
Dalla cava alla lavorazione: la corsa del marmo verso una filiera più sostenibile
Estrazione, consumo d’acqua e scarti rendono il marmo un materiale ad alto impatto – ma riciclo, tecnologia e artigianalità aprono la strada a una filiera più responsabile. Intervista a Emanuele Busnelli e Ico Migliore
Il marmo può essere sostenibile? Efficienza, etica e qualità estetica
Nonostante sia un materiale naturale, il marmo non è esente da impatti ambientali, in fase di lavorazione: le criticità maggiori si concentrano nelle fasi di estrazione, nel taglio dei blocchi e nelle successive operazioni di levigatura e finitura. Si tratta di processi ad alta intensità energetica, sia per l’impiego continuo di macchinari sia per la richiesta costante di acqua. Quest’ultima abbatte le polveri, contiene il riscaldamento delle lame e garantisce la funzionalità delle attrezzature durante il taglio. Senza contare la quantità di scarti prodotti – e che spesso, non trovando applicazione, diventano rifiuti. È in queste fasi che si generano i consumi più rilevanti e, di conseguenza, le maggiori opportunità di innovazione e riduzione dell’impatto.
«Lavorando con quattro, cinque, a volte sei materiali diversi, il consumo di acqua è inevitabile» – spiega Emanuele Busnelli, proprietario di Neutra. «L’acqua viene riciclata, naturalmente, ma il processo produce residui di lavorazione. Stiamo studiando come trasformarli in una risorsa: potrebbero diventare nuove lastre a base di polvere di marmo. Parallelamente, stiamo esplorando un’altra direzione: il recupero degli scarti di marmo veri e propri. L’obiettivo è sviluppare una collezione che nasca proprio da questi materiali residui».
«Vedo centinaia di mobili finire in discarica. Noi vogliamo che i nostri pezzi entrino nelle case delle persone e ci rimangano, anche quando le case cambiano», aggiunge Migliore. «Questo dipende da come vengono progettati. I nostri non sono oggetti “da designer”, sono oggetti da azienda: devono incarnare una visione. Creare un legame affettivo che resista nel tempo. Fare le cose bene, farle durare, ridurre le lavorazioni inutili, lavorare in modo efficiente e soprattutto con persone che operano con etica e competenza. Si può parlare di sostenibilità?».






Il marmo: materiale naturale e perenne
Il marmo è una roccia metamorfica composta per oltre il 50% da carbonati — calcite, aragonite o dolomite. Il nome arriva dal greco μάρμαρον, che significa “pietra splendente”: una definizione che racconta già la sua natura. Quando è costituito quasi interamente da carbonato di calcio e magnesio, supera il 95% di purezza e diventa bianco; sono le impurità a generare le variazioni cromatiche. La calcite, con il suo basso indice di rifrazione, lascia che la luce penetri leggermente nella superficie prima di riflettersi. Questo effetto conferisce al marmo, soprattutto a quello bianco, la luminosità che per secoli ha affascinato scultori e architetti.
Greci e Romani ne fecero un materiale identitario, usandolo per templi, monumenti, interni e per ciò che oggi definiremmo design: vasche, colonne, rivestimenti. Da allora il marmo ha attraversato i secoli senza perdere coerenza, riconosciuto ancora oggi come un materiale che non cede al tempo e non deperisce. «Lavorare il marmo significa riflettere anche sul senso del tempo, perché è un materiale che invecchia bene», afferma Ico Migliore di Migliore+Servetto, Direttore creativo di Neutra.
Neutra e il dialogo tra tecnologia e artigianalità
Da quando l’azienda è stata rilevata nel 2022 da Emanuele Busnelli — forte di una lunga esperienza maturata in B&B Italia, l’impresa di famiglia — è stato avviato un processo di modernizzazione che riguarda sia gli impianti sia l’intero flusso produttivo, con l’obiettivo di rendere più efficiente il lavoro e valorizzare davvero la materia prima. Da qui l’investimento in nuovi macchinari e processi, perché «per lavorare materiali naturali come le pietre bisogna conoscerli, capirli, saperli leggere», racconta Migliore.
«Abbiamo sostituito macchinari obsoleti e introdotto nuovi impianti a cinque assi in grado di lavorare blocchi lunghi fino a sei metri e mezzo. Con queste tecnologie arriviamo a punti di finitura superiori. Abbiamo tre addetti specializzati, ma è sempre più difficile trovarne di nuovi. È un lavoro duro, fisico, ruvido. Gli investimenti servono anche a questo: efficientare i processi e rendere il lavoro meno pesante. La finitura, comunque, è manuale, e fa la differenza. Parliamo di un know-how che arriva da 140 anni di storia», spiega Busnelli.
Il marmo e il peso della tradizione in Italia
Oltre alla necessaria evoluzione tecnologica, un’azienda che sceglie di specializzarsi nella lavorazione di un materiale tradizionale come il marmo deve essere in grado di comunicarlo in modo attuale, reinterpretando la propria eredità senza rimanerne prigioniera. L’identità nasce dalla storia dell’azienda e dalla direzione che si decide di prendere, spiega il Direttore creativo: quali materiali usare, come lavorarli, con quali strumenti. L’italianità non deve essere usata come un’etichetta, ma come un sistema di valori che si incrociano.
«Avevo già lavorato sul marmo, ma mi mancava questa competenza interna. È ciò che ci ha permesso di spingerci oltre i limiti. Ci approcciamo al marmo senza la pesantezza che spesso gli si attribuisce: ci ispiriamo più agli aeroplani che alle sculture del passato. Non lavoriamo sulla massa ma sulla precisione», aggiunge.
Migliore sintetizza così il rapporto tra innovazione e tradizione: «Sono due forze che si alimentano a vicenda, non due poli opposti. Una frase di Gustav Mahler: la tradizione è alimentare il fuoco, non adorare le ceneri».
Il catalogo di Neutra: materiali naturali, italiani e certificati
I marmi a catalogo per ora sono una ventina — una scelta intenzionalmente limitata rispetto alle centinaia disponibili — perché rispondono a criteri estetici e materici precisi. La creatività del cliente, dell’architetto o del dealer rimane centrale: il catalogo non è un contenitore di prodotti, ma un punto di partenza. L’obiettivo è entrare nelle case di chi riconosce il valore di un oggetto scultoreo plasmato su misura.
Spiega Busnelli. «Il catalogo è una base in evoluzione continua. Selezioniamo blocchi che hanno caratteristiche speciali: venature particolari, variazioni cromatiche, tracce di milioni di anni di sedimentazione. Non esiste mai un pezzo uguale a un altro: ogni taglio è l’inizio di un potenziale progetto nuovo».
Dove possibile si resta in Italia: Portoro, Cipollino, Bianco di Carrara, Travertino. La scelta non è solo estetica, ma anche culturale e di responsabilità. L’obiettivo di Neutra è valorizzare il patrimonio litico italiano e ridurre l’impatto ambientale legato ai trasporti. Lo stesso approccio vale per le altre materie: il legno di pioppo per le strutture dei divani, i cuscini a molle, i rivestimenti in cotone, l’uso di materiali naturali certificati. Le componenti metalliche arrivano da un’azienda italiana di proprietà di Busnelli, rafforzando un sistema produttivo integrato e locale.
Progettare col marmo
Dopo l’acquisizione di Neutra, Busnelli ha scelto di emanciparsi dal perimetro del “mondo bagno” per estendere la presenza dell’azienda all’intera casa, orientando il marchio verso una filosofia fondata su qualità e un distacco netto dalla produzione di massa che caratterizza gran parte delle aziende del mobile italiane.
«La parola design è inflazionata, quasi pericolosa», racconta Migliore. «Le aziende sono fatte di persone e di leadership. Poi servono coraggio e perseveranza. Noi vogliamo portare Neutra dentro la contemporaneità: mentre molte aziende esternalizzano, noi produciamo all’italiana». Il lavoro non è stato solo produttivo ma identitario: logo, naming, immagine coordinata, sito. «Un’azienda non è un prodotto. È un insieme di processi, scelte e visioni. Abbiamo messo mano a tutto: è stata una metamorfosi».
Busnelli aggiunge: «Ico Migliore è il grande motore creativo di Neutra: ha capito l’essenza dell’azienda, portando il dialogo tra marmo e metallo all’estremo. Accanto a lui orbitano tanti progettisti come Oscar Buratti, Monica Armani, Stefano Gallizioli e Mario Bellini». Come spiega il Direttore creativo, un designer che arriva con l’idea di portare avanti semplicemente la propria firma non è la persona giusta: prima serve capire il materiale, l’azienda e il senso profondo del progetto. La filosofia di Neutra è spingere il marmo oltre i suoi limiti, lavorarlo in modo radicale ma consapevole. Ogni elemento deve avere una forza autonoma, essere in grado di vivere da solo e allo stesso tempo dialogare tanto con spazi contemporanei quanto con ambienti storici.
Neutra
Neutra, precedentemente denominata Arnaboldi Angelo srl (fondata nel 1880), è stata rilevata nel 2022 da Emanuele Busnelli, figlio di Piero Ambrogio Busnelli (fondatore di B&B Italia). Il suo ingresso nella proprietà ha inaugurato una nuova stagione di ricerca, orientata verso la creazione di prodotti sviluppati in collaborazione con progettisti di fama internazionale e guidata dalla direzione creativa dello Studio Migliore+Servetto. Accanto a questa visione, l’azienda ha scelto di puntare su una forte personalizzazione: ogni pezzo può essere realizzato su misura, adattato alle esigenze del cliente e declinato in un’ampia varietà di materiali naturali. NEUTRA produce elementi per ogni ambiente della casa — dal bagno al living, dalla cucina alle zone notte — trasformando ogni progetto in un unicum che nasce dal dialogo tra artigianalità, tecnologia e materia.
Agnese Torres

