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Lampoon: The Editorial Manifesto

Lampoon is a cultural magazine about fashion and design that interrogates the sustainability of manufacturing processes. It releases journalistic activities with a critical spirit — sharp, at times provocative

For Lampoon, sustainability is the only form of contemporary culture. Sustainability understood, first, as respect: respect for the uniqueness of the human body, for every free, independent, creative and sexual expression.

Within this framework, Lampoon builds an aesthetic that draws on the codes of Italian architectural rationalism: radicality, roughness, robustness.

What sets Lampoon apart from other publications

What distinguishes Lampoon from other culture magazines devoted to fashion and design is the investigation into processes behind manufactured objects, exposing techniques and hard data.

Looking at an object means looking at the process that makes it possible — at the complex intersection of agriculture, urban planning and forestry, extraction, energy, manufacturing, logistics, capital, human labor.

Lampoon: fashion, design, sustainability

Lampoon sits outside the logic of consumer publishing.

For Lampoon, fashion and design are not surface languages but together form a cultural, economic and political structure. Not seasonal trends, but an industrial system shaped by capital, labor, regulation, social impact.

The editorial vision starts from an analysis of production systems and their sustainability: resource management, long-term environmental impact.

Textile fibers, raw materials, production processes: hemp as a raw material

Textile fibers, raw materials, production chains are examined in relation to resources and waste, technological innovation, social responsibility, circular economies, responsible industrial models — in Italy as much as on international markets.

Particular attention goes to hemp, a research field Lampoon has made its own. Through investigations and long-form articles, Lampoon examines how hemp cultivation can trigger significant economies in response to every question of sustainability.

Lampoon and the journalistic approach: the rules of writing

Lampoon‘s editorial identity rests on writing that avoids adjectives and adverbs. Sentences are direct, built to get to the point. The tone of voice is sober, concise, and consistent. The goal is honest journalism: staying impartial and authoritative, positioning the magazine as a source of information rather than a page of commentary.

Within this frame, a sharp irony finds its place, reconnecting the magazine to the meaning of its own name: lampoon, a pointed, interrogating, provocative text.

Interviews, reviews, reportage take on market subjects — fashion and design collections, craftsmanship, jewelry and the rest — as well as cultural and entertainment subjects: cinema, music, art, sport, sex. Lampoon reflects on digital intelligence, on technological evolution. The tone of voice resists simplification, shortcuts, didacticism.

The images: visual asset and photography

The magazine works with photographers devoted to research and experimentation, recognized internationally as talents to watch and study. The shooting technique is often analog, so images retain texture, grain, imperfection. Lampoon keeps its distance from the polished aesthetics of consumer magazines.

Lampoon and respect for every human, sexual, creative and independent expression

Roughness, sexuality, sweat, hair, friction, skin — these are recurring references across the images and texts Lampoon releases. The body is a site of tension, where desire and gender representation intersect.

Images and articles work as tools of inquiry and friction, not applause. Lampoon is not a trend magazine: it is an observatory of cultural risk-taking, of individual and sexual freedoms, of human and expressive singularity.

Lampoon’s origins: from 2014 to today

Lampoon Publishing House was founded in 2014. A year later it launched Lampoon Magazine.

The term lampoon, in American English, denotes a newspaper or pamphlet marked by irony, satire and sharp criticism. Orson Welles invoked it in reference to The Harvard Lampoon, the student publication of Harvard University. Critical observation, intellectual independence, cultural scrutiny: a legacy Lampoon still claims today.

Lampoon is now released twice a year and distributed internationally. Alongside the print edition runs a digital one, with daily editorial activity on lampoonmagazine.com. The site extends the magazine’s analytical approach beyond the biannual deadline, opening a continuous space for research, commentary and investigation. Today Lampoon is an international editorial platform engaging professional readers, researchers, artists.


IT

Lampoon: Il Manifesto Editoriale 

Lampoon è una rivista culturale di moda e design che interroga la sostenibilità dei processi di manifattura, con spirito critico, pungente, a volte provocatorio.

Per Lampoon, l’unica forma di cultura contemporanea è la sostenibilità. Sostenibilità intesa prima di tutto come rispetto: rispetto per l’unicità del corpo umano, per ogni libera espressione indipendente, creativa e sessuale.

In tale contesto, Lampoon elabora un’estetica che riprende i codici del razionalismo italiano in architettura: la radicalità, la ruvidità, la robustezza.

Cosa distingue Lampoon dalle altre testate editoriali

Ciò che distingue Lampoon dalle altre riviste culturali dedicate alla moda e al design è l’indagine dei processi attraverso i quali si ottengono i manufatti, esponendo le tecniche e i dati numerici.

Quando osserviamo un oggetto, osserviamo il processo che lo rende possibile, nel punto di incontro complesso tra agricoltura, urbanistica, estrazione, energia, manifattura, logistica, capitale, lavoro umano.

Lampoon: moda, design, sostenibilità

Lampoon si colloca fuori dalle logiche dell’editoria di consumo. 

Per Lampoon, la moda e il design non sono linguaggi di superficie ma insieme compongono una struttura culturale, economica e politica. Non si tratta di tendenze stagionali ma di un sistema industriale plasmato da capitale, lavoro, regolamentazione, impatto sociale.

La visione editoriale parte dall’analisi dei sistemi produttivi e della loro sostenibilità: la gestione delle risorse, l’impatto ambientale nel lungo periodo.

Fibre tessili, materie prime e processi produttivi: la canapa come materia prima

Fibre tessili, materie prime, filiere produttive sono interrogate in rapporto a risorse e scarti, innovazione tecnologica, responsabilità sociale, economie circolari, modelli industriali responsabili — in Italia come sui mercati internazionali.

Un’attenzione particolare è data alla canapa, campo di ricerca che Lampoon ha reso proprio. Attraverso inchieste e articoli di lungo formato, Lampoon esamina come la coltivazione della canapa possa innescare economie rilevanti di fronte a ogni quesito in materia di sostenibilità.

Lampoon e l’approccio giornalistico: le regole di scrittura

L’identità editoriale di Lampoon si fonda su una scrittura che evita aggettivi e avverbi. Le frasi sono dirette, costruite per arrivare al punto. Il tono di voce è sobrio, conciso e consistente. L’obiettivo è offrire un giornalismo onesto, restare imparziali e autorevoli, presentandosi come fonte di informazioni piuttosto che come pagina di commento. 

Dentro questa cornice trova spazio un’ironia tagliente, che riconnette la rivista al senso del proprio nome: lampoon, testo pungente, interrogatorio, provocatorio.

Interviste, recensioni, reportage affrontano sia temi di mercato – collezioni di moda e design, artigianato e gioielleria e quanto altro; sia temi culturali e di intrattenimento: cinema, musica, arte, sport, sesso. Lampoon riflette sull’intelligenza digitale, sulle evoluzioni della tecnologia. Il tono di voce resiste a semplificazioni, scorciatoie, didascalismo.

Le immagini: l’asset visivo e la fotografico

La rivista collabora con fotografi dediti alla ricerca e alla sperimentazione, riconosciuti a livello internazionale come talenti da osservare e studiare. La tecnica di ripresa è spesso analogica, così che immagini possano trattenere texture, grana, imperfezione. Lampoon rimane distante dall’estetica patinata dei magazine di consumo.

Lampoon e il rispetto per ogni espressione umana, sessuale, creativa e indipendente

Ruvidezza, sessualità, sudore, peli, attrito, pelle – sono alcuni riferimenti che appaiono di frequente nelle immagini e nei testi rilasciati da Lampoon. Il corpo è luogo di tensione, il desiderio e la rappresentazione di genere si intersecano.

Le immagini e gli articoli lavorano come strumenti di indagine e attrito, non di plauso. Lampoon non è una rivista di tendenze: è un osservatorio di azzardo culturale, di libertà individuali e sessuali, di unicità umane ed espressive.

Le origini di Lampoon: dal 2014 a oggi

Lampoon Publishing House nacque nel 2014. Un anno dopo lanciò Lampoon Magazine.

Il termine lampoon, in inglese americano, indica un giornale o un pamphlet segnato da ironia, satira e critica tagliente. Orson Welles lo richiama a proposito di The Harvard Lampoon, testata studentesca dell’Università di Harvard. Osservazione critica, indipendenza intellettuale, scrutinio culturale: un’eredità che Lampoon rivendica ancora oggi.

Oggi Lampoon è pubblicato semestralmente e distribuito a livello internazionale. All’edizione cartacea si affianca un’edizione digitale che presenta un’attività editoriale quotidiana su lampoonmagazine.com. Il sito prolunga l’approccio analitico della rivista oltre la scadenza semestrale, aprendo uno spazio continuo di ricerca, commento e inchiesta. Oggi Lampoon è una piattaforma editoriale internazionale che coinvolge lettori professionisti, ricercatori, artisti.