Dalla EU Taxonomy alla circolarità: come l’Europa finanzia la transizione ecologica

Fondi europei e nuovi strumenti finanziari stanno ridisegnando il rapporto tra finanza e clima: dalle economie circolari al sequestro di CO2, fino all’agricoltura rigenerativa

La nuova architettura finanziaria della transizione ecologica europea

Negli ultimi anni l’Unione europea ha costruito un sistema normativo e finanziario destinato a orientare i flussi di capitale verso la transizione ecologica. Il cambiamento non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi programmi di finanziamento pubblico, ma la creazione di un quadro regolatorio che coinvolge mercati finanziari, imprese e investitori istituzionali.

Il pilastro di questo sistema è la EU Taxonomy, la classificazione europea delle attività economiche sostenibili, introdotta con il Regolamento (UE) 2020/852 e progressivamente entrata in vigore dal 2022. L’obiettivo è definire criteri tecnici che permettano di stabilire se un’attività contribuisce in modo sostanziale agli obiettivi ambientali dell’Unione. La tassonomia identifica sei ambiti principali: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento climatico, protezione delle risorse idriche, economie circolari, prevenzione dell’inquinamento e tutela della biodiversità.

Come spiegato dalla Commissione europea, «la tassonomia fornisce un linguaggio comune per identificare le attività economiche sostenibili e orientare gli investimenti verso la transizione climatica». Il meccanismo nasce per risolvere un problema emerso negli anni precedenti: l’assenza di criteri condivisi per definire cosa fosse realmente sostenibile dal punto di vista economico e ambientale.

Parallelamente, l’UE ha introdotto nuove norme sulla trasparenza finanziaria. Il regolamento Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) impone agli operatori finanziari di dichiarare come integrano i criteri ambientali e sociali nelle proprie strategie di investimento. Le imprese quotate e le grandi aziende europee devono inoltre pubblicare informazioni dettagliate sulla sostenibilità delle proprie attività economiche. Dal 2024 il sistema di reporting è stato ulteriormente rafforzato dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che entro il 2026 estenderà gli obblighi di rendicontazione a circa cinquantamila imprese europee, contro le undicimila precedentemente soggette alla normativa.

Economie circolari: la trasformazione industriale sostenuta dalla finanza

Tra gli obiettivi ambientali definiti dalla tassonomia europea figura la transizione verso modelli di economie circolari. Il concetto implica il superamento del modello produttivo lineare basato su estrazione, produzione e smaltimento, sostituendolo con sistemi in cui i materiali vengono recuperati, riutilizzati e reinseriti nei cicli produttivi.

Per rendere finanziabile questa trasformazione, la Commissione europea ha introdotto criteri tecnici che identificano le attività economiche compatibili con l’economia circolare. Tra queste rientrano impianti di riciclo avanzato, tecnologie per il recupero dei materiali, sistemi di progettazione industriale orientati alla durabilità dei prodotti e infrastrutture per la gestione sostenibile dei rifiuti.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, «il passaggio a modelli economici circolari può ridurre significativamente la pressione sulle risorse naturali e contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra». Il potenziale climatico dell’economia circolare è infatti legato alla riduzione dell’estrazione di materie prime e alla diminuzione dell’energia necessaria per produrre nuovi materiali.

Stando ai dati pubblicati nel 2025 da Eurostat, il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’UE si attesta intorno all’undici percento, indicando che poco più di un decimo delle risorse utilizzate nell’economia europea proviene da materiali riciclati.

In Europa il settore del riciclo e della gestione dei materiali sta diventando uno dei principali ambiti di investimento per i fondi orientati alla sostenibilità. Tecnologie per il recupero delle fibre tessili, sistemi di riciclo chimico delle plastiche e piattaforme digitali per la tracciabilità dei materiali sono solo alcune delle innovazioni che stanno emergendo in questo campo. Nel 2025 la capacità complessiva di riciclo delle plastiche nell’UE supera i tredici milioni di tonnellate annue, mentre nuovi investimenti industriali stanno puntando su tecnologie di riciclo chimico e recupero avanzato dei polimeri.

Sequestro di CO2: il carbonio come nuova infrastruttura climatica

Accanto alla riduzione delle emissioni, la strategia climatica europea prevede lo sviluppo di sistemi per il sequestro di CO2. Negli ultimi anni l’UE ha avviato diversi programmi per creare un sistema di certificazione delle rimozioni di carbonio. Il Parlamento europeo ha approvato un quadro normativo destinato a stabilire criteri comuni per misurare e verificare le attività di cattura e stoccaggio.

Secondo la Commissione europea, «le rimozioni di carbonio saranno necessarie per compensare le emissioni residuali e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050». Anche in scenari di riduzione drastica delle emissioni, alcune attività economiche continueranno infatti a produrre gas serra.

Tra le soluzioni considerate rientrano la riforestazione, la gestione sostenibile dei suoli agricoli, la bioenergia con cattura del carbonio e le tecnologie di stoccaggio geologico. Le tecnologie industriali di carbon capture and storage stanno ricevendo crescente attenzione anche da parte degli investitori istituzionali.

Nel mercato europeo delle emissioni (EU ETS) il prezzo della CO2 ha oscillato tra circa sessanta e novanta euro per tonnellata nel periodo 2024-25, rafforzando l’interesse industriale verso soluzioni di cattura e stoccaggio del carbonio nei settori hard-to-abate come acciaio, cemento e chimica.

Il sequestro di carbonio introduce, inoltre, una nuova dimensione economica nella gestione degli ecosistemi naturali. Foreste, suoli agricoli e zone umide diventano infrastrutture ambientali capaci di assorbire carbonio atmosferico.

Negli ultimi anni la Commissione europea ha iniziato a sviluppare un quadro regolatorio specifico per queste attività attraverso il Carbon Removal Certification Framework, pensato per definire standard comuni di certificazione e creare un sistema di misurazione delle rimozioni di carbonio. Questo apre la strada anche allo sviluppo di nuovi strumenti finanziari legati alla gestione del carbonio atmosferico. Secondo la Commissione europea, entro il 2030 le rimozioni di carbonio dovranno contribuire in modo crescente al bilancio climatico europeo per sostenere il percorso verso la neutralità climatica prevista nel 2050.

Agricoltura rigenerativa: il ruolo dei suoli nella strategia climatica europea

Tra i settori che stanno attirando crescente attenzione da parte della finanza sostenibile figura l’agricoltura rigenerativa, che punta a migliorare la salute degli ecosistemi agricoli attraverso pratiche di gestione del suolo e della biodiversità.

A differenza dei modelli agricoli intensivi sviluppati nel corso del Novecento, l’agricoltura rigenerativa si concentra sulla capacità dei suoli di trattenere carbonio, acqua e nutrienti. Tecniche come la rotazione delle colture, l’agroforestazione, l’uso di colture di copertura e la riduzione delle lavorazioni profonde del terreno sono considerate strumenti utili per migliorare la fertilità dei terreni e ridurre le emissioni agricole.

Secondo la FAO, «la gestione sostenibile dei suoli può contribuire in modo significativo alla mitigazione del cambiamento climatico». I terreni agricoli rappresentano infatti uno dei principali serbatoi naturali di carbonio presenti negli ecosistemi terrestri. Nell’UE circa centocinquantasette milioni di ettari sono destinati all’agricoltura, pari a quasi il quaranta percento della superficie del territorio comunitario.

La Commissione europea considera l’agricoltura un settore strategico per raggiungere gli obiettivi climatici del Green Deal. Diverse iniziative stanno sostenendo progetti agricoli orientati alla rigenerazione degli ecosistemi, alla riduzione dell’uso di fertilizzanti chimici e alla tutela della biodiversità. Tra queste, il programma europeo dedicato al carbon farming, che punta a incentivare pratiche agricole capaci di aumentare il contenuto di carbonio organico nei suoli.

I benefici ambientali dell’agricoltura rigenerativa, tuttavia, si manifestano su scale temporali più lunghe, mentre i ritorni economici dipendono da fattori come la fertilità del suolo, la stabilità dei mercati agricoli e le politiche pubbliche. Per questo, stanno emergendo nuovi strumenti finanziari destinati a sostenere la trasformazione delle filiere agroalimentari: fondi di investimento specializzati, programmi di finanza mista pubblico-privata e schemi di pagamento per servizi ecosistemici.

Fondi europei, mercati finanziari e trasformazione economica

Il sistema europeo di finanza sostenibile si basa su una combinazione di regolazione finanziaria, politiche industriali e programmi di investimento pubblico. Tra questi strumenti il Next Generation EU e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresentano uno dei principali canali di investimento nella transizione ecologica. Next Generation EU mobilita complessivamente circa ottocentosei miliardi di euro a prezzi correnti, configurandosi come il più grande programma di stimolo economico mai realizzato dall’UE.

L’Italia è uno dei maggiori destinatari di questi fondi. Il PNRR prevede oltre centonovantuno miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti, con una parte rilevante destinata a energia rinnovabile, economia circolare e mobilità sostenibile.

L’uso dei fondi europei è regolato dal Do No Significant Harm, che impone ai progetti finanziati di non arrecare danni significativi agli obiettivi ambientali definiti dalla tassonomia europea. Questo meccanismo collega direttamente la politica industriale europea al sistema della finanza sostenibile.

Il risultato è un ecosistema economico in cui la sostenibilità ambientale diventa un criterio strutturale per l’allocazione dei capitali. Le decisioni di investimento, le politiche industriali e la regolazione dei mercati finanziari convergono progressivamente verso un obiettivo comune: trasformare il modello produttivo europeo in funzione della transizione climatica.

Debora Vitulano

Paesaggio Silano
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