
Canapa N318 Eau de Parfum: una collaborazione tra Lampoon e Labsolue
Ambra Martone presenta il profumo Canapa N318 Eau de Parfum, una fragranza che riporta la canapa al centro della creazione olfattiva contemporanea
318 Canapa by LabSolue: il ritorno della canapa in profumeria
Nella profumeria contemporanea la canapa (Cannabis sativa L.) è una materia prima ancora poco utilizzata e per lo più confinata alla ricerca e alla sperimentazione. L’interesse dei profumieri si concentra esclusivamente sulle componenti aromatiche naturali presenti nelle infiorescenze e nelle foglie della pianta, mentre le sostanze psicoattive non vengono in alcun modo impiegate.
Dal punto di vista olfattivo, l’aroma della canapa è definito da una combinazione di monoterpeni e sesquiterpeni, molecole naturali responsabili degli odori delle piante. I monoterpeni, più leggeri e volatili, apportano note fresche, verdi e resinose; i sesquiterpeni, più strutturati e persistenti, contribuiscono con sfumature legnose e speziate. Tra le molecole più rappresentative si trovano mircene, α-pinene, β-pinene, limonene e β-cariofillene.
La concentrazione e il rapporto tra queste sostanze variano sensibilmente in base alla genetica della cultivar, alle condizioni climatiche e del suolo, alle pratiche agricole e alle fasi di essiccazione e conservazione. Questa forte variabilità rende la canapa una delle materie prime naturali meno standardizzabili nel panorama profumiero.
È in questo contesto che si inserisce 318 Canapa di LabSolue, una fragranza che riporta la canapa al centro della creazione olfattiva contemporanea, interpretandone l’identità aromatica in modo consapevole, raffinato e attuale.
318 Canapa: la collaborazione tra LabSolue e Lampoon, tra materia ruvida e ricerca editoriale
Da questa stessa tensione tra materia, ricerca e linguaggio nasce la collaborazione con Lampoon, che accompagna il profumo in una limited edition pensata come estensione culturale e visiva della sua costruzione olfattiva. Un filo ruvido, un profumo che graffia: ruvido è una parola chiave dell’identità di Lampoon, giornale e laboratorio di ricerca che trova nella canapa una fibra naturale e vegetale capace di incarnare complessità, resistenza e trasformazione.
Come nei campi agricoli, dove la canapa deve essere raccolta e tagliata con precisione per poi attraversare i processi di macerazione, stigliatura, pulizia e cardatura fino alla filatura, così questa collaborazione mette in scena una filiera creativa consapevole, in cui grafica e packaging – sviluppati dal team creativo di Lampoon – diventano parte integrante del racconto. La canapa emerge come linguaggio condiviso: materia da lavorare, interpretare e rendere visibile, ponte tra profumeria, editoria e ricerca visiva contemporanea.
Canapa come materia prima: profilo agronomico e estrazione aromatica
La variabilità e instabilità olfattiva della canapa incide direttamente sulla resa aromatica e sulla qualità dell’estratto ottenuto: «È una pianta che cresce facilmente, ma dal punto di vista aromatico non offre mai lo stesso risultato» spiega Ambra Martone, founder di LabSolue.
Le componenti aromatiche della canapa destinate all’uso profumiero sono estratte principalmente tramite distillazione in corrente di vapore. Il processo consente di isolare una frazione volatile, ma presenta limiti strutturali rilevanti. La resa estrattiva è molto bassa e raramente supera lo 0,1% del peso della biomassa fresca, con variazioni legate allo stato della pianta al momento della raccolta e alle condizioni di essiccazione. Anche differenze minime nei parametri di distillazione possono alterare in modo sensibile il profilo aromatico finale.
Dal punto di vista applicativo, questa instabilità rende la canapa una materia prima difficile da integrare in processi industriali standardizzati. Ogni lotto deve essere valutato singolarmente, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo, prima di essere preso in considerazione per la formulazione: «Abbiamo riscontrato differenze olfattive tra piante coltivate in contesti diversi. La formulazione serve a gestire queste differenze, non a negarle. È una materia prima che dà pochissimo. Dal punto di vista estrattivo non consente margini di errore: ogni fase va controllata».
In profumeria, l’estratto di canapa viene quindi utilizzato in percentuali ridotte e inserito all’interno di strutture compositive più ampie. Il suo ruolo non è quello di costituire una nota dominante, ma di contribuire a un insieme aromatico in cui le variazioni della materia prima possano essere assorbite e gestite.

Materie prime naturali e metodo di interpretazione formulativa
Nel metodo di lavoro adottato da LabSolue, le materie prime naturali sono considerate come sistemi chimici complessi e intrinsecamente variabili. Ogni fragranza prende il nome da una materia prima, ma non ha come obiettivo la riproduzione fedele del suo odore naturale. La materia prima rappresenta il punto di partenza del progetto, non il risultato finale da replicare. Questo approccio risulta particolarmente rilevante nel caso della canapa, la cui instabilità aromatica rende impraticabile qualsiasi tentativo di standardizzazione diretta.
Il laboratorio assume quindi un ruolo centrale nella selezione delle componenti aromatiche, nella valutazione della loro compatibilità e nella costruzione di una struttura riproducibile. La formulazione diventa uno strumento di controllo, necessario per trasformare una materia prima variabile in un accordo stabile: «Non lavoriamo per soliflore. La materia prima è sempre un’origine di lavoro, non un obiettivo da copiare».
Nel caso di 318 Canapa, questo metodo si traduce in un processo che privilegia l’analisi e la verifica rispetto all’intuizione. La materia prima è osservata, scomposta e re-inserita in una composizione in grado di mantenere coerenza anche in presenza di variazioni tra lotti diversi.
Struttura formulativa di 318 Canapa: integrazione e stabilizzazione
La struttura formulativa di 318 Canapa è progettata per integrare una materia prima instabile all’interno di un accordo controllato. La canapa è affiancata a materie prime con profili terpenici compatibili, selezionate per comportamento chimico e volatilità. La presenza di aromatici come salvia bianca e artemisia consente di creare continuità tra le componenti erbacee, riducendo gli sbilanciamenti dovuti alle variazioni del lotto di canapa. L’obiettivo non è l’isolamento della nota, ma la sua distribuzione all’interno della struttura.
Le componenti agrumate e speziate agiscono come regolatori della curva di evaporazione, intervenendo sulle fasi iniziali e intermedie della fragranza senza modificare l’impianto complessivo. Le materie prime di fondo, caratterizzate da molecole a maggiore peso molecolare, contribuiscono alla stabilizzazione dell’accordo e alla sua persistenza nel tempo: «La struttura deve assorbire la variabilità della canapa. Non può dipendere da una singola materia prima».
Sostenibilità come parametro tecnico della canapa in profumeria
Nel contesto della canapa, la sostenibilità è valutabile attraverso parametri agronomici e produttivi misurabili. La pianta presenta un ciclo vegetativo rapido, un fabbisogno idrico contenuto e una buona adattabilità a differenti tipologie di suolo. Queste caratteristiche riducono l’impatto delle pratiche agricole rispetto ad altre colture industriali, soprattutto in termini di consumo di risorse. In profumeria, tuttavia, tali elementi non incidono direttamente sulla formulazione, ma sul contesto di selezione e gestione della materia prima.
Dal punto di vista operativo, la sostenibilità non elimina le criticità legate alla variabilità aromatica o alla bassa resa estrattiva. Al contrario, introduce ulteriori parametri di valutazione che devono essere compatibili con le esigenze del laboratorio: «La sostenibilità della canapa è un dato tecnico. Non risolve i problemi della formulazione, ma definisce il perimetro entro cui lavorare»
LabSolue
LabSolue è un marchio italiano di profumeria artistica fondato a Milano nel 2013 dalle sorelle Giorgia e Ambra Martone. LabSolue si struttura come una biblioteca olfattiva organizzata per famiglie di materie prime, in cui ogni fragranza prende il nome da un ingrediente centrale. Il lavoro del brand si concentra sulla ricerca e sulla trasformazione delle materie prime naturali attraverso un approccio laboratoriale. La produzione avviene in Italia, con un controllo diretto dei processi di formulazione e realizzazione.
Il nome LabSolue sintetizza l’impostazione del progetto: da un lato il laboratorio come competenza tecnica e metodo di lavoro, dall’altro il riferimento all’“assoluta”, intesa come una delle forme più preziose di estrazione da un elemento naturale. In questa logica la materia prima è l’origine del progetto e non un modello da riprodurre fedelmente: la formulazione serve a costruire una struttura coerente e replicabile, capace di includere anche variabilità naturali, senza appiattirle.
Magna Pars L’Hotel À Parfum: un ecosistema olfattivo integrato
LabSolue è strettamente connesso a Magna Pars L’Hotel À Parfum, struttura cinque stelle situata a Milano (area Navigli) che propone un’esperienza di ospitalità centrata sull’olfatto. All’interno del complesso, il profumo non è un elemento accessorio ma un parametro organizzativo: gli spazi, i percorsi e le attività sono progettati per costruire una relazione continua tra materia prima, cultura tecnica e fruizione quotidiana.
Il primo contatto avviene attraverso un “olfactory check-in” nel laboratorio: la selezione della suite si basa esclusivamente sull’attrazione verso una fragranza, tra sessantotto opzioni. La scelta è impostata come gesto istintivo e non razionale, valorizzando l’idea di una memoria olfattiva capace di attivare associazioni e preferenze in modo immediato. In questo modello, il laboratorio assume una funzione operativa: traduce un’esperienza sensoriale in una decisione concreta, facendo del profumo un criterio di orientamento.
Le sessantotto suite sono ciascuna ispirate a una materia prima della profumeria e dotate di un profumo dedicato. L’identità olfattiva è resa leggibile anche tramite dispositivi visivi: ogni fragranza è rappresentata da un dipinto e richiamata da accenti cromatici negli arredi, in un insieme dove lo spazio diventa estensione della composizione. Il risultato è una “messa in scena” controllata della materia prima, che rende tangibile il passaggio dal laboratorio all’esperienza.
Dalle radici industriali alla continuità progettuale: la filiera Martone
La storia del progetto si inserisce in una continuità familiare: dagli anni Quaranta, con la fondazione a Milano di Marvin da parte di Vincenzo Martone (prima in ambito farmaceutico, poi cosmetico), fino alla nascita di ICR nel 1975, che avvia collaborazioni con nomi della moda italiana. Nel 1987 la produzione viene trasferita a Lodi e la sede storica viene riconvertita, fino alla scelta — nel 2013 — di trasformare quel patrimonio in un progetto contemporaneo capace di coniugare competenza industriale, ricerca e identità culturale.
Un’idea di sostenibilità operativa: refill, riuso e programmi dedicati
Nel sistema Magna Pars/LabSolue la sostenibilità è trattata come pratica tecnica e gestionale: le fragranze sono refillabili e l’idea del riuso è integrata anche negli oggetti e nelle funzioni (strumenti da laboratorio reimpiegati in contesti di servizio e presentazione). Il complesso adotta inoltre soluzioni strutturali e impiantistiche dedicate (come l’uso dell’acqua di falda per un impianto geotermico) e affianca iniziative specifiche, come programmi legati alla tutela delle api, collegando in modo diretto biodiversità, filiera aromatica e responsabilità del progetto.
All’interno di Magna Pars sono presenti due collezioni: LabSolue, che estende la stessa identità olfattiva anche a home fragrances e candele, e Aqua Adornationis, che recupera formule e design storici legati all’archivio di famiglia. La coesistenza delle due linee esplicita il posizionamento del progetto: ricerca contemporanea e memoria tecnica non come elementi separati, ma come materiali complementari di una stessa costruzione.
Debora Vitulano


