
Canapa: l’esperimento industriale di Canapuglia, come procede
Con una nuova sede da duemila metri quadri e due linee di trasformazione, Canapuglia tenta di accorciare la distanza tra campo, impianto e mercato nella filiera della canapa
Canapuglia: ricostruire la filiera della canapa dal campo alla trasformazione
Canapuglia nasce nel 2011 a Conversano, in provincia di Bari. Claudio Natile avvia il primo campo di canapa industriale in Puglia dopo circa cinquant’anni di assenza. Il progetto prende forma in un momento nel cui dibattito economico italiano di canapa industriale quasi non si parla. Fin dall’inizio l’obiettivo è lavorare sulla pianta nella sua interezza: «Questa scelta deriva dalla consapevolezza della truffa che l’umanità ha subito quando si è iniziato a chiamare la canapa marijuana e la si è messa in cattiva luce per interessi puramente economici di altri settori industriali: petrolio, carta da deforestazione, chimica, fibre sintetiche».
L’origine dell’impresa coincide con una rilettura storica della materia prima e con il tentativo di reintrodurre una coltura che in Italia aveva avuto un peso economico rilevante. Se Emilia Romagna e Campania raggiungevano rispettivamente quarantamila e ventimila ettari coltivati, la Puglia si caratterizzava per una minore estensione agricola, ma una maggiore vocazione alla trasformazione: «Qui si lavorava meccanicamente la canapa italiana che veniva venduta all’esercito, alle poste italiane, ai soffiatori di vetro di Murano». Intorno al porto di Bari operavano i mastri funari, specializzati nell’intreccio delle fibre per la produzione di corde destinate alla navigazione; nel Salento era diffusa la lavorazione manuale al telaio.
Nel 2025 l’azienda trasferisce la sede a Monopoli, passando da cinquanta a duemila metri quadri, un salto dimensionale descritto come investimento strutturale: «Abbiamo calcolato che ci vorranno un paio d’anni per assestarci, ma è un buon investimento. La struttura è multifunzionale».
La nuova sede integra showroom, logistica, formazione e impianti di trasformazione in attivazione nel 2026. L’ampliamento consente di concentrare in un unico luogo attività che in precedenza erano distribuite tra partner e spazi esterni, riducendo tempi operativi e margini di incertezza. La scelta risponde non solo a un’esigenza di concentrazione produttiva e di stabilità in un settore caratterizzato da oscillazioni normative, ma anche alla volontà di offrire un punto fisico di riferimento per agricoltori, progettisti e imprese interessate alla filiera della canapa.
Materie prime naturali e recupero genetico: varietà italiane e adattabilità climatica
Canapuglia lavora annualmente tra le venti e le trenta varietà certificate UE di provenienza francese, tedesca, polacca e italiana. Ed è stata responsabile del recupero della varietà Eletta Campana: «Si tratta di una varietà da fibra della Campania, che si stava perdendo. Nel 2013 riuscimmo a ottenere un investimento e dopo tre anni abbiamo avuto il primo lotto di seme».
Oggi in Italia si riproducono stabilmente Eletta Campana, Fibra Nova e Carmagnola. Altre varietà storiche esistono ma non vengono riprodotte per mancanza di finanziamenti e interesse industriale, con una conseguente perdita di biodiversità agricola e di patrimonio genetico nazionale.
Sebbene esistano delle differenze genetiche fra le diverse varietà, «la canapa come specie è molto adattabile». Le varietà nord-europee reagiscono diversamente nei climi caldo-aridi del Sud; quelle meridionali si comportano bene anche in aree settentrionali. Il cambiamento climatico incide sulla stagionalità e modifica i parametri agronomici.
L’attività di Canapuglia include anche la consulenza tecnico-agronomica. La consulenza accompagna la vendita del seme certificato e orienta le scelte colturali in base a suolo, altitudine e destinazione finale della biomassa, riducendo il rischio agronomico nelle fasi di avvio. Le analisi chimiche vengono effettuate presso laboratori esterni accreditati, mentre la consulenza si basa sull’esperienza diretta in campo.
Economie circolari applicate alla canapa: trasformare tutto, non disperdere nulla
Il 2026 segna l’attivazione di due linee interne di trasformazione: «Con questa superficie siamo riusciti a concentrare in un unico luogo trasformazione alimentare e trasformazione non alimentare».
La linea alimentare riguarda la spremitura del seme per ottenere olio e panello proteico. Il panello viene successivamente macinato a pietra in collaborazione con un molino locale per produrre farina: «Quando non riusciamo a fare da noi, ci facciamo aiutare. È nel nostro DNA il mutualismo tra imprese». L’olio e la farina alimentano sia la vendita diretta sia una rete di trasformatori locali che utilizzano la materia prima per prodotti finiti tipici della tradizione culinaria pugliese, come ad esempio le orecchiette.
La linea non-food prevede la separazione meccanica dello stelo in fibra e canapulo. La fibra — lunga e corta— viene destinata a bioedilizia, compositi e tessile; il canapulo trova impiego in lettiere zootecniche, isolanti, miscele per edilizia. L’obiettivo è ridurre al minimo lo scarto e aumentare la quota di trasformazione locale, evitando che la biomassa venga esportata come materia grezza senza ulteriore lavorazione.
Il modello produttivo perseguito da Canapuglia si ispira alle economie circolari. Ogni parte della pianta ha una destinazione, semi, fibra, canapulo, sottoprodotti: «Della canapa si usa tutto». Questa impostazione consente di diversificare i mercati di riferimento e di attenuare l’esposizione a eventuali flessioni di un singolo comparto.
L’azienda dichiara oltre millecinquecento clienti tra agricoltori, imprese edili, ristoratori, rivenditori biologici, aziende zootecniche, designer e produttori di corde. Il raggio di azione copre Italia, Europa e mercati extra-UE.

Sequestro di CO2 e bioedilizia: la canapa come infrastruttura climatica
Nel 2025 i materiali per la bioedilizia hanno rappresentato uno dei comparti in maggiore crescita all’interno dell’attività di Canapuglia. Pannelli in fibra di canapa, mattoni in canapa e calce, intonaci naturali, fibra lunga per applicazioni composite: la domanda proviene da imprese edili, artigiani, progettisti e committenze private.
La competitività della canapa in edilizia viene descritta in termini di prestazione igrotermica: «Risolve i problemi di umidità, condense, muffe. Rende più salubre l’ambiente e isola». La regolazione dell’umidità interna, la traspirabilità del materiale e la capacità di isolamento contribuiscono a stabilizzare le condizioni ambientali interne agli edifici.
Il costo iniziale può risultare superiore fino al venti percento rispetto a soluzioni convenzionali. Tuttavia, l’analisi sul ciclo di vita dell’edificio dimostra minori dispersioni energetiche, riduzione dei ponti termici, miglioramento del comfort abitativo e contenimento dei consumi per la climatizzazione.
Il tema ambientale si estende alla fase agricola col sequestro di CO2: «La canapa arriva a dodici tonnellate ad ettaro di sequestro». La pianta assorbe anidride carbonica durante la crescita e la biomassa viene poi incorporata nel materiale da costruzione, stabilizzando parte del carbonio nel tempo.
L’elemento tecnico non si limita alla fibra. Il canapulo, componente legnosa interna dello stelo, entra nella composizione dei biocompositi insieme alla calce naturale. La produzione non richiede cotture ad alta temperatura paragonabili a quelle di laterizi industriali e l’energia impiegata nel processo risulta inferiore rispetto a molti materiali edilizi tradizionali.
Normativa, filiera e percezione pubblica: la canapa industriale in Italia oggi
Il quadro normativo italiano influenza direttamente le scelte industriali. La canapa industriale viene regolamentata a livello europeo attraverso il catalogo comune delle varietà agricole; tuttavia il dibattito nazionale ha generato negli anni sovrapposizioni tra filiera industriale e mercato delle infiorescenze: «Se non c’è stabilità normativa, l’industriale non si fida». La trasformazione della canapa richiede macchinari, impianti, competenze tecniche e la mancanza di chiarezza legislativa rallenta la strutturazione di una rete industriale diffusa.
Sul piano operativo, Canapuglia lamenta limitazioni nell’accesso a servizi finanziari digitali, come PayPal: «Siamo equiparati a venditori di stupefacenti o di armi e a favoreggiatori della prostituzione».
Il rapporto con le istituzioni locali, invece, viene descritto come collaborativo fin dall’inizio dell’attività: «Ho invitato io le forze dell’ordine alla nostra prima semina nel 2011». La strategia si basa su interlocuzione preventiva e trasparenza tecnica, evitando conflitti interpretativi sulla coltivazione.
Ad oggi, il principale ostacolo alla creazione di una filiera italiana della canapa industriale resta la trasformazione diffusa: «Il problema non è coltivare la canapa. Le terre ci sono, il saper fare c’è. Il problema è dove portarla». L’assenza di impianti regionali distribuiti obbliga a spostamenti su lunghe distanze, con un conseguente aumento di costi e tempi.
Imprenditoria etica e modello territoriale: replicare la filiera, non centralizzarla
Canapuglia vuole perseguire la strada dell’imprenditoria etica, mantenendo una dimensione territoriale e un controllo diretto dei processi: «Vogliamo restare un hub territoriale. Non vogliamo fare grandi numeri sacrificando la qualità». L’obiettivo non riguarda la concentrazione industriale su larga scala, ma la diffusione di micro-poli regionali. Il nome stesso vuole suggerire un modello replicabile: «Siamo per più Canapuglia, per una diffusione del nostro modello di impresa in ogni regione italiana».
La frammentazione del settore viene indicata come limite strutturale. «In Italia siamo molto divisi». Natile lamenta l’incapacità delle associazioni di categoria di costruire un organismo unitario con ricadute operative concrete: un’assenza di coordinamento che rallenterebbe l’evoluzione della filiera.
In questo contesto, l’esperienza di Monopoli viene concepita come un laboratorio territoriale: un nodo produttivo che integra coltivazione, trasformazione e mercato, con l’obiettivo di accorciare la distanza tra campo e prodotto finito e rendere economicamente sostenibile la presenza della canapa industriale sul territorio.
Canapuglia
Canapuglia è un’impresa pugliese fondata nel 2011 da Claudio Natile a Conversano, attiva nella coltivazione, trasformazione e commercializzazione di canapa industriale. L’azienda lavora con varietà certificate UE e opera nei settori alimentare, bioedilizio e agricolo, integrando consulenza tecnico-agronomica e servizi di prima trasformazione. Nel 2025 ha trasferito la sede a Monopoli, ampliando gli spazi operativi fino a duemila metri quadri. La struttura concentra attività di showroom, logistica e linee di trasformazione in attivazione nel 2026. Canapuglia dichiara oltre millecinquecento clienti tra agricoltori, imprese e operatori professionali in Italia e all’estero.

