Niente nostalgia: Fendi per Maria Grazia Chiuri

Maria Grazia Chiuri prosegue con Fendi la sua speculazione sulla parola applicata alla moda: politica, sociologia, impegno compongono l’identità di una donna

Maria Grazia Chiuri per Fendi a Milano

Togliamo gli aggettivi: fondamentale, importante, necessario. Oggi, nella moda, non c’è niente di tutto ciò e questi aggettivi suonano come pura retorica. Maria Grazia Chiuri trattiene Roma nel sangue – quel sangue che il cuore le pompava al cervello e alle mani, nei suoi anni da Fendi. Per la prima volta, Chiuri ha sfilato a Milano – e a Milano si dice e si fa una cosa sola: il proprio lavoro, e lo si fa per bene.

Chiuri non è certo milanese, ma sembra che Milano la metta a suo agio: abiti con un potere commerciale, in un momento storico in cui il sistema moda è in confusione, finanziariamente e creativamente. Il titolo della sfilata è Meno io, più noi – ma quando gli abiti scorrono sulla passerella, quello che si comprende è l’identità singola di Chiuri. Non una collettività progettuale. Ci si poteva aspettare una soluzione di continuità tra i suoi anni da Dior e questo debutto da Fendi – ma no.

L’identità di Chiuri, l’apertura di Fendi in nero, le Baguette

L’identità di Chiuri: le aperture, abiti semplici e linee quasi pure, come se passasse un angelo o un demone a pulire il tavolo – a pulire l’universo. Nero, poi nero e ancora nero – tutti vorremmo vestirci di nero, il colore con cui ci sentiamo più sicuri di noi stessi. Gendarmi, siamo in uniforme – siamo a Milano. La radice romana qui si evolve in un linguaggio che da Milano si muove per il globo. Non c’è niente di nostalgico in quello che Chiuri ha rilasciato – c’è violenza che potrebbe essere grazia: il desiderio di andare avanti, guardare oltre, volere e ottenere il prossimo traguardo. Riconoscimento, rispetto, risultato economico.

Persiste il messaggio femminista, l’elaborazione – una speculazione filosofica applicata al vestito, neanche alla moda – l’elaborazione del messaggio identitario delle donne. La sicurezza in se stesse, questa apologia femminile. Il maschio viene inglobato, considerato un elemento di decoro. È da notare il casting di Chiuri: se per le donne trova ulteriore coerenza in un equilibrio tra fragilità e fermezza, quando arrivano gli uomini c’è un’estetica delicata, per niente virile, eppure erotica.

La Baguette vive un ritorno di gloria – se mai la gloria abbia ceduto, anche solo per un momento, dagli anni Novanta a oggi. Chiuri decide di potenziare la Baguette con una nuova lucidità: ritorna il modello morbido, quello che ebbe all’inizio successo; lo ricopre di nero, di bagliore scuro, perché ancora il nero, ancora nero, sempre nero – il nero rispetto, coerenza, bellezza e cattiveria, matematica.

Maria Grazia Chiuri per Fendi: Mirella Bentivoglio e SAGG Napoli

Vale il riferimento a Mirella Bentivoglio e si richiama Gillo Dorfles: l’artista rompe il giocattolo per mostrare i meccanismi interni. Questo vuole fare Chiuri – rompere, scardinare – per poi ricostruire senza sconvolgere, senza alcun cenno drastico: solo serietà, durezza, fermezza. Potare le fioriture di Fendi – chi scrive vorrebbe vedere questo nuovo Fendi senza alcun tipo di decoro, solo disegno, furioso e concettuale. Spazzolare le radici romane da argilla e umidità, eliminare gli apici ramificati che non hanno struttura; applicare nuovo terriccio sopra un drenaggio totale. Non fiori, ma biologia. Non più arte, ma politica, incidenza, sociologia.

Le parole di Bentivoglio: l’ironia è sempre demistificante, senza risultare denigratoria. L’ironia punge e taglia come gli artigli di un falco – non porta al sorriso, ma vuole forzarti a osservare il panorama da un punto di vista diverso. Si può cadere nel cinismo se l’ironia perde la compassione – potrebbe essere il caso? Bentivoglio la compassione l’aveva solo di nome – causa, effetto, matrimonio, manicomio.

In anticipo rispetto al sistema, già dieci anni fa Maria Grazia Chiuri aveva deciso di affiancare al suo lavoro di designer un messaggio politico – politico inteso nella sua accezione greca, da polis, argomento della città e della comunità. Dieci anni fa, da Dior, aveva portato le parole sulle magliette – oggi, da Fendi, le parole sono meno urlate, sugli accessori – attraverso la voce di SAGG Napoli.

La forza commerciale è data – la Baguette farà quanto deve. Il gruppo LVMH presenta un margine operativo di circa il 40% per la divisione moda e pelletteria. Al netto dei risultati finanziari, del lavoro sulla brand equity, delle considerazioni che la finanza deve applicare, quanto si vuole ritrovare in Chiuri è la dedizione al suo messaggio. Sociale e comunitario.

Il meccanismo del lusso forse si è inceppato, è diventato numerico. La performance digitale, l’ossessione per l’indosso delle celebrità, hanno portato l’intera industria della moda al ridicolo. Che questa apertura in nero, questa risolutezza violenta con cui Chiuri ha scelto di condurre Fendi, sia forse la strada giusta? L’ironia persiste, ma non nella leggerezza delle parole – forse nell’incisione con cui ti raggiunge. La rivoluzione nasce dai banchi di scuola, nei collettivi all’università – ma arriva oggi, tra sensualità e rigore. Donne, madri, amanti, regine.

Mirella-Bentivoglio,Il cuore della consumatrice ubbidiente,1975
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I voli della voce, 1968. Courtesy Archivio Mirella Bentivoglio.
I voli della voce, 1968. Courtesy Archivio Mirella Bentivoglio.
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Mirella Bentivoglio, Manuale, 1970
Mirella Bentivoglio, Il gioco della poesia
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Mirella Bentivoglio, Dio Io
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Mirella Bentivoglio, Uovo e portauovo, genesi e cultura,1971,
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Mirella Bentivoglio, cuscino per divano Diva No, 1973
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Mirella Bentivoglio, “Senza titolo” , anni 70
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