
Ryman e Schifano a miart: Intesa Sanpaolo porta il caveau in fiera
Per la trentesima edizione di miart, il main partner Intesa Sanpaolo porta in fiera due opere della Collezione Agrati e apre il caveau di Piazza Scala. Un ecosistema che tiene insieme mecenatismo, museo e advisory
Intesa Sanpaolo per miart 2026: Ryman, Schifano e la Collezione Agrati
Intesa Sanpaolo si presenta a miart 2026 come main partner con un progetto espositivo dedicato a Robert Ryman e Mario Schifano, curato da Nicola Ricciardi. La mostra — Ryman / Schifano, Standard / Variations. 1960–1970: improvvisazioni controllate dal modale al monocromo — è distribuita su due sedi: la fiera e le Gallerie d’Italia, con un’appendice nel caveau aperto al pubblico su prenotazione durante i giorni della fiera.
Il nucleo da cui parte il progetto è la Collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte delle raccolte Intesa Sanpaolo. Luigi e Peppino Agrati erano imprenditori lombardi del secondo dopoguerra, legati alla produzione meccanica e manifatturiera: un profilo che, in quegli anni, si accompagnava spesso a una sensibilità per le ricerche visive più avanzate, con una disponibilità ad acquistare opere che i musei italiani non avrebbero considerato per un decennio. La loro raccolta seguiva linee precise: serialità, riduzione cromatica, attenzione al supporto come campo d’indagine.
In fiera sono esposte Analogo (1961) di Schifano e Winsor 20 (1966) di Ryman, nello spazio lounge della banca; alle Gallerie d’Italia, in Sala Manzoni, Surface Veil IV di Ryman. Una selezione più ampia di opere di entrambi gli artisti è visibile nel caveau, su prenotazione.
Robert Ryman e Mario Schifano: monocromo, minimalismo e arte anni Sessanta
Robert Ryman nasce a Nashville nel 1930 e si trasferisce a New York, dove lavora come custode al MoMA prima ancora che come artista. Il suo lavoro è quasi esclusivamente bianco, e in quel bianco trova un programma inesauribile: variazioni di supporto, densità, fissaggio, bordi. Ogni opera è un sistema chiuso che espone le proprie condizioni fisiche. Una radicalità metodica che lo avvicina più all’ingegneria che alla lirica.
Mario Schifano nasce a Homs nel 1934 e cresce a Roma. Nei primi anni Sessanta arriva al monocromo attraverso un’urgenza di azzeramento — eliminare la rappresentazione per ridare alla pittura la sua fisicità elementare. Poi introduce loghi, paesaggi, immagini fotografiche: il sistema si apre, la superficie si contamina. La pittura resta un campo esposto al rumore visivo del suo tempo.
Entrambi lavorano sul monocromo come punto di partenza, eliminando la narrazione e concentrandosi sul quadro come oggetto. Le differenze emergono nella direzione. Ryman mantiene una coerenza metodica: ogni variazione è interna al sistema pittorico. Schifano introduce elementi esterni: l’immagine ritorna sotto forma di segno, fotografia, paesaggio.
Il riferimento al jazz modale — tema di miart 2026, anno del centenario della nascita di John Coltrane — offre una chiave di lettura: struttura e improvvisazione in equilibrio, variazione controllata da un lato, apertura e deriva dall’altro.
Il caveau delle Gallerie d’Italia, Milano: architettura, collezione e apertura al pubblico
Il palazzo che ospita le Gallerie d’Italia fu commissionato dalla Banca Commerciale Italiana a Luca Beltrami, architetto milanese allora all’apice della fama, e costruito tra il 1906 e il 1911 secondo un linguaggio neoclassico che dialoga con le preesistenze di Piazza della Scala — il Teatro di Piermarini da un lato, Palazzo Marino dall’altro. Lo stile classicheggiante, in controtendenza rispetto al liberty di moda all’epoca, voleva dare alla sede bancaria un aspetto serio e grandioso, costruire simmetria urbana con il teatro di fronte.
Negli ambienti sotterranei destinati al pubblico, l’ampio spazio del caveau è retto da imponenti colonne di ordine dorico. La scala, la balaustra del ballatoio e i particolari in ghisa e ferro riprendono gli stilemi della balaustra dello scalone d’onore del piano superiore. Era uno spazio costruito per custodire e occultare; la sua architettura comunicava solidità, impenetrabilità, fiducia.
Lo spazio blindato è stato ridefinito da Michele De Lucchi nel 2011, quando le Gallerie d’Italia hanno aperto al pubblico. 450 opere sono presentate su 950 metri quadrati di griglie scorrevoli a scomparsa, allestite proprio dove un tempo erano custodite le cassette di sicurezza. Al posto dei depositi privati, un archivio d’arte consultabile.
Progetto Cultura Intesa Sanpaolo: Gallerie d’Italia, Restituzioni e Archivio Storico
Il Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, avviato nel 2011, gestisce le Gallerie d’Italia — sedi a Milano, Torino, Napoli e Vicenza — come sistema coordinato di spazi espositivi, archivi e programmi di ricerca. Il calendario integra arte antica, moderna e contemporanea, con una crescente attenzione alla fotografia e alle pratiche contemporanee.
A questo si affianca Restituzioni, programma attivo dal 1989 che finanzia il restauro di opere appartenenti a musei, chiese e istituzioni pubbliche, in collaborazione con il Ministero della Cultura e con enti territoriali. Nel tempo sono state restaurate oltre mille opere. Ogni ciclo si chiude con una mostra e pubblicazioni scientifiche: il restauro come produzione culturale, non semplice manutenzione.
L’Archivio Storico conserva documenti, fotografie e materiali legati alla storia bancaria e industriale italiana, utilizzato attivamente per mostre, ricerche e progetti editoriali. La banca costruisce così una continuità tra storia economica e produzione culturale contemporanea.
Durante miart è attivo anche il servizio di art advisory attraverso la divisione private banking, rivolto a collezionisti e investitori interessati alla gestione del patrimonio artistico.
Intesa Sanpaolo sostenibilità: ESG, Net Zero 2050 e circular economy Innovation Center
Sul piano della sostenibilità, Intesa Sanpaolo struttura il proprio intervento attraverso politiche ESG integrate nel piano industriale: allocazione di capitale, sviluppo di prodotti finanziari, misurazione degli impatti. Nel Piano di Impresa 2026–2029, volumi significativi di credito sono destinati alla transizione ambientale e all’economia sostenibile, affiancati da linee di finanziamento dedicate a progetti sociali.
L’obiettivo di lungo periodo è l’allineamento al Net Zero entro il 2050, esteso non solo alle emissioni dirette ma anche ai portafogli di credito e investimento — il che implica una revisione progressiva delle politiche di finanziamento e dei criteri di selezione dei progetti.
Sul fronte dell’economia circolare, l’Intesa Sanpaolo Innovation Center sviluppa attività di ricerca, advisory e finanziamento dedicate a modelli produttivi rigenerativi. Il Circular Economy Lab, realizzato con Cariplo Factory e Fondazione Cariplo, lavora su startup, PMI e grandi imprese per tradurre i principi dell’economia circolare in applicazioni industriali, con la banca nel ruolo di intermediario tra ricerca, impresa e capitale.









