Shibuya a Tokyo. Immagine Ryoji Iwata Lampoon|

Che cos’è la blockchain e perché sta cambiando il modo in cui produciamo e compriamo

Dalla struttura tecnica delle DLT alle applicazioni industriali, un approfondimento su come la blockchain introduce nuovi modelli di trasparenza, controllo e responsabilità nei sistemi economici

Blockchain: cos’è e perché è diventata una tecnologia chiave

La blockchain è un registro digitale distribuito, immutabile e condiviso, progettato per registrare informazioni in modo trasparente e verificabile senza la necessità di un’autorità centrale. I dati vengono organizzati in blocchi collegati tra loro in ordine cronologico; ogni blocco contiene informazioni validate dalla rete e una firma crittografica che rende impossibile modificarne il contenuto senza che l’intero sistema se ne accorga. A differenza dei database tradizionali, la blockchain non risiede su un singolo server ma è replicata su una rete di computer, detti nodi, che utilizzano lo stesso software e partecipano collettivamente alla verifica delle informazioni. Questo meccanismo rende il sistema resistente alla manomissione, agli errori e agli abusi.

Blockchain: definizione, significato e caratteristiche fondamentali della tecnologia DLT

In termini tecnici, la blockchain rientra nella più ampia famiglia delle DLT, le Distributed Ledger Technologies. La sua funzione non è stabilire se un’informazione sia vera o falsa, ma registrare in modo permanente ciò che viene dichiarato, rendendo sempre visibili il momento dell’inserimento, il soggetto che lo ha effettuato e la sequenza dei passaggi successivi. Immutabilità, trasparenza e tracciabilità sono i suoi tratti distintivi, insieme alla decentralizzazione, che elimina la necessità di un soggetto centrale di controllo.

Christian Ferri, CEO di Geer, azienda di informatica e servizi digitali con sede nella Silicon Valley, e autore del volume Blockchain & Made in Italy – Istruzioni per l’uso (Mondadori Electa), descrive la blockchain attraverso l’immagine di una serie di scatole cinesi, ma realizzate in vetro. Ogni nuovo blocco aggiunto consente di vedere cosa è accaduto prima, chi lo ha fatto e in quale ordine, senza possibilità di cancellazione o riscrittura retroattiva.

Come funziona la blockchain: perché elimina la fiducia e sostituisce gli intermediari

Il funzionamento della blockchain si basa su un presupposto radicale: l’assenza di fiducia preventiva. Il sistema nasce proprio dall’idea che non ci si possa fidare né degli esseri umani né delle macchine, e che la fiducia debba essere sostituita da regole tecnologiche condivise. Ogni informazione che viene inserita nel registro viene trasmessa alla rete, verificata dai nodi secondo criteri prestabiliti e, se conforme, registrata in modo permanente. In questo modo, la blockchain elimina la necessità di intermediari e riduce drasticamente il rischio di frodi, discrezionalità e manipolazioni.

Smart contract e blockchain: come funzionano i contratti intelligenti nella pratica

Un elemento centrale di questo ecosistema è rappresentato dagli smart contract, applicazioni software che operano sulla blockchain e che eseguono automaticamente determinate azioni al verificarsi di condizioni precise. Funzionano secondo una logica condizionale: se un requisito è rispettato, il processo può proseguire; in caso contrario, la transazione viene bloccata. Nel contesto delle filiere produttive, gli smart contract possono verificare parametri come il luogo di produzione, le temperature di lavorazione, i tempi di trasporto o il rispetto di determinati standard qualitativi. Questi dati possono essere inseriti da operatori umani oppure rilevati tramite sensori, come quelli che misurano temperatura, umidità, peso o posizione. La blockchain non certifica la veridicità del dato in sé, ma ne garantisce la non alterabilità una volta registrato.

Blockchain e filiere produttive: come cambia la tracciabilità dei prodotti

L’adozione della blockchain nelle filiere produttive può avvenire secondo modalità diverse. In alcuni casi la decisione nasce a monte, quando un grande attore industriale o commerciale sceglie di certificare l’intera catena del valore e richiede ai propri fornitori di adottare lo stesso sistema. Un esempio emblematico è Walmart, che a partire dal 2014, in collaborazione con IBM, ha sviluppato una blockchain proprietaria per tracciare inizialmente le carni di provenienza cinese, estendendo poi il sistema a frutta, verdura e a un numero crescente di prodotti. In questo scenario, l’adesione alla blockchain diventa un prerequisito per poter far parte della filiera.

In altri casi la scelta avviene a valle, quando è il singolo produttore a decidere di adottare la blockchain per valorizzare il proprio prodotto e rafforzarne la reputazione sul mercato internazionale. Questo approccio, tuttavia, è meno diffuso, perché il valore della tracciabilità risulta limitato se non coinvolge l’intero percorso produttivo. La forza della blockchain risiede infatti nella possibilità di ricostruire la storia completa di un bene, non solo di un singolo passaggio.

Blockchain e Made in Italy: tracciabilità, qualità e sostenibilità nelle filiere italiane

Nel contesto italiano, un riferimento importante è lo studio promosso nel 2019 dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con IBM, intitolato La Blockchain per la tracciabilità del Made in Italy: Origine, Qualità, Sostenibilità. Il progetto ha coinvolto alcune aziende del settore tessile nella creazione di una blockchain dedicata alla filiera delle camicie in lino biologico. All’interno della rete erano presenti i coltivatori della materia prima, l’autorità certificatrice, l’azienda manifatturiera, il marchio e il consumatore finale. Ogni soggetto dichiarava la conformità del proprio processo produttivo a standard definiti e programmati direttamente negli smart contract, rendendo disponibili informazioni certificate sull’origine e sulla lavorazione del prodotto.

L’esperimento ha dimostrato come la blockchain possa aumentare la trasparenza interna alle filiere e offrire al consumatore una visione chiara e verificabile del prodotto. Allo stesso tempo, ha evidenziato un limite strutturale ancora presente in molte imprese italiane: una conoscenza ridotta delle tecnologie emergenti, che rende difficile l’implementazione autonoma di infrastrutture DLT.

Blockchain, trasparenza e fiducia: perché i dati diventano verificabili per tutti

La blockchain è spesso associata al concetto di trasparenza, intesa come capacità di trasferire informazioni tra soggetti e sistemi che non comunicano tra loro o che non condividono un rapporto fiduciario. In un sistema basato su registri distribuiti, la fiducia non è più una condizione iniziale, ma una conseguenza del funzionamento stesso della tecnologia. Ogni passaggio è tracciato, ogni dichiarazione resta visibile, ogni anomalia può essere individuata.

Il futuro della blockchain: applicazioni reali, limiti e scenari possibili

Guardando al futuro, chiedersi se la blockchain diventerà una tecnologia pervasiva equivale a chiedersi se useremo internet. Non tutti interagiscono direttamente con l’infrastruttura, ma tutti utilizzano applicazioni che su di essa si basano. Oggi le DLT vengono sperimentate in ambiti che vanno dalla tracciabilità alimentare alla certificazione dei prodotti di lusso, fino alla gestione dei diritti digitali e dei titoli di studio. In Italia l’adozione non è ancora diffusa su larga scala, ma l’interesse cresce. Molte aziende iniziano a interrogarsi sulle potenzialità di questi strumenti, consapevoli che la blockchain non è una soluzione universale, ma un’infrastruttura da utilizzare solo quando risponde a un’esigenza reale e concreta.

Silicon Valley, real estae market
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