
Cinque Vie Milano: distretto di design, botteghe, artigiani – quale omologazione?
Dal foro romano alle botteghe artigiane fino alla Design Week: Ernesta Del Cogliano ed Emanuele Tessarolo raccontano 5VIE e il rilancio delle Cinque Vie
Cinque Vie Milano: dove si trova il crocevia più antico del centro storico
Il nome Cinque Vie indica un punto urbano preciso del centro storico di Milano: l’incrocio tra via Santa Marta, via del Bollo, via Bocchetto, via Santa Maria Fulcorina e via Santa Maria Podone. Le strade convergono in un nodo irregolare, a pochi minuti dal Duomo, nel quadrante che coincide con uno dei nuclei più antichi della città.
La geografia delle Cinque Vie si colloca nell’area dell’antico foro di Mediolanum, centro politico e commerciale della Milano romana. Ancora oggi la stratificazione archeologica è visibile in diversi punti del quartiere. La cripta della chiesa di San Sepolcro conserva resti della pavimentazione del foro romano, testimonianza materiale della continuità tra la città antica e quella contemporanea. Questo spazio, definito da san Carlo Borromeo “ombelico di Milano”, rappresenta uno dei luoghi in cui la storia urbana della città risulta più leggibile.
È proprio su questa densità storica — fatta di stratificazioni, mestieri e funzioni urbane — che negli ultimi anni si è costruita una nuova narrazione del quartiere. Il progetto 5VIE nasce nel 2013 con l’obiettivo di rileggere questo frammento del centro storico come piattaforma culturale contemporanea, mettendo in relazione patrimonio urbano, artigianato e progettualità internazionale.
«Da quando siamo nati, ci impegniamo per essere hyper local», spiega Emanuele Tessarolo, co-fondatore di 5VIE insieme a Ernesta Del Cogliano. Attraverso questo approccio “glocale”, il progetto opera su due piani: da una parte il radicamento territoriale — valorizzando competenze, artigianato e genius loci — dall’altra la costruzione di relazioni internazionali capaci di intercettare istituzioni, designer e curatori interessati a ciò che questo segmento della città può esprimere.
Dall’antico foro di Mediolanum al centro medievale di Milano
Nel Medioevo le strade delle Cinque Vie si riempiono di botteghe e attività artigiane. Il sistema urbano è fatto di corti interne, laboratori, depositi e abitazioni sovrapposte. Questa densità di funzioni crea un tessuto economico e sociale complesso, dove produzione, commercio e vita quotidiana convivono nello stesso spazio.
La vocazione mercantile resta evidente nei secoli successivi. Le strette vie del quartiere continuano a ospitare attività legate al commercio e ai mestieri urbani. A differenza di altre aree monumentali della città, le Cinque Vie non diventano mai esclusivamente uno spazio rappresentativo: mantengono una dimensione operativa, fatta di lavoro, scambi e produzione.
San Sepolcro, Ambrosiana e Palazzo Borromeo: i luoghi chiave delle Cinque Vie
La stratificazione storica del quartiere è visibile anche negli edifici che lo compongono. La Biblioteca Ambrosiana, fondata nel 1609 dal cardinale Federico Borromeo, fu una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa e rappresenta ancora oggi uno dei principali centri culturali della città. Fondata nell’XI secolo e più volte modificata nel corso dei secoli, la chiesa di San Sepolcro custodisce nella cripta resti archeologici del foro romano e rappresenta uno dei punti in cui la continuità tra Milano romana, medievale e moderna appare più evidente.
Il distretto comprende anche Palazzo Borromeo, tra i più importanti palazzi tardogotici milanesi, e Piazza Tomasi di Lampedusa, dove sono visibili resti romani e una delle poche torri medievali sopravvissute nel centro cittadino. Poco distante si trova il Parco Archeologico della Torre dei Gorani, area in cui strutture romane e medievali restano integrate nel tessuto urbano contemporaneo. In questo perimetro la storia non è una cornice: continua a determinare il carattere del luogo.
Botteghe storiche a Milano: la continuità artigianale delle Cinque Vie
La storia delle Cinque Vie è inseparabile da quella delle botteghe che ne hanno abitato le strade. Per secoli il quartiere ha ospitato laboratori artigiani, negozi specializzati, attività commerciali e mercati urbani. Questa dimensione produttiva non è scomparsa con la modernizzazione della città, ma continua a caratterizzare l’identità dell’area.
Tra le realtà artigianali più riconoscibili del quartiere si trova Laboratorio Paravicini, in via Nerino, atelier di ceramica fondato negli anni Novanta da Costanza Paravicini. Qui la produzione di piatti e oggetti decorativi dipinti a mano riprende la tradizione lombarda della ceramica domestica reinterpretandola con un linguaggio contemporaneo. Il laboratorio rappresenta uno degli esempi più evidenti della continuità tra artigianato e progettualità creativa che caratterizza il distretto.
Accanto alle botteghe artigiane si è sviluppata nel tempo una presenza significativa di gallerie e spazi espositivi. In via Santa Marta, una delle strade storicamente più legate al commercio antiquario della zona, si trovano realtà come Galleria Rubin, spazio dedicato all’arte contemporanea che dialoga con il tessuto storico del quartiere. Non lontano, tra via Santa Marta e via Santa Maria Fulcorina, persistono piccoli studi di restauro, negozi di antiquariato e attività legate al design d’autore.
Accanto alle attività tradizionali convivono oggi atelier di design, gallerie d’arte contemporanea e piccoli studi creativi. Il quartiere mantiene così una composizione mista, dove produzione artigianale, attività culturali e commercio continuano a condividere lo stesso spazio urbano.

5VIE Milano: come nasce il progetto che rilancia il centro storico
Nel 2013 nasce il progetto 5VIE con l’obiettivo di rilanciare il centro storico di Milano attraverso arte, design e artigianato. Il progetto viene sviluppato da Ernesta Del Cogliano ed Emanuele Tessarolo e si struttura come network territoriale dedicato alla valorizzazione del quartiere.
Da oltre dieci anni Tessarolo e Del Cogliano applicano questa prospettiva al centro storico di Milano con un obiettivo chiaro: accendere i riflettori su un’area della città fino ad allora conosciuta quasi esclusivamente dai residenti. «Mancava una narrazione capace di raccontarne il tessuto sociale ed economico, fatto di artigiani, competenze e realtà produttive da scoprire e valorizzare», racconta Del Cogliano. Il primo sforzo è stato quello di coinvolgere le attività locali, chiamare a raccolta i residenti, dialogare con istituzioni e diocesi per spiegare l’importanza di mettere a sistema le energie del quartiere.
Fuorisalone 5VIE: Maarten Baas e la crescita del distretto durante la Design Week
Dal 2014 il distretto partecipa alla Milano Design Week. La prima edizione ospita il progetto Baas is in Town del designer olandese Maarten Baas, presentato nell’ex Garage Sanremo. L’iniziativa riceve il Milano Design Award.
Il modello adottato dal network si basa su un approccio definito “glocale”: valorizzazione delle competenze locali e apertura a collaborazioni internazionali. Le installazioni e le mostre vengono distribuite tra corti, palazzi storici, botteghe e spazi espositivi temporanei. Il quartiere diventa così un dispositivo urbano che mette in relazione patrimonio storico e progettualità contemporanea.
Vista la complessità del territorio in cui opera il network di 5VIE, Tessarolo e Del Cogliano hanno strutturato l’attività attorno a tre linee principali. La prima, 5VIE Art + Design, si occupa dello sviluppo del distretto del design: dal 2014 il network partecipa alla Design Week, collaborando con gallerie ed enti locali e promuovendo installazioni ed eventi collaterali. La scelta di incoraggiare le mostre collettive, spiegano i fondatori, nasce dal desiderio di offrire un’opportunità concreta di esposizione a chi dispone di budget limitati, preservando uno spazio di ricerca e sperimentazione dentro un contesto sempre più competitivo.
«Il rapporto di specularità tra dimensione territoriale e dimensione globale si fonda sulla coincidenza con la nostra visione editoriale e il nostro sistema di valori. Quando questi elementi si riconoscono e si rispecchiano, si attiva un meccanismo che permette al territorio di dialogare con il mondo e al mondo di parlare al territorio», spiega Tessarolo.
Artigianato, pezzo unico e design contemporaneo: la visione di 5VIE Experience
«Abbiamo sempre puntato sul pezzo unico, convinti che Milano rappresenti ancora la capitale della creatività. L’oggetto realizzato a mano, con caratteristiche di unicità, è un elemento fondante della nostra visione. Cerchiamo di sostenere chi lavora molto con le mani», aggiunge Tessarolo.
Design Week Milano: turismo, pressione immobiliare e rischio di omologazione culturale
«Nel tempo, l’attenzione internazionale è cresciuta, così come la qualità dei progetti. Parallelamente, è aumentata la pressione turistica e con essa il rischio di omologazione culturale», spiega Tessarolo. Le lunghe file per gadget e installazioni “instagrammabili” durante la settimana del design milanese richiamano un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo: un fenomeno non intrinsecamente negativo, ma che rischia di fagocitare piccole realtà meritevoli e di allontanare il pubblico più strettamente professionale.
Oggi la Design Week è percepita da molti come il grande evento milanese, un’occasione per attrarre investimenti e generare valore economico. È un meccanismo che comporta costi sempre più elevati anche per chi continua a voler dare spazio alle realtà indipendenti e agli artigiani rispetto alle grandi aziende. Dal punto di vista degli artigiani e dei designer, questo scenario presenta altre criticità: i costi di partecipazione in costante aumento, le barriere all’ingresso e il tempo da dedicare alla ricerca e alla sperimentazione che diminuisce, schiacciato dalla pressione di un successo commerciale immediato. Soprattutto nel mondo dell’arte e del design, questa corsa alla performance limita l’attività dei creativi che operano in città, costretti a confrontarsi con un sistema sempre più oneroso e competitivo.
Patrimonio storico e creatività contemporanea: perché 5VIE resta un caso urbano milanese
In un contesto segnato da una competizione più accesa, dove la massificazione della comunicazione online hanno ridefinito l’intero sistema, il dialogo con la creatività contemporanea rimane uno strumento decisivo per la valorizzazione del patrimonio. «Arte e cultura, in quanto realtà vive, non possono essere percepite come elementi statici», affermano Tessarolo e Del Cogliano. Il patrimonio deve dialogare, contaminarsi, sedimentare nelle persone. Durante la Design Week, il distretto si trasforma in un palcoscenico di collaborazioni che mettono in relazione passato e presente e attivano un dialogo trasversale tra commercio e creatività. Visioni contemporanee entrano così in corti, palazzi e botteghe storiche milanesi, creando connessioni tra patrimonio e progettualità attuale.
Agnese Torres




