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Sesso e OnlyFans, identità in vendita e social media: L’era dell’Acquario, Fabio Bacà, Adelphi

Il vero tabù del nostro tempo: sesso, disabilità o morte? Intervista a Fabio Bacà: L’era dell’Acquario di Fabio Bacà racconta l’epoca della visibilità forzata, tra OnlyFans, morte rimossa e vuoto spirituale

L’era dell’Acquario di Fabio Bacà: nuotiamo tutti in un acquario digitale

L’era dell’Acquario è il terzo romanzo di Fabio Bacà. Il libro racconta la storia di Chloe, una giovane donna che vive a Milano e lavora su OnlyFans, muovendosi in un contesto dominato da social media, visibilità e performatività continua. Attraverso il suo personaggio, Bacà esplora temi centrali del presente: la mercificazione dell’identità, il sesso come spettacolo, il vuoto emotivo prodotto dall’iperconnessione e il rapporto tra tecnologia, solitudine e desiderio.

Nel romanzo entrano anche il tema della morte, del suicidio e della spiritualità in una società sempre più materialista, dove la presenza digitale tende a sostituire quella reale. In questa intervista, l’autore parla della scelta della protagonista, del ruolo dei social nella costruzione dell’identità, del rapporto tra sesso e mercato, della rimozione della morte e della ricerca di senso nell’epoca della visibilità permanente.

Perché scegliere una sexy influencer come protagonista? Il fascino narrativo di OnlyFans

Volevo scrivere di pornografia già dal mio primo romanzo, Benevolenza Cosmica. Lì compare una pornostar in una scena breve, quasi ludica: si fa tatuare l’interno coscia per coprire una macchia di vitiligine. Per un periodo ho pensato a un intero romanzo con una pornostar protagonista, poi ho preso un’altra strada e ho scritto Nova.

Quando ho iniziato a pensare al terzo libro, quell’idea è tornata, ma il contesto era cambiato. Durante il tour di Nova ho iniziato a usare Instagram e sono rimasto colpito da queste nuove figure femminili: ragazze bellissime che non fanno pornografia tradizionale, ma si esibiscono, costruendo un’immagine continua per i follower.

L’esplosione di OnlyFans dopo il Covid era impossibile da ignorare. Ho capito che quella figura poteva incarnare insieme appartenenza e alienazione, due aspetti centrali della società contemporanea. Milano era il luogo naturale: patinata, performativa, ossessionata dalla visibilità. Chloe non poteva nascere altrove.

Il sesso vende davvero i libri? Scrivere di erotismo è una strategia commerciale?

Credo che sia necessario saper parlare di sesso. Penso spesso a una frase di Martin Amis, scritta poco prima di morire: diceva che parlare troppo di sesso in un romanzo annoia, se non lo si sa fare molto bene.
Questo non è un libro che parla di sesso in modo esplicito o quantitativo. Il sesso è un tema, non una sequenza di atti. È ovvio che sia un argomento che attira, ma non scrivo mai partendo da ciò che potrebbe piacere o vendere. Non è un criterio che uso.

Come si costruisce un personaggio femminile così preciso? Ricerca, social e algoritmi

Ho utilizzato queste piattaforme con pseudonimi. È stato anche divertente scoprire certi dettagli assurdi, spesso per caso. Navigavo tra siti e profili e l’algoritmo ha iniziato a suggerirmi sempre più contenuti simili. Molti particolari sono arrivati durante la scrittura. Alcuni persino alla fine. Come i vibratori da 5.000 euro disegnati da una stilista e realizzati in quarzo rosa. Ricordo di aver inserito quel dettaglio nelle ultime stesure. È una delle cose che amo di più nello scrivere romanzi: lasciare che il mondo del libro si costruisca mentre lo attraversi.

Siamo ipersessualizzati ma facciamo meno sesso: che paradosso è?

Il sesso è ovunque. Tutto è ipersessualizzato, soprattutto per i più giovani. Allo stesso tempo aumentano le malattie sessualmente trasmissibili, proprio perché il sesso è così esposto da sembrare innocuo, privo di rischio. È accessibile, quindi sembra non pericoloso – ma lo è. Questa rimozione del pericolo è uno dei segnali più chiari della distorsione in corso.

Sesso performato invece che vissuto: perché oggi è più facile guardare che toccare

Anche questo è un sintomo della società che stiamo diventando. Sempre più persone preferiscono spendere migliaia di euro per consumare pornografia piuttosto che fare sesso reale.

Mentre scrivevo il romanzo mi tornava in mente una notizia: Guè Pequeno aveva dichiarato di spendere circa 6.000 dollari al mese su OnlyFans. È un dato rivelatore. Invece di investire tempo, denaro ed energie nel corteggiare qualcuno, oggi molti scelgono un’interfaccia virtuale. È una soluzione che riduce il rischio, l’imbarazzo, il coinvolgimento. E soprattutto le responsabilità.

Siamo tutti in vendita? Identità, visibilità e annientamento sui social

L’aspetto più emblematico è che l’unità di misura non è più il denaro, ma la visibilità. Appartenenza, like, follower. Dire “ho tot visualizzazioni” vale più di dire “ho guadagnato tot euro”. È una gratificazione ancora più bassa di quella monetaria, che almeno accompagna l’uomo da millenni, dal baratto in poi. Oggi esistono persone che preferiscono fama e attenzione al denaro. La visibilità è diventata la nuova valuta simbolica.

Fabio Bacà, L'era dell'Acquario, Adelphi, 2025
Fabio Bacà, L’era dell’Acquario, Adelphi, 2025

Intervista a Fabio Bacà – lo scrittore nell’era dei social: introspettivo ma costretto a esporsi

È una contraddizione evidente. Alcuni scrittori riescono a usare i social con leggerezza, altri no. Ricordo una frase di uno scrittore dell’Ottocento: disse di essere diventato scrittore perché non doveva preoccuparsi di come si vestiva. Il pubblico conosceva il nome, non il volto. Oggi non è più così. Fa parte dell’epoca dell’Acquario in cui siamo immersi: esposizione continua, presenza obbligata. La recente scelta di Laura Pausini di allontanarsi dai social perché diventati un ricettacolo di aggressività è significativa. È una decisione che vedremo sempre più spesso.

Cosa resta di noi dopo la morte? I social come nuovi cimiteri digitali

Si diceva che sarebbe arrivato il momento in cui i profili Facebook dei morti avrebbero superato quelli dei vivi. Forse non è ancora successo, ma il processo è chiaro.

I social funzionano già come una sorta di santuario. Si lasciano messaggi sotto i post di persone morte, si condividono necrologi, si mantengono presenze. Le grandi civiltà sono nate intorno al culto dei morti. Uno dei segni del passaggio all’Homo sapiens è stato proprio iniziare a onorarli. Anche questo sta cambiando forma.

Nel romanzo affronto anche il tema del suicidio. Studiando neuroscienze per Nova avevo letto che potrebbe esistere una componente genetica. In L’era dell’Acquario l’impulso suicidario attraversa Samuele, Chloe e, nel finale, emerge anche nella figura della nonna. È una linea che attraversa le generazioni.

Pensare al suicidio è universale? Un pensiero che attraversa tutti

In un’intervista recente mi è stato quasi estorto il racconto di un episodio personale. A dodici anni ho pensato seriamente al suicidio. Mi ero innamorato di una donna molto più grande, già sposata. Una cotta assoluta, senza futuro. Abitavo al secondo piano e ricordo di aver pensato: “ora mi butto di sotto”. È stata l’unica volta in cui ci ho davvero pensato.

Due fragilità possono salvarsi a vicenda? Chloe e Samuele

Forse sì, ma non in senso consolatorio. È soprattutto Chloe a rimettersi in piedi. Lo fa con una sensibilità metropolitana fatta di empatia e distacco emotivo, quella che nasce dal contatto continuo con molte persone.

Non si prende cura del nipote per istinto salvifico, ma perché coglie una frattura irrisolta nel suo rapporto con Benedetta. In modo più laterale si prende cura anche del fratello, suggerendogli che forse Stefania prova qualcosa per lui, anche se il sentimento non è affatto simmetrico. Samuele è un quasi diciassettenne travolto dal primo innamoramento. Un’esperienza sproporzionata, ingestibile. L’ho immaginato così: schiacciato da qualcosa che non ha ancora gli strumenti per comprendere.

Il vero tabù del nostro tempo: sesso, disabilità o morte?

La risposta immediata sarebbe la disabilità. In una società ossessionata da standard estetici sempre più irrealistici, la disabilità fatica a trovare spazio in un immaginario che pretende corpi perfetti, efficienti, performativi. Riflettendoci meglio, il tabù più radicale resta la morte. È come se fosse stata rimossa dall’orizzonte. Anche i social contribuiscono a questa rimozione: interiorizziamo l’idea di essere sempre presenti, se non immortali.

Vuoto spirituale ed esperienze di confine: in cosa crede Fabio Bacà

Il romanzo è nato durante il lockdown. In quel periodo è morto il nostro gatto e la mia compagna ne era molto colpita. Cercando di consolarla, le dissi che avevo letto che anche lo spirito degli animali potrebbe sopravvivere alla morte. Mi resi conto che non avevo mai capito davvero in cosa credesse lei. Parlare di Dio o di spiritualità portava sempre a risposte elusive. So che crede in qualcosa, ma non saprei definirlo. Io mi definisco agnostico. Sto in mezzo, tra fede e critica. Negli ultimi anni sono diventato più possibilista. A volte penso che possa esistere una forma di intelligenza universale, qualcosa di più grande di noi, che forse potrebbe accoglierci dopo la morte. Non è una verità, è un pensiero. E in certi momenti basta.

La fede rende le persone migliori? Tra Asimov, religione e spiritualità diffusa

Recentemente mi è capitata sotto gli occhi una vecchia intervista a Isaac Asimov, notoriamente ateo. Gli chiedevano se la religione rendesse l’uomo più umano. La sua risposta era netta: è triste pensare di essere più empatici o più buoni solo per paura di un giudizio o di una punizione. Le versioni migliori dell’essere umano, forse, sono quelle che non si aspettano ricompense. Allo stesso tempo non esiste alcuna prova che un’umanità senza Dio sarebbe stata migliore. Questa controprova non l’abbiamo.

È innegabile che la religione abbia prodotto anche grandi danni. Quando la religione arretra, emerge spesso una fame di spiritualità che cerca altre vie. Osho sosteneva che è proprio nel momento di massima miscredenza che nasce il bisogno più urgente di spiritualità. 

Oggi lo vediamo chiaramente: lo yoga, la meditazione, le pratiche di consapevolezza. Tentativi di riempire un vuoto. A volte questo percorso porta anche a una fede nuova, meno dogmatica, meno istituzionale. Non il Dio del catechismo, ma qualcosa di più fluido.

Il dettaglio nascosto: come i romanzi di Fabio Bacà dialogano tra loro

In ogni mio romanzo compare, anche solo per poche righe, un personaggio del libro precedente. È un vezzo nato quasi per gioco nel secondo romanzo, poi diventato una regola sotterranea. In L’era dell’Acquario compare un personaggio di Nova. Chi non ha letto il libro precedente forse non se ne accorge, ma per me è un segnale di continuità. 

Avevo pensato di dedicare un intero romanzo a un personaggio del primo libro, la pornostar di cui parlavamo, ma funzionano meglio come presenze laterali, come apparizioni. Nel prossimo romanzo potrebbe ricomparire Stefania, oppure Paolo, il portalettere di Bassano del Grappa. Non protagonisti, ma tracce. Un modo per far comunicare i libri tra loro, come se appartenessero allo stesso universo narrativo.

Domiziana Montello

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