
Lampoon MECCANO: Pensare è una forma di disobbedienza – la lettera dell’editore
Il nuovo numero di Lampoon titola MECCANO: dai giocattoli dei bambini agli anagrammi, il pensiero umano diventa una forma di disobbedienza: non ci arrenderemo mai ai social media
Lampoon MECCANO: Pensare è una forma di disobbedienza – la lettera dell’editore
Clickbait, web marketing e titoli per indurre gli utenti a cliccare su un link. Leone XIV ricordava Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e della comunicazione: i media non possono «permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sui valori professionali». Sulla qualità della scrittura. Algoritmi. Facile consenso e facile indignazione.
«Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’ignoranza», sembra rispondere Umberto Eco, in un dialogo impossibile: «Vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Negli ultimi decenni ho assistito a un imbarbarimento dell’essere umano. I social media sono il sintomo. I social non informano: eccitano. Non spiegano: semplificano. Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza».
Lampoon MECCANO: dalle protesi degli atleti paralimpici agli algoritmi
MECCANO, movimento ed equilibrio tra corpi. Stiamo alimentando chi ci distruggerà. Le intelligenze artificiali faranno a meno di noi. Il nostro lavoro umano non servirà più a nessuno – tutto sarà fatto da macchine più efficienti e precise di noi. La creatività, inutile, superata dall’algoritmo. Meccanica e tecnologia – i bambini dovranno imparare a parlare in inglese e – subito – a scrivere codici informatici. Lampoon MECCANO non ha voglia di essere introdotto: procede in autonomia.
Dalle protesi degli atleti paralimpici agli anagrammi dello Studio OMA – abbiamo voluto renderlo difficile, questo nostro lavoro, un poco violento, ironico e leggero, scientifico e ossessivo. I riferimenti a Nanda Vigo e alle architetture post brutaliste in Uzbekistan. Noi che siamo ancora innamorati della moda. Non dei vestiti, non degli abiti – ma della moda: quell’arte che lavora sul tempo che scorre, quella ricerca intellettuale che vuole comprendere perché un’espressione possa essere attuale o superata. MECCANO non è un intervento nel dibattito sull’intelligenza artificiale – piuttosto è un pretesto per riprendere le parole qui sopra di Umberto Eco e la preoccupazione per i social media. I social media sono macchine evolute che riescono a stimolare negli esseri umani il senso dell’invidia – dove c’è invidia, non troviamo alcuna forma di ironia.
Lampoon MECCANO – i giocattoli e i tasselli del Lego
Erano giochi da bambini: costruire ponti, ferrovie, grattacieli, i pezzi del Meccano, i tasselli del Lego. Mettevi la testa della Barbie sotto il montacarichi del garage per le micro-macchinine, e il montacarichi scendeva per schiacciare la testa di Barbie – anche se tu avresti preferito ghigliottinarla come succedeva a Maria Antonietta dopo la morte di Lady Oscar. In un’intervista recente, Miuccia Prada ripete che bisogna studiare, studiare, studiare, leggere i libri, andare alle mostre. La signora rimane il simbolo migliore per questa nostra città, Milano – città industriale, città di macchine e automobili. A Milano vorremmo più alberi. A Milano vorremmo più parole da parte della signora Prada – vorremmo che fosse la signora Prada a dirci come si fa.
Miliardi di euro, strascichi di comunismo: da Milano dobbiamo raccontare al mondo quando ci piace essere complicati. Una macchina saprà fare tutto alla perfezione – ma a noi uomini la perfezione non è mai interessata. A noi esseri umani piacciono gli errori, le fragilità, i ritardi, le scuse e le bugie che non servono. Lampoon MECCANO parla soprattutto di questo: di ingranaggi che si intoppano, di pezzi da cambiare, di viti saltate, di collegamenti elettrici che non si accendono.
Lampoon MECCANO: noia, macchine e social media
La tecnologia applicata alle macchine ci sta sovrastando: la nostra capacità di concentrazione è diminuita. Siamo interrotti da continui messaggi, input esterni – rimanere fermi su quello che stiamo facendo ci affatica. Cerchiamo la pausa, la distrazione. La noia non è più proficua: quei momenti in cui non avevamo niente altro da fare se non annoiarci, vagare con il pensiero. Se ci annoiamo, apriamo il feed di un social media ed entriamo in un’ipnosi che ci divora e divora il nostro tempo.
Non so se riusciremo a salvarci, o se siamo destinati a diventare automi con ridotte capacità intellettuali. Saremo colpevoli di un divario sociale sempre più profondo che renderà i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Possiamo riderci su, sappiamo che la leggerezza è la migliore delle armi – e queste mie righe sono diversamente pesanti. Quello che so è che non ci arrenderemo mai, amore mio, lotteremo contro queste macchine – e se mai le cose dovessero mettersi male, le macchine arrivassero al punto di stritolarci il cuore – chissenefrega: io ho te.
Carlo Mazzoni

