
Giorgio Armani, un inedito di Mina e la società pop italiana
Per la prima volta una donna, Silvana Armani, firma la sua completa visione della sfilata di Giorgio Armani: una donna per le donne e una cover inedita di Mina
Per la sfilata della prima linea Giorgio Armani, una cover inedita di Mina: “A costo di morire”
Al volgere della sfilata di Giorgio Armani, la scena va al nero: il suono si ferma, silenzio, si accende la voce di Mina. Il volume alto, la voce sale negli acuti ed entra nella schiena. Un brano del 1967 di Fausto Leali, “A costo di morire” – Mina l’ha cantata per questa presentazione in Via Borgonuovo 21, una cover inedita. La canzone ebbe successo in quegli anni, permise l’ascesa di Leali – poi finì nell’ombra. Non per Mina. Il figlio di Mina, Massimiliano Pani, in un’intervista raccontava la cultura abnorme in materia musicale dimostrata dalla madre – un poco impressiona.
Giorgio Armani – è la prima volta che la nipote, Silvana Armani, esce sola in chiusura. A settembre, la celebrazione pochi giorni dopo la scomparsa, una sfilata uomo e donna, il plauso condiviso con Leo Dell’Orco – oggi, solo Silvana Armani. Per la prima volta, la mano del signor Armani è rivista nei dettagli, lasciando intendere un messaggio: si tratta di una sfilata di una donna per le donne. Il signor Armani era un maschio che proponeva una visione maschile per le donne – per quanto le sapesse amare, ammirare e immaginare – il signor Armani rimaneva un uomo. Per la prima volta, a disegnare la stessa linea, a rielaborare i codici, è una donna. Il romanticismo è ridotto – il riferimento culturale, in particolare al disegno orientale, è razionale. Ci sono meno composizioni di insieme e più pezzi disegnati: i cappotti sono elaborazioni architettoniche che riescono a recuperare quel fare milanese tipico delle donne in città, avvicinandosi al quiet luxury.
Armani: Milano, il guardaroba di una città
Si tratta di Milano – Armani è Milano: questo concetto va espresso e ribadito ancora e ancora. Cini Boeri, Gae Aulenti e quante, poche, altre. Silvana Armani può essere compresa in questo immaginario: donne risolute, con pochi rallentamenti, pochi decori: se il decoro è necessario, come un ricamo che rispetta le previsioni di vendita, bene, che ci sia – ma senza ulteriore indulgenza. Donne con poco trucco, donne che get the job done – che non sono interessate a corollari, al sistema, ai dissapori e alle politiche che sono dentro ogni grande azienda. La personalità di Silvana Armani – quanto meno, la personalità applicata alla sua professionalità creativa – si può leggere nella concisione del lavoro: se la moda è in crisi, se la moda sta attraversando un momento di vaghezza, chissenefrega della moda. Armani è stile, è disegno in sartoria. La moda non funziona ma funziona il guardaroba, ovvero capi che non eccitano fantasia o sogno o leggerezza – ma capi che compongono un guardaroba come se ognuno fosse un elemento non per questa stagione, ma per sempre. Tutte le case, anche quelle deboli o quelle che si ostinano a illudersi di saper fare moda, vorrebbero promettere ai propri clienti un guardaroba.
La sfilata ha luogo la mattina successiva alla finale del Festival di Sanremo – per gli italiani, un po’ come il risveglio dopo il Natale, dopo la veglia dell’ultimo di dicembre. Armani è un nome che rimane vicino alla cultura popolare di Rai Uno. Il signor Armani ha vestito i cantanti quando erano esteticamente molto validi – da Ramazzotti a Biagio Antonacci, e così le donne: Laura Pausini, la cui prima apparizione dopo il festival è nello spot per le cucine Scavolini, la più amata dagli italiani (quanto spasmo per gli haters dei social media). Sembra per chi scrive quasi una blasfemia passare a questo ultimo paragrafo dopo le citazioni intellettuali e stilistiche delle righe sopra – ma il signor Armani non aveva pruderie, sarebbe poco onesto esimersi adesso.

Al signor Armani piaceva il concetto, il termine di quiet luxury?
Una cover inedita di Mina, nobiltà popolare – la mattina dopo la vittoria di un cantante neomelodico napoletano con un ritornello che ci costringerà a odiare le emittenti radiofoniche. Fa parte del gioco: in televisione, un’Italia di gente semplice che applaude contenta; nel mondo della moda, gente che cerca un tono culturale senza averne l’alfabeto. Il signor Armani ha creato un equilibrio che non si recupera a colpi di celebrità americane o di ereditiere nullafacenti. La sfilata di Silvana Armani per la prima linea della casa riesce a sottolineare quanto la moda sia vittima di strategie di comunicazione e di pubbliche relazioni che possono portare numeri, performance, quanto altro – ma che ottengono soltanto l’opposto di una costante: la volatilità delle vendite in negozio.
Armani rimane l’unico grande brand mondiale a essere non solo indipendente, ma lontano dalla borsa. Il nuovo CdA, le ultime disposizioni, quanto altro – si vedrà. Resta che l’abito di Armani funziona e lo si vuole comprare. I dati finanziari sono stabili, non in crescita o anche in lieve flessione – ma persiste la consistenza: non ci sono parametri adeguati a dare tale prova. C’è un inedito di Mina, per diamine – e quella roba arriva al cuore anche – forse soprattutto – di chi italiano non è: di tutti gli editor e i buyer che non conoscono Mina, ma che possono capire. Forse è questo un momento di hype della musica italiana dei decenni scorsi – che reagisce contro la semplicità della società italiana di cui Sanremo è termometro (tra orgoglio e vergogna, dipende dagli anni).
Ancora: una donna per le donne. Giorgio Armani come ulteriore espressione di un quiet luxury che funziona sulle vendite. Al signor Armani piaceva il concetto, il termine di quiet luxury? Non lo so, forse non è rilevante. Una donna per le donne – c’è poco sesso nelle uscite per Giorgio Armani – quando le altre case che provano a fare moda si buttano sul sesso come ultima spiaggia: ultima speranza di rivedere clienti in coda per un logo. Per portare avanti l’estetica di Giorgio Armani non serve richiamare il sesso – Silvana Armani vuole una donna che piaccia a se stessa, che piaccia alle altre donne, che sappia apprezzare la tranquillità e la fortuna di vivere in Europa.
Carlo Mazzoni




