Gucci FW 2026-27 first Demna Gvasalia collection 7

Demna, la prima sfilata per Gucci: sesso, quanto sesso, voglio sesso

Con un richiamo culturale al Rinascimento e al corpo umano libero dai pregiudizi medioevali, Demna per Gucci manda in scena un invito ossessivo all’eccitazione sessuale

Demna per Gucci – la prima sfilata, le prime uscite

La prima uscita è una donna manifesto di un desiderio lesbico – movenza ieratica e robotica, capelli in piega maschile, trucco spavaldo – un abito elastico è così aderente che la stoffa preme il volume di un seno minimo, eliminando le curve. Segue un uomo – muscoli a vista, maglietta stessa aderenza, immaginario alla Tom of Finland, i pantaloni super attillati, le natiche esplose da allenamento in palestra. Querelle, il marinaio del porto di Brest, qui tirato a lucido.

La sfilata va avanti su questo tono – camminate femminili, anche che danzano urlando “ti voglio” – su una passerella o su un letto, sicurezza, volontà, possessività: una donna ottiene il piacere che vuole. Il tono lesbo lascia presto spazio a scosse che accenderebbero qualsiasi maschio consapevole di testosterone. Se le donne poco dovessero piacerti, queste ti piaceranno comunque: dal basso all’alto, le minigonne si sollevano oltre l’inguine e Gabriette deve ricoprirsi un poco – magari è solo un gesto distopico – dall’alto al basso, la cinta dei pantaloni scende, oltre l’inguine, e le mutande sono una grafica sui fianchi.

Gli uomini si alternano – lo stereotipo attivo, muscoli e dominazione (che poi magari sono i primi a girarsi) e la sintesi efebica che in inglese è la cultura twink: magrezza, capelli lunghi, flessibilità nella schiena. A non essere rappresentata è la nicchia eterosessuale, chissenefrega – esiste ancora? A Milano? – grazie a quei pochi dentro gli armadi che non abbandonano i ranghi dei padri di famiglia. Siamo a Milano, davvero – Gucci nasceva a Firenze – ma poi arrivò a Milano. Milano ha bisogno di Gucci.

Demna per Gucci – al Palazzo delle Scintille

Il Palazzo delle Scintille – le scintille che esplodono a ogni passo, falcata, movimento di bacino, e il tacco a spillo che percuote il suolo in terremoto. Il Palazzo delle Scintille è trasformato in una sala rinascimentale, l’aula centrale della corte dei Medici, busti romani, copie greche nelle nicchie lungo la navata, la ricostruzione in legno chiaro mima il marmo che da Carrara si portava a Firenze per Michelangelo. Demna racconta in una lettera disposta sui giornali negli spazi pubblicitari la sua visita agli Uffizi. La sosta davanti alla Primavera di Botticelli, alla Nascita di Venere. Se da una parte Demna ha voluto liberarci dai fiori e fiorellini – diciamo non è qui il caso – il Botticelli legittima Demna a questo utilizzo spasmodico del corpo umano, nudo, a vista, esposto ed eccitato.

Il Rinascimento è quel periodo in cui anche al Papa era concessa la fornicazione. Nel cuore del Rinascimento abbiamo il Borgia – orgiastico eterosessuale che la storia dipinge come un demone – e, dopo di lui, Giulio II della Rovere – lussuria omosessuale, papa guerriero, la storia lo dipinge illuminato mecenate di arti e riforme. Il Rinascimento italiano liberò l’uomo dalle costrizioni medioevali che nei monasteri offrivano protezione ai viandanti. Il Rinascimento innalzò l’uomo a riscoprirsi orgoglioso, vanitoso delle proprie abilità corporee. Demna manda in scena per Gucci uno spettacolo di ossessione eccitata: il riferimento a Tom Ford qui si fa estremo, incontra la cattiveria del lupo nella steppa, la voracità di un cane forte da spezzare la catena che lo lega. Non è libertà sessuale, ma voglia di sesso: quando facciamo sesso, siamo più sinceri. In questo mondo fottuto, dove tutto sta andando affanculo – cos’altro di meglio ci rimane da fare. Gucci ci accende come mine lanciate nell’universo – avanti, esplodiamo, siamo ragni e fuochi d’artificio – altro che scintille – in quelle dieci righe, pagina 8, Jack Kerouac.

Demna per Gucci – il riferimento al Rinascimento e la voglia di sesso

La nudità già apparteneva all’età dell’oro – tutto il riferimento classico si può dire prende possesso della nudità del corpo. Nel Rinascimento, forse ancor più rispetto alla Grecia e all’antica Roma, l’esperienza sensuale diventa dichiarata, legittima. Michelangelo dipinse il Giudizio Universale dietro l’altare della Cappella Sistina, ed erano tutti nudi: donne sinuose e uomini palpitanti, avvinghiati e pronti ad ammettere i propri vizi. La versione originale di Michelangelo era una composizione carnale che non diede scandalo in quegli anni, appunto nel cuore del Rinascimento. Quando arrivò il Manierismo, epoca rosa di nostalgia e lentezza, il pudore e la censura si presentarono con la loro antipatia: nel 1564 Papa Pio IV diede ordine a Davide da Volterra di intervenire sul capolavoro di Michelangelo dipingendo veli bianchi per coprire le pudenda delle anime (quello che dobbiamo fare oggi tutti se postiamo un capezzolo femminile sui maledetti social media).

Un tempo era la bellezza a salvare il mondo – oggi è il sesso. Il sesso vende, il sesso ci fa andare d’accordo – se il sesso viene bene, se il sesso è buono, quasi sempre finiamo per innamorarci. Che piaccia o no, la sfilata di Demna per Gucci è irrilevante: in discussione qui c’è tutto il concetto di moda. Se Gucci non dovesse avere riscontro commerciale così come si vuole prevedere, tutto il sistema della moda sarebbe da mettere in discussione. Niente più moda ma solo stile, solo quiet luxury, Hermès, Loro Piana, Zegna – questi sempre, bene così, i fatturati in crescita.

Chi scrive, qui, vorrebbe anche e ancora, almeno un poco – anzi molta – molta moda. Moda, letteratura del tempo, ironia culturale che si chiama costume – parole intelligenti che possono sembrare stupide, che, non te ne accorgi, ti fottono. Come quello o quella che ci sta provando, lì adesso con te – muscoli nelle spalle o schiena flessibile, fianchi che ballano per spalancarsi e divorarti. Il nuovo Gucci di Demna è un buon cazzo di amplesso – godici sopra, vedrai che ti innamori di nuovo.

Gucci FW 2026–27: Demna Gvasalia’s First Collection
Gucci 1996 show
Gucci Fall_Winter campaign 1996
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