
131 anni per la parità: Cartier Women’s Initiative continua a colmare il gap
Candidature aperte fino al 16 giugno 2026: grant non diluitivi fino a 100.000 dollari, fellowship annuale e accesso a una community globale per imprenditrici a impatto sociale o ambientale
Ci vogliono 131 anni per colmare il divario globale di genere. 169 per raggiungere la parità economica. Sono i dati del Global Gender Gap Report, che ogni anno misura la distanza tra dove siamo e dove vorremmo essere. Numeri che non riguardano paesi in via di sviluppo, ma tutto il pianeta, Italia compresa. In questo scenario, un’iniziativa come il Cartier Women’s Initiative smette di essere “responsabilità sociale di impresa” per diventare qualcosa di più preciso: politica industriale privata. Una risposta, finanziata da un brand del lusso, a una mancanza strutturale che istituzioni, mercati e venture capital non hanno ancora saputo correggere.
Dal 16 aprile 2026 sono aperte le candidature per l’edizione 2027. Si chiuderanno il 16 giugno, alle 14:00 ora dell’Europa centrale. Sono due mesi di finestra per le imprenditrici che costruiscono imprese a impatto e cercano qualcosa di raro: un grant non dilutivo, una fellowship annuale, e una community globale permanente. Per capire perché valga la pena candidarsi — e perché questo programma sia diventato uno dei più solidi esempi di brand-backed entrepreneurship nel mondo — bisogna partire dall’inizio.
Vent’anni di storia, una missione rimasta invariata
Era il 2006 quando Cartier lanciava quello che allora si chiamava un “premio per imprenditrici”. L’idea era di riconoscere e sostenere donne che costruivano imprese con un impatto positivo, in un momento in cui quella comunità era tra le meno finanziate nel panorama imprenditoriale globale.
La trasformazione è avvenuta per tappe. Nel 2016, il decimo anniversario, la categoria Asia viene divisa in due award regionali distinti, portando il numero di fellows annuali da 18 a 21. Nel 2017 aumenta il grant pool e si consolida la partnership con INSEAD. Nel 2019 nasce il community pillar: non più solo un premio, ma una rete. Nel 2020 viene introdotta la fellowship annuale strutturata — una svolta che sposta il CWI dal riconoscere le fondatrici all’accelerarne le carriere. Nel 2021 arriva il Science & Technology Pioneer Award, dedicato alle deep-tech founder, portando il numero di finaliste a 24 all’anno. Nel 2023 nascono due nuove categorie regionali — Africa Subsahariana francofona e Oceania — e il programma raggiunge la sua configurazione attuale: 10 award, 30 fellows all’anno, copertura globale. Nel 2025, durante Expo Osaka, una special edition dedicata agli Impact Awards celebra ex fellows con impatti misurabili e scalati nel tempo. Il 2026 è l’anno del ventesimo anniversario, sotto il tema “Lighting the path”.
Il paradosso italiano: tante laureate, pochi vertici
Prima di entrare nel meccanismo del CWI, vale la pena fermarsi su un dato che riguarda direttamente il contesto in cui si muovono le imprenditrici europee e italiane. Le donne rappresentano il 60% dei laureati italiani e completano gli studi con maggiore regolarità degli uomini. Eppure la transizione verso il mercato del lavoro resta debole, e quella verso i vertici è ancora più fragile. In Italia, il 31% delle posizioni di leadership aziendale è occupato da donne. La presenza femminile è significativa all’ingresso nel mercato del lavoro (51%), si riduce al primo livello manageriale (36%) e diventa più contenuta nei ruoli dirigenziali apicali (23%). È quello che gli economisti chiamano “leaky pipeline”: più si sale, meno si trovano donne.
Il settore tecnologico amplifica questo divario. Nell’intelligenza artificiale, solo un quarto della forza lavoro è femminile, e appena il 20% è coinvolto nello sviluppo di algoritmi. Dati che pesano in modo particolare proprio ora, mentre l’AI ridisegna interi settori produttivi.
Sul fronte dell’imprenditoria, il quadro è altrettanto contraddittorio. Le imprese femminili in Italia sono 1.325.000, il 22,2% del tessuto produttivo nazionale. Un numero rilevante, in termini assoluti. Ma le difficoltà strutturali restano: accesso al credito più difficile, stereotipi di genere che sottovalutano le capacità imprenditoriali, e risorse iniziali medialmente inferiori rispetto ai colleghi uomini. Il capitale, privato e pubblico, continua a fluire in modo diseguale. Non per cattiva volontà, nella maggior parte dei casi, ma per meccanismi di selezione che replicano i bias esistenti.
È in questo contesto che si inserisce la logica del CWI.
Come funziona: la struttura del programma Cartier Women’s Initiative 2027
Il Cartier Women’s Initiative 2027 selezionerà 30 imprenditrici attraverso dieci categorie di premio. Nove sono regionali: America Latina e Caraibi, Nord America, Europa, Africa Subsahariana francofona, Africa anglofona e lusofona, Medio Oriente e Nord Africa, Asia orientale, Asia meridionale e Asia centrale, Oceania. La decima è tematica: il Science & Technology Pioneer Award, dedicato a soluzioni basate su progressi scientifici o tecnologici unici, protetti o difficilmente replicabili.
Per ogni categoria sono premiate tre imprese. Il contributo finanziario è strutturato per livello: 100.000 dollari per la prima classificata, 60.000 per la seconda, 30.000 per la terza. Ma il denaro, per quanto significativo, non è la parte più importante del pacchetto.
Requisiti di accesso. Le imprese candidate devono essere for-profit, operative da almeno uno e non oltre sei anni al momento della candidatura, orientate a un impatto sociale o ambientale misurabile e allineate ad almeno uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. La candidata deve avere almeno 18 anni, buona conoscenza dell’inglese, e una posizione di controllo nell’impresa: la maggioranza della founder equity deve essere in mano a una o più donne, oppure la sua quota deve essere almeno pari a quella dei co-founder. Se l’impresa ha raccolto capitale diluitivo, il tetto massimo ammissibile è 2 milioni di dollari.
Per il Science & Technology Pioneer Award i criteri diventano più specifici: il business deve essere una deep-tech startup guidata da una donna, basata su nuova tecnologia, processo ingegneristico complesso o scoperta scientifica — non semplicemente su un modello di business innovativo. La maturazione della tecnologia deve richiedere almeno due anni, e il programma colloca l’early stage ammissibile nelle fasce TRL 3-5 (prova di concetto sperimentale o prototipo).
Il processo di selezione. Le candidature sono valutate in quattro fasi: pre-selezione interna con ranking, shortlist delle top 10 per categoria, due diligence indipendente sulle prime 5 per categoria, e infine la presentazione alla giuria — 10 minuti di pitch e 20 di domande e risposte. La graduatoria finale viene determinata dalla giuria sulla base dell’application, della presentazione e della due diligence. Le successive 5 nella classifica vengono mantenute come waitlist.
Cosa valuta la giuria. I criteri non guardano solo al business. La valutazione si articola su quattro assi: impatto generato, solidità del modello di business, qualità del team, carattere di leadership della fondatrice. Tra gli elementi esplicitamente considerati compaiono la complementarità del team, le competenze tecniche e di leadership, il track record di execution, il network, lo spirito imprenditoriale, l’integrità, l’energia, la coerenza con i valori del programma e l’allineamento con i valori Cartier: curiosità, apertura mentale, generosità, spirito di condivisione, rispetto, rigore, indipendenza. In sostanza, il CWI non seleziona solo venture promettenti: seleziona fondatrici da costruire come role model globali.

Cartier Women’s Initiative, la fellowship: il vero asset del programma
Le 30 fellows entrano in un percorso annuale articolato in tre fasi distinte, ciascuna orientata a una funzione specifica.
La prima fase, da gennaio a maggio, è dedicata a visibilità e posizionamento pubblico. Le fellows partecipano a formazioni su comunicazione e media in preparazione della cerimonia di premiazione.
La seconda fase, a giugno, è il momento centrale: le fellows si riuniscono per il Women’s Impact Entrepreneurship Programme dell’INSEAD. Tre giorni in presenza, orientati a scaling, finanza, management e misurazione dell’impatto. È in questo momento che la comunità si costruisce fisicamente, e che la rete di fellows, jury members, coach, partner, investitori e advisor si attiva.
La terza fase, da luglio a dicembre, è il cuore operativo della fellowship: formazioni one-to-one su tematiche specifiche — impact measurement, financial modeling, fundraising, sales, sviluppo commerciale — e coaching esecutivo individuale per lo sviluppo delle capacità di leadership. Sei mesi di accompagnamento con coach certificati, per circa 28 ore di sessioni individuali.
Il programma include anche formazione in public speaking e comunicazione aziendale con Stand & Deliver, e supporto al benessere psicologico. Per le fellows con figli di età inferiore ai sei anni è previsto un contributo economico di supporto genitoriale.
La community: infrastruttura permanente dal Cartier Women’s Initiative
La parte più strutturalmente interessante del CWI è la community. Una volta entrate nel programma, le fellows mantengono accesso permanente alla piattaforma privata, agli eventi virtuali e fisici, alle sessioni di peer learning e all’intera rete del programma. Non è un benefit secondario: è l’infrastruttura del sistema.
Oggi quella community conta oltre 520 membri attivi provenienti da quasi 80 paesi: fellows di oggi e di ieri, mentori, membri della giuria, coach, investitori, partner istituzionali. Un ecosistema che, secondo i dati del programma, genera connessioni con effetti concreti e misurabili sulle traiettorie delle imprese.
I numeri: vent’anni di impatto misurabile del Cartier Women’s Initiative
In vent’anni, il Cartier Women’s Initiative ha selezionato 330 imprenditrici provenienti da 66 paesi, distribuendo oltre 14,1 milioni di dollari in supporto finanziario cumulato. Ma sono i dati di impatto, più che quelli finanziari, a rendere il programma degno di analisi.
Secondo l’Impact Survey 2025, il 66% delle imprese delle fellows è ancora operativo e il 9% è stato oggetto di acquisizione o fusione. Sommati, si ottiene un tasso di sopravvivenza e valorizzazione del 75%: un dato che farebbe invidia a molti fondi di venture capital tradizionali. Le imprese femminili finanziate da VC hanno tassi di sopravvivenza mediamente inferiori, anche a causa della maggiore pressione sui ritorni a breve termine. Il modello grant — senza pressione sull’exit — sembra produrre fondamenta più solide.
Tra le fellows di edizioni recenti (2021, 2023 e 2024), il 76% ha aumentato i propri ricavi dopo aver completato il programma, il 44% ha ampliato l’attività in nuovi mercati, e il 66% ha raccolto nuovo capitale nel 2024. L’82% attribuisce outcome di business concreti al supporto, alle reti, alle comunicazioni e agli eventi del CWI.
Al termine della fellowship 2024, il 97% delle fellows ha dichiarato un aumento della fiducia in sé, il 94% miglioramento delle business skills, il 94% rafforzamento delle leadership skills. Il 100% ha percepito un senso di appartenenza a una comunità globale e l’84% ha ricevuto almeno 10 connessioni utili attraverso il programma. Non sono solo numeri di soddisfazione: sono proxy di un cambiamento nel capitale umano e relazionale delle founder.
Le fellows 2026: un ritratto del mondo
Per comprendere il tipo di impresa che il CWI seleziona — e quindi il tipo di imprenditrice che vale la pena candidare — le 30 finaliste dell’edizione 2026 sono uno specchio utile. La cerimonia di premiazione si terrà il 10 giugno 2026 a Bangkok, in Thailandia, sede scelta per il suo ecosistema startup dinamico e la sua posizione strategica nell’area del Pacifico asiatico.
Dalla regione europea arrivano tre progetti che mostrano la varietà dei temi coperti. Hahyeon Park, franco-coreana, ha co-fondato Omena Technologies, piattaforma digitale che aiuta le donne ad affrontare la menopausa attraverso programmi personalizzati e accesso diretto a professionisti sanitari: quasi 500.000 donne raggiunte, con il 98% che dichiara di sentirsi più supportata. Angela Ursem ha co-fondato Food for Skin, marchio olandese di skincare 100% naturale e B Corp certificata, che in quattro anni ha ridotto del 30% le emissioni di CO₂ rispetto ai brand tradizionali e tagliato del 40% gli imballaggi. Elise Thorel ha co-fondato Marie Curry, ristorante e servizio di catering francese che impiega donne immigrate, generando dal 2020 oltre 1,9 milioni di dollari di entrate e 19 posti di lavoro.
Dalle Americhe spiccano storie di tech applicata alla salute: Cristina Campero Peredo, con PROSPERiA, usa l’intelligenza artificiale per prevenire la cecità evitabile in America Latina, con oltre 150.000 pazienti screenati, il 57% dei quali con disturbi a rischio per la vista. Vanessa Castañeda Gill ha co-fondato Social Cipher, che crea giochi per bambini neurodivergenti, raggiungendo oltre 16.000 educatori tra agosto 2024 e gennaio 2025. Alba Forns ha co-fondato Climatize, piattaforma che consente a privati di investire in energie rinnovabili a partire da 10 dollari: 3.000 investitori coinvolti, 14 milioni investiti, 300.000 tonnellate di emissioni evitate nel ciclo di vita dei progetti.
Dall’Africa emergono modelli che incrociano inclusione finanziaria, formazione e economia circolare. Alice Ndeh guida Nkwa, piattaforma di risparmio per le comunità non bancarizzate dell’Africa francofona: oltre 70.000 utenti, 8 milioni di dollari risparmiati. Louisa Gathecha ha co-fondato Bottle Logistics in Kenya, che ricicla vetro industriale e domestico: oltre 66.400 tonnellate riciclate, 350 posti di lavoro, 11.000 tonnellate di emissioni risparmiate.
Dal Medio Oriente e Nord Africa, Vriko Yu ha co-fondato Archireef, che ripristina barriere coralline con piastrelle in terracotta stampate in 3D: tasso di sopravvivenza dei coralli del 95% dopo tre anni, contro il 20-30% dei metodi tradizionali. Nidal Tafah guida MIRRIAH, che porta sistemi di irrigazione solare agli agricoltori rurali del Marocco: 800 famiglie supportate, 9,6 milioni di metri cubi di acqua risparmiati.
Per il Science & Technology Pioneer Award, tre progetti di frontiera: TerraFixing (Canada), tecnologia di cattura del carbonio per climi freddi; Genomines (Francia), estrazione di nichel tramite piante geneticamente modificate come alternativa sostenibile all’estrazione mineraria; NanoFreeze (Colombia), soluzioni di refrigerazione naturale che riducono il consumo energetico fino al 50%.
Un’annotazione storica: per la prima volta in questa edizione, il CWI premia il lavoro di un’imprenditrice nepalese — Prakriti Gautam di Khetipati Organics, che trasforma prodotti agricoli stagionali in eccedenza in alimenti a valore aggiunto, lavorando con oltre 1.600 piccoli agricoltori.
Cartier Dialogues: la piattaforma culturale
Il ventesimo anniversario non è solo un’occasione celebrativa. Cartier ha scelto di marcare questo momento con i Cartier Dialogues – Women Lighting the Path, una serie di conversazioni che spostano il frame narrativo del programma: non più solo premio imprenditoriale, ma forum interdisciplinare dove imprenditoria, advocacy, diritto, design e creatività si incontrano.
L’evento si è tenuto il 1° aprile 2026 a Milano. La prima sessione, “The Women’s Nexus: Futureproof Progress through Cross-Sector Alliances”, moderata da Cyrille Vigneron, Presidente di Cartier Culture and Philanthropy, ha riunito Amal Clooney, co-fondatrice della Clooney Foundation for Justice, e Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità del Comune di Roma. Il dialogo ha esplorato come diversi settori stiano promuovendo il progresso sull’uguaglianza di genere, e come la collaborazione cross-sector crei cambiamento duraturo.
La seconda sessione, “Italian Design Maestras: Innovations with Purpose”, ha accostato il programma al design italiano. Maria Porro, presidente del Salone del Mobile Milano, Elena Salmistraro, designer e artista, e Cristina Celestino, architetta e designer, hanno discusso come l’innovazione nel design possa andare oltre l’estetica per affrontare sfide sociali, culturali e ambientali. Un passaggio interessante nel posizionamento del CWI: collegare imprenditoria femminile a impatto e creatività italiana di eccellenza suggerisce una lettura del programma come ecosistema culturale, non solo finanziario.
La terza sessione ha portato in scena tre delle 30 fellows europee 2026 — Angela Ursem, Elise Thorel e Hahyeon Park — insieme a Yvonne Brady, fellow del 2014 e oggi Community Activator per l’Europa, e a Kiyo Taga, direttrice del programma. Il tema centrale era il valore della community come risorsa operativa, non solo simbolica.
Come candidarsi per l’edizione 2027 – Cartier Women’s Initiative
Le candidature per l’edizione 2027 sono aperte sul sito ufficiale www.cartierwomensinitiative.com dal 16 aprile 2026, ore 14:00 CEST, fino al 16 giugno 2026, ore 14:00 CEST. Il processo è interamente online e in lingua inglese.
Le 30 finaliste selezionate saranno annunciate nel 2027 e celebrate attraverso la cerimonia dei Cartier Women’s Initiative Awards, la cui sede e data verranno comunicate in seguito.
Per le imprenditrici che costruiscono imprese a impatto, con una storia da raccontare e i numeri per sostenerla, il tempo è questo: due mesi per presentare un progetto che potrebbe cambiare la sua traiettoria — e, secondo i dati del programma, con buone probabilità di farcela davvero.
