
Małgorzata Mirga-Tas trasforma un luna park in manifesto politico
Tra le sale della Collezione Maramotti, Małgorzata Mirga-Tas intreccia memoria, materia e politica: raccoglie tessuti usati e storie dimenticate e li ricuce in un altare laico che celebra la presenza Sinti a Reggio Emilia
Małgorzata Mirga-Tas: la giostra che ricuce memoria e identità
C’è una giostra che sembra girare lentamente in una delle sale del piano terra della Collezione Maramotti. Non si accendono luci, non si sentono musiche, ma qualcosa vibra, come un’eco che pulsa dentro i tessuti. È l’installazione di Małgorzata Mirga-Tas, The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma — Il Grande Carro predirà il futuro dei rom. Un’opera che si muove anche se ferma, che racconta e ricuce: è altare e archivio, memoria viva della cultura sinti, fatta di gesti quotidiani, colori accesi, coperte stese, biciclette appoggiate, capelli intrecciati e mani che lavorano.
L’incontro tra Małgorzata Mirga-Tas e la Collezione Maramotti
Il progetto nasce dopo la Biennale di Venezia del 2022, dove l’artista ha rappresentato la Polonia. «Prima ero stata in Italia solo un paio di volte», racconta. «Poi, avendo una mostra a Ferrara, ho conosciuto meglio Reggio Emilia e la Collezione Maramotti. Ho conosciuto Elia Maramotti e Sara Piccinini, sono stata accolta con grande calore». Da quella prima visita nasce un percorso fatto di ascolto e relazioni. Durante la terza, Mirga-Tas trascorre una settimana immersa nella comunità Sinti locale, raccogliendo storie, materiali e frammenti di vita. Scopre che a Reggio Emilia c’erano due aziende che producevano giostre, motivo per cui la città era ideale per i Sinti che svernavano lì per riparare le attrazioni. Da qui l’idea di mettere la giostra al centro del progetto.
Il simbolismo della ruota: speranza e rinascita rom
The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma non è una mostra sull’alterità romantica dei popoli nomadi, ma un atto politico travestito da festa: un patchwork di stoffe e memorie che tiene insieme generazioni e traumi collettivi. Il carro, nella cultura rom, non è solo un mezzo di trasporto ma una promessa, un simbolo di cambiamento. «Rappresenta la speranza», spiega l’artista. «Nella nostra cultura la vita è come una ruota: può sempre girare verso il bene. L’augurio è che tutte le famiglie rom e sinti possano vivere una vita libera da pregiudizi e discriminazioni».

Patchwork tessile, acrilico, tecnica mista / Textile patchwork, acrylic, mixed media © Małgorzata Mirga-Tas. Courtesy of the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Frith Street Gallery, London; and Karma International, Zurich. Ph. Dario Lasagni
Tessuti che raccontano: memoria, ecologia e identità
Durante la settimana trascorsa nella comunità Sinti, Mirga-Tas raccoglie storie con la stessa cura con cui seleziona stoffe nei mercatini: tende, tovaglie, abiti usati, oggetti impregnati di vita. «Ogni tessuto porta con sé energia, memoria, emozioni», racconta. Le cuciture restano visibili, come cicatrici da non nascondere: la storia dei Rom e dei Sinti è fatta di strappi e ricuciture. La scelta di riutilizzare materiali è anche ecologica: «Riciclare significa non sprecare, rispettare la terra e il ciclo delle cose».
Una giostra come ponte tra memoria e riconoscimento
Il giorno dell’inaugurazione, i visitatori e le famiglie Sinti di Reggio Emilia entrano nelle sale della Collezione Maramotti, trovando davanti a sé una giostra: la loro, ricucita con tessuti che conservano l’odore delle vite vissute. Questa collaborazione tra la Collezione Maramotti e la comunità diventa un atto di riconoscimento e inclusione. «Sentivo la responsabilità di raccontare questa comunità», dice Mirga-Tas. Il Luna Park diventa metafora dell’esistenza e della memoria di chi è stato emarginato. Tra i cavalli e i seggiolini compare anche la figura di una donna fuggita da un campo di concentramento poi unita ai partigiani: un filo che collega memoria storica e libertà.
Dalla moda all’arte: la visione di Achille Maramotti
Negli anni Sessanta Achille Maramotti segue con interesse l’evoluzione dell’arte contemporanea. La sua passione lo porta a trasformare lo stabilimento Max Mara — fondato nel 1951 a Reggio Emilia — in un luogo dedicato all’arte. La Collezione Maramotti apre al pubblico nel 2007, grazie al progetto architettonico di Andrew Hapgood che mantiene l’essenzialità industriale dell’edificio, rendendolo uno spazio dinamico e aperto.
Una collezione come dialogo tra arte e comunità
La Collezione cresce seguendo una logica precisa: acquisire opere in sintonia con la sensibilità della famiglia Maramotti, privilegiando il linguaggio pittorico e costruendo relazioni durature con gli artisti. Nel caso di Mirga-Tas, questa collaborazione ha portato alcune sue opere a entrare stabilmente nella raccolta. Oggi la Collezione Maramotti conta oltre duecento opere dal 1945 a oggi, distribuite in quarantatré sale. Dal 2021 è diretta da Sara Piccinini, che sottolinea il valore umano del progetto: «La mostra nasce dalla collaborazione con la comunità rom e sinta e con il Comune di Reggio Emilia. Małgorzata ha incontrato le persone, visitato i campi, ascoltato le loro storie. Quel lavoro sul campo è stato la base di tutto».
Volti e storie cucite: l’umanità al centro dell’opera
I ritratti raffigurati sulla giostra sono i volti delle persone che l’artista ha incontrato nei campi de La Roncina, nelle case e nei quartieri della città. Alcune immagini derivano da fotografie storiche, altre da album di famiglia degli anni Ottanta. Sono volti riconoscibili, legati a memorie vive. «Ho conosciuto Ariel, una giovane artista, suo padre Rino detto Il Marziano, e Donatella, che non è Sinti ma ha sposato un uomo Sinti. Tutti loro fanno parte di un intreccio umano che mi ha arricchita profondamente».
Małgorzata Mirga-Tas: artista, educatrice e attivista
Nata a Zakopane nel 1978, Mirga-Tas vive e lavora a Czarna Góra, nei Monti Tatra. Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, alterna l’attività artistica a progetti educativi e sociali. Ha esposto in tutto il mondo e nel 2022 ha rappresentato la Polonia alla 59ª Biennale di Venezia con il padiglione Re-enchanting the World.
Collezione Maramotti: un luogo dove l’arte incontra la memoria
La Collezione Maramotti rappresenta oggi uno specchio delle idee artistiche più avanzate del nostro tempo. Fin dagli anni Settanta, Achille Maramotti sognava una raccolta d’arte contemporanea aperta al pubblico, capace di coniugare fruizione estetica, riflessione e impegno culturale.






