
Perché Milano non riapre i Navigli? Pro e contro del progetto
Riconnettere la Martesana alla Darsena e riportare alla luce cinque tratti dei Navigli: tra benefici idraulici, valorizzazione immobiliare e modifiche alla viabilità, cosa fare della rete idrica urbana?
Vegetazione, mobilità dolce e riduzione dell’inquinamento sono temi alzano la febbre nel dibattito pubblico e nel programma della giunta Sala, all’ultimo anno di mandato. C’è un’altra questione che torna sulle bocche dei cittadini milanesi e sui banchi degli uffici pubblici: la riapertura dei Navigli, di cui si discute dal 2011, quando il 94,32% dei milanesi votò a favore del ripristino ambientale e della riapertura della Cerchia dei Navigli.
Nel solo secondo semestre del 2026 il tema è emerso in due occasioni ufficiali. A luglio è stata presentata una bozza del Piano del verde, con diciassette azioni da avviare o portare avanti nell’ultimo anno di mandato. L’idea di riaprire il tratto tra la Martesana e la Darsena, apparsa più volte nel corso dei due mandati, è accompagnata da azioni per ampliare il verde pubblico, soprattutto lungo i corsi d’acqua. Tra le iniziative del Piano figura anche l’acquisizione de La Maura, l’ippodromo milanese oggetto di un contenzioso tra Snaitech e F3agreen. L’obiettivo è approvare il testo entro la fine di gennaio, per garantire che il programma del successore non possa prescindere da questo documento.
Il 9 settembre, durante una commissione consiliare del Comune di Milano, è stato esposto un aggiornamento del progetto preliminare. Il mandato ufficiale era stato affidato a MM Spa (Metropolitana Milanese) dal Comune nel dicembre 2019, con uno stanziamento di circa 2,3 milioni di euro. Complice la pandemia e i costi stimati, la proposta è rimasta nei cassetti del Comune per anni.
Riapertura dei Navigli a Milano: l’analisi costi-benefici e il saldo positivo da 433 milioni
Già nel 2018 l’Associazione Riaprire i Navigli aveva pubblicato il report Riaprire i Navigli a Milano. Le modalità di finanziamento del progetto e le ricadute socioeconomiche dell’investimento, con il patrocinio, tra gli altri, del Comune di Milano e di Regione Lombardia. Dalla fondazione nel 2012 l’Associazione promuove la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati che ne condividono gli obiettivi, il primo dei quali è la riqualificazione dell’intera rete dei 140 chilometri dei Navigli lombardi, inclusi i tratti chiusi tra gli anni Trenta e Sessanta.
La ricerca, condotta da un gruppo interdisciplinare di ingegneri, architetti e accademici, individua cinque ambiti in cui la riapertura potrebbe generare benefici economici. Il primo è il valore immobiliare: la riqualificazione urbana e paesaggistica lungo il tracciato farebbe salire il valore degli immobili residenziali e commerciali nelle aree interessate. Il secondo riguarda le attività economiche, con l’apertura o il consolidamento di negozi, ristoranti, strutture ricettive e servizi, e il lavoro generato dalle imprese coinvolte nei cantieri. Il terzo è il turismo: il recupero della Milano storica come città d’acqua aumenterebbe l’attrattività del centro per i visitatori italiani e internazionali, con opportunità legate al turismo culturale, alla navigazione e al tempo libero. Il quarto è il recupero edilizio, con nuovi investimenti immobiliari, commerciali e culturali che si estenderebbero oltre il tracciato dei canali. Il quinto è la gestione dell’acqua e l’innovazione infrastrutturale ed energetica, con nuove possibilità di utilizzo della risorsa idrica.
L’analisi stima un saldo economico positivo di 433 milioni di euro, a fronte di 267,8 milioni di costi complessivi di realizzazione e gestione. Il valore immobiliare è la voce principale dei benefici, con 626,2 milioni di euro stimati: 564,8 milioni per gli immobili residenziali e 61,4 milioni per quelli commerciali. I benefici idraulici sono stimati in 74,6 milioni di euro.
Il progetto di riapertura dei Navigli: lo studio di fattibilità idraulica del Politecnico di Milano
Il progetto prevede la riconnessione idraulica tra il Naviglio Martesana e la Darsena attraverso una condotta sotterranea di oltre sette chilometri, destinata a separare le acque della Martesana da quelle del Seveso. Il piano include la riapertura di cinque tratti dei Navigli, predisposti per la navigazione. Su un totale di quasi otto chilometri del tratto cittadino del Naviglio Martesana, due vedrebbero gradualmente la luce.
Le condizioni tecniche erano state individuate nel 2015 dallo Studio di fattibilità per la riapertura dei Navigli milanesi del Politecnico di Milano, coordinato dal professor Antonello Boatti. La disponibilità d’acqua era stata valutata in relazione all’alimentazione del sistema e alla navigabilità per piccole imbarcazioni, con il mantenimento di livelli minimi di corrente per garantire condizioni igieniche adeguate. Gli scavi erano stati giudicati compatibili con il contesto idrogeologico dell’area, con la possibilità di coordinare i lavori con il potenziamento delle reti tecnologiche. Lo studio contemplava una riapertura per fasi, limitata a tratti progressivi, per non gravare sul bilancio pubblico e per contenere gli impatti su viabilità e cantieri.
Restavano diverse criticità. La prima riguardava i costi di realizzazione e gestione, poi riconsiderati dall’Associazione Riaprire i Navigli nella sua analisi economica del 2018. Rimaneva difficile quantificare con certezza i benefici effettivi su traffico, ambiente, turismo e valore immobiliare. Sul fronte della mobilità, la riapertura avrebbe richiesto una revisione della circolazione nelle aree interessate, con un potenziamento del trasporto pubblico e dei percorsi pedonali e ciclabili.
Navigli di Milano: il dibattito pubblico del Comune tra sostenitori e contrari
Nello stesso anno, visto l’interesse suscitato dalla proposta, il Comune di Milano ha avviato il Dibattito Pubblico sul Progetto Navigli, concluso a settembre con la relazione finale. Il confronto ha permesso all’Amministrazione di raccogliere proposte, osservazioni e critiche da cittadini e associazioni. Nel febbraio successivo il Comune ha pubblicato le controdeduzioni tecniche alle osservazioni ricevute.
Il percorso di ascolto ha fatto emergere posizioni contrastanti sulla necessità dell’intervento e sull’impiego delle risorse pubbliche. I contrari hanno letto la riapertura come un ritorno nostalgico al passato, con benefici incerti per una città cambiata nei suoi assetti urbani e nelle sue esigenze. I sostenitori hanno individuato un’opportunità di sviluppo economico e turistico e di riqualificazione ambientale e urbana, sulla scia delle trasformazioni avviate da diverse città del Nord Europa: un’occasione per ripensare il rapporto di Milano con l’acqua.
Dal dibattito sono emersi dubbi sugli impatti negativi per la mobilità delle aree interessate, già congestionate dal traffico. Parte della cittadinanza ha letto invece il progetto come occasione per ripensare la mobilità locale, con piste ciclabili e aree pedonali capaci di collegare meglio Milano con la città metropolitana e di restituire vivibilità ai quartieri periferici. Tra i vantaggi, anche la separazione idraulica delle acque del Seveso da quelle della Martesana, con una riduzione dei costi di depurazione, e la produzione di energia da fonti rinnovabili, resa possibile dall’intervento di riconnessione.

Acqua e cambiamento climatico: blue space e gestione delle risorse idriche in città
Con il cambiamento climatico, la gestione delle risorse idriche e il rapporto tra cittadini e corsi d’acqua assumono un ruolo sempre più centrale, soprattutto nelle grandi città come Milano. I primi insediamenti umani sono sorti lungo i fiumi, fonti di acqua e biodiversità, vie di comunicazione e risorse per pesca, agricoltura e commercio. Con la rivoluzione industriale il rapporto tra città e acqua è cambiato: i corsi d’acqua sono stati deviati, coperti e inglobati nelle infrastrutture urbane.
Oggi fiumi e canali possono tornare alleati nella gestione delle sfide climatiche. Contribuiscono alla regolazione del microclima, favoriscono la biodiversità e, integrati in un sistema di gestione idraulica adeguato, aiutano a mitigare alcuni rischi legati alle piogge intense. Le loro sponde possono diventare spazi pubblici accessibili, luoghi di incontro. A questo si aggiunge la dimensione del benessere. Il concetto di blue space identifica gli ambienti caratterizzati dalla presenza dell’acqua e ne studia gli effetti sulla salute e sulla qualità della vita; si intreccia con quello di Blue Mind, termine reso popolare dal biologo marino Wallace J. Nichols per descrivere gli effetti del contatto con l’acqua sul benessere psicologico.
Canali riaperti nel mondo: Parigi, Regno Unito e il caso Seoul
A livello internazionale diverse città hanno già recuperato i corsi d’acqua come infrastrutture ambientali e spazi pubblici. A Parigi il Canal Saint-Martin è un esempio storico di integrazione tra navigabilità e riqualificazione urbana. Coperto in parte tra il XIX e il XX secolo per fare spazio alla città in espansione, è stato interessato da interventi di pulizia e restauro a partire dal 1999, che ne hanno rafforzato il ruolo di spazio pubblico nella parte orientale della capitale e di collegamento navigabile tra la Senna, il bacino dell’Arsenal e quello della Villette.
Nel Regno Unito il recupero dei canali ha restituito alla navigazione infrastrutture storiche cadute in disuso. È il caso del Droitwich Barge Canal, progettato dall’ingegnere James Brindley e aperto nel 1771 per trasportare il sale estratto a Droitwich Spa fino al fiume Severn: abbandonato nel 1939, è stato recuperato con un progetto di restauro e riaperto alla navigazione tra il 2010 e il 2011. Anche i canali Forth & Clyde e Union, che collegano Glasgow ed Edimburgo, sono stati oggetto di recupero e riattivazione.
Diverso, per gli effetti sulla qualità dello spazio urbano, è il caso di Seoul. Tra il 2003 e il 2005 la città ha demolito una superstrada sopraelevata lunga circa sei chilometri per riportare alla luce il torrente Cheonggyecheon. L’intervento ha trasformato un’infrastruttura stradale in un corridoio pedonale e paesaggistico, con percorsi lungo le sponde, ponti, aree verdi e fontane.
La storia dei Navigli di Milano: dal Medioevo agli studi di Leonardo da Vinci
Per secoli Milano è stata una città d’acqua. I Navigli, un sistema di canali artificiali sviluppato a partire dal XII secolo, collegavano il centro urbano ai laghi lombardi e ai principali fiumi del Nord Italia, estendendo le vie commerciali verso la Svizzera e l’Europa nordoccidentale, fino al Po e all’Adriatico. Nati per irrigare i campi, i canali divennero una rete per il trasporto delle merci e lo sviluppo economico della città, innestandosi su un territorio già attraversato da corsi d’acqua naturali come Lambro, Seveso e Olona, i cui alvei erano stati in parte modificati per esigenze agricole.
I lavori del Naviglio Grande, avviati nel 1179 e conclusi nel 1272, collegarono Milano al Ticino e, attraverso il fiume, al Lago Maggiore. Nel Quattrocento, sotto gli Sforza, fu realizzato il Naviglio della Martesana, che collegava la città all’Adda: reso navigabile nel 1471, fu connesso a Milano nel 1496, durante il governo di Ludovico il Moro. In questo contesto si inseriscono gli studi di Leonardo da Vinci, chiamato a Milano alla fine del Quattrocento. Leonardo approfondì il funzionamento di chiuse e conche, i sistemi che permettono alle imbarcazioni di superare i dislivelli tra tratti d’acqua a quote differenti; studiò il movimento dell’acqua, le correnti e le soluzioni per migliorare la navigabilità, contribuendo all’ingegneria idraulica dell’epoca. La rete si ampliò ancora con il Naviglio Pavese, completato nell’Ottocento, che collegava Milano a Pavia e al sistema fluviale del Po.
Perché Milano ha chiuso i Navigli?
Con l’espansione urbana e l’affermazione dell’automobile, i canali interni persero la loro funzione nella mobilità cittadina. La copertura della Cerchia dei Navigli, il canale che circondava il centro storico, cominciò nel 1929, con la graduale sostituzione dei canali con strade destinate al traffico. Alle esigenze di circolazione si aggiungevano le questioni igienico-sanitarie e i costi di gestione e manutenzione. Il processo proseguì nei decenni successivi, fino alla scomparsa della navigazione commerciale, il cui ultimo transito a Milano risale al 1978.
Agnese Torres
