Fluidità, dati e detriti: la distopia operativa di Hito Steyerl tra AI e clima

Immagini fluide, liquidi ambientali e immondizia informativa: The Island di Hito Steyerl – in mostra all’Osservatorio Fondazione Prada – legge il presente tra collasso ecologico e potere delle immagini

The Island di Hito Steyerl: un’isola al centro delle contraddizioni del presente

La distopia non è più un futuro remoto né un evento improvviso. È una condizione già operativa, che agisce per accumulo: l’innalzamento dei mari, l’automazione dei processi decisionali, l’erosione della verità scientifica, la compressione del tempo in flussi digitali continui. In questo scenario, la fantascienza non funziona come evasione, ma come metodo critico per rendere il presente più leggibile, introducendo una distanza capace di far emergere le strutture di potere che regolano tecnologia, politica e immaginario.

È all’interno di questo orizzonte che si colloca la ricerca di Hito Steyerl per The Island, tra le artiste più incisive nel decostruire il potere delle immagini digitali e il loro ruolo nella costruzione della realtà contemporanea. La sua pratica non si limita a rappresentare la crisi, ma la trasforma in esperienza percettiva, interrogando il modo in cui immagini, dati e tecnologie plasmano la percezione collettiva del mondo.

La pratica artistica e teorica di Hito Steyerl tra immagini digitali, potere e controllo politico

La pratica di Hito Steyerl si colloca in uno spazio ibrido in cui la produzione artistica convive con un’analisi del presente: il potere delle immagini, l’ambivalenza della tecnologia e della scienza, la circolazione globale dei media come infrastruttura politica.

Per l’artista, le immagini operano tanto come strumento di emancipazione quanto di dispositivo di controllo. Accelerate e moltiplicate, superano la semplice rappresentazione del mondo, regolando il tempo, l’attenzione e le forme di percezione collettiva. Su questo terreno, Steyerl interviene per evidenziare come la tecnologia produca sapere e generi nuove forme di disorientamento.

Rifiutando l’idea di una tecnologia neutrale o di una scienza disincarnata, le immagini sono sempre situate, attraversate da relazioni di potere, implicate nelle urgenze ambientali e politiche del presente e strutturano il modo in cui il mondo viene pensato e costruito.

Distopia come metodo critico: da Darko Suvin a Hito Steyerl tra fantascienza e politica

Per comprendere la dimensione politica del lavoro di Steyerl, è centrale il riferimento al pensiero di Darko Suvin e al suo saggio Le metamorfosi della fantascienza (1979), in cui il genere viene definito come spazio di “estraniamento cognitivo” (cognitive estrangement). La fantascienza introduce una distanza critica che rende la realtà più leggibile, permettendo di interrogare le strutture del potere e le fratture che separano realtà e immaginazione. Come spiega Steyerl:

«Suvin si rese conto che in qualsiasi situazione è possibile trovare altri mondi, che è poi il fondamento della fantascienza: creare mondi paralleli anche nelle circostanze più avverse. Sono rimasta profondamente affascinata da quella capacità d’invenzione che ha permesso alla fantascienza di nascere a partire da un evento estremamente critico. In seguito, ho capito che si poteva sviluppare questo concetto in modo visivo attraverso la tecnologia quantistica, perché si occupa di cambiamenti di stato improvvisi della materia, ma anche della coesistenza in uno stesso momento di stati diversi.»

Steyerl raccoglie l’eredità teorica della fantascienza: i suoi lavori costruiscono “altrove” narrativi capaci di produrre estraniamento senza indulgere all’evasione. La distopia non si manifesta come catastrofe improvvisa, ma come condizione quotidiana, segnata da processi lenti di regressione e trasformazione.

Clima, sostenibilità e deep time: il tempo geologico contro l’accelerazione digitale

Uno dei nuclei centrali della ricerca dell’artista è il riferimento al deep time, il tempo geologico che eccede la scala umana. Come osserva lo storico indiano Dipesh Chakrabarty in Clima, Storia e Capitale (2021), l’epoca attuale è segnata dall’impronta ecologica degli esseri umani, diventati una vera e propria potenza geologica.

La crisi antropogenica del sistema terrestre mette in discussione le tradizionali visioni storiche occidentali, richiedendo di considerare non solo il tempo breve delle società umane, ma anche il tempo profondo dei cambiamenti che hanno plasmato la Terra e i suoi abitanti, umani e non umani.

Steyerl contrappone il deep time al junk time della vita digitale: notifiche, flussi e aggiornamenti continui accelerano la percezione del presente, frammentando l’attenzione e riducendo la capacità di cogliere i processi cumulativi dell’ambiente. Questa frattura temporale diventa una chiave di lettura fondamentale per comprendere il rapporto tra tecnologia, clima e responsabilità politica.

Tecnologia e intelligenza artificiale come mito politico: chi decide il futuro del pianeta

Nel lavoro di Steyerl, la tecnologia assume una dimensione mitologica. Intelligenza artificiale, modelli predittivi, visualizzazioni dei dati e simulazioni scientifiche producono narrazioni che orientano l’immaginario politico e sociale, stabilendo ciò che può essere visto e ciò che resta escluso.

L’artista evidenzia il rischio che la tecnologia diventi una narrazione incontestabile, sottratta al dibattito democratico. Ancora una volta, torna il riferimento alla fantascienza come spazio di conflitto tra razionalità e potere: la posta in gioco non è l’innovazione in sé, ma chi ha la facoltà di scrivere il futuro.

The Island come dispositivo critico: arte contemporanea, collasso ecologico e crisi della rappresentazione

È all’interno di questo quadro teorico e politico che prende forma The Island, progetto site-specific di Hito Steyerl ospitato dall’Osservatorio Fondazione Prada di Milano dal 4 dicembre 2025 al 30 ottobre 2026.

L’isola concepita dall’artista non è un rifugio né un’utopia. Si presenta come una zona di tensione, in cui immagini, dati scientifici e rovine ambientali si combinano dando vita a una narrazione instabile. The Island funziona come un confine poroso, dove tecnologia e politica si confrontano in una visione priva di redenzione.

Il visitatore è immerso in un ambiente che rifiuta la linearità espositiva. Video, installazioni, suono e materiali visivi convivono come detriti informativi e algoritmici, riflettendo l’impossibilità di distinguere tra realtà e performance, tra intelligenze artificiali incontrollate e derive propagandistiche.

Quattro narrazioni interconnesse per leggere il presente: struttura e temi di The Island

La struttura di The Island si articola in quattro nuclei narrativi interconnessi, ciascuno dei quali esplora diverse dimensioni della realtà contemporanea.

“The Artificial Island” prende spunto dalla scoperta di un’isola artificiale sommersa al largo di Curzola, in Dalmazia, risalente al Neolitico. Per Steyerl, l’isola assume la forma di uno spazio simbolico e sperimentale, in cui confluiscono riferimenti storici, ambientali e tecnologici, mettendo in relazione territorio, cambiamento climatico e trasformazioni antropiche.

In “Lucciole”, immagini di plankton bioluminescente e altri elementi naturali luminosi trasformano fenomeni biologici in linguaggi visivi. Al centro del capitolo c’è la molecola luciferina, studiata dallo scienziato giapponese Osamu Shimomura (1928–2018), premio Nobel per la chimica nel 2008 insieme a Martin Chalfie e Roger Tsien per la scoperta e lo sviluppo della Green Fluorescent Protein (GFP). Steyerl trasfigura il fenomeno scientifico in esperienza immersiva, rivelando la tensione che lega visibilità e conoscenza, natura e tecnologia.

La sezione “The Birth of Science Fiction” costruisce un racconto dispotico, usando la fantascienza come lente critica. Citazioni cinematografiche e letterarie generano scenari alternativi che consentono di interpretare i processi sociali, tecnologici e politici del presente attraverso la distorsione del possibile.

Infine, “Flash!” prende avvio da un episodio autobiografico del teorico Darko Suvin, che durante l’esplosione di una bomba a Zagabria nel 1941 reagì al trauma immaginandosi all’interno della serie cinematografica Flash Gordon alla conquista di Marte (1938). Steyerl rielabora questo slittamento immaginativo come strategia di sopravvivenza, mettendo in relazione intelligenza artificiale, media popolari e visioni instabili del futuro.

Le quattro narrazioni generano un flusso continuo di stimoli visivi e concettuali, oscillando tra analisi culturali e deformazioni prodotte dalle immagini create dall’intelligenza artificiale. I livelli narrativi si sovrappongono, costruendo una lettura stratificata della contemporaneità.

In un’epoca in cui la distopia è diventata mainstream e spettacolare, Steyerl ne restituisce la funzione originaria: criticare il presente senza anestetizzarlo. L’isola diventa così una metafora politica, circondata dall’acqua che sale, dalle tecnologie che accelerano e da un futuro che non può più essere raccontato come progresso lineare. Sta al visitatore decidere se restare spettatore o riconoscere, in questo paesaggio instabile, le coordinate di un conflitto ancora aperto.

Micaela Flenda

Dal 4 dicembre 2025 al 30 ottobre 2026, l’Osservatorio Fondazione Prada di Milano ospita The Island, progetto site-specific dell’artista tedesca Hito Steyerl che intreccia immagini, video interviste, suono e installazioni 3D. La mostra si configura come un ambiente immersivo e critico, pensato per interrogare le contraddizioni della contemporaneità, dall’intelligenza artificiale alle pressioni politiche sulla scienza, fino al cambiamento climatico.

Hito Steyerl Stills from: The Island, 2025 Single channel HD video, Cinema; Quantum noise holograms; Archaeological projection spheres; Documentary videos. Duration 26 minutes (Single channel HD video); installation dimensions variable
Hito Steyerl – Stills from: The Island, 2025; Single channel HD video, Cinema; Quantum noise holograms; Archaeological projection spheres; Documentary videos. Duration 26 minutes (Single channel HD video); installation dimensions variable
Courtesy of the artist, Fondazione Prada, Andrew Kreps Gallery, New York, and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul
Courtesy of the artist, Fondazione Prada, Andrew Kreps Gallery, New York, and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul