Banksy, Flower Thrower

Festival di Sanremo 2026: il viaggio dei fiori dall’Ariston ai mercati di Milano

Tra Riviera dei Fiori e mercato Sogemi, il percorso dei ranuncoli e delle mimose che dal palco dell’Ariston entrano nella distribuzione milanese tra stagionalità e reti europee

Festival di Sanremo: da dove arrivano i fiori dell’Ariston

Per Sanremo 2026, il coordinamento degli allestimenti floreali è affidato al Mercato dei Fiori di Sanremo, con sede in Valle Armea, struttura che opera come centro di raccolta e smistamento della produzione locale. La gestione comprende selezione delle varietà, progettazione delle composizioni, logistica e installazione negli spazi ufficiali del Festival. La regia creativa è curata da Jessica Tua, floral designer sanremese con formazione internazionale, affiancata da una squadra operativa locale. 

Le varietà presenti al Festival includono ranuncoli, anemoni, papaveri, garofani e mimosa. Sono specie coerenti con il calendario di fine inverno e con la tradizione produttiva del Ponente ligure, area che nel corso del Novecento si è specializzata nella coltivazione di fiori recisi destinati al mercato nazionale e, in parte, all’esportazione.

Nelle stesse settimane, i medesimi fiori compaiono nei banchi e nelle vetrine milanesi. La stagione è la stessa; il percorso che li porta in città segue invece una geografia più articolata.

Riviera dei Fiori: una geografia produttiva che struttura il mercato

La provincia di Imperia è storicamente uno dei poli italiani della floricoltura. La coltivazione di fiori recisi e fronde ornamentali si è adattata nel tempo alle caratteristiche climatiche della Riviera: inverni miti, limitata escursione termica, presenza di serre leggere e strutture dedicate alla produzione stagionale. Il comparto ha costruito una filiera orientata alla vendita all’ingrosso, con collegamenti consolidati verso i mercati del Nord Italia.

Ranuncolo, anemone, gerbera e mimosa sono tra le specie maggiormente diffuse nell’area. Il Mercato dei Fiori di Sanremo rappresenta il principale centro di raccolta e smistamento della produzione locale. Qui confluiscono le partite dei produttori, che vengono poi redistribuite verso altri mercati italiani attraverso trasporti su gomma organizzati su base quotidiana, soprattutto nei periodi di maggiore richiesta.

Nel caso del Festival, la selezione del prodotto, la composizione dei bouquet e l’installazione restano all’interno di un sistema coordinato dal mercato sanremese. A Milano le stesse varietà entrano in un circuito diverso: non più una filiera compatta legata a un unico territorio, ma una rete di scambi che attraversa mercati all’ingrosso e nodi europei.

Milano all’ingrosso: il Mercato Fiori Sogemi e la rete europea delle aste

A Milano il punto d’ingresso principale per il fiore reciso è il Mercato Fiori nel comprensorio Sogemi, nell’area sud-est della città. La struttura si estende su un’area di decine di ettari e ospita diversi mercati agroalimentari. Opera come piattaforma all’ingrosso per fioristi, allestitori, wedding planner e operatori del settore. L’accesso è regolato da tessere professionali, con fasce orarie dedicate anche al pubblico, e la movimentazione avviene nelle prime ore del mattino, quando le partite vengono distribuite ai diversi operatori.

Il mercato concentra merce proveniente da produttori italiani e da reti europee e internazionali. La Liguria rappresenta una delle aree di approvvigionamento stagionale, soprattutto per varietà invernali e primaverili. Parallelamente, una parte significativa del commercio europeo dei fiori recisi transita dai Paesi Bassi, principali hub per le aste floricole, in particolare nell’area di Aalsmeer, dove le piattaforme di scambio gestiscono grandi volumi destinati alla redistribuzione continentale. Attraverso questi snodi circolano prodotti coltivati in Europa e in Paesi extraeuropei.

Il sistema milanese integra quindi provenienze differenti. Nello stesso banco possono convivere fiori coltivati in Liguria, in Piemonte, nei Paesi Bassi o in altre aree europee. Il mercato urbano non riflette un’unica geografia produttiva, ma una rete multilivello che garantisce continuità di approvvigionamento durante tutto l’anno, indipendentemente dal calendario locale.

Andy Warhol, Flowers
Andy Warhol, Flowers

Il viaggio del fiore tra calendario agricolo, mercato urbano e sostenibilità

Negli ultimi anni la stagionalità è tornata a orientare una parte della floricoltura milanese. Il calendario agricolo incide sulla qualità del fiore prima ancora che sulla sua presenza nei cataloghi. Quando una varietà viene richiesta fuori dal proprio periodo naturale di fioritura, entra in gioco la coltivazione in serra riscaldata oppure l’importazione da altri emisferi. La differenza si nota nella struttura dello stelo, nella consistenza dei petali e nella durata dei fiori una volta recisi. In questo passaggio tra stagione e logistica si misura anche una parte della sostenibilità del prodotto floreale, legata alla distanza percorsa e alle modalità di conservazione lungo la catena distributiva.

Il calendario si riflette direttamente nei banchi e negli studi floreali. In primavera arrivano tulipani e giacinti; tra maggio e l’inizio dell’estate si affermano rose e peonie; nei mesi caldi compaiono zinnie e dalie, più resistenti alle temperature elevate; in autunno entrano bacche e rami strutturali; in inverno dominano sempreverdi e fronde.

Il tempo che intercorre tra raccolta e utilizzo, le soste nei centri logistici, il trasporto refrigerato e le variazioni di temperatura incidono sui tessuti vegetali. Uno stelo reciso continua a respirare e a consumare le proprie riserve; più lungo è il tragitto, maggiore è la perdita di idratazione e turgore. Anche il taglio effettuato prima della messa in vaso, la pulizia delle foglie e la qualità dell’acqua nel contenitore influenzano la capacità dello stelo di reidratarsi e quindi la durata della composizione.

Nei contesti urbani, dove un allestimento può restare esposto per più giorni sotto luci artificiali o in ambienti riscaldati, queste differenze diventano evidenti: petali che si aprono più rapidamente, foglie che perdono consistenza, corolle che anticipano l’appassimento. Stagione e viaggio si manifestano nella risposta fisica del fiore una volta inserito nella composizione.

Materie prime naturali ed economie circolari nella composizione floreale

La filiera non si esaurisce con l’ingresso del fiore in città. Nella costruzione di un allestimento entrano in gioco materiali che raramente restano visibili: supporti, contenitori, elementi strutturali. Per decenni si è utilizzata come base assorbente la spugna floreale, un materiale sintetico non biodegradabile. Oggi in molti contesti professionali viene sostituita da una rete metallica modellata nel vaso o dal kenzan, una base pesante con spilloni che consente di ancorare gli steli senza riempire il contenitore. Si tratta di supporti riutilizzabili, che riducono il ricorso a materiali sintetici monouso. Accanto a questi, nella costruzione delle composizioni si impiegano materie prime naturali — rami, fronde, fibre vegetali — che contribuiscono alla stabilità senza introdurre componenti plastici.

La scelta del supporto incide sulla struttura stessa della composizione. Lo stelo viene posizionato secondo gravità e tensione, il vaso entra nell’equilibrio formale, fronde e rami contribuiscono alla stabilità; l’insieme si regge sull’intreccio e sui punti di ancoraggio visibili, senza ricorrere a un materiale assorbente nascosto alla base.

Anche nella fase di coltivazione le scelte tecniche incidono sul percorso del fiore. Alcune aziende italiane lavorano senza serre riscaldate, utilizzano concimi organici e macerati vegetali per il contenimento dei parassiti e praticano consociazioni tra specie per mantenere equilibrio biologico. La rotazione delle colture interviene sulla fertilità del terreno, mentre la produzione segue la disponibilità naturale delle varietà. In questo modo la coltivazione resta legata al ritmo stagionale e alla gestione del suolo, prima ancora che alle richieste del mercato. Sono pratiche, queste, che seguono i principi delle economie circolari per ridurre la dipendenza da cicli lineari di approvvigionamento e scarto.

Dalla produzione nazionale al mercato milanese: la rete urbana dei fiori

In Italia si è sviluppata una rete di aziende agricole che distribuiscono su scala nazionale fiori coltivati secondo stagionalità. In Piemonte opera Floricoltura Racca, che coltiva senza anticipare artificialmente la fioritura in serra riscaldata, rispettando il ciclo vegetativo delle piante (le rose, ad esempio, non sono disponibili nei mesi invernali). In Toscana, tra Pienza e Montepulciano, Puscina Flowers ha convertito cinquanta ettari di terreno alla coltivazione floreale a partire dal 2014, gestendo centinaia di specie tra cosmee, zinnie, nigelle, papaveri e dalie. Qui i semi si producono lasciando maturare ed essiccare i fiori direttamente in campo.

A Milano una parte della distribuzione si collega a queste aziende attraverso forniture dirette e spesso la consegna in ambito urbano avviene in bicicletta e con packaging riutilizzabili. La selezione segue la disponibilità settimanale del mercato e l’acquisto viene calibrato sulle quantità necessarie. La città incrocia così filiere differenti: quella dell’ingrosso — che integra reti europee — e quella nazionale legata alla stagione e alla coltivazione.

La stessa mimosa che a febbraio compare sul palco dell’Ariston può entrare nei circuiti milanesi lungo queste diverse traiettorie. Se quindi a Sanremo i fiori provengono da una filiera legata al territorio della Riviera, a Milano gli stessi steli si inseriscono in un sistema più articolato, dove origine, calendario agricolo e infrastruttura logistica si intrecciano.

Debora Vitulano

Banksy, Flower Thrower
Banksy, Flower Thrower