
Parco Agricolo Sud Milano: come funziona il sistema agricolo della metropoli
La gestione dell’acqua, insieme all’organizzazione delle colture e all’uso del suolo, definisce il funzionamento del Parco Agricolo Sud e le condizioni operative delle aziende agricole
Parco Agricolo Sud Milano: 47mila ettari agricoli dentro la metropoli
A sud di Milano la metropoli lascia spazio a un sistema agricolo che si estende continuo per oltre 47.000 ettari. Il Parco Agricolo Sud coinvolge 61 comuni e concentra aziende, allevamenti e superfici coltivate che sostengono filiere locali. Qui si produce, si irriga, si alimenta la zootecnia e si gestiscono terreni. Nel quadrante sud-ovest della città, realtà come Cascina Battivacco mostrano come la coltivazione del riso possa ancora inserirsi dentro il perimetro urbano.
Il latte entra nei circuiti lattiero-caseari regionali, i cereali e il riso nella trasformazione agroalimentare. Le aziende operano all’interno di sistemi industriali e logistici che collegano il parco alla trasformazione e alla distribuzione agroalimentare. I flussi in uscita seguono tempi e volumi definiti dalle filiere, mentre l’organizzazione delle colture resta legata al fabbisogno zootecnico e alla disponibilità di risorse. La gestione delle superfici, la scelta delle rotazioni e l’uso dell’acqua rispondono a queste condizioni operative.
Cosa si coltiva nel PAS: riso, foraggi e uso delle risorse
Nel Parco Agricolo Sud le superfici sono occupate in prevalenza da risaie, mais e colture foraggere. La distribuzione varia in funzione della disponibilità idrica e della presenza di allevamenti, che orientano la gestione dei terreni e la scelta delle rotazioni. Le aree risicole si concentrano soprattutto nella fascia sud-occidentale del parco, tra i territori di Abbiategrasso e Rosate, dove la rete irrigua consente la sommersione continua dei campi.
Le colture seguono una programmazione legata ai cicli produttivi e al fabbisogno zootecnico. I foraggi alimentano direttamente gli allevamenti, mentre riso e cereali entrano nei circuiti di trasformazione. Una parte della produzione foraggera è destinata, ad esempio, agli allevamenti bovini presenti nei comuni di Gaggiano, Zibido San Giacomo e Locate di Triulzi.
Il fabbisogno idrico rappresenta una variabile operativa costante. Le risaie richiedono un apporto di acqua continuo durante il ciclo colturale, mentre mais e foraggi dipendono da irrigazioni distribuite in fasi specifiche. La distribuzione idrica si appoggia a derivazioni dal Naviglio Grande e dal Naviglio Pavese, che alimentano parte della rete secondaria.
Su questo equilibrio incidono anche fertilizzanti e input energetici, che entrano nella gestione delle colture insieme all’acqua e ne condizionano i costi. Le variazioni nei prezzi si riflettono sulle scelte operative delle aziende, influenzando la pianificazione e la sostenibilità economica delle attività agricole nel corso della stagione.
Rogge, fontanili e canali: l’infrastruttura che rende possibile il PAS
Il funzionamento del parco dipende da una rete idrica composta da rogge, canali e fontanili che distribuiscono l’acqua alle superfici coltivate e rendono possibile la gestione delle colture. I fontanili emergono dalla falda e alimentano parte del sistema, mentre le rogge derivano l’acqua dai corsi principali e la convogliano verso i campi. Tra i principali elementi della rete figurano la roggia Vettabbia e il sistema di canali collegati al Lambro Meridionale.
La gestione è affidata a consorzi irrigui e operatori locali, che regolano i flussi in funzione delle esigenze delle aziende. Il coordinamento tra questi soggetti incide sulla distribuzione e sulla capacità di rispondere alle variazioni stagionali. Tra questi rientrano il Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi e altri enti di gestione delle acque irrigue dell’area milanese.
Le perdite lungo i canali e la dispersione riducono l’efficienza complessiva. La rete presenta differenze tra le diverse aree e richiede interventi costanti per garantire una distribuzione continua.
Crisi idrica: quando il sistema agricolo del PAS entra in tensione
Negli ultimi anni la disponibilità idrica in Lombardia ha subito variazioni che incidono direttamente sulla produzione agricola. La riduzione delle precipitazioni e l’aumento delle temperature modificano il bilancio idrico stagionale e rendono meno prevedibile la gestione delle colture.
Maddalena Gioia Gibelli, presidente di Casa dell’Agricoltura — associazione milanese che riunisce agricoltori, tecnici e operatori del settore — descrive questo passaggio come un cambiamento strutturale: «Stiamo entrando in una fase in cui l’acqua non può più essere considerata una risorsa scontata». In Lombardia circa l’ottanta percento delle risorse idriche disponibili è assorbito dall’agricoltura.
Nel PAS le superfici irrigate vengono adattate in funzione della disponibilità d’acqua, le tecniche di distribuzione vengono modificate e le scelte colturali tengono conto della variabilità stagionale.
A questo si aggiunge il tema delle falde: una parte non è utilizzabile a causa dell’inquinamento, mentre un’altra richiede infrastrutture per essere sfruttata. La disponibilità effettiva di acqua risulta quindi inferiore rispetto a quella teorica.
Agricoltura rigenerativa nel PAS: il suolo entra nella gestione operativa
Alcune delle aziende all’interno del Parco Agricolo Sud si approcciano alla gestione del suolo, alle rotazioni e all’uso della sostanza organica seguendo i principi dell’agricoltura rigenerativa. Si tratta di interventi che riguardano la struttura del terreno e il modo in cui questo reagisce alle condizioni climatiche.
Il suolo incide sulla gestione delle aziende perché determina la capacità di trattenere acqua e la stabilità delle colture lungo il ciclo stagionale. La quantità di sostanza organica presente nel terreno influisce su questi fattori e modifica il modo in cui l’acqua viene assorbita e trattenuta dalle superfici coltivate: «Il grande serbatoio di carbonio è il suolo», osserva Maddalena Gioia Gibelli. Intervenire sulla struttura del terreno incide sul fabbisogno idrico e sulla risposta delle colture alle condizioni climatiche.
Nel PAS gli interventi si concentrano su parcelle specifiche, dove le rotazioni vengono ampliate e le lavorazioni ridotte per modificare progressivamente la composizione del suolo. Gli effetti non sono immediati e richiedono continuità nel tempo, con impatti che si riflettono sulla gestione delle superfici e sull’organizzazione delle colture.
Economie circolari nel PAS: la filiera corta si innesta su un sistema strutturato
Nel Parco Agricolo Sud una parte delle aziende affianca alla produzione agricola attività di trasformazione e vendita diretta, intervenendo sulla gestione dei prodotti lungo tutta la filiera. In questo contesto si sviluppano forme di economie circolari che collegano coltivazione, lavorazione e distribuzione all’interno della stessa struttura aziendale. Ne è un esempio Cascina Santa Brera, a San Giuliano Milanese, dove il progetto avviato da Margherita Lezzi integra produzione agricola, trasformazione e attività educative legate al territorio.
La vicinanza con Milano consente di collocare parte della produzione sul mercato urbano attraverso mercati agricoli, gruppi di acquisto e relazioni con la ristorazione, riducendo i passaggi intermedi e ridefinendo l’organizzazione del lavoro nelle aziende.
Questo assetto si inserisce in un sistema che resta però collegato a filiere più ampie, dove latte, cereali e foraggi entrano in circuiti industriali che determinano volumi, tempi e prezzi. Le aziende che adottano modelli circolari operano quindi su due piani, mantenendo la produzione destinata alla trasformazione industriale e gestendo al tempo stesso canali diretti.
In questa configurazione rientrano anche il riutilizzo degli scarti e la diversificazione delle attività, che incidono sulla gestione interna delle aziende e sulla distribuzione dei prodotti.
Forestazione rurale nel PAS: gli alberi entrano nelle superfici agricole
L’introduzione di alberi nelle superfici agricole del Parco Agricolo Sud avviene attraverso programmi pubblici che intervengono su margini dei campi, aree di connessione e porzioni non coltivate, inserendo filari e nuclei vegetali all’interno di un territorio già organizzato per la produzione. Tra i luoghi interessati figurano le aree tra Rozzano, Opera e Locate di Triulzi. Una parte degli interventi di forestazione rurale rientra nei progetti legati al PNRR e al programma Forestami, che interessa l’area metropolitana milanese, con piantumazioni previste anche nei comuni del parco.
L’ingresso degli alberi modifica la distribuzione delle superfici e la gestione delle parcelle, perché le lavorazioni devono adattarsi alla presenza di filari e nuclei vegetali. Questo comporta una riorganizzazione delle operazioni e introduce una gestione continuativa degli impianti, che comprende manutenzione, controllo della crescita e sostituzione delle piante.
La presenza di alberi incide anche sulle condizioni dei campi, perché ombra, umidità e circolazione dell’aria variano in funzione della disposizione e della densità degli impianti, con effetti sulle colture adiacenti e sulla gestione delle superfici.
Sequestro di CO2 nel PAS: quanto incidono suolo e alberi
Nel Parco Agricolo Sud gli alberi assorbono carbonio durante la crescita, mentre il suolo ne trattiene una parte legata alla sostanza organica e al modo in cui viene lavorato. La quantità che resta nel terreno cambia da un’azienda all’altra, perché dipende dalle colture, dalle lavorazioni e dalle condizioni del suolo, con effetti che si accumulano nel tempo.
Su questo incidono anche le attività agricole, che introducono emissioni legate all’uso di macchinari, fertilizzanti e input energetici. Il risultato è un bilancio che non è fisso e varia in funzione delle scelte adottate nelle singole aziende.
I dati disponibili arrivano da progetti specifici e riguardano situazioni circoscritte. Una misurazione continua su scala del parco non c’è e la capacità di trattenere carbonio resta legata alla gestione delle superfici e alle condizioni locali.
Biodiversità nel PAS: la riduzione dei prati cambia la struttura degli habitat
La biodiversità all’interno del Parco Agricolo Sud segue la forma che prende l’agricoltura: campi coltivati, canali, siepi e prati determinano la presenza degli habitat e il tipo di specie che riescono a insediarsi. Quando cambia l’uso del suolo, cambia anche la distribuzione biologica.
Negli ultimi anni la superficie dei prati stabili in Lombardia si è ridotta, con effetti diretti sugli ambienti legati alle erbe permanenti e sulle specie che dipendono da queste condizioni. Al loro posto si estendono colture come riso e mais, che occupano superfici ampie e tendono a uniformare il paesaggio agricolo.
I canali irrigui restano uno degli elementi che mantengono una continuità ecologica, perché lungo le sponde si sviluppano vegetazione e fauna legate agli ambienti umidi. Anche qui però la gestione incide: gli interventi di manutenzione modificano nel tempo le condizioni e la presenza delle specie.
Le siepi e i filari funzionano come elementi di connessione tra aree diverse, ma non sono distribuiti in modo uniforme. Nel parco la distribuzione della biodiversità cambia insieme all’uso del suolo: dove prevalgono colture estensive si riduce la varietà di habitat, mentre la presenza di siepi, canali e prati introduce condizioni diverse.
