
La sensualità della struttura solida: cemento, calcestruzzo armato e Olimpiadi
66 anni di ingegneria italiana per la sensualità del cemento, dalle Olimpiadi di Roma 1960 a Milano-Cortina 2026, la rivista IIC racconta il calcestruzzo armato nelle edizioni olimpiche
Roma 1960 e il cemento armato precompresso: le infrastrutture olimpiche di Pier Luigi Nervi come manifesto dell’ingegneria italiana del Novecento
L’uscita del numero 863 di IIC – L’Industria Italiana del Cemento (dicembre 2025) offre l’occasione per ripercorrere la storia del cemento armato come protagonista delle Olimpiadi italiane. Dalla cupola del Palazzetto dello Sport di Nervi alle nuove infrastrutture di Milano-Cortina 2026, passando per il trampolino di Pozzati a Cortina e le strutture torinesi, il calcestruzzo ha dimostrato di essere strumento di innovazione, espressione di un’epoca e testimone della capacità ingegneristica italiana.
Come ricorda Tullia Iori nell’editoriale del volume, le XVII Olimpiadi estive di Roma hanno avuto come sfondo architettonico le cupole del Palazzetto e del Palazzo dello Sport, oltre allo stadio Flaminio – tutte opere di Pier Luigi Nervi, diventate lo scenario delle gare più memorabili.
L’eredità olimpica romana va oltre gli impianti sportivi: con l’occasione furono realizzate infrastrutture strategiche per la mobilità che ancora oggi caratterizzano la viabilità della capitale, come il ponte sul Tevere progettato da Carlo Cestelli Guidi e quello su corso Francia, opera di Riccardo Morandi, a servizio della cosiddetta “via Olimpica”.
Le strutture nerviane rappresentavano l’apice della Scuola italiana di Ingegneria, dimostrando al mondo le potenzialità espressive e strutturali del cemento armato precompresso. Le cupole reticolari, con nervature prefabbricate assemblate in cantiere, costituivano una soluzione innovativa capace di coniugare efficienza costruttiva, economia dei materiali e qualità estetica.
Se Roma 1960 segna l’affermazione urbana del cemento armato come linguaggio nazionale, Cortina ne rappresenta la declinazione alpina e sperimentale.

Cortina 1956: calcestruzzo armato, precompressione e ingegneria strutturale nelle infrastrutture olimpiche delle Dolomiti
Per i VII Giochi olimpici invernali del 1956, il cemento armato fu protagonista degli impianti principali.
Lo Stadio del ghiaccio, progettato da Mario Ghedina e Arrigo Carè, resta un esempio di integrazione tra struttura e paesaggio. Le tribune in cemento armato si sono dimostrate “indifferenti allo scorrere del tempo”: dopo settant’anni non sono stati necessari interventi sostanziali sulla struttura portante in vista delle Olimpiadi 2026.
Il Trampolino Italia, progettato da Piero Pozzati a soli 33 anni, fu una delle opere più audaci del suo tempo: una struttura unica alta 48 metri con una trave inclinata lunga 83 metri, entrambe cave e rastremate. La sfida riguardava anche l’applicazione della precompressione a una struttura iperstatica, in un contesto di calcolo ancora privo degli strumenti digitali odierni.
I lavori, avviati il 15 aprile 1955, furono completati in 73 giorni per le strutture in cemento. Il collaudo durò 15 ore sotto una pressione accidentale di 25 kN/m², con una freccia effettiva di 0,73 cm, perfettamente coerente con i calcoli previsionali.
Il cemento armato dimostrava così non solo capacità formale, ma precisione strutturale e affidabilità nel tempo. Questa durabilità diventa centrale nel ritorno dei Giochi in Italia.


Milano-Cortina 2026: restauro strutturale e adeguamento normativo del patrimonio olimpico in cemento armato
Il recupero del patrimonio olimpico di Cortina è uno dei cardini organizzativi di Milano-Cortina 2026, in linea con il paradigma della riqualificazione dell’esistente promosso dal Comitato Olimpico Internazionale.
Lo Stadio del ghiaccio è stato oggetto di interventi mirati: abbattimento delle barriere architettoniche, nuovi locali interrati, installazione di ascensori e manutenzione straordinaria della copertura.
Il Trampolino Italia ha richiesto un approccio più complesso. I rilievi digitali hanno evidenziato differenze fino al 40% tra le sezioni progettate e quelle reali, generalmente maggiori. Le normative attuali impongono inoltre carichi da neve e azioni del vento significativamente superiori rispetto agli anni Cinquanta.
La soluzione adottata prevede l’impiego di lamine in plastica rinforzata con fibre di carbonio, leggermente post-tese e posizionate nelle zone critiche. Insensibili alla corrosione e alla fatica, queste integrazioni collaborano con l’armatura originaria in un intervento reversibile e monitorabile nel tempo.
Accanto al restauro dell’esistente, Milano-Cortina introduce anche nuove infrastrutture, riaprendo il dibattito sul rapporto tra cemento armato, territorio e sostenibilità.

Sliding Centre “Eugenio Monti”: la nuova pista da bob in calcestruzzo tra innovazione tecnica, dibattito ambientale e sostenibilità energetica
L’opera simbolo di Milano-Cortina 2026 è lo Sliding Centre “Eugenio Monti”, che sostituisce la pista del 1956.
Il progetto ha suscitato un ampio dibattito pubblico. Associazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica hanno sollevato criticità relative all’impatto sul bosco, ai costi complessivi dell’intervento e alla sostenibilità gestionale post-olimpica. È stata contestata la scelta di costruire un nuovo impianto anziché ricorrere a piste esistenti all’estero o a precedenti strutture nazionali dismesse. Il confronto si è concentrato sulla coerenza tra dichiarazioni di sostenibilità dei Giochi e consumo di suolo in un contesto montano fragile.
All’interno di questo quadro si colloca un’infrastruttura di elevata complessità tecnica. Il tracciato di 1.650 metri si sviluppa con 16 curve nel bosco di abeti e larici. Circa il 60% è realizzato in configurazione ipogea o semi-ipogea; solo una quota limitata è sospesa su plinti.
La scocca in calcestruzzo integra i tubi per il trasporto del glicole necessario al raffreddamento. Le curve sono modellate tramite spritz-beton su armature e tubazioni preinstallate, con mix design validato tramite mock-up preliminare. Il cemento è stato pigmentato per un migliore inserimento paesaggistico.
La pista è la prima in Europa a utilizzare il glicole al posto dell’ammoniaca. Il sistema consente inoltre il recupero del calore prodotto dalla centrale di refrigerazione per alimentare edifici limitrofi, in un modello di integrazione energetica.
Villaggio Olimpico di Milano 2026: prefabbricazione in calcestruzzo, sistema CFST e certificazione LEED Gold
A Milano, il Villaggio olimpico interpreta il cemento armato in chiave industrializzata.
Per la struttura in elevazione dei sei blocchi di sette piani è stata adottata una soluzione semi-prefabbricata con pilastri CFST (Concrete Filled Steel Tube), in cui il tubo d’acciaio funge da cassaforma a perdere per il getto in opera.
Le travi sono parzialmente prefabbricate con calcestruzzo autocompattante (SCC), che garantisce maggiore durabilità e riduzione delle porosità. Le armature emergenti vengono completate con i getti integrativi che solidarizzano l’intera struttura.
Questa soluzione ha ridotto i tempi da undici a otto mesi, limitando manodopera e aree di stoccaggio. Il complesso ha ottenuto la certificazione LEED Gold, con acciaio riciclato fino al 93%.

Torino 2006 e il riuso delle strutture in cemento armato: la legacy olimpica tra architettura moderna e trasformazione funzionale
Nelle Olimpiadi di Torino 2006 la strategia fu fondata sul riuso delle strutture esistenti.
Il Palazzo delle Mostre di Italia ’61, con copertura in cemento armato precompresso progettata da Franco Levi e Nicolas Esquillan, venne trasformato da Gae Aulenti in palazzo del ghiaccio. Il Salone B di Nervi divenne sede per gli allenamenti di hockey.
Questo approccio anticipava il concetto contemporaneo di legacy, dimostrando come le strutture in cemento armato, se progettate con rigore e mantenute correttamente, possano attraversare i decenni conservando piena funzionalità.

