Deposito cauzionale per la plastica: l’Italia può ancora rimandare?

Littering, obiettivi europei mancati e un iter parlamentare ora bipartisan: che cos’è il Deposit Return System? dal Pfand tedesco alla proposta di legge italiana: un contributo di Valter Menghini

Che cos’è il littering? Il sistema che funziona già in tutta Europa (tranne che al Sud)

Bottiglie di plastica abbandonate nei parchi, lattine nei fossi, imballaggi lungo le spiagge. È il littering, l’abbandono improprio dei rifiuti nell’ambiente: una delle forme più visibili — e più costose — della crisi ecologica contemporanea. L’Europa ha già deciso come affrontarlo. L’Italia, ancora no. Ma i tempi si stanno accorciando.

Il fenomeno non è isolato. La plastica rappresenta fino all’85% dei rifiuti marini e ogni anno nel mondo se ne producono circa 300 milioni di tonnellate, di cui almeno 8 milioni finiscono negli oceani. I rischi ambientali dominano ormai l’orizzonte globale, tra eventi climatici estremi, perdita di biodiversità e inquinamento diffuso. Il littering è la manifestazione visibile di un problema sistemico.

Il principio: al momento dell’acquisto, il consumatore paga una piccola cauzione sulla bottiglia o sulla lattina. Quando riporta il contenitore vuoto in negozio o in un punto di raccolta, la cauzione gli viene restituita. Si chiama Deposit Return System, DRS, ed è già operativo in 16 dei 27 paesi dell’Unione Europea.

Dalla Norvegia all’Irlanda: i tassi di restituzione che l’Italia non ha

I risultati, nei paesi che lo hanno adottato, sono difficilmente contestabili. La Germania supera il 98% di tasso di restituzione, la Norvegia raggiunge il 92%. La Lituania è passata da meno del 34% prima del sistema al 92% appena due anni dopo l’introduzione. La Slovacchia ha superato il 70% già nel primo anno, oltre il proprio obiettivo del 60%. Entro sette mesi dal lancio del sistema irlandese, nel febbraio 2024, l’Irlanda aveva raggiunto un tasso di restituzione del 73%.

I più recenti ad adottarlo: l’Austria ha lanciato il suo sistema nazionale il 1° gennaio 2025; la Polonia lo ha introdotto nello stesso anno con una cauzione di 0,50 zloty per le bottiglie PET fino a 3 litri.

I tre principali paesi del Sud Europa — Francia, Italia e Spagna — sono notevolmente assenti da questa mappa. L’Italia ha già previsto un DRS per i contenitori di bevande monouso nel 2021, ma manca ancora del decreto attuativo che renderebbe la norma effettiva. Quattro anni di stallo normativo, mentre il resto del continente raccoglie — letteralmente — i frutti del sistema.

Economia circolare: il deposito come leva, non come soluzione autonoma

Il deposito cauzionale non è una misura isolata. Si inserisce in una trasformazione più ampia: il passaggio da un’economia lineare — estrai, produci, consuma, scarta — a un’economia circolare. Oggi solo il 9% della plastica viene riciclato a livello globale.

Le strategie individuate a livello internazionale si articolano su tre direttrici: ridurre l’uso non necessario, riutilizzare i prodotti, migliorare il riciclo. Il DRS interviene su quest’ultimo punto, aumentando la qualità dei materiali raccolti e rendendo possibile un riciclo a circuito chiuso, da bottiglia a bottiglia.

L’Italia fuori traiettoria: i numeri di un ritardo doppio – bottiglie non raccolte, plastica riciclata insufficiente

In Italia si producono circa 7 miliardi di bottiglie di plastica all’anno. Senza un sistema di deposito, più di 3 miliardi di esse non sono raccolte né riciclate. Sul versante del contenuto riciclato, l’obbligo di immettere sul mercato bottiglie con almeno il 25% di PET riciclato — in vigore dall’inizio del 2025 — resta disatteso per 7 punti percentuali. Anche il tasso di intercettazione mostra una crescita insufficiente: attestato al 68% nel 2024, l’Italia con ogni probabilità mancherà l’obiettivo del 77% previsto dalla direttiva SUP entro il 2025, risultando ampiamente fuori traiettoria rispetto al target del 90% fissato per il 2029.

Eppure il paese parte da una base non disprezzabile: nel 2023 la raccolta differenziata ha raggiunto il 66,6% dei rifiuti urbani, mentre il riciclo degli imballaggi in plastica si è attestato al 48% dell’immesso al consumo. «Il sistema italiano dei consorzi ha funzionato bene», riconosce Valter Menghini, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare (AISEC) e Coordinatore ASviS del Goal 12. «Ma nel caso di bottiglie e lattine c’è ancora un problema strutturale: spesso questi oggetti finiscono fuori dal circuito della raccolta differenziata, perché vengono semplicemente abbandonati».

Come funziona davvero il sistema: logistica, dati, responsabilità

Il funzionamento del DRS è più articolato di quanto appaia. Il consumatore paga una cauzione indicata separatamente sullo scontrino e sul prezzo a scaffale. Dopo il consumo, il contenitore può essere restituito presso qualsiasi punto vendita.

I rivenditori sono obbligati a ritirare gli imballaggi, manualmente o tramite macchine automatiche. Il sistema è progettato per essere integrato nella routine quotidiana: si restituisce il contenitore mentre si fa la spesa.

Dietro la restituzione opera un soggetto centrale che gestisce flussi di materiali, dati e pagamenti. Gli imballaggi vengono raccolti, contati, selezionati e avviati al riciclo. I rivenditori ricevono una commissione per il servizio.

Modelli organizzativi: sistema centralizzato vs modello tedesco

Non tutti i sistemi sono uguali. In Europa prevale un modello centralizzato: un’organizzazione no profit, partecipata da industria e distribuzione, gestisce il sistema secondo il principio di responsabilità estesa del produttore.

La Germania rappresenta un’eccezione: sistema decentralizzato, in cui la grande distribuzione mantiene la proprietà del materiale raccolto. Questo modello è più complesso e meno efficiente per i piccoli operatori.

Il modello centralizzato è considerato più trasparente, più equilibrato e meno costoso.

Brian Yurasits
Foto: Brian Yurasits

Agosto 2026, la scadenza che cambia tutto – il regolamento europeo sugli imballaggi è già legge

La cornice normativa non è più quella della direttiva SUP del 2021. Il Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), entrato in vigore nel febbraio 2025, fissa obiettivi precisi: rendere tutti gli imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2030, aumentare il materiale riciclato, ridurre le sostanze nocive e tagliare i rifiuti da imballaggio complessivi. Il PPWR richiede a ogni stato membro di implementare un sistema di deposito cauzionale entro il 2029 per raggiungere gli obiettivi di raccolta separata e contenuto riciclato.

Dal 12 agosto 2026 il regolamento diventerà operativo in tutti gli stati membri, costringendo l’Italia a misurarsi con la possibile trasformazione dei sistemi di raccolta degli imballaggi. Esiste una clausola di esenzione: gli stati che nel 2026 avranno raggiunto l’80% di raccolta differenziata dei contenitori per bevande potranno chiedere di essere esclusi dall’obbligo del DRS. Visto l’attuale 68%, l’Italia non è in posizione di invocarla.

Chi paga davvero: il modello economico del deposito cauzionale

Il sistema si basa su tre leve economiche: il contributo dei produttori per ogni imballaggio immesso sul mercato (responsabilità estesa del produttore), la vendita dei materiali raccolti — più puliti e quindi più valorizzabili — e i depositi non riscossi dai consumatori che non restituiscono i contenitori.

Questo meccanismo riduce il peso sui bilanci pubblici e introduce un principio diretto: chi disperde il rifiuto contribuisce al costo del sistema.

La proposta di legge bipartisan: FdI, PD e M5S insieme sul deposito cauzionale

Sul piano interno, qualcosa si muove. La proposta di legge depositata dal Partito Democratico a firma dell’onorevole Roggiani è stata assegnata alla Commissione Ambiente della Camera il 19 gennaio 2026. In pochi mesi sono state presentate tre proposte di legge, rispettivamente da PD, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Un allineamento trasversale che, nel contesto politico italiano, non è scontato.

Massimo Milani, deputato di Fratelli d’Italia e segretario della Commissione Ambiente, ha dichiarato che «i tempi sono maturi per il DRS anche in Italia», aggiungendo che «si tratta di una rivoluzione importante del nostro sistema di raccolta dei rifiuti».

Le proposte prevedono l’introduzione di una cauzione sui contenitori monouso per bevande in plastica e alluminio tra 0,1 e 3 litri, restituita al consumatore alla riconsegna del contenitore vuoto presso punti vendita o macchine automatiche dedicate (Reverse Vending Machine).

Il littering non è solo brutto: costa 13 miliardi l’anno

Il littering è una questione estetica, ambientale ed economica insieme. Secondo le stime europee, la bonifica dei rifiuti abbandonati sulla sola terraferma costa tra 10 e 13 miliardi di euro l’anno. I rifiuti dispersi danneggiano gli ecosistemi, contaminano le acque, entrano nella catena alimentare, compromettono la salute degli animali e dell’uomo. «Il fenomeno dell’abbandono improprio dei contenitori per bevande è inferiore di circa due terzi nelle regioni europee che utilizzano un sistema di deposito cauzionale», spiega Menghini. «Significa che il littering diminuisce fino al 66%». Il motivo è intuitivo: se una bottiglia ha un valore economico, difficilmente finirà a terra.

La questione tocca anche l’attrattività del paese. L’Italia è una delle principali destinazioni turistiche del mondo, con oltre 60 milioni di visitatori stranieri nel 2024 e il maggior numero di siti patrimonio UNESCO. «Un ambiente più pulito significa più attrattività», osserva Menghini. «Strade e spazi pubblici curati aumentano l’orgoglio civico e attirano imprese e turismo». Meno littering è anche più economia.

Le resistenze: chi si oppone e perché. Il CONAI dice no, ma i suoi numeri sono contestati

Non tutti sono a favore. Il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) ha sempre sostenuto che il DRS rappresenterebbe «una duplicazione dei costi economici e ambientali» e che gli obiettivi sarebbero stati raggiungibili attraverso il potenziamento della raccolta differenziata: pronostico che non si sta rivelando esatto.

Sul fronte dei costi, il dibattito è aperto. Il CONAI ha stimato che la distribuzione di circa 100.000 macchine di restituzione comporterebbe un investimento iniziale di circa 2,3 miliardi di euro. Lo studio commissionato dalla campagna A Buon Rendere alla società Eunomia stima invece un fabbisogno di circa 25.000 macchine e costi di implementazione significativamente inferiori.

Il sistema attuale, inoltre, trasferisce una parte rilevante dei costi alle amministrazioni locali e ai cittadini. La raccolta differenziata non sempre risulta economicamente più efficiente dello smaltimento e risente della volatilità del mercato dei materiali.

Menghini è netto sulla questione della complementarietà: «Il deposito cauzionale deve essere complementare al sistema dei consorzi, non sostitutivo. L’Italia è già tra i paesi più avanzati nell’economia circolare grazie a quella filiera». Il vantaggio qualitativo del DRS è proprio questo: le bottiglie raccolte separatamente sono più pulite e possono essere riciclate in ciclo chiuso, da bottiglia a bottiglia. Meno plastica vergine, meno estrazione di materie prime, meno emissioni.

Quanto vale una bottiglia vuota? La domanda che cambia un paesaggio

Un sondaggio citato nello studio di Menghini afferma che l’83% degli italiani è favorevole all’introduzione del deposito cauzionale. La plastica negli anni Sessanta era il simbolo del progresso: un materiale economico, leggero, resistente, versatile. Oggi è diventata il simbolo della crisi ambientale. Nel mondo si producono circa 300 milioni di tonnellate di plastica all’anno e almeno 8 milioni finiscono negli oceani. Le microplastiche sono ormai diffuse ovunque: negli ecosistemi marini, nei suoli, nella catena alimentare e persino nella placenta.

«La metà della produzione globale è destinata a prodotti monouso», spiega Menghini. «È lì il vero problema, ed è lì che dobbiamo intervenire». Il modello economico dominante è ancora lineare: estrai, produci, consuma, scarta. L’obiettivo è passare a un’economia circolare in cui i materiali rimangono nel sistema il più a lungo possibile. «Il cambiamento più difficile non è tecnologico, ma culturale. È più complicato cambiare l’immaginario collettivo del consumo che i sistemi produttivi».

Il deposito cauzionale agisce esattamente su questo piano: introduce un piccolo incentivo economico che modifica il comportamento quotidiano. Nel sistema attuale, una bottiglia vuota vale spesso nulla. Nel sistema del deposito, vale almeno qualche centesimo. Quanto basta per cambiare un comportamento. E forse anche un paesaggio.

Foto: Quan Jing
Foto: Quan Jing