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Le città più verdi del mondo – il network Tree City of the World

Melbourne, Vancouver, New York, Torino: esempi di verde urbano nel mondo e in Italia. Secondo quali criteri? Lo spiega Simone Borelli, Urban and Periurban Forestry Officer della FAO

Torino, Milano e Mantova sono le tre città italiane entrate tra le 68 Tree City of the World, un programma promosso dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), per riconoscere le metropoli che difendono i loro boschi, gli alberi e il verde urbano. «Durante il Primo Forum Mondiale sulle Foreste Urbane tenutosi a Mantova nel 2018 Abbiamo fatto una scrematura dei programmi che già esistevano in giro per il mondo, per prendere spunto», racconta Simone Borelli, Agroforestry and Urban and Periurban Forestry Officer della Fao. «Quello che più rispondeva alla nostra esigenza era il programma Tree City Usa, della Labor Day Foundation – la più grande organizzazione no profit dedicata alla piantumazione e la conservazione degli alberi degli Stati Uniti – e lo abbiamo preso come modello»

Il programma della Fao si basa su cinque criteri. Il primo è individuare a chi spetta la responsabilità della gestione del verde urbano nel territorio comunale – può essere un membro della municipalità, un dipartimento della città o un gruppo di cittadini. È chiamato Tree Board. La città deve redigere una legge che regoli la gestione delle foreste e degli alberi, citando le migliori pratiche o gli standard di settore per la cura delle piante e la sicurezza dei lavoratori, dove e quando si applicano e le sanzioni nel caso in cui non siano rispettate. I comuni devono disporre di un inventario aggiornato delle risorse arboree locali, in modo da poter stabilire un piano a lungo termine per la semina, la cura e la rimozione degli alberi. La città deve destinare un budget annuale dedicato all’attuazione del piano di gestione del verde. Infine, è richiesto di organizzare una giornata degli alberi per sensibilizzare i cittadini.

«Tra le Tree Cities più avanzate al mondo c’è Melbourne, in Australia. Ha portato avanti una strategia di forestazione urbana che coinvolge i cittadini, non una politica piovuta dall’alto», racconta Borelli. «Vi sono oltre 75.000 piante, dal valore di quasi 800 milioni di dollari – la foresta urbana di Melbourne è la prima risorsa per la città. Il comune di Melbourne non ha autorità sugli alberi delle proprietà private, tranne quando è richiesta la loro protezione da parte dei cittadini. Questo permette di creare un sistema integrato tra verde pubblico e privato». Nell’ambito dell’implementazione della Urban Forest Strategy, Melbourne pianta oltre 3mila esemplari all’anno. La stagione della semina si svolge durante i mesi più freddi, quando gli arbusti hanno maggiori probabilità di ambientarsi nel loro nuovo terreno, in genere da aprile a settembre. Ogni nuovo albero è inserito in un programma di monitoraggio e manutenzione biennale, per assicurarsi che si stabilisca nel paesaggio. 

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Tree city USA

«Altra città da prendere come modello è Vancouver. Dal 2010 sono state messe a dimora quasi 150mila piante. La visione della Urban Forest Strategy è quella di proteggere, piantare e gestire gli alberi per creare un bosco su terreni pubblici e privati in tutta la città. Una delle prime città a creare un piano di forestazione è stata New York, con il programma Million Trees. Lanciato nel 2007, aveva come obiettivo quello di piantare e prendersi cura di un milione di alberi. In questi anni sono stati piantumati arbusti in vari luoghi cittadini, inclusi complessi residenziali, cortili scolastici, luoghi di culto, ospedali e campus universitari». Nel 2015, grazie all’aiuto dei volontari del programma e di quasi 50mila newyorkesi che hanno contribuito a piantare alberi nei parchi, nelle strade e nei loro cortili, è stato interrato il milionesimo arbusto. «Questo programma è diventato un modello di inverdimento per le città di tutto il mondo. L’amministrazione supporta anche i cittadini nella gestione degli spazi verdi privati, con il programma GreenThumb, pollice verde, che fornisce un supporto organizzativo e materiale a oltre 550 orti comunitari». I corsi pubblici, che sono il punto di accesso al servizio, si svolgono ogni mese, riguardano sia le basi del giardinaggio che l’agricoltura. I giardini GreenThumb si trovano in tutti e cinque i distretti della città. Alcuni sono spazi verdi pensati per il relax o come luoghi di incontro, altri sono fattorie a tutti gli effetti. 

«Le città più attive in Italia sono quelle che fanno parte del nostro progetto, Mantova, Milano e Torino». Secondo il Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology di Boston, Torino è la città più verde d’Italia. Su 130 chilometri quadrati di superficie, 21 sono aree verdi gestite da enti pubblici. Si tratta del 16 percento del totale, con più di 23 metri quadrati di verde per abitante. Nel capoluogo piemontese ci sono circa 320 chilometri di viali alberati che ospitano 65mila piante. Un numero maggiore si trova nei parchi cittadini, per totale di circa 160mila alberi sul territorio comunale con 39 esemplari monumentali. Borelli spiega: «L’esperienza di Torino, e delle altre Tree Cities, dimostra che il verde stimola un cambiamento di vita. In una città più verde si fruisce di più dello spazio e si cambiano gli stili di vita. Del progetto di ForestaMi a Milano considero positivo è il coinvolgimento di tutti i comuni dell’area metropolitana: oltre a creare dei parchi nella città, si potranno creare dei corridoi verdi dal centro alla periferia, creando un sistema che la gente potrà utilizzare. Il problema del verde urbano è che manca nei quartieri popolari».

La Fao lavora sul tema della forestazione. «Ci stiamo concentrando sull’impatto dei boschi sulla salute. Il Forest bathing, letteralmente un bagno nelle foreste, è una pratica nata in Giappone col nome di Shinrin Yoku. Consiste nel passeggiare e fare attività fisica immersi nella natura. È stato provato che camminare in un bosco riduce lo stress, abbassa la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e migliore nostro sistema immunitario. È dimostrato che molte specie emanano sostanze che fanno bene all’organismo, come la Tuja». La Tuja è una pianta ricoperta da una corteccia spessa e presenta una chioma fitta e ramificata. La sua fioritura avviene tra marzo ed aprile e produce frutti di colore rosso-brunastro. Le foglie e i rami sono raccolte durante il periodo di fioritura, sminuzzati, tritati, lasciati riposare in alcol e poi filtrati. È ottenuta così la tintura madre si procede poi alla diluizione. Si utilizza come ricostituente in grado di agire positivamente sulla pelle, sulle mucose e sul sistema nervoso centrale. Svolge inoltre un’azione calmante sull’umore. 

«Si pensa alle politiche verdi come un costo che non porta ritorno economico. Non è così. Molti Paesi stanno cercando di investire nel verde per diminuire la spesa sanitaria. La Nuova Zelanda ha promosso la Green Prescription, in cui la natura è usata come cura, creando anche nuovi posti di lavoro». Green Prescription è un programma di sei mesi finalizzato alla promozione di uno stile di vita sano per gli adulti. Si concentra sul supporto del cambiamento comportamentale incoraggiando l’attività fisica nei parchi e le abitudini nutrizionali. È rivolta alle persone inattive, cioè quelle che svolgono meno di due ore e mezza di attività fisica a settimana. La Green Prescription può aiutare a controllare il diabete, migliorare la pressione sanguigna e il colesterolo, favorire il bisogno di farmaci e diminuire il peso, migliorando la forma fisica generale, riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari. La prescrizione deve essere effettuata dal medico di famiglia e, una volta ricevuta, il paziente incontrerà un consulente, che deciderà quali sono le attività da svolgere nella natura.


IMMAGINI

Simone Borelli
Agroforestry and Urban and Periurban Forestry Officer
FAO – L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura

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