
Milano Design Week: i luoghi della rigenerazione
Spazi dismessi, aperture temporanee, ritorni intermittenti: la cultura genera valore economico oltre il centro di Milano, ma la sfida è trasformare l’effimero in duraturo
Milano Design Week: la rigenerazione urbana passa dalla cultura
A livello nazionale, Milano si conferma in prima linea nei processi di recupero degli spazi dismessi, in particolare di matrice industriale, sempre più spesso riattivati attraverso la cultura. Dai grandi hub come Mare Culturale Urbano, BASE Milano e Dropcity, fino a realtà di quartiere come NAMA – Nuovo Anfiteatro Martesana e Assab One, il tessuto urbano si arricchisce di anno in anno di nuove centralità culturali.
Emblematico il caso dell’ex Macello di Calvairate, rimasto inattivo per oltre vent’anni e oggi al centro di un rinnovato interesse grazie a una serie di riattivazioni temporanee, da Piano City Milano alla celebre edizione 2023 di Alcova, quando anche Design Variations fece incursione negli spazi abbandonati dell’Istituto Marchiondi, molto meno fortunato in tema di continuità progettuale. Nell’area dell’ex Macello prende forma il progetto Aria, che punta a rigenerare lo spazio attraverso un mix integrato di servizi e funzioni — educazione, cultura, lavoro e residenza — configurandosi come il più rilevante intervento di social housing in Italia.
In questo scenario, l’arte e la cultura escono dai luoghi tradizionali per diventare strumenti attivi di riappropriazione dello spazio pubblico: occasioni di partecipazione, connessione e rilancio per aree spesso periferiche, a lungo escluse dai circuiti della creatività e dell’intrattenimento culturale. In questa direzione si muove proprio la Milano Design Week, che negli anni ha progressivamente esteso il proprio raggio d’azione oltre il centro storico, ormai saturo, contribuendo a ridefinire la geografia culturale della città.
Alcova 2026 – l’Ospedale Militare di Baggio e Villa Pestarini
Alcova torna protagonista anche quest’anno riaprendo dopo quattro anni l’Ospedale Militare di Baggio, un quartiere di estrazione popolare, caratterizzato dall’immigrazione dal Mezzogiorno fino agli anni ’70 e poi da ondate migratorie dal Maghreb e dai Balcani. Un’area di Milano che fino al 1923 costituiva un comune a sé stante, oggi dall’animo vivace e multiculturale, ma non facile da raggiungere da centro città. Il suo Ospedale Militare, che cessò la sua attività originaria agli inizi del secolo dopo la fine del servizio di leva, fu costruito tra il 1928 e il 1931. Una parte di esso fu riconvertita ad uso sanitario civile, mentre il resto andò incontro a uno stato di progressivo abbandono che gli ha conferito il fascino decadente che oggi, in perfetta sintonia con le tendenze attuali, fa da sfondo a progetti di design contemporaneo. Per questa edizione, Alcova ha reso accessibili spazi inediti come la Chiesa di San Martino (1936) i cui interni sono perfettamente conservati e oggi ospitano l’installazione Devices for Connection di Leo Lague e Versa, e i due hangar, con Objects of Common Interests e VOCLA / Design by night, il format notturno di Alcova per la Design Week.
Sulla scia delle ultime due edizioni, che hanno visto la straordinaria apertura al pubblico di Villa Bagatti Valsecchi e Villa Borsani, quest’anno Alcova ha indirizzato l’interesse di appassionati e curiosi su un altro capolavoro architettonico moderno: Villa Pestarini. Unica casa realizzata a Milano da Franco Albini, senza la collaborazione di altri architetti, prima della guerra, riflette i principi del razionalismo e l’influenza delle avanguardie centro-europee. All’esterno, il contrasto tra fronte chiuso e compatto su strada e ampie aperture verso il giardino enfatizza la distinzione funzionale e spaziale, mentre gli spazi interni si presentano fluidi e flessibili, con ambienti modulabili tramite ante scorrevoli. Al suo interno progetti di designer e architetti contemporanei dialogano con la pulizia formale degli spazi e la loro dimensione domestica: dall’installazione Albini in Present Tense, curata da Patricia Urquiola con Cassina e Haworth, a nomi più di nicchia come Sophie Dries con Issè ed Elisa Uberti.

6:AM e il gesto della ripetizione alla Piscina Romano – Porta Venezia District
Il brand milanese 6:AM, specializzato nell’arte vetraria, ha scelto di riattivare la storica Piscina Romano, struttura sportiva scoperta progettata da Luigi Lorenzo Secchi, noto per il ruolo di architetto conservatore della Teatro alla Scala tra il 1932 e il 1982.
Chiusa durante la stagione invernale, la piscina è stata ripensata attraverso un allestimento temporaneo che richiama l’associazione tra le trasparenze dell’acqua e quelle del vetro, cifra distintiva del brand. L’intervento dal titolo OVER AND OVER AND OVER AND OVER – una riflessione sulla ripetizione come leitmotiv creativo – ha introdotto un uso completamente nuovo rispetto alla funzione originaria, permettendo al pubblico locale e internazionale di riscoprire un capolavoro architettonico milanese poco conosciuto. Tra le opere in mostra, pezzi disegnati da Hannes Peer, NM3 e i cubi di vetro soffiato originariamente realizzati per il set up della sfilata Bottega Veneta Summer 2026. Completa l’esperienza Bar Pieno, un bar temporaneo attivo per tutta la durata di OVER AND OVER AND OVER AND OVER all’interno del parco della piscina, normalmente operativo solo durante la stagione estiva.
L’operazione si inserisce in una pratica già consolidata per 6:AM: nel 2025, infatti, il brand aveva allestito le proprie collezioni negli ex bagni pubblici della Piscina Cozzi, capolavoro dell’architettura razionalista, confermando un approccio che valorizza il patrimonio esistente attraverso interventi temporanei ad alto impatto culturale.

I linguaggi contemporanei dialogano con spazi dismessi – ex Fabbrica Sassetti e Factory Eleven
Il dialogo tra linguaggi contemporanei ed estetica post-industriale si conferma uno dei fili conduttori dell’edizione, trovando fuori dal centro storico il terreno più fertile di sperimentazione in spazi recuperati e, in molto casi, restituiti alla cittadinanza. In questo contesto, Isola Design District ha scelto come quartier generale l’ex Fabbrica Sassetti, opificio degli anni ’30 nato per la filatura della lana e oggi trasformato in uno spazio dal forte fascino industriale, nascosto all’interno di un cortile residenziale. Qui si concentra il cuore della mostra diffusa TEN: The Evolving Now, che raccoglie progetti e visioni eterogenee: da Rasa — The Indian Collective, che celebra la ricchezza dell’artigianato indiano reinterpretato attraverso il design contemporaneo, a No Space for Waste, che riunisce esperienze basate su principi di economia circolare, processi produttivi lenti e riuso di materiali scartati o sottoutilizzati, fino a Isola Design Gallery, piattaforma che mette in dialogo designer provenienti da contesti e nazionalità differenti.
Ai margini geografici del distretto di Porta Venezia si concentra una delle maggiori novità nel panorama del collectible design. Deoron, piattaforma digitale di curatela e online shop, ha allestito una mostra collettiva all’interno degli 800 mq di Factory Eleven, ex fabbrica di cuscinetti a sfera riattivata per la prima volta come luogo culturale. Lo spazio ospita oltre cinquanta designer, brand e studi indipendenti attivi tra arredo, illuminazione, homeware, tecnologia e lifestyle. Gli esterni di metà Novecento della fabbrica Leli, di cui sono ancora perfettamente conservate le insegne, fanno da contrappunto al fascino ruvido degli interni in cemento, che creano un rimando visivo con i numerosi progetti in metallo esposti: dalle alzatine e vassoi da portata di Studio Boyo ai posaceneri e altri dispositivi per fumatori di ELECTRIC ARCHITECTS, fino alle scultoree Captive Lamps dello studio italiano Nagot. Al centro di questo ambiente immersivo, un sistema sonoro scultoreo modella lo spazio attraverso un’attenta progettazione acustica e contribuendo a definire l’esperienza percettiva complessiva.
Parzialmente in contemporanea con la Design Week, la fiera indipendente di arte contemporanea Paris Internationale è approdata a Milano, per la prima volta fuori dai confini francesi dal 2015, anno della sua fondazione. In linea con il suo approccio curatoriale sperimentale, la fiera ha scelto come venue Palazzo Galbani, un edificio modernista degli anni Cinquanta che si distingue per la sua forma prismatica e la facciata continua in vetro. Lo studio Park Associati sta attualmente lavorando al progetto di riqualificazione: un’occasione per scavare nella memoria storica dell’edificio eretto nel comparto che il Piano Regolatore Generale del 1953 aveva destinato al nuovo Centro Direzionale di Milano.
La Mappa della Rigenerazione Urbana: Milano ha oltre 5000 metri quadrati da riqualificare
Tra gli altri ex spazi industriali, oggi riqualificati, che in occasione della Design Week hanno aperto le loro porte al pubblico, anche Spazio Maiocchi – fondato da Slam Jam e Carhartt WIP – con Food for Thought di Ikea, DropCity nei tunnel della Stazione Centrale con NikeAir_Lab by Nike, e Opificio 31, un ex complesso industriale multifunzionale di circa 2900 mq in Tortona.
Oggi Milano ha all’attivo più di 100 progetti di rigenerazione urbana che coinvolgono oltre 5000 metri quadrati di superficie territoriale. Il Comune di Milano ha messo a punto una mappa in costante aggiornamento degli interventi pubblici e privati più rilevanti. La Mappa della Rigenerazione Urbana offre una visione d’insieme dello sviluppo urbanistico della metropoli in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale. Dalla trasformazione dei grandi ex scali ferroviari ai cantieri – ormai conclusi – legati alle Olimpiadi Invernali, fino ai progetti di rigenerazione urbana che interessano luoghi simbolo come piazzale Loreto e l’area dell’ex Macello.
I progetti restituiranno alla città di circa 10 milioni di metri quadrati di aree rigenerate, di cui 3 milioni destinati a verde e spazi pubblici, con un impatto significativo sulla vivibilità e sulla sostenibilità ambientale di Milano. Un capitolo centrale riguarda inoltre la risposta all’emergenza abitativa: sono previsti circa 8.000 nuovi alloggi di edilizia sociale, un intervento rilevante per una metropoli sempre più alle prese con il caro affitti e i fenomeni di gentrificazione.

L’approccio dell’uso transitorio nei processi di riqualificazione urbana
Quando si affronta un progetto di riqualificazione di edifici e spazi urbani, le questioni da porsi sono molteplici: quali funzioni introdurre per valorizzare superfici spesso estese e, al contempo, generare risorse economiche da reinvestire? E ancora, come rendere questi interventi compatibili con i vincoli storici imposti dalla tutela del patrimonio? Per rispondere a queste criticità, in Francia si è affermato da oltre un decennio l’approccio del riuso transitorio: una forma di learning by doing che, nella maggior parte dei casi, coinvolge attivamente le comunità di riferimento già nella fase progettuale, e non solo in quella di fruizione. Sebbene le aperture straordinarie della Design Week non rientrino pienamente in questo modello, rappresentano comunque occasioni preziose per testare l’interesse del pubblico e verificare le potenzialità degli spazi nell’accogliere funzioni culturali e servizi.
In Italia, realtà come KCity – studio multidisciplinare specializzato nel design strategico per la rigenerazione urbana ad impatto sociale – stanno lavorando per diffondere questo approccio, promuovendo una cultura del progetto capace di andare oltre la dimensione temporale. Non una mera attivazione di spazi in disuso in attesa di una destinazione definitiva, ma la possibilità di considerare l’uso — in particolare quello sociale e culturale — come uno strumento progettuale in grado di accompagnare in modo progressivo e consapevole la trasformazione urbana.
Il rischio, in eventi di portata internazionale capaci di richiamare migliaia di visitatori, è che l’attenzione si concentri più sull’eccezionalità dei luoghi — spesso inediti o solo temporaneamente accessibili — che sui contenuti culturali proposti. Il risultato sono code chilometriche e un’affluenza tale da scoraggiare, non di rado, addetti ai lavori e appassionati. A fronte di un forte impatto mediatico nel breve periodo, resta però aperta la questione della continuità: una volta concluso l’evento, senza una progettualità di lungo periodo, l’interesse rischia di disperdersi, i quartieri di svuotarsi e gli edifici di tornare a una condizione di abbandono, vanificando in parte il potenziale attivato.
Città creativa e classe creativa – il pensiero di Richard Florida
La rigenerazione urbana deve infatti essere accompagnata da una rivitalizzazione della vita comunitaria e delle relazioni sociali che attraversano le città. In questo contesto la cultura e la creatività giocano un ruolo fondamentale. Il teorico e scrittore statunitense di studi urbani Richard Florida sostiene che le città più dinamiche e competitive oggi non siano quelle basate solo su industria o finanza, ma quelle capaci di attrarre e trattenere la cosiddetta “classe creativa”. Con questa espressione indica un insieme ampio di professionisti — dai designer agli ingegneri, dagli artisti ai ricercatori — il cui lavoro si fonda su creatività, innovazione e produzione di conoscenza.
Secondo Florida, lo sviluppo urbano passa attraverso tre fattori chiave, spesso riassunti nelle “3T”: Tecnologia, cioè la presenza di innovazione e infrastrutture avanzate, Talento, ovvero capitale umano qualificato, e Tolleranza, intesa come apertura culturale e inclusività. Le città che riescono a combinare questi elementi diventano poli attrattivi per investimenti e persone, generando crescita economica e vivacità culturale. Non è un caso, osserva Florida, che ambienti urbani aperti alla diversità — sociale, etnica e di stili di vita — tendano a essere anche i più innovativi. Allo stesso tempo, però, lo studioso mette in guardia dagli effetti collaterali di questo modello: il successo delle città creative può alimentare disuguaglianze, aumento dei costi abitativi e fenomeni di gentrificazione, rendendo necessari interventi volti a mitigare queste conseguenze negative.
Agnese Torres


