CASCINA SAN ROMANO ANNI '70
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I forestali di Boscoincittà raccontano come si progetta e si gestisce un bosco

Accompagnare i cicli della natura, portare il verde dentro la città «Mentre gli alberi sono stati piantati sull’antico terreno agricolo, la popolazione di animali è arrivata al Bosco da sé»

Un tempo alle spalle dello Stadio di San Siro c’era poco o niente. Negli anni Settanta Milano era una città che cresceva senza preoccuparsi di quella che oggi è una delle linee guida principali della sua amministrazione comunale: il verde. Trentacinque ettari di terreno semi-incolto segnavano il confine tra la città e quello che c’era fuori. Nel 1974, nasceva Boscoincittà: il primo progetto di forestazione urbana d’Italia, quando ancora di nessuna operazione si era mai parlato in questi termini. Quarantasei anni dopo il parco si è ingrandito fino a ricoprire 120 ettari di terreno. Mantiene l’identità e gli obbiettivi con i quali è nato: «Portare la natura dentro la città – spiega Paola Pirelli, forestale in servizio nel Bosco dagli anni Ottanta – per farne godere i cittadini. Direttamente, facendone esperienza, e indirettamente, grazie a quei benefici che un polmone verde porta con sé nello spazio urbano, migliorando la qualità dell’aria».

Boscoincittà è un parco a verde estensivo dove ambienti naturali diversi si intrecciano e sono gestiti per dar vita a un insieme ecosistemico il più ricco possibile. «L’area agricola su cui adesso sorge il parco negli anni Settanta era in parte coltivata e in parte abbandonata da tempo: il passaggio della presenza umana era segnante», racconta Pirelli. Quando la gestione di quei terreni passò dal Comune in concessione a Italia Nostra, tra le più antiche associazioni ambientaliste italiane, furono realizzati spazi naturali attraverso un’attenta e mirata pianificazione. Oggi il parco è composto da boschi, prati e filari, orti e aree umide. Sono presenti un giardino delle api e un frutteto. L’unica costruzione al suo interno è la storica cascina. Secondo Pirelli: «La gestione di un parco non si limita alla cura del verde ma del ‘Sistema parco’ nella sua globalità e inizia con la progettazione. Bisogna chiedersi: che obiettivi vogliamo raggiungere? Si deve capire in che modo i cittadini potranno interagire e godere del bene comune. Un parco si costruisce nel tempo, e mai a tavolino. Cresce rispettando le esigenze della natura e quelle della cittadinanza. È un sistema che cresce insieme alla città e ai suoi abitanti: è il luogo d’incontro del grigio urbano, del verde della vegetazione e del blu delle zone d’acqua».

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il laghetto, inizio anni ’90

Il rispetto della natura è il fulcro del sistema di gestione del Boscoincittà. «Fa da sé il grosso del lavoro, grazie alla sua capacità di rinnovarsi. I boschi rinascono dalla loro stessa morte. Quando una vecchia pianta muore, dissemina naturalmente nel terreno. Il suo seme germinerà su un suolo umidificato che deriva dalla decomposizione di residui vegetali e animali e dalla sintesi di nuove molecole», spiega Pirelli. «Noi possiamo solo accompagnare i processi naturali per massimizzare i servizi e le funzioni che intendiamo privilegiare per offrire ai cittadini il godimento dello spazio. Il sistema naturale non va sfruttato, ma nemmeno abbandonato: seguiamo i cicli propri della natura, apportando contributi esterni minimali».

Accompagnare lo sviluppo naturale della vegetazione significa infatti intervenire con azioni mirate, come spiega Lorenzo Guerci, anche lui forestale del parco. «Il Boscoincittà si estende per 120 ettari. Ogni ettaro sono 10mila metri quadri. La metà dei terreni – sessanta ettari – sono ricoperti da un vero e proprio bosco. Una superficie artificiale grande per un contesto metropolitano, che va amministrata e orientata nel suo sviluppo. L’uomo nella storia ha sempre avuto la necessità di gestire i boschi per trarne benefici. In epoca moderna lo si fa con il piano di assestamento. Il parco è un mosaico di prati, laghetti, strade e viali che li connettono. Al suo interno crescono macchie di bosco. In gergo tecnico, le particelle: ognuna è identificata da un numero. La loro gestione passa attraverso due azioni principali: la piantagione di nuove piante e il taglio del bosco. Ogni stagione di taglio va da ottobre a marzo, quando le piante sono ferme dal punto di vista vegetativo. La corretta crescita di un bosco -anche urbano- deve passare attraverso una gestione pianificata e il controllo dell’uomo, per permettergli di svilupparsi nel miglior modo possibile. Per i nostri boschi abbiamo elaborato un Piano di Assestamento Forestale valido per il periodo 2015-2030». I cicli naturali di crescita di un bosco sono lunghi. Se nei primi anni di vita non creano particolari problemi, dopo qualche tempo potrebbero aver bisogno dell’uomo. Racconta Guerci: «Ne è esempio quanto successo nella zona di parco che va verso il comune di Pero. Lì si estende un bosco piantato nel 1995. Se il numero di piante messe a dimora è abbondante per garantire il buon esito della piantagione e per far sì che le piante nelle fasi iniziali si accompagnino reciprocamente nel loro sviluppo, si arriva a un punto in cui le piante sono troppe. Alcune hanno già assolto il loro compito. Tagliandone alcune e diradando, aiutiamo le altre a crescere».

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Orto di Boscoincittà

Per il resto, il parco fa da sé. «Il bosco è caduco – racconta Luisa Toeschi, presidente di Italia Nostra Milano Nord – e quindi segue i cicli naturali. D’inverno perde le foglie, in primavera fiorisce. Le stagioni segnano il suo volto e cambiano il suo manto. Un giorno d’autunno ha i colori del Vermont. Il giorno dopo batte la pioggia e i colori sono già cambiati». Le prime specie di vegetazione – solo alcune autoctone – che andarono a comporre il Bosco negli anni Settanta furono fornite dal Corpo forestale dello Stato. Le tre più numerose: la quercia rossa, l’acero montano e il frassino. «Col tempo c’è stato uno spostamento verso specie più tipiche della Pianura Padana», dice Pirelli. «Bisogna però fare i conti con il cambiamento climatico. Alcune specie non resistono bene alle ricorrenti ondate di caldo e di siccità, né a nuove patologie. L’acero montano, ad esempio, è ormai quasi scomparso».

Oltre alle piante, gli animali. Se l’ambiente vegetale è la base biologica da cui si costruisce la comunità del Bosco, la fauna esiste in funzione della vegetazione. Spiega Alessandra Davini, naturalista impegnata nel Bosco, che «mentre gli alberi sono stati piantati sull’antico terreno agricolo, la popolazione di animali è arrivata al Bosco da sé. Noi cerchiamo di favorirne e facilitarne l’esistenza, ma non c’è mai stata immissione di alcuna specie animale. La più grande ricchezza faunistica del parco sono gli uccelli: arrivando in volo non hanno ostacoli fisici per raggiungere il Bosco, mentre rettili, mammiferi e anfibi sono più svantaggiati. Sono presenti uccelli di bosco e specie acquatiche come aironi, garzette, germani, cormorani e svassi. Alcuni sono solo visitatori invernali, altri stanziali. Ci sono predatori, sia volatili -come la poiana, il gheppio e rapaci notturni- sia mammiferi, come la volpe. La loro presenza è particolarmente importante perché implica la presenza di prede: è la dimostrazione che al Bosco si è creata una catena alimentare completa». La popolazione delle specie animali è monitorata: è spia della qualità dell’ambiente e guida della scelta gestionale degli spazi verdi. «Negli ultimi anni -racconta Davini- abbiamo registrato un drammatico calo numerico di rospi, tritoni e anfibi in generale. Fino a trent’anni fa erano molto presenti a Milano: il sistema di risaie che circondava la città forniva i corpi d’acqua necessari alla loro riproduzione. Con la diminuzione di questi habitat, seguita alle nuove tecniche di coltura che non prevedono più la continuità d’acqua nelle risaie, non hanno più trovato luoghi per riprodursi. Per questo abbiamo creato pozze che permettano loro di riprendere il ciclo riproduttivo». Come per l’impianto di gestione del verde, anche quello di monitoraggio della fauna è non invasivo e rispettoso degli animali del parco. «Per il censimento dei micromammiferi -topi, toporagni e arvicole- gli zoologi non utilizzano trappole, ma posizionano gli hairtubes, ossia tubi con cibo e scotch bioadesivo al loro interno. Gli animali, entrandoci, lasciano così i loro peli attaccati. Questi sono poi prelevati e studiati per riconoscere quali specie sono ospiti di Boscoincittà».

Seguire il ciclo spontaneo dell’ecosistema non è l’unico tratto che ispira la gestione di Boscoincittà. Per Toeschi la partecipazione dei cittadini alla vita del parco e il volontariato sono «Il cuore del progetto. Pensiamo ai duecento orti presenti. Di ogni orto si occupa qualcuno, che porta con sé qualcun altro: la moglie, l’amico, i figli. Così Boscoincittà diventa vivo». Davini spiega che «Il collegamento tra verde e salute mentale e psicofisica delle persone è parte irrinunciabile dell’esistenza del parco. Abbiamo rapporti con associazioni che lavorano con varie categorie di persone in difficoltà: da chi ha handicap fisici o mentali, ai carcerati o ai minorenni in messa alla prova. Un’attività in cui la partecipazione della cittadinanza è forte è la piantagione degli alberi. Piantiamo alberi di uno o due anni. Spesso le scuole partecipano alle operazioni di piantagione: è istruttivo e motivo di soddisfazione per i ragazzi. Collaboriamo poi con gruppi scout e volontari per diverse azioni, dalla pulizia del parco e di aree limitrofe di cui ci prendiamo carico, alla cura degli arbusti appena piantati». Come riassume Pirelli: «Noi del Parco vogliamo che si faccia esperienza, attraverso il gioco, il lavoro, l’osservazione e il cammino. La custodia del territorio attraverso la cura degli spazi verdi è anche custodia sociale e impegno civile».

Boscoincittà si sviluppa in un’area di Milano di cui rappresenta solo una parte della ricchezza ecosistemica presente. Si trova nel quadrante ovest della città, separato da via Novara dal Parco delle Cave e da una zona agricola dal Parco di Trenno. «Di nuovo -dice Pirelli- torna il concetto di sistema. Insieme ai parchi vicini -ognuno con le sue particolarità naturalistiche- componiamo circa quattrocento ettari di verde». Nell’intento di chi ci lavora, spiega Davini, il Bosco «Non è e non deve essere visto come un’isola a sé stante. Vuole essere un collegamento fra aree verdi nella cintura intorno a Milano, di cui va sviluppata l’interconnessione». Anche con questo desiderio è stata pensata l’ultima aggiunta -in termini di superficie- dall’amministrazione del Bosco: il lago Fossone, inaugurato lo scorso luglio. All’incrocio tra via Novara e via Caldera, racconta Pirelli che «Si è recuperata una zona che già raccoglieva acqua piovana perché affossata. Seguendo lo stato di fatto, abbiamo arricchito di un nuovo habitat il sistema delle zone umide che si snocciolano da nord a sud attraversando i parchi dell’ovest». Al limite del confine urbano di Milano, saluta chi entra ed esce dalla città. Ma la funzione non è solo paesaggistica: il suo inserimento nella rete formata dai parchi vicini potrà facilitare la vita di specie acquatiche di uccelli e anfibi in città. Aiutando la natura, senza forzarla.

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Italia Nostra è un’associazione che nasce nel 1955 a Roma a salvaguardia dei beni naturali, artistici e culturali. Riconosciuta ufficialmente nel 1958 con decreto presidenziale, è suddivisa in sezioni tematiche e ha uffici dislocati su tutto il territorio italiano. A Milano gestisce uno dei più grandi parchi cittadini: il Boscoincittà, il primo esempio di forestazione urbana in Italia, oggi riconosciuto come tale anche a livello internazionale.

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