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Milano 1959 – un articolo di 60 anni fa parla della situazione di oggi

Un antico articolo di giornale si rivela attuale – un architetto parla dello sventramento della città, e si pone la domanda sulla tutela dei monumenti e del verde urbano 

Milano – l’urbanistica negli anni Sessanta

Milano, 25 luglio 1959. Alberto Mazzoni si può classificare tra gli architetti dell’ultima leva. La sua preparazione risente dunque dell’impostazione urbanistica dell’architettura anche dove essa attiene solamente all’edilizia. Non vi sono per Alberto Mazzoni monumenti da considerare isolatamente, ma solo in quanto facenti parte del complesso tessuto urbano. «A Milano da decenni si è ufficialmente autorizzata la sostituzione delle vecchie case dalle facciate color risotto, con ‘palazzi’ di una cubatura almeno doppia un doppio numero di locali, dalle facciate inesorabilmente ricoperte di inutili marmi. Con la differenza – osserva Alberto Mazzoni – che le vecchie case parevano impostate su un modulo umano che teneva conto di una quantità di esigenze, mentre nuove costruzioni prescindono da ogni altra considerazione che non sia quella strettamente economica del massimo sfruttamento. Così non c’è più posto per le macchine, per il traffico caotico e congestionato di un centro sempre più assurdo e impraticabile».

«Nella ‘retrograda’ Parigi è stato negato il permesso di creare nuovi uffici nel centro e le nuove case devono riservare al parcheggio delle automobili almeno il 20% del loro spazio disponibile. A Milano non si è invece mai pensato di bloccare il vecchio centro che ne faceva una città con una fisionomia propria a beneficio di un decentramento organico come si sta facendo ora anche a Roma con il quartiere dell’EUR. A Milano la tensione della zona centrale aumenta spaventosamente e fra poco avrà superato i limiti di controllabilità. Questa atmosfera ha creato le premesse alla inutile distruzione di ambienti, monumenti, verde, acque e strade».

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Fedele Toscani, Autostrada del Sole in costruzione, 1958

L’architetto Alberto Mazzoni

Per Alberto Mazzoni, il corso Vittorio Emanuele è un esempio di ambiente distrutto. Ora è una monotona e provinciale sequenza di facciate simili e banali che sostituiscono le modeste ‘case’ che per secoli l’avevano caratterizzato e che inquadravano efficacemente l’abside del Duomo. Per di più il groviglio che è nato dalla demolizione degli sbocchi di via Durini e Montenapoleone (per non parlare dell’inutile sacrificio della galleria De Cristoforis) rende ancora più difficoltosa la viabilità al cui unico scopo era stata studiata. «Quanto ai monumenti distrutti – dice Mazzoni – basta citare le chiese di San Giovanni in Conca, San Giovanni in Laterano e San Vincenzino alle Monache. Per il verde: i giardini di via Monforte, Moscova, Manin. Che dire di via dei Giardini con le sue simboliche piante avvolte da migliaia di finestre? Le acque: i Navigli. Cosa c’era di più bello del trombone di San Marco, della vecchia via Visconti di Modrone con la sua balaustrata barocca e le sorelle Ghisa ora confinate al parco?  Strade: la prima metà di via cerva sul cui bel giardino è sorto ora un palazzo che ha bruciato casa Visconti; la via Borgogna, mostruosamente trasformata e assiepata di case assurde».

Montenapoleone negli anni Sessanta

«Per salvare qualcosa ancora bisogna prenderla alla larga. Costruire ampie strade in mezzo ai prati della periferia, centri nuovi: insomma attenuare la tensione che divora e uccide il vecchio centro della città. Allora si potrebbero salvare ambienti, monumenti, verde, acque e strade ancora esistenti. Si salverebbero le sue strade storte e caratteristiche, le sue austere facciate e i suoi bellissimi giardini chiusi. Quanto al monumento misconosciuto del vecchio seminario di corso Venezia, Non lo si salva facendone una università teologica per cui meglio si addice una ‘Cattolica’ o una villa suburbana (perché non la Gazzada?). Il suo cortile costituisce l’unico sfogo di via Montenapoleone del quartiere di rappresentanza ‘milanese’. Si salverebbe il parco estraniandolo al traffico pesante e riorganizzandolo in modo da proteggere la pace di balie e di bambini. Strade: via Montenapoleone, Via Bigli, e la rosa delle vie che le circondano. La modernità ha le sue esigenze, ma non distruggiamo la città per farvi passare le nostre automobili. Costruiamo città nuove dove occorrono per le nuove necessità».

IMMAGINI

Articolo su Corriere della Sera, 25 luglio 1959, con intervista all’architetto Alberto Mazzoni.

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