola: se uno offende è licenziato. Non esiste mai un motivo per offendere un essere umano”, afferma Brunello. La produzione resta in mano ai fasonisti, tutti in Italia, di cui l’80 per cento in Umbria, per salvaguardare la produzione artigianale di un laboratorio locale. In sede arriva il materiale primo, il cachemire dalla Mongolia cinese. “Il salario migliore per i dipendenti, che vanno considerati anime pensanti, che non vadano mai al lavoro con il mal dell’anima. Noi volevamo alleggerire il mal dell’anima – Manzoni diceva che ce ne vergogniamo un po’ del nostro mal dell’anima”.

La sostenibilità, per Cucinelli, non è solo ambientale: “La sostenibilità del clima, sostenibilità umana. Sostenibilità culturale, cosa fa l’impresa per il territorio? Sostenibilità spirituale – se tu mi offendi al lavoro, la mia creatività cede. Non dobbiamo essere connessi sempre – dopo le 5.30 non si possono inviare e-mail, che dobbiamo curare la nostra anima come diceva Benedetto. Sostenibilità morale, io vorrei essere un bravo Italiano: l’impresa deve aiutare a costruire l’Italia per i prossimi duecento anni”.

“Babbo, ho comprato questi capannoni”, disse Brunello al padre mostrandoglieli. “E tu che ci fai?”, chiese il padre. “Li butto giù”. “Tu sei proprio matto”, fu la risposta. I capannoni sono stati abbattuti. Il Borgo di Solomeo è stato restaurato, il campanile suona l’ora, dieci tocchi per le sette e tre quarti, e l’Ave Maria che sono due minuti di bronzo stonato. “La sentite, vero, la pace che regalano le campane?”.

Brunello si alza presto la mattina, passeggia e conversa con i santi, Benedetto e Francesco. “L’uomo è un custode. Noi siamo custodi. Quando si fa un progetto, bisogna prevederne la custodia”. Il concetto della periferia e un aggettivo ripetuto: amabile. Il luogo dove vive l’uomo è amabile, va salvato e protetto, custodito. Se la custodia è la dignità dell’uomo, il lavoro la eleva: il lavoro eleva la dignità dell’uomo, così si riassume la forza di Brunello Cucinelli.

Brunello Cucinelli e i giovani: valori, studio, famiglia

“I giovani non hanno valori, non garantiranno il futuro. Si dice così, dei giovani fin dai tempi di Babilonia. Boccaccio nel 1350 disse: questi giovani amano il lusso, burlano le autorità, non saranno capaci di mantenere la nostra cultura. Basta così. I giovani devono tornare a investire nei grandi ideali. La famiglia, la politica, la religione”.

L’aggettivo “italiano” quando riferito a un prodotto – cosa implica? Perché il mondo associa l’aggettivo italiano, se riferito a un manufatto, a qualcosa di ben fatto? Negli anni Cinquanta una mostra titolava Italy at work: her renaissance in design today (1950-1953). Si parlava di thought in Italy, pensato in Italia. Le manifatture elaboravano maestranze di distretti locali formatisi nei secoli. Solidità, utilità e grazia sono parole di Vitruvio ripetute da Cucinelli che descrivono il patrimonio italiano.

“Giovani – studiate, ma studiate il giusto. L’università è il sale della terra, ma studiate il giusto. C’è l’intelligenza dello studio e l’intelligenza dell’anima. San Francesco era il genio dei rapporti umani. Se perdete un giorno di scuola pazienza, ma non perdete un giorno d’amore”.

Durante il conferimento del dottorato honoris causa, Cucinelli ha lanciato una riflessione radicale sul futuro del Made in Italy. Un Made and Sourced in Italy è forse l’unico manifesto pragmatico per un’imprenditoria etica che sia nuova locomotiva in Italia. Il Made in Italy ha bisogno di materie prime italiane. Il cachemire arriva da territori asiatici, sulla soglia del subcontinente indiano, territorio che per un’ingente, forse troppo ingente, richiesta mondiale di fibra di cachemire, è depauperato.

Cosa significa oggi Made in Italy, se ancora tante, troppe materie prime per il Made in Italy sono di importazione? Qui in Italia ci potrebbe essere un’unica fibra tessile, vegetale, coltivabile dalla Valle d’Aosta alla Puglia, in Toscana come in Umbria e in Emilia-Romagna. La canapa è l’unica fibra che si può definire sostenibile per l’industria tessile. La canapa è l’unica fibra tessile vegetale coltivabile in Italia.

“Vivere secondo natura, assecondando la natura”, dice Brunello Cucinelli. Quando racconta di come Palladio aveva lavorato come scalpellino, da adolescente, a 14 anni, cita un aneddoto: “Gli chiedono, a Palladio, cosa pensasse degli altri architetti suoi contemporanei – Palladio con garbo rispose: hanno tecniche di costruzione nuove ma non hanno familiarità”. Familiarità vuol dire Genius Loci, vuol dire prendersi cura di quanto abbiamo in casa.

Imprenditoria etica italiana: Cucinelli tra Olivetti e Luisa Spagnoli, welfare aziendale e comunità produttiva

Nel discorso di conferimento del dottorato honoris causa, sono stati richiamati alcuni riferimenti storici dell’imprenditoria etica italiana. Adriano Olivetti, tra il 1932 e il 1960, guidò al successo l’azienda di macchine da scrivere fondata nel 1908, portando la persona al centro dell’attenzione della fabbrica. La fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica. Profitto e solidarietà, individuo e comunità. Architetti, urbanisti lavoravano a una comunità con fabbriche piene di luci, alloggi per gli operai e servizi a disposizione dagli asili.

Luisa Spagnoli nacque a Perugia nel 1877. La sua idea fu di tessere filati di angora, tosando i conigli di tutte le fattorie locali per reperire le fibre. Ben prima dell’azienda di abbigliamento, Luisa Spagnoli aveva fondato una fabbrica di cioccolato, la Perugina, con i suoi baci e le frasi d’amore nascoste nell’incarto. La fabbrica era condotta quasi soltanto da donne, e fu un’avanguardia di impresa umana, con gli asili nido disposti tra i laboratori, così che le madri non trovarono solo dignità, ma orgoglio.

Il “Mercante onorevole” e visione industriale di lungo periodo: profitto, custodia del territorio e costruzione del mito Cucinelli

“I debiti lavorano anche di domenica”, usava ricordargli il padre. Leon Battista Alberti scrisse che la città è come una casa, e che la casa è una piccola città. Se alla casa ci si riferisce come accoglienza e riposo, così anche con la città: un luogo di efficienza e di riparo. Brunello Cucinelli si definisce mercante onorevole. La sua storia, dalla povertà contadina al successo imprenditoriale, è diventata il caso di un’impresa che elabora il dialogo tra profitto ed etica. 

Carlo Mazzoni

Nota conclusiva della redazione:

Biblioteca universale di Solomeo e Fondazione Cucinelli: Accademia Neoumanistica, libri, architettura e progetto di lungo periodo

Nel 2008 la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli aveva dato vita a una Biblioteca, all’interno dell’Accademia Neoumanistica Aureliana, un edificio di stampo neoclassico che fa parte del Foro delle Arti di Solomeo. Nel 2021, al Piccolo Teatro Strehler di Milano, l’imprenditore e stilista, assieme all’architetto Massimo de Vico Fallani, ha presentato il progetto della Biblioteca universale. Il libro Il Sogno di Solomeo, edito da Feltrinelli, racconta l’avventura e i traguardi di Cucinelli. 

Brunello Cucinelli e la nascita dell’azienda di cashmere: maglieria colorata dal 1978 e crescita fino al miliardo di fatturato

La casa di moda Brunello Cucinelli S.p.A. è stata fondata nel 1978 a Ellera di Corciano, vicino a Perugia, con l’idea di vendere maglie colorate in cachemire. Nel 1985 acquisì il castello trecentesco di Solomeo, dove, nel 1987, dopo due anni di restauri, si trasferì la sede dell’impresa. L’azienda è stata quotata in borsa nel 2012 alla Borsa di Milano nell’indice FTSE Italia Mid Cap.

Oggi l’azienda ha superato il miliardo di euro di fatturato e ha assunto oltre duemila dipendenti nel mondo. Nel 2020 aveva un fatturato di 544 milioni di euro con una produzione annua di un milione di pezzi. I dati finanziari del 2024 hanno presentato margini in crescita del 12 per cento.

Brunello Cucinelli dà lavoro a circa 1.700 dipendenti: l’ufficio stile, l’ufficio commerciale, lo studio prototipi, il controllo della produzione e l’amministrazione impiegano quasi 900 persone in sede, mentre i restanti lavorano nei 136 negozi monomarca nel mondo (franchising inclusi), che compongono una rete distributiva insieme ai 500 account su negozi multibrand, dalla piccola boutique di provincia a Neiman Marcus.