
Donne in agricoltura: In Italia 355mila imprenditrici, ma l’innovazione resta privilegio maschile
Coltivano il 40% del cibo ma possiedono meno del 20% della terra – il 2026 è l’Anno della Donna Agricoltrice voluto dall’ONU. Intervista a Chiara Nicolosi, co-fondatrice di Donne in Campo
Donne in agricoltura: coltivano il 40% del cibo mondiale ma possiedono meno del 20% della terra
Lavorano oltre il 40% dei campi nei Paesi in via di sviluppo, eppure possiedono meno del 20% della terra che coltivano. Il divario di genere in agricoltura ha un costo misurabile: secondo le stime delle Nazioni Unite, colmarlo farebbe crescere il PIL mondiale fino a mille miliardi di dollari e migliorerebbe la sicurezza alimentare di circa 45 milioni di persone. Politiche mirate genererebbero benefici economici diretti per 58 milioni di individui e rafforzerebbero la resilienza di altri 235 milioni di fronte a crisi climatiche, economiche e sociali.
Per questo l’ONU ha dichiarato il 2026 Anno Internazionale della Donna Agricoltrice: un riconoscimento formale per una figura che resta centrale nei sistemi agroalimentari globali ma spesso invisibile nelle statistiche ufficiali, nelle istituzioni di settore e nei luoghi decisionali.
Una storia lunga quanto l’agricoltura stessa
L’idea che lavorare la terra sia un compito maschile è un pregiudizio recente, smentito dalla storia. Durante la Prima Guerra Mondiale, con gli uomini al fronte, furono le donne a tenere in piedi fattorie e aziende agricole in tutta Italia e in Europa. Contadine, mondine, braccianti: presenze reali rimaste ai margini dell’immaginario collettivo, con apparizioni sporadiche nell’arte — come Le spigolatrici di Jean-François Millet (1857) — e nel cinema, dove la mondina interpretata da Silvana Mangano in Riso Amaro (1949) è diventata un’icona. Oggi, in molti Paesi del Sud globale segnati da forti flussi migratori, sono ancora le donne a farsi carico della gestione delle coltivazioni.
«La valorizzazione del ruolo delle donne in agricoltura è strettamente legata alla loro posizione nella società nel suo complesso: quanto più si affermano i principi di parità e uguaglianza, tanto più cresce anche il riconoscimento del loro contributo nel settore agricolo», afferma Chiara Nicolosi, co-fondatrice dell’associazione Donne in Campo e membro del Consiglio Direttivo di Casa dell’Agricoltura, intervenuta al convegno organizzato da Soroptimist per promuovere l’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice.
Italia: crescono le imprenditrici, ma restano ai margini dell’innovazione
Secondo il Censimento agricolo 2020, le titolari di azienda in Italia sono 355.000, pari al 31,5% delle imprese agricole totali — in crescita rispetto al 25,8% del 2000, in controtendenza rispetto al calo generale degli addetti al settore. A queste si aggiungono circa 470.000 lavoratrici dipendenti, il 32% della manodopera totale.
Il dato si incrina sul fronte dell’innovazione: tra le aziende che investono in digitalizzazione o nuove tecnologie, solo una su cinque è guidata da una donna. Un ritardo che non è casuale. Le imprese femminili sono concentrate soprattutto nel Centro-Sud, in aree fragili e soggette a spopolamento, con dimensioni medie inferiori alla media nazionale e difficoltà strutturali nell’accesso al credito. A pesare sono anche la scarsità di incentivi mirati e una rappresentanza ancora insufficiente nei tavoli decisionali del settore.
«I dati mostrano che le donne gestiscono una quota significativa di aziende situate in aree decentrate e difficili», spiega Nicolosi. «A questo si sommano la chiusura di ospedali e scuole, la carenza di servizi essenziali, il progressivo taglio della spesa pubblica nelle aree rurali. Mantenere vivi questi luoghi non è solo una questione economica, ma anche sociale e culturale».
Sul fronte della rappresentanza istituzionale, il giudizio è netto: «Il ruolo delle donne in agricoltura non trova ancora adeguato rispecchiamento negli organismi di settore e nelle istituzioni. È un nodo che attraversa più in generale l’intera questione femminile».
Anticipatrici di modelli oggi considerati virtuosi
Quando si guarda all’evoluzione del settore negli ultimi decenni, le donne ne hanno spesso guidato la trasformazione più innovativa. Sono state le pioniere degli agriturismi negli anni Ottanta, le prime a integrare produzione agricola, trasformazione dei prodotti e ospitalità. Da lì si sono sviluppate le fattorie didattiche e sociali, la vendita diretta nei mercati contadini, le filiere corte — pratiche oggi al centro delle politiche europee di sostenibilità alimentare. «Lavoro nel mondo dell’agricoltura dalla fine degli anni Settanta: posso affermare che molte realtà che oggi diamo per acquisite sono nate grazie all’iniziativa delle donne», sottolinea Nicolosi.
Le imprenditrici agricole mostrano storicamente una propensione più alta all’agricoltura biologica e biodinamica, con un’attenzione alla biodiversità, alla cura dei suoli e al benessere animale che anticipa orientamenti oggi riconosciuti come strategici. «Essere agricoltrici per scelta ha significato costruire un rapporto diverso con l’ambiente, orientarsi verso un’agricoltura più umana». Un patrimonio di saperi che comprende anche la conoscenza approfondita delle erbe spontanee e delle coltivazioni storiche — competenze tramandate da tradizioni antiche e oggi rivalutate in chiave di tutela della biodiversità. «Durante i viaggi organizzati dall’associazione, l’interesse per orti botanici e coltivazioni storiche è costante. Osservare la natura, riconoscere le piante selvatiche, coglierne i mutamenti stagionali significa esercitare un’attenzione concreta verso la biodiversità».
Al centro c’è anche la cura della fertilità dei suoli, considerati non come un supporto inerte ma come un organismo vivo. Le coltivazioni eccessivamente intensive li impoveriscono, mentre la difesa dalla cementificazione resta una priorità imprescindibile. Milano è un caso emblematico: territorio a forte vocazione agricola, segnato dalla presenza del Parco Agricolo Sud Milano — una delle aree agricole periurbane più estese d’Europa — ma esposto alla pressione edilizia e al rischio di consumo di suolo.

Le donne e il rapporto con la società: fattorie didattiche, borghi, filiere corte
«Le donne hanno mostrato una particolare sensibilità nel rapporto con la società, un’apertura diversa e una maggiore capacità di cogliere le opportunità di crescita per il settore agricolo», osserva Nicolosi. Grande attenzione è stata dedicata al rapporto con le scuole attraverso le fattorie didattiche, pensate per avvicinare i più giovani al mondo agricolo. Si è assistito poi a un recupero significativo della trasformazione aziendale dei prodotti — dai caseifici alle altre filiere corte — riportando al centro una tradizione oggi parte integrante della multifunzionalità dell’agricoltura moderna. Non solo: le imprese agricole sono spesso le custodi dei piccoli borghi e del paesaggio rurale circostante, presidi culturali oltre che produttivi.
Donne in Campo: dal 1999, il confronto come strumento di crescita
Nata in Lombardia nel 1999 da un corso di formazione rivolto ad agricoltrici dell’area milanese, l’associazione Donne in Campo — parte della Confederazione Italiana Agricoltori — ha come prima finalità la promozione delle pari opportunità nel settore e il rafforzamento del ruolo femminile in agricoltura. Tra i suoi progetti, “Il Baratto dei Saperi”, basato sulla condivisione di competenze ed esperienze tra associate.
L’associazione ha avviato collaborazioni con istituti scolastici — tra cui la Scuola Rinnovata Pizzigoni di Milano, fondata a inizio Novecento in un periodo di grande fermento pedagogico e dotata di orto interno — per percorsi di educazione esperienziale che avvicinano bambini e ragazzi al mondo agricolo, in dialogo diretto tra insegnanti e agricoltrici impegnate nelle fattorie didattiche.
In qualità di membro del Consiglio Direttivo di Casa dell’Agricoltura, Nicolosi ha promosso diverse iniziative pubbliche dedicate alla parità di genere. La prima si è svolta presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, mettendo a confronto due realtà molto diverse: l’allevamento caprino nelle aree interne, ambito in cui operano numerose donne impegnate nella produzione casearia, e la risicoltura intensiva, in cui alcune imprenditrici hanno avviato progetti biologici capaci di coniugare redditività e tutela ambientale. Due modelli in dialogo, alla ricerca di punti di contatto e prospettive comuni.
L’Anno Internazionale 2026 è anche l’occasione per misurare la distanza tra la retorica del riconoscimento e le politiche concrete. I numeri dell’ONU indicano già il costo dell’inerzia.
Chiara Nicolosi
Chiara Nicolosi ha una lunga esperienza nel mondo agricolo e si è impegnata nella valorizzazione del lavoro delle donne promuovendone il confronto e l’aggregazione con la costituzione nel 1999 di Donne in Campo, della quale è stata coordinatrice lombarda per molti anni. Ha lavorato dalla fine degli anni Settanta nell’ambito dell’associazionismo agricolo, ricoprendo nella Confederazione Italiana Agricoltori diverse cariche politiche e direttive. Ha partecipato alle consultazioni per la costituzione del Parco Agricolo Sud Milano, diventandone successivamente membro del Comitato Tecnico Agricolo. Si occupa di multifunzionalità in agricoltura e di vendita diretta dei prodotti agricoli.
Casa dell’Agricoltura
Casa dell’Agricoltura è l’ente del terzo settore fondato nel 2017, opera per favorire la conoscenza di un’agricoltura di qualità, per la tutela del territorio, il rispetto dell’ambiente e per un consumo consapevole. Si propone di contribuire alla discussione sulla sostenibilità in agricoltura, sottolineando come una buona agricoltura dia un’immagine di modernità e innovazione.
Agnese Torres


